Capitolo 26
Prima di entrare nella doccia, - tremava di freddo e voleva che l'acqua calda le facesse arrossire la pelle - chiamò Alicia per dirle che quel giorno non sarebbe andata a badare a Lucio. Josefína arrivò, preoccupata, quando Camila finì di lavarsi. L'avvolse in un accappatoio e le disse di andare sul suo letto matrimoniale. Le asciugò i capelli, e lo fece con tanta delicatezza, che Camila si addormentò seduta. L'aiutò a sdraiarsi e, quando le appoggiò le labbra sulla fronte per valutare la febbre, terminò per depositavi un bacio. A Camila venne voglia di piangere.
-Mami?
-Dimmi.
-Mi fa male la gola.
-È sempre stato il tuo punto debole.
"Perchè sono del Toro", pensò, e non si permise a dirlo ad alta voce; sua madre disprezzava le questioni sullo zodiaco.
-Mami?
-Dimmi.
-Lautaro ed io abbiamo rotto.
-Già lo immaginavo. Sei stata come un'anima in pena durante queste ultime settimane.
-Lui ora esce con Ines.
-Ines? Con quella con la quale sei andata a ballare? -Camila annuì- È bella, -Ammise Josefína- però mi è sembrata un po' superficiale e mangia uomini. Bene, ora riposa e cerca di non pensarci. Vado a prendere dei panni freschi.
Il medico le diagnosticò una grave influenza. Le prescrisse un antibiotico, un espettorante e sette giorni di riposo. Su richiesta di Camila, le venne scritto un certificato medico da presentare a scuola; un altro venne fatto per Josefína, che avrebbe chiesto di poter stare con sua figlia.
Durante i giorni successivi, Camila si chiese se si poteva morire d'influenza. Non si era mai sentita tanto male, tanto debole, tanto addolorata. "È che l'influenza si è mescolata col dolore della tua anima", le disse Alicia al telefono, che la chiamava tutti i giorni. "Riprenditi presto", le chiedeva. "Lucio non sopporta la donna che ti rimpiazza ed io non mi fido". Queste parole le facevano coraggio e riparavano il suo orgoglio.
Juan Manuel andava da lei tutte le sere, dopo il lavoro. Siccome non aveva messo più piede nell'appartamento dalla separazione, la prima volta che Camila alzò le palpebre, pesanti come tende di piombo, e lo vide seduto sul materasso, pensò di sognare. Tutti i giorni, socchiudeva le labbra secche e gli chiedeva lo stesso:
-Papi, va tutto bene a lavoro?
-Sì, figlia mia, molto bene.
-Non mi menti?
-No. Con Ximena lavoro molto bene.
Ximena lo trattava con fredda gentilezza e gli offriva il caffè, che Juan Manuel rifiutava sempre con un: "No, grazie. Devo andare".
La persona che dispiaceva vedere, anche se le costava ammetterlo, era suo fratello, per una semplice ragione: le portava notizie di Lautaro. Sapeva che aveva chiamato due volte al telefono. Josefína lo aveva trattato cordialmente, gli aveva spiegato che Camila era molto debole e che non poteva riceverlo.
-Come sempre, oggi Lautaro mi stava aspettando in stazione -Le diceva dopo essere tornato da suola- Mi ha chiesto di te.
Il lunedì, Ignacio aprì lo zaino e prese una busta bianca.
-Ti manda questa lettera perchè dice che non può parlare con te al telefono.
Camila osservò la busta per alcuni secondo, scosse la testa per negare - il quale intensificò il mal di testa - e gemette di dolore.
-Nessuna lettera ora- Decise Josefína, e la tirò via dalle mani di Ignacio.
-Buttala, mamma- Disse Camila.
Quelle due parole, nel passare per la sua gola infetta, le causarono un dolore indescrivibile che le fece venire le lacrime agli occhi. O stava piangendo? Perchè Lautaro le scriveva una lettera, adesso? Cosa voleva? Non era tutto finito tra di loro? Non lo aveva messo in chiaro quando diede un bacio ad Ines di fronte alle telecamere? Non era forse innamorato di lei?
Rimase magra come uno stuzzicadenti e, paradossalmente, non si sentiva bella. Soprattutto, le dispiaceva che le fossero diminuiti i seni. Pareva ancora debole, e si muoveva lentamente per evitare che la testa le facesse male. Anche se non aveva voglia di tornare a scuola, la mattina del giovedì cercò di sistemarsi i capelli e di nascondere le occhiaie.
-Sei bellissima- La elogiò Juan Manuel, che l'avrebbe portata a scuola in auto per i primi giorni, fino a quando Camila non avrebbe recuperato vitalità.
-Grazie, pa, ma già so che sembro un morto.
-No, sei bellissima. Hai fatto colazione?
-Sì.
-Cos'hai mangiato?
-Un cappuccino, toast con il burro e succo all'arancia.
-Così mi piace.
-Non ti preoccupare, presto tornerò a mangiare come sempre.
-Mi sembra perfetto. Hai avuto una grave influenza perchè, per colpa di questa dieta che facevi, avevi le difese immunitarie basse.
"E il cuore rotto".
Juan Manuel fermò l'auto in doppia fila di fronte alla scuola. Camila lo abbracciò e lo baciò e al girarsi per aprire la portiera, scoprì un corpo oltre il finestrino. Era Lautaro, fermo come un soldato.
-Buongiorno, signore.
-Ciao, Lautaro. Come stai?
-Bene, grazie. Ciao- La salutò.
-Ciao- Rispose Camila, serena, mentre pensava che sua nonna le avrebbe detto che non era degno negargli il saluto. Però, simulò di non accorgersi della mano che aveva steso per lei, e uscì dall'auto con i propri mezzi. Attraversò la strada e salì le scale con la velocità di un anziano. Lautaro si adattava al suo passo.
-Ignacio mi ha detto che tuo padre ti avrebbe portata in macchina. Ti stavo aspettando -"Perchè?", gli avrebbe chiesto, ma rimase in silenzio; non poteva permettersi il lusso di una discussione- Come stai? Come ti senti?
-Bene.
-Sei molto pallida.
Camila pensò che, in passato, avrebbe cercato una risposta per giustificare il suo brutto aspetto. In quel momento, rimase in silenzio, siccome non aveva nulla da aggiungere. Sì, era pallida, era un fatto. Desiderava che la Camila di poco tempo prima, quella che voleva piacere a tutti, fosse sparita per sempre. Aveva l'impressione che l'influenza si era convertita in un percorso di purificazione o in una specie di metamorfosi, e che lei ne portasse una nuova pelle.
-Hai letto la mia lettera, quella che ho dato a Ignacio?
Camila si fermò e lo guardò in faccia per dirgli la verità:
-No, non l'ho letta. Lautaro, -Pronunciò il suo nome con un'inflessione che causò un cambiamento in lui- non so perchè sei qui, con me; non so perchè mi stavi aspettando; non so perchè mi hai scritto una lettera.
-Perchè...- Chiuse la bocca quando Camila alzò la mano col fine di zittirlo.
-Non ti sto chiedendo risposte, non confonderti. Voglio solo chiederti di lasciarmi tranquilla. È tutto finito tra noi due. Mi è rimasto chiaro. Voglio che tu sappia che non provo rancore nei tuoi confronti. So che la maggior parte della colpa è stata mia.
-No.
-Sì, lo è stata. Ma ho sofferto molto e ora non voglio continuare a farlo. Ho bisogno di stare tranquilla per recuperarmi.
-L'aria di Córdoba ti farà bene.
Camila si allontanò verso il bagno. Dopo essersi chiusa dentro, si permise di piangere, senza fare rumore. C'erano ragazze che passavano di lì.
-Ciao, Nico.
-Cami! Che bello che sei tornata!- Nicola l'abbracciò e la baciò.
-Grazie, Nico.
Camila avvertì il cambio d'attitudine del suo compagno quando lui la guardò bene. Il pianto, che aveva cancellato il correttore dalle sue occhiaie, espose il suo aspetto cadaverico.
-Sei sana? Ti senti bene?
-La verità è che ancora non mi sento molto forte diciamo, ma non potevo continuare a mancare.
-Ma non usi mai le assenze! Ne devi avere un sacco.
-Non mi piace tardare alle lezioni. Mi puoi prestare gli appunti, così fotocopio quello che avete fatto in questi giorni?
-Io ti ho già preparato tutto -Intervenne Lautaro, e Camila si pietrificò; non sapeva se era dietro di lei- Prendi, qua ti ho fotocopiato tutto- Le estese una busta. Rimase a guardarlo senza battere ciglio.
-Ti ringrazio, Lautaro, ma non posso accettare.
-Perchè no?- Si offese lui.
Una voce le sussurrò: "Tornerà la Camila orgogliosa di prima? Non volevi lasciare indietro queste stupidaggini, le stesse che ti hanno separata da lui?".
Un'altra voce, insicura e spaventata, si chiese: "Ma, se accetto, crederà che sia un inizio per tornare insieme? Non voglio che pensi questo".
"Perchè?", insistette la voce sicura.
"Perchè non voglio dargli false speranze. Sento che si è rotto per sempre qualcosa tra noi due, qualcosa che non si può ricostruire".
-Perchè non mi sentirei bene ad accettali- Espresse.
Lautaro le lanciò uno sguardo furibondo ed uscì dall'aula. Prima di uscire dalla porta, buttò la busta nel cesto della spazzatura con tale forza da rovesciarlo.
Finalmente, lo aveva rifiutato e, sebbene era contenta della risposta che gli aveva dato, non finiva di accertare il vero motivo: lo aveva fatto per castigarlo o perchè volevo incominciare a dimenticarlo?
La campanella della ricreazione suonò, e Camila sospirò. Aveva bisogno di uscire, respirare l'aria fresca e prendere un analgesico; le faceva male la testa.
-Sei scappata da una camera mortuaria, Camila?- La sorprese Ines mentre cercava le medicine nello zaine. S'incorporò bruscamente e, per un istante, vide tutto nero. Dopo aver recuperato l'equilibrio, notò che Ines appoggiava la mano sulla spalla di Lautaro, che le dava le spalle e si manteneva quieto, come congelato sulla sedia.
-Perchè non vai a spargere il tuo veleno da un'altra parte, pistacchio?- La provocò Laura.
-Sta zitta, quattr'occhi. Non t'immischiare in faccende che non ti riguardano.
Camila si alzò con l'intenzione di uscire. Ines s'intromise nel suo cammino.
-Hai visto la collanina che mi ha regalato Lauti?- Alzò una catenella argento, con un ciondolo a forma di cuore. Era bello.
Camila sosteneva il suo sguardo, mentre si ripeteva: "Tranquilla, tranquilla".
-Immagino che non ti permetterai a venire al nostro viaggio in montagna, vero?
"Perchè non hai un po' di dignità?", le avrebbe gridato. In cambio, disse a bassa voce:
-La nobiltà è qualcosa con la quale si nasce.
-Cosa? Che hai detto?- S'infuriò Ines.
-Nulla, non capiresti.
-Cos'hai voluto dire, imbecille?
-Finiscila, Ines -Intervenne Sebastián- Perchè non la lasci in pace?
-Andiamo, Ines -Parlò Paola- Ho una fame del cazzo.
-Andiamo, Lauti?- Lo invitò Ines, e gli sfiorò l'orecchio con le dita, senza separare lo sguardo da quello di Camila.
"Non toccargli l'orecchio, non gli piace".
-Sì, andiamo- Lautaro si alzò e uscì dietro le ragazze più belle della scuola, le stesse che tempo prima lo prendevano in giro chiamandolo "nerd".
Camila guardò l'orario. Erano le sette del mattino del primo lunedì delle vacanze invernali. Suo padre guidava; Ignacio occupava il posto del copilota; lei e Josefína sedevano dietro. Si dirigevano verso la Scuola Pubblica Numero 2. Non sapeva perchè aveva deciso di andare sulle montagne di Córdoba se gli ultimi giorni a scuola erano stati I peggiori della sua vita. Lo sforzo per rimanere impassibile all'ostile indifferenza di Lautaro e alle aggressioni di Ines le consumavano l'energia e la sottomettevano ad una depressione della quale si dimenticava solo immergendosi in un nuovo libro. Durante gli intervalli, spariva per andare a leggere. Aveva abbandonato il suo solito posto, per cercarne un altro: si nascondeva in un compartimento del bagno, o in un'aula vuota, o in biblioteca, o passava il tempo con Marisa, con la quale aveva stretto una buona amicizia. Allora si chiese ancora: "Perchè sto andando a passare sette giorni con persone dalla quale mi sono nascosta per tutta la settimana?". Per Alicia, la risposta era una: "Continui ad essere innamorata di lui e vuoi stargli vicino". Camila, non lo vedeva così chiaramente. Ovviamente, continuava ad amarlo; ingannare se stessa sarebbe stata una stupidaggine. Ma ad ogni modo, perchè sottomettersi alla tortura di vederlo con Ines? A Córdoba non avrebbero fatto attenzione come a scuola, e si sarebbero baciati e abbracciati senza tregua. "Camilita", parlò la voce dura e inflessibile del suo interiore, "tu sai bene qual è la verità a proposito di questa decisione. Sta tornando la vecchia Camila in scena e, per orgoglio e per sete di vendetta, vuoi far ingelosire Lautaro con Sebastián, che si sta dimostrando amichevole ultimamente. Di fatto, ti ha confessato che impazzisce per te e, durante l'ultima settimana, ti ha difesa da Ines. Ti sta lasciando molto spazio". Fu sul punto di chiedere a Juan Manuel di fermare l'auto e di riportarla a casa. Non lo fece.
La colse di sorpresa l'imponente autobus parcheggiato alle porte della scuola. Un piccolo gruppo con borse e giacche colorate occupava lo spazio accanto. Camila s'intimidì di nuovo.
-Uy, che figata sarà questo viaggio, Cami!- Esclamò Ignacio.
"Ti piacerebbe andare al posto mio?".
Juan Manuel e Josefína cercavano Rita e Marisa, che avrebbero accompagnato i ragazzi; lo avrebbe fatto anche la madre di Bianca, una compagna timida e minuta, che Camila poche volte aveva sentito parlare. La vide in mezzo alle persone e le si avvicinò.
-Ciao, Bianca.
-Ciao.
-Ti piacerebbe condividere la camera dell'hotel insieme a me?
Li avevano informati che le camere erano per quattro persone aventi lo stesso sesso.
-Okay.
-Chi altro possiamo invitare?
-Che te ne pare di Morena?
-Sì, va bene. E, che ne dici di Lucrecia?
-Sì è molto simpatica.
Morena e Lucrecia accettarono con un sorriso. Anche se non poteva assicurarlo, sapeva che aveva appena formato un gruppo omogeneo. Le quattro avevano un sentimento in comune: odiavano Ines e Paola.
Camila tornò dalla sua famiglia e, alla fine, si avvicinò anche quella di Lautaro.
-Ximena, -Disse Juan Manuel- ti presento Josefína, la madre di Camila.
Camila percepì la sofferenza che questa presentazione causò in sua madre. Inoltre, sentì la sua gelosia come se si trattasse di un profumo. Ximena, padrona di una sensualità taurina, costituiva il tipo di donna che avrebbe attratto qualunque uomo. Per la prima volta nei suoi diciassette anni, soffrì per Josefína e si spostò accanto a lei per toccarle il braccio.
-Ciao- La salutò Lautaro, e s'inclinò per baciarla.
Camila spostò un po' la testa per riceve il classico bacio sociale, ma Lautaro la sorprese appoggiando le labbra e baciandola liberamente, si permise anche di annusarla, e Camila sentì la punta del suo naso contro la sua guancia. Se credeva di sentire il profumo di Euphoria che le aveva regalato, si sbagliava di grosso. Infatti, aveva messo tutti i suoi regali in una busta per la spesa nell'attesa della prima opportunità per riconsegnarglieli.
-Ciao, Lautaro! -Ignacio gli battè il cinque in un gesto che, risultava evidente, praticavano da tempo- Questo è Nahuel?- Chiese Ignacio, e s'inginocchiò per accarezzarlo.
Brenda, invece, abbracciò e baciò Camila.
-Mi manchi, Cami! Quando vieni a casa?
-Ciao, tesoro -La salutò Ximena, e la strinse contro il suo petto- Tuo padre mi ha raccontato che sei stata molto male.
-Sì molto male -Enfatizzò Juan Manuel- Il medico voleva ricoverarla per poterle mettere una flebo. Non mangiava né voleva bere.
Lautaro, che non conosceva quest'informazione, fissò Camila in maniera insistente.
-Mi faceva molto male la gola -Mormorò- Non riuscivo a deglutire.
-Lo dico, -Spigò Juan Manuel- per renderti cosciente che non puoi prendere freddo in montagna e devi alimentarti bene.
-Mi occuperò io di questo, signore- S'incaricò Lautaro.
-Grazie, Lautaro- Replicò il padre di Camila, un po' imbarazzato, visto che sapeva della loro rottura, e anche della fotografia con Ines, perchè Ignacio glielo aveva raccontato.
A cosa viene questo accordo con Lautato? "Smettila di fare il boy scout con me! Smettila di fare il santarellino con i miei genitori!". L'ira sparì e spostò immediatamente lo sguardo quando Lautaro le destinò uno dei suoi sguardi misteriosi. Nel farlo, vide che Paola e i suoi genitori osservavano la famiglia di Lautaro con odio.
-Ciao, Ximena!- Ines salutò la madre di Lautaro con un bacio sulla guancia.
Brenda sbuffò.
-Ciao, Ines- Rispose Ximena, glaciale.
La famiglia di Camila rispose con la giusta cortesia al saluto della nemica della loro figlia, anche Ignacio ne fu all'altezza, e Camila li amò per questo.
-Ciao, Camila.
-Ciao.
-Quindi vieni anche tu?
-No, -Intervenne Brenda- è qui per salutare te, idiota.
-Brenda- La riprese Ximena.
-È che non la sopporto, mamma- Sussurrò la ragazza, e Camila le sentì.
Ines si girò con un sorriso, come se Brenda l'avesse ricevuta con un abbraccio.
-Lauti, puoi venire un momento? Voglio presentarti mia madre. È ansiosa di conoscere il vincitore delle olimpiadi.
Presentagli la madre? Lautaro non la conosceva? "Basta!". Doveva farlo uscire dalla sua testa. Ma come poteva smettere di pensarlo giorno e notte? Le tornò il desiderio di recuperare la sua borsa, che già riposava dentro l'autobus, e di tornare a casa.
Lautaro faceva uscire il suo lato peggiore.
Al momento di salutare, simulò un entusiasmo che non ingannò nessuno, nemmeno Ignacio. Josefína l'abbracciò e la baciò come aveva fatto poche volte in vita sua. Senza lasciarla, le sussurrò:
-Prendi -Camila sentì che le metteva qualcosa nella tasca della giacca- È la lettera di Lautaro che ti aveva portato Ignacio quando eri ammalata. Credo che è arrivato il momento che tu la legga.
Seguì il consiglio di suo padre e occupò il posto al piano inferiore dell'autobus. Per fortuna, vedeva che i suoi compagni si dirigevano al piano superiore. "Starò da sola", si animò. Aveva una buona provvista di lettura, e Ignacio le aveva ceduto il suo MP3 per ascoltare la musica durante in viaggio di dieci ore. Si mise contro il finestrino e agitò la mano verso la sua famiglia.
-È libero questo posto?
Camila si girò. Laura aspettava la risposta. Si guardò intorno e verificò che la maggior parte del piano continuava ad essere vuoto. Annuì, sconcertata, e la ragazza si accomodò.
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