Capitolo 17
Un'ombra si proiettò su di lei, e Camila alzò la vista da un paragrafo particolarmente interessante del libro che aveva in mano. Il suo cuore perse un battito: era Lautaro, che le sorrise e si sedette accanto a lei senza pronunciare parola.
-Non t'imbarazza più far vedere che stiamo uscendo insieme?
-Non mi ha mai imbarazzato -Rispose lui, con espressione infastidita, e Camila sentì una pugnalata di paura, che subito dopo decise di combattere- L'ho fatto per proteggerci.
-Da chi? Non l'ho mai capito.
Lautaro non rispose. In cambio, depositò sul libro una tavoletta di cioccolata da duecento grammi. Camila non ne aveva mai vista una così grande, e si chiese dove avrebbe potuto trovarla.
-E' il mio cioccolato preferito- Pronunciò.
-Lo so.
-Come lo sai?
-Me lo ha detto Ignacio.
-Quando? Non sapevo ti avesse parlato.
-Gliel'ho chiesto ieri sera su Facebook e gli ho detto di non dirti nulla.
-Per questo avevi smesso di chattare con me? Perchè lo stavi facendo con mio fratello?- Si pentì immediatamente della sua domanda.
-No, ma perchè ce l'avevo con te. Però non voglio parlare di questo.
-Va bene -Caddero in un silenzio incomodo- Grazie -Disse a bassa voce e senza guardarlo- Per il cioccolato -Aggiunse- Lo amo.
Lo aprì e ruppe tre triangoli, che offrì a Lautaro.
-No. E' per te.
-Voglio che lo condividiamo.
-Io voglio che condividiamo tutto- Dichiarò lui, e accettò il cioccolato.
-Anche io- Sussurrò Camila, e si mise un pezzo in bocca. Non lo masticò; lo succhiò come una caramella fino a farlo sciogliere. Chiuse gli occhi e sospirò.
-Ti piace molto, vero?
-Sì. E' la mia maledizione. Amo mangiare, soprattutto le cose dolci. Così siamo noi del Toro, colore e mangione.
Perchè con Lautaro le risultava tanto facile aprire la propria anima?
-E' bello vederti felice mentre mangi.
-Non dirai più la stessa cosa quando mi vedrai grassa come un tricheco. Allora non mi vorrai più.
-Io ti vorrò sempre.
Camila alzò la vista. Si fissarono negli occhi.
-Dopo -Proseguì Lauraro, con un dominio ammirevole-, scartala e guarda dentro. No, ora no. Dopo, quando sei a casa.
-Okay.
-Manca poco al tuo compleanno.
-Sì.
-Cosa pensi di fare?
-Ti ho già detto che non farò nulla. Non mi piace festeggiare il mio compleanno. E poi, è di martedì e devo lavorare.
-Ciao -Salutò Ines- Come va?
-Ciao- Rispose Camila.
-Ciao- Disse Lautaro, prima di alzarsi e andarsene.
Ines si sedette accanto a Camila e si tolse gli auricolari dell'iPod.
-Che palle che fa venire il tuo ragazzo, Cami! Mmmm, che buono!- Esclamò, nel vedere il cioccolato.
-Ne vuoi un po'?
-No, ingrassare e ti riempie di cellulite. Che facciamo questo fine settimana? -La domanda di Ines la fece riflettere. Ancora la scioccava la svolta che aveva preso la sua vita in questione di settimane. A volte, i cambiamenti, tanto desiderati, le risultavano eccessivi ed inimmaginabili- Cosa c'è? Come mai sei così silenziosa? Hai litigato con Lautaro?
-No, no. Stavo pensando.
-A cosa?
-A quello che mi hai chiesto, a cosa fare questo fine settimana.
E' stato Lautaro a regalarti il cioccolato?
-Sì.
-Allora? Che facciamo questo fine settimana?
-Non lo so. Devo vedere.
-Non mi diventare una suora solo perchè ti sei fidanzata! Dai, usciamo da sole sabato. Posso venire a dormire a casa tua?
-Non lo so, devo chiederlo a mia madre.
La campanella annunciò la fine della ricreazione.
-Ho visto che hai un profilo Facebook -Commentò Ines, mentre tornavano in aula- Ti invierò la richiesta d'amicizia. Accettala alla svelta.
In aula, qualcuno aveva fatto uno stupido disegno alla lavagna: una ragazza, in ginocchio, faceva un bocchino ad un ragazzo. Si trattava di un disegno stilizzato, come quello che avrebbe potuto realizzare un bambino, anche se c'erano grandi dettagli nella mascolinità e nell'espressione del giovane, cose che stupirono molto Camila. L'ira e l'imbarazzo le fecero cambiare stato d'animo nel leggere: "Camila fa un bocchino a Lautaro". Le venne un doloroso nodo alla gola e non riuscì a reagire.
Una mano -una mano enorme che le risultò familiare- cancellò il disegno dalla lavagna, e l'immagine sparì. Alla fine, Lautaro si tolse il gesso dalla mano con tranquillità. Camila lo osservava, non facendo caso alle risate e ai commenti perversi dei compagni. Lui alzò lo sguardo e la guardò, e lei ebbe l'impressione che gli occhi di Lautaro parlassero. "Visto?", le dicevano. "Ti avevo detto di non dire nulla. Era per questo". Chi aveva fatto quel disegno? Automaticamente, Camila guardò verso il posto di Sebastián. Come mai aveva fatto, si manteneva lontano dalla risata generale; era silenzioso e serio, con i gomiti appoggiati sul banco e fissava la vista nel righello che faceva girare tra le sue mani.
Quella notte, com'era ormai d'abitudine, si connesse a Facebook, e, dopo aver accettato la richiesta d'amicizia di Ines, di sua cugina Anabela e della sua amica Emilia, si aprì un messaggio privato. Non conosceva chi l'aveva scritto: Sonochisono. Non c'era un testo, ma una fotografia. Era il disegno della lavagna. Data la bassa qualità dell'immagine, dedusse che l'avevano scattata da un cellulare. Chiunque dei suoi trentasei compagni avrebbe potuto inviargliela. Le tremò la mano quando la cancellò.
Si buttò sul letto e, mentre mangiava gli ultimi pezzi del suo cioccolato (lo aveva condiviso con sua madre e Ignacio), pensava a chi avrebbe potuto inviare quella fotografia. Un ricordò le venne in mente:
"Dopo, scartala e guarda dentro. No, ora no. Dopo, quando sei a casa". S'incorporò presa dall'emozione. Nella parte interna della carta, c'era un messaggio scritto da Lautaro: Ti amo, Camila. Una corrente elettrica le percorse il corpo. Non le aveva mai detto "ti amo".
Si addormentò decisa a non raccontargli il fatto del messaggio privato con la foto allegata per evitare discussioni e litigi. La mattina dopo, dopo aver salutato Ignacio e mentre aspettavano il treno, glielo confessò. Bastò un suo sguardo e la domanda: "Cosa ti succede? Sei strana". Lautarò la guardò in silenzio prima di rivolgere lo sguardo in avanti.
Quello stesso giorno, durante la ricreazione, Lautaro la invitò a prendere un caffè. Dopo il primo sorso, le chiese:
-Sei riuscita a scoprire qualcosa su chi ti ha inviato la foto?
-No. Ho cliccato sul nome e mi ha portata sul suo profilo, che non dice nulla, né ha foto.
-Lo immaginavo.
-Sarà stato uno dei compagni per fare il simpatico- Disse Camila, e Lautaro annuì.
Laura e Nicola si sedettero al loro tavolo.
-Allora, Lautaro? Hai già raccontato la novità a Camila?
-Quale novità? -Volle sapere, cosciente del fatto che se le domande le avesse formulate Nicola, non le avrebbe dato fastidio. Invece, le aveva formulate la migliore amica di lui, e la fece diventar gelosa. Laura sapeva qualcosa di Lautaro che lei non sapeva. Lautaro aveva raccontato qualcosa a Laura e a lei, no.
-Te lo avrei raccontato ora. Mi voglio iscrivere alle olimpiadi di Matematica e Fisica che organizza il Governo della Città.
-Davvero?
-Se vince -Si entusiasmò Nicola-, gli daranno duemila dollari e regaleranno un viaggio per tutta la classe sulle montagne di Córdoba per le vacanze di Luglio.
-Quando incominciano le olimpiadi?
-Non lo so con certezza. Oggi me lo confermeranno. Internet non dice molto.
-Come lo hai saputo?
-Me lo ha detto un'amica di karate.
"Un'amica di karate", ripetè Camila per se stessa, con l'anima a terra. "E' colpa mia", si sgridò. Gli stupidi giudizi l'avevano portata a supporre che Lautaro era un ragazzo senza vita sociale, né amici, un nerd. Si vergognò nel rendersi conto che si era sentita superiore a lui quando, in realtà, era proprio lui ad avere una vita più ricca ed era felice nella sua sicurezza.
-Ah -Mormorò- Anche la tua amica di karate parteciperà alle olimpiadi?
-Sì, è un genio della Matematica. Oggi andiamo insieme ad iscriverci.
Il caffè le seppe di bile. Odiò Lautaro e la karateca, genio della Matematica, e Laura, ancora Laura, che sorrideva con la faccia da idiota quando lei aveva solo voglia di mettersi a piangere. L'orgoglio la fece sorridere e, allo stesso tempo, le fece male la mandibola. Perchè non le proponeva di accompagnarlo? Perchè sapeva che doveva badare a Lucio o perchè voleva andarci da solo con la sua amichetta di karate?
All'uscita da scuola, Lautaro la fermò prima che potesse andare.
-Mi piacerebbe pranzare insieme oggi, ma ho ginnastica.
-Va bene. Ciao. Ay!- Camila provò un po' della forza di Lautaro quando questo la trascinò per alcuni metri e la imprigionò contro la parete.
-Cosa c'è? -Le chiese, con un sorriso da sapientone che Camila avrebbe voluto strappargli a unghiate- Sei stata con questa faccia da culo per tutta la mattina.
-Non ho niente. Lasciami. Devo andare a lavorare. Lasciami! -Lautaro la mantenne per i polsi e glieli sostenne ai lati del corpo; lo zaino di Camila atterrò ai suoi piedi- Lautaro, c'è un sacco di gente.
-Allora?
-Mi sento in imbarazzo. Non t'importa più che sappiano che stiamo insieme?
-Glielo hai detto a Sebastián. Ormai lo sanno tutti. Ora, che cosa importa?
Nel vederlo avvicinarsi a lei, girò la testa. Lui le baciò il collo; la mordicchiò e la annusò. Camila tremò dall'eccitazione. La sua aggressività la eccitava allo stesso modo che sentirsi piccola ed indifesa.
-Lasciami baciarti -La pregò, con le labbra sulla tempia- Sto morendo dalla voglia di baciarti.
Camila girò la testa lentamente ed alzò le palpebre per incontrarsi con gli occhi di Lautaro, che erano diventati più scuri. Il suo sguardo la impressionò, e trattenne il fiato. La baciò come se avesse poco tempo per terminare un compito imprescindibile. Era la prima volta che lo sentiva così, senza controllo; non si mostrò paziente, né dolce, al contrario, s'introdusse nella profondità della sua bocca e la occupò con la lingua con energia. Lei conservò un'attitudine passiva. Le sue mani continuavano a stare al loro posto, nonostante lui non la tenesse più per i polsi, e anche la sua bocca e la sua lingua si mantennero calme. Si chiese perchè lo faceva; forse, per castigarlo per non aver raccontato prima a lei delle olimpiadi di Matematica e Fisica e perchè andava ad iscriversi con l'amica di karate. La verità, ammise, era un'altra: inspiegabilmente, questa passività la eccitava. Un istante dopo, non risultò sufficiente, e, impulsata dalla passione di Lautaro, gli afferrò le spalle e lo baciò come non si sarebbe mai permessa di fare fino a quel giorno. Aveva bisogno di agitare la lingua, toccare quella di lui, mordere le sue labbra, palpare la pelle del suo viso (per questo glielo afferrò). Senza proporglielo, gli accarezzò i denti. Quante volte aveva visto coppie baciarsi nell'atrio della scuola e quante volte le aveva condannate? Molte, sempre. In quel momento, nulla contava. Il chiasso si era sfumato. Una cupola li copriva e preservava la loro intimità. Risultava un'esperienza sconcertante sentirsi tanto bene con lui, come se fossero una cosa sola. "Bacio bene?", gli avrebbe chiesto, se il panico della risposta non le avesse sigillato le labbra.
Lautaro ruppe il contatto, ma non si separò da lei. Continuò a respirare affannosamente con le labbra sulla fronte di Camila.
-Hai aperto la carta del cioccolato -Volle sapere. Camila annuì, afferrata alle sue spalle- E?
-Anche io.
-Anche io, cosa?
-Anche io ti amo.
-Come lo sai? Che mi ami, intendo.
-E tu, come lo sai?
-Lo so da più di un anno, da quando ti ho vista per la prima volta.
-Sì, sì, però come lo sai?
-Perchè non faccio altro che pensare a te e, quando sei nei dintorni, non riesco a smettere di guardarti.
-A volte non mi guardi.
-Questo sembra a te. Io ti guardo sempre. Sennò, ti ascolto.
-Perchè non mi hai raccontato delle olimpiadi?
-Te l'ho raccontato.
-No. E' stata Laura a dirti di raccontarmelo. Perchè lei lo sapeva ed io, no?
-Perchè era con me quando la mia amica di karate me lo ha detto.
-Come si chiama la tua amica di karate?
-Natalia.
-E' bella? Non ridere come uno stupido. Non prendermi in giro, Lautaro. Sono sicura che non ti piacerebbe se io andassi in giro con un amico.
-Mi fiderei di te.
-Quando abbiamo aperto il mio profilo Facebook hai detto che non vuoi condividermi con nessuno.
-E non voglio. Ma il fatto che non voglia condividerti non significa che non mi fidi di te.
-Sabato, al Dolmen, Paola ha detto una cosa che mi ha fatto pensare.
-Cos'ha detto?
-Dalla morte e dalle corna nessuno si salva.
-Dalla morte, è vero. Dalle corna, no.
-Come ci si salva dalle corna?
-Non lo so. Suppongo che la questione sarebbe rimanere sempre uniti e renderci felici, come ora, come in questo momento.
-Credi che mio padre abbia un'altra donna.
-Cosa ne pensi tu?
-Penso di no.
-Bene. Fidati di te stessa.
Camila gli circondò la cintura e lo abbracciò. Lautaro le sussurrò:
-Qualunque cosa succeda con i tuoi genitori, io ti aiuterò a superarlo, come tu mi hai aiutato a superare la morte di mio padre.
-Io non ti ho aiutata. Mi sarebbe piaciuto farlo, ma non l'ho fatto.
-Tu mi hai salvato, Camila -Le si chiuse la gola e le vennero le lacrime agli occhi. Si morse il labbro e, nel chiudere le palpebre, le lacrime uscirono e le bagnarono le guance- Non piangere, per favore. Non voglio che tu sia triste -Camila scosse la testa e gli diede uno sguardo disperato. Lautaro la osservò come se la stesse studiando- Non posso credere che la mia ragazza abbia gli occhi di questo colore.
-Ti piace?- Sussurrò.
-Non avevo mai visto un colore così... castano ed intenso -Le prese il viso tra le mani e, con i pollici, le pettinò le sopracciglia castano scuro- Sei la più bella.
-Ti ho già detto che non è vero.
-Sei la più bella per me.
-Grazie -Camila si asciugò gli occhi con un fazzoletto- Devo andare- Annunciò con malavoglia.
-Prima, rispondi alla mia domanda.
-Quale domanda?
-Come sai che mi ami?
Si prese un paio di secondi per rispondere. Voleva esporre la verità in modo chiaro.
-Sono sicura che sento amore per te- Dichiarò.
-Perchè?
-Perchè da sabato 23 Aprile, quando ti ho visto alla porta del mio palazzo, con Nahuel seduto accanto a te, penso solamente a te e voglio stare con te. Anche se ho molti problemi, penso solamente a te, come se tutto il resto non contasse. E' incredibile.
-Cos'altro?- Volle sapere lui, e la strinse di più tra le sue braccia.
-Quando ti vedo, mi batte forte il cuore.
-E poi?
-Adoro quando... Mi piacciono i tuoi baci- Le confessò in un sussurro, senza guardarlo.
-Sì? Bacio meglio degli altri?
-Non lo so. Tu sei il primo.
-Il primo?
Perchè era così sorpreso? Cosa pensava? Che lei passava la vita a baciare ragazzi?
-Sì -Mormorò, improvvisamente in imbarazzo; non sapeva cosa concludere dal comportamento di Lautaro- Cosa c'è? Ti da fastidio? Ti sembro una sfigata per non essermi baciata con altri ragazzi, prima?
-No! Per nulla! E' che... Non ci posso credere. Sei così bella... Non riesco a credere che nessuno abbia mai tentato di baciarti.
-Beh, ora sai la verità -Espresse, infastidita- Nessuno mi ha mai baciata, ma se vuoi che comparo i tuoi baci con quelli di altri, posso chiederlo a...
Si zittì subito, all'intervento di Lautaro:
-Non mi tradire mai, Camila.
-Nemmeno tu.
Tornarono a baciarsi e, mentre lo facevano, Camila si concentrava nell'analizzare cosa significava e le sue conseguenze. Chiudeva gli occhi mentre la baciava? Come metteva le gambe? Come muoveva la testa? Voleva allungare la mano, trapassare il suo petto e toccare l'essenza del suo essere, Questa era un'altra cosa che dimostrava che lo amava. Era la prima volta che s'impegnava a conoscere qualcuno. Si concentrava anche nell'analizzare la sua tecnica per baciare; l'avrebbe messa in pratica, così non lo avrebbe deluso. "Questo è il quinto bacio con la lingua che ci diamo", calcolò. Li contava perchè li custodiva.
-Arriverò tardi da Alicia. Devo andare.
-Va bene- Si rassegnò lui, e le tolse le mani di dosso.
Quando si girarono, si trovarono di fronte a Ines, Paola e Sebastián. Li osservavano con espressioni congelate e, ovviamente, Camila notò, ognuno di loro comunicava un messaggio chiaro: Sebastián, rabbia; Ines, tristezza; Paola, disprezzo. Da quanto tempo li stavano guardando? Anche se le sembrò strano, non si sentì imbarazzo, ma l'inquietudine che causa il pericolo. Come atto riflesso, incrociò le dita con quelle di Lautaro. Questi tre formavano un muro che lei non avrebbe varcato da sola.
-Andiamo, Cami?- Parlò Ines, finalmente.
-Sì, andiamo.
Il secondo messaggio di Sonochisono arrivò il venerdì. L'allegato, si trattava di un disegno scannerizzato, simile a quello della lavagna, ma più preciso, fatto meglio e a colori. Sembrava opera di un esperto. I lineamenti li Lautaro s'identificavano facilmente. Quelli della ragazza rimanevano nascosti dagli abbondanti capelli scuri. "Allora non sono io", dedusse Camila. Il titolo diceva: "Amo fare i bocchini a Lautaro".
Ebbe paura della malvagità umana. La spaventava non riuscire a comprendere con che fine le inviava gli anonimi. Senza ombra di dubbio, per farle del male, ma perchè?
Lo chiuse. Si disse che, quella volta, avrebbe mantenuto la bocca chiusa con Lautaro. Non voleva che si arrabbiasse per aver fatto pubblico il loro fidanzamento. Avrebbe protetto la loro felicità. Il codardo che le inviava i messaggi avrebbe finito per stancarsi.
Anche se decise di non pensare troppo alla cosa, una lista con i possibili candidati si formò nella sua mente. Sebastián occupava il primo posto. Lo seguivano altri compagni famosi per i loro scherzi stupidi: Petersen, Bustos e Díaz. Tolse il nome di Nicola. Si chiese chi, oltre Sebastián, era il nemico di Lautaro. Ce n'erano due, Pedraza e Maldonado, che lo infastidivano. Un altro nome da considerare era quello di Paola, che aveva detto chiaramente di detestare la famiglia del ragazzo.
E a lei? Chi la odiava? Nessuno, fu una risposta che la precedette. Nessuno la odiava perchè nessuno l'apprezzava. Prima che Lautaro le rivelasse i suoi sentimenti, solo Nicola riconosceva la sua esistenza.
Cancellò il messaggio privato; temeva che Lautaro, che sapeva la sua password di Facebook, entrasse e lo leggesse. Sul punto di cambiarla, si fermò sentendosi in colpa: sentiva che lo avrebbe tradito, così facendo. "Perchè non posso cambiare la mia password se io non conosco quella di Lautaro?", si domandò. Nonostante ciò, non lo fece, e rimase con una spiacevole sensazione, quella di aver perso la battaglia contro la poderosa ascendenza che questo Scorpione cominciava ad esercitare su di lei.
Lautaro le scrisse:
"Guarda cosa diceva Borges: 'La lettura dev'essere una delle forme della felicità e non si può costringere nessuno a essere felice'. Tu sei felice quando leggi. Voglio che mi obblighi ad essere felice. Voglio condividere con te questa felicità. Voglio condividere ogni cosa con te. Consigliami un libro".
Camila scrisse:
"Se vuoi davvero che condividiamo tutto, domani invitami ad una tua riunione degli scout. Ti porterò il libro che, credo, ti piacerà. Se vuoi, lo leggiamo insieme".
Non passò nemmeno un minuto, che Lautaro scrisse:
"Sì a tutto, amore mio. Sì, ti invito alla riunione degli scout. Sì, lo leggiamo insieme. A domani".
Non la chiamava mai "amore mio", lo scriveva solo nei messaggi, per questo aspettava sempre con ansia i suoi messaggi su Facebook.
Un momento più tardi, Camila rise quando la sua amica Emilia le scrisse:
"Voglio conoscere il tuo ragazzo, Cami! E' così dolce".
Successivamente, lo fece sua cugina Anabela:
"Te lo tenevi tutto per te, biricchina. Posta una sua foto immediatamente! Voglio conoscerlo!".
Sorrideva mentre rispondeva, meravigliata di aver recuperato una delle parti più importanti del suo passato. Anche questo lo doveva a Lautaro. Lui le aveva restituito la pace.
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