Capitolo 18
Il sabato, Camila e Ignacio pranzarono con loro padre al McDonald's. Anche se si sforzava di mostrarsi contento, Juan Manuel aveva una brutta faccia.
-Come sta vostra madre?
-Male -Rispose Ignacio- E' da una settimana che non ci rivolge la parola. Cosa succederà, papi? Divorzierete?
-Non è andata a lavoro- Commentò Camila.
-E non si è mossa dal letto- Aggiunse Ignacio.
-Vostra madre è una donna forte. Tutto si sistemerà.
-Perchè non torni a casa?
-Figliolo, devi capire che, com'eravamo, tua madre ed io non potevamo continuare. Ora sembra tutto una catastrofe, ma, col tempo, apprezzerete la pace che c'è senza che io e Josefína litighiamo. Avete bisogno di soldi?
-No, papi -Rispose in fretta Camila- Io guadagno bene da Alicia. Y ho già detto a mamma che voglio farmi carico di alcune cose, non so, quelle che lei mi chiederà.
-Grazie, piccola -Juan Manuel estese il braccio e le strinse la mano, e Camila desiderò che suo padre non si mettesse a piangere; era disposta a sopportare qualsiasi cosa, tranne vederlo piangere.
-Come va a scuola? Non mi piacerebbe se questa situazione vi distragga dagli studi.
-Sta tranquillo, papi. Va tutto bene. Vero, Nachito?
-Sì, molto bene. Ho sotto Letteratura, ma non perchè non studio, ma perchè quella vecchia mi odia.
-Perchè ti odia?
-Cosa ne so io! E' una vecchia di merda.
-Ignacio, non voglio che parli così.
-E' che è una vecchia di merda, papà!
-Non preoccuparti, papi -Tagliò corto Camila- Lo aiuterò io per la prossima verifica. Andrà bene.
-Grazie, tesoro.
-Sta arrivando Lautaro!- Annunciò Ignacio, con evidente allegria.
-Chi è Lautaro?
-Il mio compagno -Mormorò Camila- Quello che è venuto a prendermi l'altro giorno per fare il lavoro di Geografia. Ricordi?
-Non è il suo compagno. E' il suo ragazzo! -L'approssimò Ignacio- Questa settimana è venuta a prenderla a casa tutte le mattine per andare a scuola.
-Sta venendo qua?
-Sì. E' venuto a prendermi.
-Perchè è vestito così?
-E' la sua uniforme di scout.
Rimasero in silenzio; Lautaro si trovava a pochi passi.
-Ciao, Lautaro- Lo salutò Ignacio, e si sentì importante quando Lautaro gli diede la mano.
-Ciao, Ignacio.
-Papi, ti ricordi di Lautaro? E' venuto a...
-Sì, sì, mi ricordo. Come va, Lautaro?
-Bene, signore. Grazie.
-Siediti, per favore.
-Grazie- Lautaro occupò il posto accanto a quello di Camila e di fronte a quello di Juan Manuel.
-Camila mi ha detto che sei vestito con l'uniforme degli scout.
-Sì.
-E' da molto che sei degli scout?
-Da quando avevo otto anni. Mio padre era degli scout.
-E, cosa fate?
-Ci riuniamo il sabato e organizziamo attività umanitarie e impariamo un sacco di cose, come i primi soccorsi, sopravvivenza. Tutti gli anni andiamo in campeggio in un posto diverso e possiamo fare pratica di quello che abbiamo imparato durante le lezioni.
-Io voglio andare dagli scout!
-Se vuoi, Ignacio -Offrì Lautaro-, puoi venire ora, con noi.
-Posso, papà?
-Dovresti chiederlo a tua madre. Vi aspetta a casa per le tre.
Alla fine, Ignacio ottenne il permesso di Josefína, e Juan Manuel li accompagnò fino alla Parrocchia di Santa Maria, dove si riuniva il gruppo 236, al quale apparteneva Lautaro, e rimase tutto il pomeriggio con loro. Ignacio s'iscrisse, come Camila. Alle otto di sera, quando il capo del gruppo disse che la giornata era terminata, Juan Manuel li invitò a mangiare una pizza. Lautaro accettò e inviò un messaggio a Ximenia per avvisarla che sarebbe tornato tardi.
Verso mezzanotte, pulita e comoda sul letto della sua piccola stanza, Camila ripassò i fatti della giornata prima di chiudere gli occhi e dormire, con il sorriso sulle labbra.
Il giorno dopo, la domenica, Lautaro andò per la prima volta a casa di Camila. Lei lo aspettava, nervosa e agitata. Si guardò allo specchio varie volte, si passò sulle labbra un lucidalabbra e tornò a piegare le ciglia con il mascara.
Scese ad aprirli, e rimase a guardare il suo aspetto: era superbo. Lo guardò dall'alto al basso e disse:
-Sei bello.
-Anche tu. Più che bella -La sorprese attraendola verso di sé e piantandole un bacio sulle labbra- Davvero ti piaccio?
Camila gli sorrise con malizia e si mise in punta di piedi per sussurrargli:
-Stai molto bene. Bello- Ripetè.
-Prima ti piaceva Sebastián.
L'affermazione la sorprese fino a che decise di dire la verità.
-Sì, è vero, Sebastián mi sembrava attraente. Ma dopo averlo conosciuto, mi ha dimostrato com'è in realtà, un bambino senza cervello, e ha perso il suo fascino. E ora mi sembra volgare.
-Volgare? Usa sempre parole che nessuno usa. Ed io? Ti sembro volgare?
-Con te è tutto il contrario. Da quando ti ho conosciuto, da quando mi sono resa conto di chi sei, ti vedo come un bel tipo -Inspirò nel collo di Lautaro con gli occhi chiusi e un sorriso- Amo il tuo profumo.
-Cosa ti piace di me?
-Il tuo naso.
-Bugiarda.
-Sì, mi piace. C'è un attore, che amo, che ha il naso simile al tuo.
-Ah, sì? Chi è?
—Gabriel Byrne.
-Non ho idea di chi sia.
-E' un attore irlandese.
-Comunque, me lo sono rotto.
-Davvero? Ha dovuto far male -Lautaro fece spallucce- Come te lo sei rotto?- La entusiasmava conoscere il suo passato.
-Un compagno mi aveva dato un calcio che non sono riuscito a schivare. E' stata colpa mia.
-E poi -Continuò Camila-, amo i tuoi occhi, soprattutto le tue ciglia. Darei qualsiasi cosa per averle come le tue. Amo anche il fatto che sei alto, in questo modo mi sento più protetta. Sei davvero bello per me, Lautaro. Andiamo. Mia madre si starà chiedendo cosa stiamo facendo qua giù.
Lautaro aveva portato dei pasticcini, e Josefína sorrise per la prima volta dopo una settimana quando aprì il pacco e scoprì la montagna di colori ed aromi che conteneva.
-Grazie, Lautaro. Non dovevi disturbarti.
-Non è un disturbo, signora.
Durante il thé, nel quale Ignacio dominò la conversazione, Camila fissò sua madre che studiava e valutava Lautaro. La rallegrò, da una parte, perchè così, Josefína si distraeva e si dimenticava del suo dramma; d'altra parte, la lusingò che s'interessasse a qualcosa che la riguardava. Fin da piccola, aveva avuto l'impressione di non contare nulla per sua madre.
Dopo il thé, Lautaro chiede a Camila se poteva vedere la sua camera. Lei si negò.
-Perchè non posso vederla?
-Perchè è piccola e brutta.
-Voglio vedere dove dormi -Aggiunse- Non m'importa com'è. Voglio vederla -Alla fine, Camila cedette- E' molto bella. Piccola, ma bella. Ah, hai messo il cuscino che ti ha dato mia sorella.
-Sì -Rispose Camila, e lo prese dal letto- Lo amo.
-Ho portato il libro che mi hai regalato ieri così lo leggiamo.
Si chiamava Poirot sul Nilo di Agatha Chritie.
Camila si approssimò alla finestra e, dopo aver valutato il cielo, propose:
-Ti piacerebbe se andassimo a leggere alla piazza? A volte ci vado con Lucio. Adoro quel posto. C'è una panchina appartata dove possiamo leggere tranquillamente.
Josefína diede loro il permesso ed uscirono dall'appartamento.
La panchina della piazza era vuota, e lì si sedettero. Camila aprì il libro e, prima d'incominciare a leggere osservò Lautaro. Lo scoprì con un gesto assente e la vista persa nel vuoto.
-Cosa succede?
Lautaro rispose senza guardarla:
-Mio padre ci portava sempre qui. Prima, vivevamo qui vicino.
Camila rimase senza parole; non sapeva cosa dire né come procedere. Quando lui posò il suo sguardo su di lei, sorrise e la rassicurò:
-Non essere nervosa. Non mi metterò a piangere.
"Cosa gli dico?", si disperò Camila.
-Come si chiamava tuo padre?
-Héctor.
-Quando morì?
-Il 13 Settembre del 2007. Io avevo quasi tredici anni.
-Eri molto piccolo -Disse, senza pensarci- Non è stato giusto. Cosa gli è successo? Era malato?
-E' successo tutto di fetta -Sospirò, e si passò una mano per la pronte, e Camila pensò che era la prima volta che lo vedeva abbattuto- Un giorno sentì un'oppressione al petto e si agitò. Gli fecero un'ecografia e videro un gonfiore. Lo analizzarono e risultò maligno. Arrivarono a fargli una sessione di terapie e la chemio. Il gonfiore diventò più grande in pochi giorni, come se le terapie, invece di abbatterlo, lo avessero alimentato. Non riusciva respirare, non riusciva a parlare. Io non volevo vederlo perchè lui voleva parlarmi, e mia madre gli diceva di non parlo, e lui diventava nervoso...- Si fermò quando la sua voce cominciò a contraffare.
Camila appoggiò il libro sulla panchina e lo abbracciò. Lautaro la strinse a sé, e Camila sopportò il dolore alle costole e la mancanza d'aria. Lui non piangeva, semplicemente la stringeva come se volesse prendere qualcosa da lei. Qualche secondo dopo, la lasciò poco a poco. Si guardarono negli occhi.
-A cosa pensi?
-Sto cercando di ricordare -Confessò Camila- cosa facevo io il 13 Settembre del 2007, mentre tu vivevi il giorno peggiore della tua vita.
-Ti lo ricordi?
-Sì. Lo ricordo molto bene perchè i miei genitori, Ignacio ed io eravamo a Disneyland.
Lautaro fece una risata che la destabilizzò.
-Io, al funerale di mio padre, e tu, a Disneyland.
-Altre epoche- Mormorò.
-A cosa ti riferisco con "altre epoche"?
-Erano le epoche delle mucche grasse, quando la mia famiglia aveva denaro.
-Erano ricchi?
-Sì. Molto. Vivevamo in un attico nella Recoleta e avevamo una casa a Del viso e un appartamento nella Punta del Este -Lautaro fece un fischio d'ammirazione, che fece sorridere Camila- Ora non abbiamo nulla.
-Cos'è successo?
-La fabbrica di tessuti della mia famiglia, che aveva fondato mio nonno, andò in bancarotta. E la nostra vita da lì cambiò. Mio padre litigò con suo fratello. Fummo costretti a vendere tutto. Cambiammo l'Audi con una Fiat, ci trasferimmo in un appartamento più piccolo...
-In un quartiere più brutto- Completò Lautaro.
-Beh, sì, non è bello come la Recoleta, ma ora lo vedo con occhi diversi. Prima lo odiavo, ora non molto.
-Sì? Ti stai abituando?
-No. E' perchè anche tu vivi lì. Lo stesso mi succede a scuola. Mi mancava molto il Saint Mary. Ora no.
-Perchè?- Chiese Lautaro, e sorrise con sospettosità.
-Sai il perchè.
Dillo di nuovo. Mi piace sentirtelo dire.
-Perchè ci sei tu in questa scuola.
-Allora, anche io ti ho aiutata ad essere felice?
-Sì, molto.
Il sorriso di Lautarò le rubò il fiato. Per lui, non era facile sorridere. Glielo aveva visto fare in rare occasioni, quasi mai con lei. Per questo, quel sorriso, la rese felice. In un impulso, gli confessò:
-Lautaro, tu sei la mia allegria.
Le labbra di lui tremarono, e il sorriso svanì pian piano.
-Davvero? -Le chiese, con un filo di voce, e Camila si limitò ad affermare con la testa. Lautaro le passò le braccia per la cintura e l'attrasse a sé- Ti amo, Camila- Inclinò la testa e la baciò.
Lei, che aveva sempre dimostrato un grande pudore, si dimenticò che si trovavano in una piazza piena di bambini e si abbandonò al bacio di Lautaro. Quando si separarono, lei sperimentò imbarazzo e simulò interesse nel libro di Agatha Christie. Non voleva che la vedesse con le guance rosse.
-Incomincio a leggere?- Propose, e si asciugò le labbra.
-Dai.
Dopo alcune pagine, Camila si fermò e, senza alzare lo sguardo, chiese:
-Lautaro, perchè Ines ti chiama "Lauti"?
-Che ne so io?-Nemmeno Laura ti chiama Lauti.
-Chiedilo a Ines. Cosa ne posso sapere io? Camila lo studiò e non vide agitazione in lui.
-Conosce Nahuel -Dichiarò- Perchè? Dove lo ha conosciuto?
-Ti ho già detto che le davo lezioni di Fisica. Una volta è venuta a casa mia e lo ha conosciuto.
-Com'è che l'hai aiutata in Fisica? Voi due non siete esattamente amici, no?
-Mi ha chiamato e mi ha chiesto un aiuto. Cosa dovevo dirle?
-Perchè non la sopporti?
-Chi ha detto che non la sopporto?
-Mi vorresti dire che non è così? La guardi con una faccia quando si avvicina...
-Non la guardo in nessun modo particolare. Mi è indifferente.-Mi hai detto che è una vipera.-Lo è. E questo è un fatto indiscutibile.
-E poi, quando ci stavamo organizzando per andare a ballare, tu le hai detto che è una bambina senza cervelli e lei ti ha insultato. E, nonostante questo, continua a chiamarti Lauti.
Lautaro la guardò negli occhi senza battere ciglio, e Camila lottò per non innervosirsi o agitarsi.
-Io non ho detto che è una bambina senza cervello. Ho detto che le bambine senza cervello vanno a ballare. Se si è sentita ferita, questo è un suo problema.-Non avete fatto amicizia mentre le davi le lezioni di Fisica?
-No. Continua a leggere, la storia sembra bella.
"Chi era la ragazza che ti chiamava continuamente il sabato che sono venuta a casa tua per il lavoro di Geografia? È addirittura venuta alla porta del tuo edificio per trovarti".
Fissò la vista nella pagina e si fermò a pensare a se doveva continuare la discussione o se lasciar perdere tutto e continuare a leggere. Sospirò e ricominciò la lettura.
Quella domenica sera, Camila entrò con timore su Facebook. Questo, si ampliò quando trovò un altro messaggio privato di Sonochisono.
"Sembra un santo quando indossa l'uniforme da boy scout, vero?". Questa volta, invece di un disegno, c'era una foto di lei e Lautaro nel patio della Parrocchia di Santa María. Le mani le tremarono sulla tastiera, e il suo cuore incominciò a battere forte. "Ci sta seguendo!", esclamò, frenetica di panico. Chi era? Chi si prendeva il disturbo di seguirli? Perchè? Cancellò il messaggio e la foto.
-Voglio che mi arrivino messaggi privati solo dai miei amici- Disse ad Ignacio, dopo avergli chiesto di aiutarla.
-Perchè?
-Perchè sì. Lo sai fare?- Lo affrettò, ed Ignacio procedette a cambiare il parametro.Non dormì tutta la notte e, il mattino dopo, chiese a Josefína il correttore per le occhiaie.
Durante il primo intervallo, si mise nel suo angolo per rileggere Shanna, uno dei suoi romanzi preferiti. Poco dopo, si presentò Lautaro, e Camila sperimentò allegria. Rimase muta, a guardare le sue labbra stirate in un sorriso malizioso. Lautaro si sedette al suo fianco.
-Non hai portato il libro che leggiamo insieme?
-No -Rispose lui- L'ho lasciato a casa.
Camila sentì un colpo di delusione.
-Che peccato. Avremmo potuto leggere durante le ricreazioni.
-Non voglio che ci vedano fare qualcosa di nostro, che appartiene alla nostra intimità.
"Nostra intimità", Ripetè emozionata.
-Tuo padre ha qualche professione?
-Sì, è un contabile ed è laureato in amministrazione di aziende.
-In cosa lavora adesso?
-Un amico gli ha trovato un lavoro in un'assicuratrice, ma io so che odia quel lavoro. E poi, lo pagano molto male. Questo era uno dei problemi che aveva con mia madre, che i soldi non bastavano mai. Beh, nemmeno adesso bastano.
-Nella nostra fabbrica è libro il posto del padre di Paola.
-Qual'è?
-Responsabile di Acquisti e depositi.
-E?
-Mi è venuto in mente che potrei dire a mia madre di far fare un colloquio a tuo padre.
Camila guardò il libro che aveva appoggiato sulle sue cosce. L'idea le risultò meravigliosa, anche se una seconda analisi l'avvertì che non era sensata.
-Non credo, Lautaro.
-Perchè?- Chiese con tono scandalizzato.
-Perchè chiederesti a tua madre un colloquio solo perchè è mio padre. E non dimenticare che mio padre ha delle fatture da sistemare. Ha una montagna di problemi legali. Parla sempre con l'avvocato.
-La fattura è stata fraudolenta?
Conoscendolo un po', non dovrebbe sorprendersi nell'ascoltare Lautare utilizzare quel vocabolario e quelle informazioni.
-No, certo che no- Mormorò.
-Allora?
-A me piacerebbe che mio padre lavorasse nella tua fabbrica, ma non voglio che sia un' imposizione.
-Non sarà un'imposizione, Camila -Replicò lui, di cattivo umore- Mia madre può fargli il colloquio come a chiunque altro. E poi, non lo assumerà se non gli piace, anche se è tuo padre.
-No, ovvio.
-Sarebbe un colloquio, niente di più.
-Certo -Camila estese la mano e la posò su quella di Lautaro- Grazie- Sussurrò.
Lautaro incrociò le dita con le sue e le strinse la mano. Lui la fissò a lungo, fino a quando Laura ruppe la magia.
-Hey, ragazzi! Vi faccio una foto- Propose, e si mise la fotocamera davanti al viso.
-Che bella fotocamera, Laura!- Commentò Camila.
-Me l'hanno portata i miei nonni da Miami. Fa delle foto bellissime. Volete vedere? Mettetevi in posa, così ve ne faccio una. Dai, Lautaro. Abbracciala! E sorridi!
-Non rompere, Laura.
-Sei un brutto antipatico.
A Camila i commenti di Laura fecero ridere.
-Vediamo come sono venute. Camila, sei bellissima! Guarda.
E' vero, era molto bella. Il Sole le bagnava i capelli, facendoglieli sembrare d'oro. I suoi occhi color cioccolato risaltavano molto.
-Tu, Lautaro, sei venuto orribile.
-Grazie amica.
-Per me -Disse Camila, senza pensare- E' venuto molto bene.
-Molto bene?- Si soprese Laura.
-Sì, mi piace.
-Tu -Disse lui- Sembri la modella di una rivista. Laura, fa una copia e mandamela per e-mail.
-Anche a me, Laura, per favore- Chiese Camila.
-Non so qual è la tua e-mail. Dammela.
Se la dettò e Laura se la scrisse sulla mano.
Mentre tornava a casa l'assaltò un pensiero inquietante: Laura aveva una fotocamera nuova e di buonissima qualità. Scosse leggermente la testa per togliersi quel pensiero dalla testa. Chi non aveva una fotocamente? Ad eccezione di lei, tutto il mondo ne aveva una. Ovviamente, il sospetto rimase nessa sua testa. Sarà stata Laura a fare quella foto alla Parrocchia? Era Laura Sono chi sono? Sarà gelosa? Sarà innamorata di Lautaro?
Quel pomeriggio, agitata e spaventata, Camila raccontò ad Alicia la storia degli anonimi.
-Non voglio che ti abbatti -Fu la prima cosa che le disse Alicia-, ma dobbiamo stare attente. Può essere semplicemente uno scherzo o l'opera di una persona perversa. Lo hai detto a tua madre o a tuo padre?
-No. Loro hanno già tanti problemi... Non voglio caricarli con uno in più.
-Capisco. Sei sicura che Sonochisono è della scuola? Potrebbe essere di un'altra parte?
-Sono sicura che sia della scuola perchè il primo disegno è apparso, dopo un intervallo, sulla lavagna della nostra aula.
-Sì, suppongo che sia una prova sufficiente. Sonochisono -Ripetè Alicia tra sé e sé- Così si presenta Dio a Mosè nel Primo Testamento. Potrebbe essere una persona che sappia la religiome o che abbia usato questo nome solo per caso. Ad ogni modo, l'ego di questa persona è grande.
-O l'ego di queste persone -Disse Camila- Potrebbero essere varie persone a stare dietro a questo scherzetto.
-Vediamo -Propose Alicia- Analizziamo i tuoi compagni.
Alla fine, Alicia e Camila rrivarono a povere conclusioni.
-Comunque, hai fatto bene a cambiare quella cosa per ricevere i messaggi solo dai tuoi amici. Vediamo cosa farà adesso.
-Se sa qual è la mia e-mail, potrebbe incominciare ad inviarmi lì i messaggi.
-Aspettiamo- Insistette Alicia.
Tornando in camera sua, dopo aver cenato, Camila si scontrò con Ignacio e si rese conto che aveva qualcosa di brutto da dirle.
-Mi hanno mandato un messaggio privato per te. L'ho letto -Disse, con una smorfia- E' strano.
-Mostramelo.
"D'ora in avanti uso il profilo di tuo fratello Ignacio per comunicare con te? Sarà meglio che abiliti di nuovo la funzione dei messaggi privati, non credi?". Più che paura, sperimentò sconfitta. La prima cosa che fece fu riabilitare proprio quella funzione. Di una cosa era sicura: non voleva che Sonochisono inviasse a Ignacio quei disegni perversi.
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