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Capitolo 30

-No e no- Si fissò Camila, il giorno dopo.

-Ora capisco -Si spiegò Lautaro- perchè dicono che quelli del Toro sono cocciuti.

-Dimenticalo, Lautaro. Non ti allontani da qua. No e no. Ti perderai. Tu stesso mi hai detto che è facile perdersi perchè è tutto uguale.

-Vado a cercare il ruscello nella quale è caduto Sebastián. Ci stanno finendo le bevande.

-Come farai per tornare qui?

-Ieri non si vedeva nulla per via della nebbia, ma ho scoperto che si può salire per una strada molto semplice.

-Lautaro! -Piagnucolò- Ti odio! Non voglio che ci lasci!

-Vado con la bussola.

-E a cosa serve la bussola? Io non saprei cosa farci.

-Io sì, invece. È la prima cosa che insegnano ad usare agli scout. E insegnano anche a lasciare dei segni e a costruire apachita per riconoscere il cammino.

-Apa cosa?

-Apachita -Rise Lautaro e l'abbracciò- Sono piramidi di pietra. Le costruivano gli indiani. Devo lasciare dei segni, Camila, nel caso vengano da questa parte, così sapranno che siamo qui.

Sebastián li guardava e alzava appena gli angoli della bocca. Il dolore alla gamba e la febbre gli mangiavano le forze, e una tristezza impropria del suo carattere gli assaliva i pensieri. Quella mattina, Lautaro, dopo avergli pulito la ferita, gli aveva assicurato che aveva un bel aspetto. Lui dichiarò di non credergli. La gamba gli si era gonfiata fino a deformarsi, e le pulsazioni erano tornate feroci.

Per non impazzire mentre attendeva il ritorno di Lautaro, Camila raccolse legna, erba, pietre, foglie e tutto ciò che le sembrò utile. Il movimento, inoltre, l'aiutò a riscaldarsi, perciò si tolse la giacca e la mise sul torso di Sebastián, prima di uscire di nuovo e continuare il suo compito. Andava e veniva all'interno e all'esterno della caverna. Secondo Sebastián, aveva percorso chilometri. Ma non sapeva che, mentre lavorava, Camila ripeteva il Padre Nostro e l'Ave Maria. Quanti ne aveva pregati? Tutti quelli che non aveva pregato in vita sua. Solo una volta zittì la sua incessante preghiera, quando alzò lo sguardo al cielo e vide un volatile enorme e nero che volava non molto lontano da lei. "Un condor", si emozionò, e pensò che era fortunata per ammirare uno spettacolo tanto raro; sapeva che non era facile vederli; erano quasi estinti per colpa dell'uomo. Camila proseguì con il suo lavoro, sentendosi accompagnata dal volo pacifico di quell'uccello straordinario.

-Cami! -La chiamò Sebastián- Vieni, fammi un po' di compagnia.

Camila si pulì le mani, entrò nella caverna e s'inginocchiò insieme al ferito.

-Vuoi bere dell'acqua?

-No -Rispose Sebastián- Parlami, raccontami qualcosa. Mi sto annoiando qui, da solo.

-Ti racconto questo: mi sento la colpevole di tutto questo. Non avrei dovuto darti retta quando mi hai proposto di separarci dal gruppo.

-Però mi hai dato retta e ora siamo qui.

-Sì, perchè volevo far ingelosire Lautaro.

Sebastián sospirò.

-Lautaro... Chi l'avrebbe detto che sarebbe stato così utile?

-Tu sai bene -Lo riprese Camila- che senza di lui saremmo morti. Non avremmo passato la notte.

-Nessuno lo nega. Ma, comunque, non riesco a non essere geloso. Stanotte, quando voi pensavate che io dormivo, vi vedevo da qui darvi il bacio più hot che ho mai visto in vita mia. Ey, Cami! Non arrossire!

-Sei odioso.

Sebastián afferrò il polso di Camila per evitare che se ne andasse.

-Non te ne andare. Voglio dirti una cosa. Glielo devo a Lautaro.

-Cosa? -Chiese, ostile- Muoviti, che voglio prendere altra legna.

-Io credevo che quest'amore non esisteva, che, in realtà, era un'ossessione. Ma ora, dopo avervi visto, soprattutto lui, mi rendo conto che esiste qualcosa che fa in modo che la gente sia disposta a fare qualsiasi cosa per la persona che ama.

-Tu non ti sei mai innamorato?

-Sì, di te.

-Andiamo, Sebastián. Tu non ti sei innamorato di me. Mi hai usata per infastidire Lautaro.

-Infastidirlo? Da dove tiri fuori queste parole? -Camila fece una smorfia d'impazienza ed incrociò le braccia al petto- Okay, lo ammetto. Infastidire Lautaro era una tentazione difficile alla quale resistere. Ma allora, hai iniziato a piacermi davvero. Sei una ragazza molto speciale, Camila.

-Moltro strana, vorrai dire.

-Come vuoi. Però mi piace molto. Ad ogni modo, sono un buon perdente, e so quando ritirarmi da una battaglia. Questa, l'ho persa. Quello che c'è tra te e Lautaro è troppo forte per continuare a lottarci -Si guardarono. Dopo una pausa, Sebastián parlò di nuovo-: Lautaro è un tipo fortunato. E tu sei una ragazza grandiosa, Cami.

-E lui è la persona migliore che io abbia mai conosciuto.

-Sì, -Ammise Sebastián- è un bravo ragazzo. Credo che gli devo la vita.

-Tutti e due gliela dobbiamo.

L'oscurità avanzava, implacabile, dall'Est, mentre l'anima di Camila si precipitava in un abisso oscuro: Lautaro ancora non tornava e presto avrebbe fatto notte. Non sapeva cosa fare. Pregare non la soddisfaceva e si era stancata di raccogliere legna ed erba. Aveva le mani doloranti. Si limitava a rimanere in piedi all'entrata della caverna e fissare la vista nel paesaggio, aspettando un indizio del ritorno di Lautaro. Lanciò un grido quando vide una figura alta e magra. Si mise a correre. Si abbracciarono e si baciarono come se fosse passato un mese.

-Non lasciami più! -Gli gridò, piangendo- Te lo proibisco! Sono quasi morta di ansia,

Lautaro le accarezzava i capelli e le permetteva di sfogarsi. La contemplava con amore e un mezzo sorriso colmo di pazienza.

-Camila, devi pensare che, se oggi non ci trova nessuno (e ormai non credo che lo facciano), forse devo andare a cercare aiuto. Sebastián ha molta febbre, e gli analgesici finiranno, e poi non servono per l'infezione.

-La ferita non è infetta- Dichiarò, con aria da bambina capricciosa.

-Ha la gamba gonfia. Io non ne so molto, però non mi sembra un buon sintoma. C'è anche da pensare che il cibo ci finirà...

-Non voglio che mi lasci!

-Qualcuno deve rimanere con Sebastián.

-Rimaniamo tutti e due -Gli supplicò, e Lautaro l'abbraccio, pieno di tenerezza- Lautaro, non m'importa morire, se sto con te.

Questa dichiarazione, che Camila aveva fatto col cuore in mano, sembrò toccare un filo intimo in lui, perchè le prese il viso tra le mani e, dopo averla sottomessa ad uno dei suoi sguardi destabilizzanti, s'inclinò e la baciò con una passione che la lasciò senza fiato. Il bacio fu lungo e smisurato, e percepivano l'energia in tutto il corpo. In Camila nacque, in una forma d'agitazione che le causò ardore al petto, il grande bisogno di sperimentare qualcosa alla quale non seppe dare un nome e che la lasciò insoddisfatta.

-Cosa succede?- Affannò Lautaro.

Camila nascose il viso nella sua giacca e scosse la testa per negare. Dopotutto, cosa gli direbbe? Nemmeno lei capiva quello che le era successo. Per confermarlo, disse:

-Mi sento molto sporca. Possiamo andare al ruscello? Potrei lavarmi bene i denti, un po' le ascelle, i piedi, mettermi il deodorante -Entrò nella caverna per cercare lo zaino- Sebastián, ti dispiace rimanere da solo un attimo? Andiamo e torniamo subito al ruscello. Ad ogni modo, non c'è quasi più luce. Non tarderemo.

Sebastián separò appena la mano da terra per concedere loro di andare. Era rimasto in silenzio da quando si era svegliato.

Durante il cammino verso il ruscello, Lautaro ritirò la sua decisione:

-Amore mio, se domani, appena fa l'alba, nessuno ci ha trovato, andrò a cercare aiuto. Sebastián sta molto male.

Camila annuì e trattenne il pianto. Voleva essere un sostegno per lui, non un peso.

I nervi e la stanchezza la vinsero poco dopo essere tornati dal ruscello. Sentendosi più pulita e con lo zaino come cuscino, si distese su un letto di erba e chiuse gli occhi.

-Si è addormentata -Sentì dire a Sebastián- Credo che se tardavi un minuto in più, sarebbe impazzita. Andava e tornava mille volte. Guarda, ha preso legna per un mese -Visto che aveva preso gli analgesici mezz'ora prima, Sebastián si sentiva un po' meglio- Non avevo mai visto una ragazza tanto innamorata di qualcuno. Sei fortunato, Lautaro -Lautaro continuò a sistemare il contenuto dello zaino- Ey, Lautaro, che avrebbe mai detto che tu ed io ci saremmo ritrovati insieme in questo casino?

-Non saremmo insieme in questo casino se non avessi convinto Camila ad allontanasi dal gruppo per fartela.

-Io non l'ho allontanata per farmela. Volevo davvero mostrarle un posto allucinante che conosco. Camila non la conquisti come le altre. È diversa -Anche se Sebastián notò che Lautaro si stava irritando, proseguì-: A lei non fa nessun effetto ciò che fa effetto alle altre. È più semplice interessarla dicendole che stai leggendo un libro o mostrandole un paesaggio, che mettendo vestiti di marca, andandola a prendere con la macchina della tua fottuta madre o mostrandole che hai un Rolex. È strana. Ma è la migliore che conosco.

-Sebastián, sono paziente perchè hai la gamba rotta, ma credo che sia meglio che tu taccia. Mi stai rompendo le palle.

-Non ti scaldare, Lautaro. C'è una cosa che devi sapere. Lei ti è sempre stata fedele. Anche quando tu passavi con Ines sotto il suo naso, non ha mai accettato di vendicarsi usandomi, nonostante glielo abbia offerto io, non così, direttamente, ma, mentre tu ti pavoneggiavi con Ines in televisione, io le ho detto che ero pazzo di lei, che è vero -Camila percepì l'aria nella caverna si appesantiva- Aveva in mano l'arma per fotterti. Invece, sai cosa mi ha detto? Che continuava ad amare te e che avrebbe giocato con me se accettava la mia proposta. Non c'è dubbio, è più strana di un cane verde.

Camila trattenne il fiato. Sentì che Lautaro chiudeva la cerniera dello zaino in modo violento. Lo sentì approssimarsi e sedersi a terra, vicino a lei. Credendola addormentata, la manipolò con delicatezza infinita per tirarle via lo zaino ed accomodarla sulle sue gambe.

-Sebastián, voglio che ti rimanga chiaro -Lautaro si espresse a voce bassa ed inalterabile- Camila mi appartiene, e se torni ad avvicinarti a lei, ti spezzo le gambe. Così come ti ho aiutato stavolta, non avrò nessun problema a rompertele dopo. Sono stanco di chi desidera il nostro male. Tutta la merda è incominciata quando a Ines è venuta la magnifica idea di inviarle degli anonimi...

-Non è stata Ines ad inviare quegli anonimi. È stata Paola.

Camila si scandalizzò. Per fortuna, lo spasmo che soffrì rimase camuffato con l'alterazione di Lautaro.

-Cos'hai detto?

-È stata Paola. Per vendicarsi con la storia di suo padre, perchè tua madre l'ha cacciato dalla vostra fabbrica. E il coglione con la quale va, Javier, le faceva i disegni. Sembra che se la compri disegnando.

-Tu come sai tutto questo?

-Lei stessa lo ha raccontato a me e ad Ines in discoteca, dopo che voi ve n'eravate andati. Ci ha chiesto di aiutarla. Ines doveva darti un bacio così lei avrebbe potuto scattare una foto. Non ha dovuto fare molti sforzi. Le hai servito la foto su un piatto d'argento.

-E tu?

-Baciare Camila. Sì, sì, già lo so. Mi spezzerai le gambe.

-Esattamente.

La mattina, dopo due notti in quella caverna, la situazione tornò critica. Sebastián non si svegliava; aveva perso la coscienza e ardeva di febbre. Lautaro calcolò che i suoi battiti erano bassi: quaranta. Camila bagnava un panno con l'acqua del ruscello e glielo posava sulla fronte. Il minuto dopo, il panno era caldo. Si era proposta per essere di sostegno a Lautaro e non ci stava riuscendo: mentre tentava invano di raffreddare la testa di Sebastián, piangeva in silenzio, piena di paura e, soprattutto, di colpa. "Dio mio, non abbandonarci. Per favore, fa che Sebastián si salvi. Accompagna Lautaro. Proteggilo, proteggilo, ti supplico". Lo osservò; era serio e preoccupato, mentre si allacciava le scarpe, pronto per partire. Vedendolo caricare lo zaino, non riuscì a fermare in tempo un singhiozzo, che rimbombò nelle pareti di pietra. Corse verso di lui e lo abbracciò.

-Non abbiamo scelta, amore mio. Sennò, Sebastián muore.

-Sì, sì.

-Già sai come accendere il fuoco. Usa i fiammiferi e l'accendino di Sebastián.

-Tu hai i fiammiferi?

-Sì, non ti preoccupare. Ho tutto. Qui ti ho portato altra legna e altre foglie.

-Lautaro, perdonami! Dimmi che mi perdoni! Per favore!

-Cosa devo perdonarti?- Si sorprese lui.

-Che mi sia comportata come un'imbecille dopo aver saputo che sei uscito con Ines quest'estate. Se non ti avessi allontanato da me, nulla di tutto questo sarebbe successo. Non avremmo mai litigato. Ma sono un'imbecille e, anche se sapevo che stavo facendo qualcosa di sbagliato, non sono riuscita a fermarmi, ero fuori controllo. La mia gelosia e la mia rabbia e la mia paura erano enormi, e io sono così, un disastro...

Lautaro la zittì con un bacio.

-Non penso di perdonarti.

-Sì, perdonami.

-Ora no. Quando ci rivedremo, allora sì che ti perdonerò.

Uscirono abbracciati al freddo dell'alba. Camila aveva deciso di non tornare a parlare; sapeva che, comunque, avrebbe gridato e pianto, e lui se ne sarebbe andato scoraggiato.

-Se qualcuno vi trova prima che io torni con qualcuno, digli che cammino verso Est -Camila agitò la testa per affermare- Non uscire dalla caverna se c'è la nebbia. Giurami che non lo farai.

-Lo giuro- Rispose con difficoltà, visto che le tremavano le labbra, anche se non dal freddo.

-Io ti giuro sulla tua vita, che è la cosa più sacra e bella che ho, che tornerò con dei soccorsi. Tu rimani tranquilla e fidati di me.

Senza riuscire a fermarsi, ruppe in un pianto. Sapeva che non sarebbe stata capace di fermarsi. Come avrebbe fatto a non correre dietro di lui mentre lo vedeva allontanarsi? Non le sarebbe importato abbandonare Sebastián, non le sarebbe importato di nulla, tranne che di lui. E presto lo capì, e sentì un vuoto allo stomaco: l'amore che sentiva per Lautaro non era normale né comunque né coerente. Era una forza, un potere, una magia, che lei, piena di difetti e timori, e solo poche persone nella storia dell'umanità avevano sperimentato. Allora, ringraziò infinitamente Dio per averla scelta, per averla resa la ragazza più fortunata del pianeta.

-Amore mio, -Le sussurrò Lautaro all'orecchio- ho bisogno che fai silenzio un momento. Credo di sentire delle voci.

Camila, cosciente della sua impossibilità di contenere il pianto, sprofondò il viso nel petto di lui ed inspirò l'aroma del suo corpo per calmarsi.

-Qui! Siamo qui!

Lautaro la separò bruscamente, mise a terra lo zaino e salì su una roccia con l'agilità di una capra. Passato l'istante di stupore, Camila lo seguì.

-Qui! Qui!- Vociferavano e agitavano le braccia.

Si sentiva abbaiare. Camila si fermò di colpo e si portò le mani alla bocca per contenere il grido che sentiva nel petto, mentre, incredula, vedeva Lautaro inginocchiarsi e ricevere Nahuel tra le braccia. Un momento dopo, le guardie forestali corsero verso di loro.

-Il tuo cane ci ha guidati fino a te, Lautaro- Raccontò loro il guardiano del parco.

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