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Capitolo 18

Mi allontanai con la luce del sole pomeridiano alle spalle.
Non ero certo di aver fatto bene a parlare con Dunkelheit, non sapevo se fosse giusto andarmene, ma era una necessità imposta dal mio istinto e l'avrei assecondata.
Avrei passeggiato per l'universo così come facevo all'inizio, avrei riscoperto ciò che avevo sognato e creato.
Il deserto si apriva di fronte a me arido, vuoto, come il mio animo, ma anche magnifico, selvaggio, immenso.
Ero solo nella sua immensità ondulata.
Camminai senza una meta, con passo lento e misurato e quando il sole divenne troppo forte per il mio corpo da umano mi trasfigurai nella mia vera forma.
L'aura rossa e l' aura dorata si fusero insieme, divenni più alto, più forte. La mia pelle divenne bronzea, i miei capelli, divenuti dorati, si allungarono e comiciarono a svolazzarmi intorno mossi dalle onde del mio potere. Le mie vesti si tinsero del blu dell'universo e le mie armi cominciarono a vibrare e brillare di luce propria.
Mi crebbero le zanne e mi spuntarono un paio di grandi ali.
L'unica cosa che si mantenne dalla mia forma umana furono le iridi color arcobaleno, la mia caratteristica distintiva.
Proseguii in quella forma.
Non pativo più il caldo né la fatica, né rischiavo che per mancanza di acqua il mio corpo non mi obbedisse più.
Inoltre nella mia forma originale non provavo gran parte delle emozioni che invece caratterizzavano il giovane uomo dai capelli rossi; ne conservavo il ricordo ma non le provavo più e ciò mi permetteva di rifletterci sopra da un punto di vista più oggettivo e lucido.
Riflettendo attraversai il deserto, camminai anche di notte senza mai fermarmi.
Non avevo fretta né limiti di tempo ma non volevo fermarmi, stavo seguendo i miei piedi, verso est.

All'Alba del quinto giorno di cammino mi fermai. Ero giunto al limitare del deserto e avrei dovuto decidere su che pianeta andare, quale parte dell'universo esplorare.
Il mio palazzo era al centro dell'universo e ogni direzione sarebbe andata bene.
A Nord c'erano i freddi pianeti spenti, le più grandi comete e cinture di asteroidi; era un luogo inospitale ma affascinate, praticamente disabitato e non era stato toccato dalla mia furiosa guerra con gli uomini.
Verso Sud invece c'erano sistemi solari che erano stati ricchi e fiorenti ma che ora erano piegati dalle violenze delle Truppe Celesti; verso Ovest, alle mie spalle, c'era la mia casa e altre rigogliose terre in decadenza a causa mia.
Di fronte a me, ad Est, lontano sui confini estremi dell'universo c'erano Terra, Fidiven e le altre divinità traditrici a difesa del mondo degli uomini.
Mossi un passo in quella direzione, deciso a proseguire ma mi bloccai.
Non ero ancora pronto per affrontare a sangue freddo tutto ciò che nella follia della battaglia avevo fatto.
Mi voltai verso Sud.
Sarei andato in quella direzione, verso le città mercantili dove avrei visitato i candidi palazzi e i porti più colorati e affollati.
Là governavano le tre sorelle Ricchezza, Opulenza e Festa. Loro mi avrebbero accolto.

Quando giunsi nei pressi della capitale governata dalle tre dee ciò che vidi mi spezzò l'anima.
Ricordavo la grande città come un'imponente opera marmorea, fulgida, splendida, lucente, e non come un cumulo di macerie.
L'immensa bellezza che la città aveva ostentato nei secoli passati era stata spazzata via.
Io avevo ordinato che ciò avvenisse, io ero stato la causa di quello scempio...
Mi addentrai nelle vie deserte e ne respirai l'aria densa di cenere e fumo e polvere.
Osservai i grandi palazzi decorati: erano a pezzi o pericolanti; le strade erano piene di buche, le aiuole erano aride tranne che per qualche misera pianticella ancora verde, tutto sapeva di morte e distruzione.
Mi fermai nella piazza principale, mi guardai intorno e mi scoprii sconvolto.
Ricordavo quel posto come se fossero stati solo pochi minuti quelli passati dall'ultima volta che ci ero stato; me lo ricordavo vivo, pieno di mercanti e bancarelle colorate e ora era un'unica grande distesa di macerie.
Mi inginocchiai quasi incredulo, come avevo potuto permettere tutto ciò?

-Nostro Signore... siete venuto per contemplare la nostra miseria? -.
Fu la voce di Festa a parlare e a riscuotermi.
Mi voltai e davanti a me vidi le tre Dee: pelle e ossa e vestite di stracci.
Mi chiesi come avevo potuto permettere che delle mie emanazioni arrivassero cosi in basso. Come avevo potuto permettere che soffrissero così? Ero stato un cieco per secoli, mi sentii un mostro.
Davanti a quelle Dee però, non mostrai le mie emozioni, la mia barriera impassibile con loro funzionava bene e non persi né la calma né la lucidità.
Solo Dunkelheit aveva il potere di mettermi in difficoltà.
Raddrizzai la schiena e feci qualche passo nella loro direzione.
- Sono venuto a controllare la situazione- dissi, - Siete rimaste solo voi? I vostri popoli?- domandai già consapevole della risposta. Ricchezza scosse la testa - Le vostre truppe hanno distrutto tutto, non hanno risparmiato niente e nessuno...Ma questo voi già lo sapevate- disse e io annuii senza rivelare che in realtà, nell'ultimo periodo, ero stato occupato e distratto da altro.
- Provvederò a ricostruire tutto, ho intenzione di finire la guerra. Ritirerò l'Esercito Celeste e vi manderò aiuti per riportare queste terre al loro antico splendore- dissi cercando di consolare le tre divinità che continuavano a guardarsi intorno sconsolate, per niente convinte.
- Non sarà mai più come prima...- sussurrò Opulenza con rabbia e io quasi condivisi con lei quel sentimento.
Avevo davvero combinato un disastro.
Rimanemmo tutti e quattro in silenzio per un tempo indefinito.
- Potreste ospitarmi per la notte?- chiesi infine e le tre Dee annuirono all'unisono facendomi strada verso l'unico edificio ancora in piedi: il loro candido tempio.

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