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Capitolo 9

Il palazzo dove viveva Lautaro era nuovo, e Camila rimase ad osservarlo, pietrificata. Era uno di quegli edifici moderni in grandi vetrate verdi, pavimenti in marmo, con la guardia all'ingresso, giardini e piscine. Si chiese quanto sarebbe costato un appartamento. Lo giudicò come un rifiuto: un'opera architettonica di smeraldo nel quartiere sbagliato.

-Ciao Lautaro!-La guardia aprì il portone- Buongiorno- Salutò a Camila, e si toccò la visiera del berretto azzurro.

-Ciao, Eduardo. Cosa racconti?

-Sono qui, a lavorare, come sempre. Ciao, Nahuel! -Il cane abbaiò per la prima volta e agitò la coda- Che cane buono.

Mentre camminavano verso l'ingresso dell'edificio, la guardia e Lautaro parlavano di calcio. Camila avanzava con la vista al suolo, attenta, non al tema della conversazione, ma al modo espansivo del suo compagno. Non le passò inosservata la risata corta e sarcastica che fece questo, e mosse la testa per studiare il suo profilo.

-Presero l'ascensore, sontuoso e moderno, accordato all'estetica dell'edificio. Fecero il tragitto in silenzio. A Camila, davano fastidio la tranquillità e la serenità di Lautaro; la facevano sentire in condizioni inferiori. Si fermarono all'ottavo piano ed entrarono in una reception privata, come c'era nel vecchio appartamento della sua famiglia. Questo piccolo lusso le fece tornare la nostalgia. Al mettere piede nel salotto di Lautaro, la ricevettero il tepore del sole, che si spargeva sul parquet, e un aroma che non seppe identificare, fresco e gradevole. I due, il sole e il profumo, agirono nella sua tristezza come un calmante per il dolore acuto.

-Buongiorno! Tu devi essere Camila. Ciao, sono Ximena, la madre di Lautaro.

-Buongiorno, signora

Camila ricevette un bacio sulla guancia e abbassò le palpebre, accattivata dal profumo di quella donna alta e magra. La sensazione di benessere si accentuò.

-Modesta ha la preparato la colazione. Ci fai compagnia, Camila?

-Sì, grazie.

-Lascia qui le tue cose -Le indicò uno spazio nella reception- E puoi lavarti le mani qua- Aprì la porta di un piccolo bagno.

Camila appoggiò le sue cose dove le aveva indicato e, all'entrare nel bagno, si incontrò con Lautaro, che si asciugava le mani. Si guardarono nella penombra del piccolo spazio -lui non aveva acceso la luce-, e a Camila le risultò impossibile scappare dal potere dei suoi occhi chiari. Rimase sotto il cornicione della porta, immobile, senza rendersi conto che stava trattenendo il fiato.

-Vieni. Lavati.

Le dava fastidio che le parlasse con ordini. Questa era una cosa che le dava fastidio di Lautaro: il suo tono imperioso e anche l'aria di superiorità con la quale si comandava.

-Quando tu uscirai- Gli rispose, e ebbe l'impressione che lui sorridesse mentre rimetteva l'asciugamano a posto. L'aspettò per portarla in cucina, una sala enorme, bianca e circondata da finestre. Camila non capì perchè la luminosità, gli aromi e la tavola ben apparecchiata le fecero venire un nodo in gola. Si schiarì la gola per rispondere al saluto di Modesta, l'impiegata.

-Ah, signorino Lautaro! Guardi che bella la sua compagna. I suoi capelli sembrano d'oro -Disse, e le accarezzò una ciocca che le cadeva sul braccio- E che bei occhi, signorina Camila, tanto intensi come il caffè.

Per l'accento di Modesta, Camila dedusse che era peruviana. La sua dolcezza e l'ammirazione con la quale la contemplava non collaboravano nel placare la sua voglia di piangere.

-Ciao! Come va?- Una ragazza, in tuta da ginnastica e con una mazza da hockey in mano, entrò in cucina- Tu sei Camila?

"Bene, sembra che tutti mi stavano aspettando", ironizzò, e diede uno sguardo a Lautaro, che si occupava di servire del succo d'arancia.

-Sì. Ciao.

-Io sono Brenda, la sorella di Lautaro -La baciò in un atto energico, ma non brusco- Su', Modestina! Servi la colazione che arrivo tardi ad allenamento.

-Sì, signorina Brenda. E' tutto pronto.

Apparve nuovamente Ximena; diresse un sorriso a Camila e la invitò a sedersi. Lautaro si accomodò al suo lato e le chiese cosa voleva da bere.

-Non lo so, quello che bevono tutti.

-Qui ognuno beve qualcosa di diverso -Intervenne Ximena- Ti piacerebbe un thé, un caffè, un cappuccino, mate?

-Un cappuccino andrebbe bene.

-Perchè hai comprato i cornetti con la marmellata di mele, Lautaro?- Si lamentò Brenda, mentre frugava nel sacchetto.

-Perchè sì.

Camila abbassò la vista per nascondere l'imbarazzo e sperimentò un profondo ringraziamento verso Lautaro per non intrometterla. I minuti passavano, la colazione si sviluppò in un ambiente familiare. Lautaro sembrava contento; mangiava, sorrideva ai commenti di Brenda e rispondeva con monosillabi. Suonò il telefono. Rispose Modesta, che passò il telefono a Lautaro.

-E' per lei, signorino Lautaro.

-Chi è?

-Un'amica, è tutto quello che ha detto quando gliel'ho chiesto.

Il calore s'impossessò di Camila e le costò ammettere che le infastidiva che l'avesse chiamato un'amica. In realtà, non le infastidiva, si giustificò, ma la stupiva; dopotutto, il capo dei nerd aveva amiche che lo chiamavano a casa. E di chi era stato il messaggio che aveva ricevuto in strada? E le costò ammettere che le dava fastidio che lo chiamasse un amica. In realtà, non le dava fastidio, si giustificò, ma la stupiva; dopotutto, il capo dei nerd aveva amiche che lo chiamavano a casa. E di chi era stato il messaggio che aveva ricevuto per strada?

-Ciao. Ah, sei tu. No, l'ho spento -Lautaro abbandonò la tavola e uscì dalla cucina. Alla fine, ritornò e appoggiò il telefono sul tavolo di marmo- Se torna a chiamare qualcuno per me, Modesta, non ci sono. Andiamo, Nahuel. Andiamo- Disse a Camila, che si pulì la bocca velocemente e lo seguì dopo aver ringraziato Ximena per la colazione.

-Di nulla, tesoro. E' un piacere averti qui.

L'appartamento era enorme, e il corridoio si estendeva verso gli interni, tanto luminosi e profumati come la sala principale.

-Di cosa sa?- indagò

-Non lo so. A mia madre piace bruciare gli oli -ne segnalò uno in mezzo al corridoio- Se vuoi, glielo chiedo.

-E' squisito.

-Si, ti piace?

-Molto.

Entrarono in una stanza, e Camila seppe che si trovavano nella camera di Lautaro. Divenne nervosa.

-Faremo qui il lavoro?

-Sì. Qui ho tutto, la mia scrivania, il mio computer, tutto. Perchè non hai mangiato quasi nulla?

-Non ho fame.

-Mi avevi detto che non avevi fatto colazione -Camila sfuggì ai suoi occhi e accarezzò la testa di Nahuel- Devi aver fame. Ti senti male?

-No.

-Allora?

-Sono nervosa, ok? -Replicò- Divento nervosa in una casa che non conosco, con gente che non conosco, e non mi viene voglia di mangiare, va bene?

-Allora, porto il cibo qui così mangi tranquilla.

-Anche tu mi rendi nervosa, Lautaro -le risultò impossibile spostare lo sguardo dai suoi occhi, che sbatterono prima di tornare all'indifferenza abituale- Che ne dici se ci mettiamo a lavorare? -Propose velocemente- Prima finiamo, meglio è- Si pentì subito di aver pronunciato quelle parole.

-Va bene- Disse lui, e le indicò una sedia dove accomodarsi.

Brenda si sporse dalla porta.

-Rimani a pranzare, Camila?

-Io...

-Sì- Intervenne Lautaro.

-Fantastico! Ci vediamo quando torno da allenamento. Ciao, Nahuelito - Il cane abbaiò e colpì il pavimento con la coda- Lautaro, ti do il permesso di ascoltare i miei cd.

Camila ammirò il corpo snello della sorella di Lautaro e la sua tuta della Nike, che costava una fortuna. La coda di cavallo le arrivava a metà schiena, quindi i suoi capelli dovevano essere molto lunghi.

-Tua sorella non viene nella nostra scuola, no?

-No, va al Santa Brigida.

Camila sapeva che era una scuola privata molto costosa.

-Il Santa Brigida è misto, no?

-Sì.

-Allora, perchè non vai nella stessa scuola di tua sorella?

-Preferisco la nostra scuola.

-Preferisci la nostra scuola?- Si scandalizzò Camila.

-Lì sono andati i miei genitori. Lì si sono conosciuti.

Di nuovo le guance le diventarono rosse, e desiderò avere una virtù: la prudenza. Si chiese quale pianeta della sua carta natale la faceva essere poco attenta.

-Cos'è questo? -Chiese e segnalò una camicia, stirata ed irrigidita, pronta per essere usata; era color sabbia, con un'insegna marcata nella tasca destra. Aveva un fazzoletto bordeaux e annodato sotto il collo.

-La mia camicia dell'uniforme scout -Rispose, parco, senza girarsi,mentre appoggiava libri e fogli sulla scrivania, e accendeva il computer.

-Allora è vero che sei uno scout -Lautaro rimase in silenzio- Quando vi riunite?

-I sabati.

-Ah, i sabati. Oggi non vi riunite?

-Si, certo.

-E tu non ci vai?

-Ho avvisato di no. Mi hai detto che non potevi un altro giorno perchè durante la settimana lavori.

-Sì -Balbettò- Mancherai, allora.

-Io posso mancare. Tu, no. Un lavoro è un lavoro.

Perchè le venne voglia di piangere? Perchè si sentiva così agitata, nervosa, a disagio e strana in presenza di Lautaro? Dopotutto, non era altro che un suo compagno, il nerd della diversione. Si girò per nascondere il suo turbamento e simulò intrattenersi con le foto che coprivano le pareti.

-Non volevi iniziare subito per finire il prima possibile?

Fu sul punto di scusarsi; il nodo alla gola glielo impedì. Si sedette con lui e la tranquillizzò affondando le dita nel pelo di Nahuel, che socchiuse gli occhi ed emise grugniti di piacere.

Si misero a lavorare. Il tema la coinvolse subito, e la passione di Lautaro nel leggere e commentare le realtà dei paesi centro africani la contagiò. Dopo mezz'ora, Camila concluse che poche volte aveva conosciuto una persona tanto analitica come Lautaro. "E' brillante", si disse, e lo osservò mentre lui leggeva lo schermo. Ancora una volta si sorprese nel sentire le farfalle nello stomaco, qualcosa e di poderoso la spingeva a toccarlo, ovunque fosse: la guancia, il mento, la tempia, il filo del naso, il labbro inferiore; le piaceva come questo si muoveva mentre leggeva. Ovviamente, la sua Luna su Vergine, che le rubava la spontaneità, e il suo orgoglio le congelarono le mani e non lo toccò. Continuò ad osservarlo. L'affascinava, e la rendeva serena, anche se le risultava strano, visto che, allo stesso tempo, Lautaro le ispirava timore. A volte, quando lo beccava guardandola, le sembrava pericoloso. Lo ricordò litigando con Sebastián. In quella opportunità, il drammatico della situazione le aveva privato della capacità di apprezzare i dettagli. Soprattutto, ricordò i suoi occhi. La percorse un brivido e le venne la pelle d'oca.

-Di che segno sei?- Lo interruppe.

-Perchè?

-Curiosità. Quando compi gli anni?

-Il 17 Novembre.

Camila gli avrebbe chiesto anche l'ora della sua nascita, ma si trattenne.

-Manca poco per il tuo compleanno- commentò Lautaro

-Sì -ammise, senza nascondere la sorpresa e l'intriga; a scuola, quasi nessuno sapeva quando compieva gli anni- Come lo sai?

-Me lo ha detto Nicola. E' il 10 Maggio, no? -Camila annuì- Cosa farai quel giorno? E' un martedì.

-E' un martedì? Non me n'ero fissata. Nulla, non farò nulla. Non mi piace festeggiare il mio compleanno.

-Non farai nulla? -Sembrò scandalizzato- Che strano.

-Lautaro -Ximena si sporse alla porta ed entrò. Si mise dietro la sedia che occupava suo figlio e gli coprì le spalle con le mani. Siccome aveva pensato che lui si sarebbe scosso per togliersela di dosso, Camila si stupì nel vedere che non lo faceva, ma sembrava piacergli, perchè appoggiò la testa sul grembo di sua madre, che s'inclinò e gli baciò la fronte. Lo stupore diede passo all'invidia. A lei sarebbe piaciuto che Josefina fosse tanto tenera- Come va il lavoro?- Guardò Camila e le sorrise.

-Bene- Rispose, accattivata dalla dolcezza di quegli occhi grandi e chiari che le ricordavano quelli di Lautaro.

-Vi manca molto?

-Abbastanza. E abbiamo solo oggi e domani per finirlo. Camila lavora durante la settimana e non ha tempo.

-Ah, che bello! Così lavori, Camila?

-Sì. Faccio la baby sitter tutti i pomeriggi.

-E ti piace?

-M'incanta. Lucio, il bambino alla quale bado, è un sole. Lo adoro.

-Lavorare tanto non influisce sui tuoi studi?

-No, per nulla. Lucio è un santo e mi lascia studiare.

-Camila è una della migliori alunne- Appuntò Lautaro.

-Mi complimento, Camila.

-In realtà, il migliore alunno è suo figlio. Io sono molto lontano da raggiungerlo.

Ximena fece una risatina corta e accarezzò la guancia di Camila con il dorso delle dita, il ché le provocò un piacevole bruciore.

-Figliolo, vado al supermercato. Torno tra un'ora. Modesta rimane qui per qualsiasi cosa voi abbiate bisogno.

-Va bene.

-Perchè non fate una pausa e vi prendete un caffè?

-Vuoi? -Chiese Lautaro, dopo che sua madre se ne andò- Credo che possa offrirti un caffè senza che tu t'innervosisca.

Camila sorrise.

-Sì, certo. E magari accetterò anche qualcosa della colazione, se ne è avanzato.

-Questo vuol dire che non ti rendo più nervosa?

Lautaro si mise in piedi e Camila lo imitò.

-Ora no- Disse, senza guardarlo, e pensò: "Appena arrivo a casa, vado a chiedere ad Alicia il libro della Goodman e vado a leggere le caratteristiche di Scorpione".

-Ti penti di aver fatto il lavoro con me?

La interrogò Lautaro senza girarsi, mentre cercava le tazze per il caffè.

-No -Rispose, decisa- Perchè me lo chiedi?

-Perchè magari lo volevi fare con Sebastián. Lui voleva farlo con te.

Ci fu una nota nel suo tono di voce che la commosse. Per la prima volta, vide vulnerabilità in lui, e sperimentò tenerezza e tristezza. Decise che era ironia, un aspetto della sua personalità che pochi conoscevano.

-Per cosa? Per fare tutto il lavoro da sola, mentre Sebastián gioca a calcio? Non sono tonta, Lautaro. Preferisco farlo con te, che sei il miglior alunno- Replicò, con accento affettuoso, che Lautaro non condivise. Si manteneva serio e corrugava la fronte come se pensieri molto importanti lo stessero intrattenendo. A Camila diede l'impressione che non le credeva. "Perchè non lo hai fatto con Laura?", desiderava chiedergli, ma temeva la risposta.

Tornarono in camera con i caffè un piatto di cibo.

-Vuoi ascoltare della musica?

-Ok.

-Cosa vuoi ascoltare?

-Tutto, meno i Wachiturros.

-Vedo che su qualcosa siamo d'accordo. Cosa, allora?- Camila bevette un sorso di caffè cercando il tempo per pensare.

-L'altro giorno ho visto un film degli anni novanta. La canzone della pellicola l'adoro, ma non so come si chiama.

-E il film? Ti ricordi come si chiama?

-Mil ramos de rosas.

-Lo cerco su internet -Appoggiò la tazza sulla scrivania- Sì, eccola qua -Disse, trionfale, alla fine- La canzone si chiama "Insensitive" ed è di Jann Arden.

-Insénsitiv -Lo corresse Camila, siccome Lautaro aveva pronunciato la parola con la fonetica castellana- Significa insensibile.

La canzone incominciò a suonare, e i due fissarono lo schermo.

-Capisci cosa dice? -Che glielo chiedesse a bassa voce, in un sussurro, provocò uno squilibrio nel corpo di Camila. Annuì, con il filo della tazza tra i denti- Dimmi quello che dice- Le chiese, e fece ripartire il video.

Camila si schiarì la gola.

-Come fai a raffreddare le labbra dopo un bacio d'estate? Come fai a liberarti del sudore dopo l'estasi del corpo? -I battiti del suo cuore aumentarono, le mani le sudarono- Come fai a voltare gli occhi da uno sguardo romantico? Come fai a fermare il suono di una voce che riconosceresti ovunque?- La lingua le si attaccò al palato e sorseggiò il caffè, disperata. Lautaro mise in pausa il video e la guardò.

-Stai bene?

-Sì, sì -Si obbligò ad inspirare. Perchè era così nervosa? Cosa importava il tenore del testo? Cosa importava che Lautaro era accanto a lei?- Dai, togli la pausa- La musica ripartì col ritornello- Avrei dovuto davvero saperlo quando mi hai riportata a casa, c'era... -Ebbe un dubbio, e, senza che neanche lo chiedesse, Lautaro portò indietro la canzone- c'era... freddo... nei tuoi occhi, i tuoi good bye indifferenti, il tuo freddo abbraccio, l'espressione del tuo viso mi ha detto che forse hai qualche consiglio da dare su come essere insensibile. Non lo so! -Si alterò, e Lautaro interruppe il video- Ho fatto un casino. Credi dica questo.

-Sì, sì. Va benissimo. Ha senso. E' molto bella la canzone. Continua, dai.

-Come fai ad avere la pelle intorpidita dopo un tocco ardente? Come slow...? Non so, slow vuol dire lento. Come rallenti il sangue...?

-Come fai ad avere il sangue lento?

-Sì, potrebbe essere. Come fai ad avere il sangue lento dopo l'impeto del corpo? Come fai a liberare la mente dopo che hai trovato un amico? Come fai ad insegnare al tuo cuore che è un crimine innamorarsi di nuovo? Probabilmente non vuoi ricordarmi, è probabilmente una storia vecchia. Io sono una fra le poche scelte che si è fatta avanti e si è innamorata di te. Sono fuori moda. Sono fuori di... touch. Mi sono innamorata troppo velocemente, mi innamoro troppo. Pensavo che tu forse avevi qualche consiglio da dare su come essere insensibili. Beh, ora si ripete quello di prima.

Lautaro non parlò e continuò a guardare il video con concentrazione. Nahuel condivideva l'intensità del momento: aveva abbandonato la postura riposata per elevare la testa, le orecchie e fissare il suo padrone. Il video finì, e l'unico suono che si sentì fu quello dell'aspirapolvere che Modesta passava in una stanza lontana.

-Sai molto bene l'inglese -Ammise Lautaro- Lo capisci perfettamente. Non è facile tradurre così, in modo spontaneo. Mia sorella va in una scuola bilingue e non sa nemmeno la metà di quello che sai tu.

-Le lingue mi prendono con facilità- Ammise.

-Sai anche il francese, no?

Camila annuì, con un sorriso sfuggente. Atterrita e lusingata per un po', si affrettò a suggerire:

-Continuiamo con il lavoro?

Gli costò riprendere l'investigazione. Poco dopo, Modesta li interruppe.

-Signorino Lautaro, Eduardo dice -Si riferiva alla guardia all'entrata- che lo cercano.

-Chi?

-Una ragazza.

-Per favore, Modesta, digli che non ci sono.

Modesta tornò dopo un po'.

-La ragazza non se ne vuole andare, signorino Lautaro. Perchè non va lei a vedere cosa vuole?

Uscì dalla camera senza scusarsi, senza emettere un suono. Il cane balzò in piedi e lo seguì. Camila si ritrovò sconcertata. Si guardò intorno. Anche se negava ammetterlo, si sentiva persa, irritata, abbandonata. Lasciò la sedia ed incominciò a percorrere lo spazio. Osservò il letto, il lenzuolo color celesta, il gonfiore che formava il cuscino, la mensola con i trofei, i poster (dei Pink Floyd, dei Soda Stereo, dei personaggi di Guerre Stellari), le file di libri. Sul comodino c'era una foto. Camila la prese. Non aveva bisogno di sapere che quello era il padre di Lautaro e che quel piccino era proprio lui, quando aveva quattro o cinque anni. "Che bel bambino!". Notò che tanto il padre come il figlio avevano la divisa di karate, quelli che sembrano pigiami bianchi; l'uomo aveva la cintura nera; il bambino, una bianca. Mise la fotografia al suo posto, e i suoi occhi inciamparono nel cassetto. Un'idea maliziosa la portò a stirare la mano. La sua Luna su Vergine la obbligò a ritirarla. Pensò ad Alicia, in tutto ciò che le aveva detto. Decise di rompere la sua mancanza di spontaneità e lo aprì. C'era un gran casino. Un vecchio orologio, con la molla rotta, un coltello Victorinox, grande e piena di aggeggi, una bottiglietta vuota del profumo Ferrari, varie matite e biro, la carta d'identità e una scatola che diceva Prime. "Preservativi!". Rimase a guardarla come una tonta. Anche se gli aveva visti al supermercato e in farmacia, non ne aveva mai toccato uno. Aprì la cassa e prese un pacchetto. Lo strinse tra il pollice e l'indice e apprezzò la quantità viscida del contenuto. "Ovviamente", meditò, "dev'essere lubrificato". Glielo voleva rubare. Alla fine, cedette. Lo rimise nella scatola e tornò a sedersi. Con chi li usa? Con la ragazza che lo ha cercato per tutta la mattina?

Lautaro ritornò e, anche se simulava serenità, Camila sentiva la sua agitazione.

-Qualche problema?- Ebbe il coraggio di chiedergli.

-No, nulla.

-Se la sua ragazza...

-La mia ragazza? -Ribattè- Camila, io non ho la ragazza.

Quel "Camila" la fece andare in un posto che la fece vibrare. L'onda dell'impatto le abbracciò il Sistema Solare, lo stomaco e, più in basso, tra le gambe.

"E' con lei che usi i preservativi che tieni nel cassetto?".

-Continuiamo con il lavoro.

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