Capitolo 12
La svogliò una scossa. Alzò le palpebre con difficoltà. La scossa si fece più movimentata. Man mano che la pesantezza svaniva, avvertì un pianto. Alzò la testa e scoprì suo fratello Ignacio, seduto in fondo al suo letto, che piangeva in silenzio. Ignacio che piange? Ignacio non piange mai; lui aveva sempre il buon umore e il sorriso.
-Ignacio! Che succede?
-Papà -Piagnucolò il ragazzo- Papà... se ne va.
-Dove?
-Se ne va di casa- Disse, e si mise a piangere senza fermarsi.
Camila lo abbracciò per consolarlo senza capire bene il perchè dell'amarezza di suo fratello. Cos'aveva detto? Che suo padre se ne andava?
-Come se ne va di casa?
-Sta facendo la valigia.
-Perchè?
-Stanotte, dopo che ti ha portata in discoteca, ha avuto bruttissimo litigio con mamma. E questa mattina le cose non sono migliorate. Ha detto che si è stancato di tutto e che se ne va.
-No! Ignacio, esci un attimo così mi vesto.
Si mise un jeans e la prima maglietta che vide nell'armadio. Si sedette sul bordo del letto per calzare le ballerine. Si pettinò i capelli velocemente e si fece una coda di cavallo per dominare le ciocche ribelli.
Un sospettoso silenzio inondava le stanze della casa. Andò nel corridoio: la porta della camera dei suoi genitori era chiusa. Si avvicinò con attenzione e appoggiò l'orecchio sul legno. Nessuno parlava; i suoni corrispondevano alle porte e ai cassetti che si aprivano e si chiudevano. Bussò. Nessuno le diede il permesso di entrare. Aprì la porta.
L'immagine la colpì come un pugno in piena faccia. Il dolore nella sua anima formò un nodo alla bocca del suo stomaco. Suo padre si affrettava a riempire la valigia più grande. Da un angolo, sua madre lo osservava in silenzio, con le braccia incrociate e dispiacere nello sguardo. Camila l'avrebbe scossa per farla reagire. "Fermalo! Pregagli di rimanere! Pregagli di non andare!".
-Papi...
-Non adesso, Camila -Intervenne Josefina- Tuo padre è occupato a riempire la valigia per abbandonarci.
-Non dirle questo! Non abbandonerei mai i miei figli!
-Cosa stai facendo, allora?
-Sto lasciando te perchè non ti sopporto più!
-No! -Lo strillo di Camila attirò i maggiori- No, papà! Ti supplico, non andartene!
-Non te ne andare!- Si unì Ignacio.
Juan Manuel lasciò un vestito e abbracciò i suoi figli.
-E' meglio così, amori miei.
-Come puoi dire questo, papà?- Lo riprese Camila.
-Voi vivete in un ambiente molto violento, perchè vostra madre ed io non ci mettiamo d'accordo.
-Non te ne andare!
-Non sarà per molto. Vedrete.
-No! -Camila ruppe l'abbraccio ed incominciò ad allontanarsi per il corridoio camminando all'indietro- Non lo accetto! Non accetto che te ne vada! Se te ne vai, non mi vedrai mai più!
-Camila, per favore...
-Vi odio! Odio tutti e due!
-Camila, vieni qua!
Si girò e uscì di corda. Aveva bisogno di scappare da quell'appartamento. Chiuse la porta principale con un colpo che rimbombò in tutto l'edificio. Senza la pazienza per poter aspettare l'ascensore, scese le scale correndo, incrociò la reception e si lanciò in strada, accecata dalle lacrime e dal dolore. Qualcuno gridava il suo nome, se ne rendeva conto, ma non riusciva a reagire, Come se una volontà esterna la dominasse, continuava ad allontanarsi.
-Camila!
Qualcuno la fermò tenendola per la spalla. Si girò, presa dalla furia, e gridò a chiunque fosse:
-Cosa c'è?
-Camila -Lautaro la guardava, flagellato; Nahuel gemette- Camila, che succede? Dove vai? Stai piangendo?- Estese il braccio per toccarle il viso bagnato, e lei si ritrasse. Si asciugò gli occhi con la manica della maglietta.
-Mio padre -Disse, dopo un paio di secondo- Mio padre... divorzierà da mia madre. Ora... In questo
momento, sta facendo la valigia. Dice che... Dice che...
Mantenne ferma la sua bocca con il dorso della mano e guardò da un'altra parte. Lautaro l'avvolse con le sue braccia. La resistenza di lei venne sconfitta e, con un singhiozzo che affogò nel petto di lui, si afferrò alla sua cintura. Respirò il suo profumo e si sentì subito meglio. Lui era forte, solido e sicuro, ed era lì, con lei e per lei. Lautaro le prese il viso tra le mani e la obbligò ad alzare lo sguardo. Le spostò le lacrime con i pollici. S'inclinò e le baciò la punta del naso.
-Non voglio tornare a casa mia -Singhiozzò Camila- Non sopporterei vedere che mio padre...
-Andiamo a casa mia. Venivo proprio a cercarti per continuare con il lavoro.
-Non credo di riuscire a farcela oggi.
-Non facciamo nulla, allora. Andiamo.
Nell'appartamento di Lautaro, la ricevette lo stesso profumo del giorno prima. Fece un respiro profondo per ubriacarsi dell'energia di quell'aroma.
-Non c'è nessuno?
-No. Sono andate da mia nonna. Vieni, andiamo in camera mia.
-Prima vorrei andare in bagno per lavarmi il viso.
-Usa il mio.
In camera, Lautaro le aprì una porta e le disse di entrare. Camila la chiuse dietro di lei e rimase immobile a studiare lo spazio. La luce entrava da una grande finestra, e abbassò le palpebre per sentire il calore del sole sul suo viso. Lautaro doveva essersi fatto la doccia prima di uscire perchè c'era ancora il vapore con l'aroma a sapone sospeso nell'aria. Non voleva guardarsi allo specchio, così si perse nei dettagli della decorazione e negli effetti personali di Lautaro. C'era la schiuma da barba della marca Gillette e una lametta. "Quindi si fa la barba", pensò, e l'idea le causò soddisfazione. Odorò il profumo, uno di Ralph Lauren, e le sembrò squisito. C'era una scatola piena di altri oggetti, ma nella quale non trovò preservativi.
Prima di guardarsi allo specchio, si sciacquò il viso. Per fortuna, la sera prima si era tolta il mascara e si era fatta la doccia. Alla fine, recuperò il coraggio e si osservò. "Beh", cercò di animarsi, "potrei essere peggio di così". Si sciolse i capelli e si servì di un pettine di Lautaro per metterli in ordine.
Fece pipì ed uscì. Quasi inciampò con Nahuel, che sembrava attendere attaccato alla porta.
-Ciao, Nahuel. Come stai, bellissimo? -Gli accarezzò la testa e lui incominciò a muovere la coda- Dov'è il tuo padrone?
-Qui- Lautaro si fermò sotto al cornicione della porta e la fissò. Un mezzo sorriso, appena visibile, ingannava la serietà della sua espressione. Camila distolse lo sguardo e si dedicò al labrador. "Che sciocca!", si riprese. "Perchè sono così nervosa?". Lo era, per questo sorrideva senza motivo e aveva le guance rosse.
-Mi piacerebbe chiamare a casa. Sono uscita senza dire nulla. Non sanno dove sono.
Lautaro stesso digitò il numero sul telefono e glielo passò.
-Lo sai a memoria?
-Sì. Ti aspetto in cucina. Sto preparando la colazione.
-Okay.
Camila entrò in cucina un momento più tardi.
-Non ho chiamato.
-Perchè?
-Credo di dover andare.
-Perchè?- Lautaro si mostrò dispiaciuto.
-Ho lasciato mio fratello da solo in tutto quel casino. Non è giusto. Stava piangendo stamattina quando mi sono svegliata. Era seduto ai piedi del mio letto, e piangeva -Le si spezzò la voce- Devo andare.
-Non voglio che tu vada. Ti farà bene stare qui. Perchè non chiami tuo fratello e gli dici che lo andiamo a prendere?
-Ignacio qua, con noi?
Lautaro fece spallucce.
-Ho la Playstation, il computer, film... Non si annoierà. Possiamo anche andare a fare una passeggiata. A prendere un gelato. Possiamo andare al cinema.
-Sicuro?
-Certo. Non te lo starei proponendo se non lo fossi.
-Grazie. Ora lo chiamo -Alla fine, tornò con un aspetto migliore- Ignacio è andato a casa del suo migliore amico.
-Hai parlato con tua madre?
-Sì. Non ho avuto il coraggio di chiederle se papà se n'è già andato. Sono una codarda!
-Non dici mai parolacce.
-Come?
-Che non dici mai parolacce. Un'altra, al tuo posto, avrebbe detto: "Sono una merda!"
-Sono anche questo- Disse, e sorrise con aria stanca.
-Mi piace che non dici parolacce.
Si sedettero a fare colazione. Camila bevette un cappuccino e mangiò un cornetto senza vergogna. Tra boccone e boccone, pianificava le attività del giorno. Nahuel appoggiava il muso sulla gamba di Camila e la osservava con occhi tristi.
-Ti fa quella faccia da cane bastonato perchè vuole il cornetto- Spiegò Lautaro.
-Posso?
-No, gli fanno male. E poi, tende ad ingrassare. E' un difetto della razza.
-Lo stesso che ho io- Espresse Camila, mentre accarezzava la testa del cane e ammirava i suoi occhi verdi.
-Tu hai un corpo perfetto.
Camila rise, sempre impegnata ad accarezzare la testa di Nahuel.
-No, non ce l'ho.
-E' perfetto per me.
Non si permise di affrontare lo sguardo di Lautaro. Anche senza il contatto visuale, percepiva l'intensità che fuoriusciva da lui.
-Che sia perfetto per me è l'unico che importa- Riprese.
-Che bello che è Nahuel!- Esclamò, per cambiare argomento.
-Sì, molto bello. Però è un fifone.
-Non ci credo. Vero che non sei codardo, bellissimo?
-Vuoi vedere? Vieni. Trattienilo nella mia camera ed esci quando te lo dico io.
Subito, Camila si presentò nel corridoio con dietro Nahuel. Lautaro si trovava ad un paio di metri da loro con un giocattolo ai suoi piedi, un T-rex alto circa trenta centimetri, robotizzato, che avanzava verso di loro, emettendo ruggiti. Il labrador emise un ringhio e andò nella camera del suo padrone. Camila lo seguì. Nahuel entrò nel bagno di Lautaro, scorse la tende della vasca con la resta e si nascose dentro. Camila lanciò una risata quando il cane si sporse per controllare che il suo nemico non invadesse i suoi spazi. Lautaro mise il robot sul pavimento del bagno, e Nahuel tornò a sparire dietro la tenda.
-Vedi? E' fifone.
-Poverino! -Esclamò Camila- Togli questo giocattolo da qua. Vieni, Nahuel, vieni. Ti proteggo io.
-Non lo abbracciare. Non l'ho ancora lavato. Questa razza lascia un odore molto forte.
-Vuoi che lo laviamo insieme?
-Ne hai voglia?
-Mi piacerebbe.
-Mostra i denti?- Si spaventò Camila, mentre lo insaponavano.
-Sì, ma non ringhia. Non è arrabbiato, ma spaventato o imbarazzato. Lo fa anche quando si sente in colpa per aver rotto qualcosa o quando ruba il cibo dal ripostiglio.
-Lo conosci moltissimo.
-Sì. E lui conosce me.
-Da quanto tempo lo hai?
-Da più di tre anni.
"Da più di tre anni", ripetè Camila per se stessa. "E' da più di tre anni che è morto tuo padre, Lautaro".
-Non ti permettere a scuoterti vicino a noi.
Dopo che Nahuel si scosse in un angolo, Camila lo strofinò con un asciugamano.
-Sei divino- Gli disse, e lo abbracciò.
Pranzarono con la rizza che trovarono nel congelatore e per dolce il gelato che Lautaro ordinò per telefono.
-Cos'hai fatto a Sebastián sul collo, ieri? E' stato come se lo paralizzassi- Chiese Camila mentre guardavano un film, buttati sul divano. Lautaro s'incorporò, appoggiò i gomiti sulle ginocchia e fissò la vista nel vuoto.
-Non vuoi raccontarmelo?
-Non mi piace quello che ho fatto ieri. Da quando ho incominciato karate a quattro anni, i miei maestri mi hanno insegnato cose che si sono cancellate quando ieri ho visto che Sebastián ti toccava.
-Cosa ti hanno insegnato?
-Cose che hanno a che fare con l'equilibrio e la pace interiore.
-Quello che gli hai fatto nel collo è una tecnica di karate?
-No, è una tecnica di Wing Chung.
-Wing Chung? -Lautaro annuì, sempre con la vista persa nel vuoto- Cos'è?
-Una tecnica di lotta cinese. Ho incominciato l'anno scorso quando ho visto una pubblicità alla stazione.
-Però, continui a fare karate, no?
-Ovviamente.
-Raccontami -Lo animò Camila, e posò la mano sull'avambraccio di lei; subito notò che si tendeva- Raccontami del karate.
-Cosa vuoi sapere?
-Tutto. In quale istituto vai, quale cintura sei. E' vero quello che ha detto Ines, che sei istruttore?
-Sì, dei più piccoli.
-Riesci a gestire i tuoi alunni?
-Sì, e molto bene.
Camila sorrise. Nonostante fosse parco e serio, paradossalmente, non le costava immaginarlo dolce e simpatico con i bambini. Desiderò che conoscesse Lucio.
-Tu ed Ines andate insieme all'istituto di karate?
-No. Lei ha appena iniziato. Io sono cintura nera, primo dan.
-Cosa significa? -Dopo dieci minuti di conversazione, nella quale Camila assorbì la passione che Lautaro comunicava, finì per invidiarlo- Anche a me piacerebbe avere qualcosa che mi piaccia tanto come a te piace il karate. O come lo scout.
-Tu hai i libri -Le ricordò Lautaro- Ti vedo sempre leggere durante la ricreazione. Anche se il mondo cadesse intorno a te, tu leggi e non alzi lo sguardo.
Camila sorrise. Non si era resa conto di questa cosa.
-Mi piacerebbe vederti facendo karate.
-Puoi venire all'istituto quando vuoi.
-Non hai qualche filmino che possa vedere adesso?
-Sì. Brenda ha filmato l'esame che ho fatto per avere la cintura nera e lo ha messo su internet. E' noioso. Non credo che t'interessi.
-Sì che m'interessa! Mostramelo.
Andarono in camera e Lautaro accese il computer. Incominciarono a vedere il video, seguito da altri. Una cosa ne derivò un'altra, e Lautaro finì entrando nel suo profilo di Facebook, perchè voleva mostrarle alcune fotografie dell'ultimo accampamento con gli scout in un camping di Valle de Traslasierra, a Córdoba. Camila vide che c'erano ragazze molto belle; una di loro, con i capelli tinti e fino alle spalle, passava il braccio sulle spalle di Lautaro e, invece di guardare la camera, guardava lui.
-Tu non hai un profilo Facebook. Tuo fratello sì, ma tu no.
Lautaro digitò e aprì il profilo di Ignacio.
-Questa foto tua che ha messo tuo fratello mi piace molto.
-Non sapevo che mio fratello avesse postato una mia foto.
-Ti piacerebbe aprire un profilo?
-Non lo so. Mi annoia. E non saprei cosa metterci.
-Possiamo inviarci cose e chattare. Sarebbe un modo per comunicare. Siccome non hai un cellulare... Posso scriverti la sera, prima di andare a dormire.
-Non capisco niente di Facebook. Non sono molto tecnologica.
-E' molto facile. Vuoi che lo apriamo ora?
Camila fece spallucce in segno d'indecisione.
-Va bene.
-Vieni, siediti qui, così apri tu il profilo e impari.
Cambiarono di posto. Lautaro s'inclinò per pigiare, e Camila s'imbarcò nel suo profumo.
-E' strano che non hai Facebook- S'inclinò per parlarle, e il suo alito, al colpirle la guancia, le fece venire la pelle d'oca.
-E' che sono strana, Lautaro- Dichiarò, con la vista in avanti e le mani tese sulla tastiera. Con la coda dell'occhio, lo vide approssimarsi e indovinò le sue intenzioni. La sensazione di anticipazione le tolse il respiro. Si appoggiò allo schienale della sedia. Le labbra di lui le sfiorarono la guancia, e le palpebre di Camila scese automaticamente. Lo sentì portare la bocca al suo orecchio. Tremò quando le morse soavemente il lobo.
-Ti amo- Sussurrò Lautaro.
Camila percepì che i suoi capezzoli diventavano duri, le le fecero male come quando aveva molto freddo. Si sarebbero notati sotto il cotone della maglia? Non le importò. Girò sulla sedia, gli buttò le braccia al collo e nascose il viso nel collo di lui.
-Cosa c'è?- Chiese lui, dolcemente.
-Ho paura.
-Di cosa?
-Che mio padre non torni più, che ci abbandoni.
-Tu sai che tuo padre non vi abbandonerà mai. Forse per te è una cosa normale, ma quello che io ho visto ieri non è per nulla normale. Che tuo padre scenda con te e mi chiedesse il numero di telefono e la via , non è comune oggigiorno, te lo assicuro.
-Non sopporto pensare che questa notte non dormirà a casa. Non lo sopporto.
Lautaro la obbligò ad incorporarsi. Camila si pulì gli occhi e il naso con la manica della maglia.
-Camila, è vero quello che mi hai detto ieri notte quando ci siamo salutati? Che accettavi di essere la mia ragazza?
Un calore improvviso arrivò e le fece arrossire le guance. Alzò il viso. Lui meritava che lo guardasse in viso per rispondergli.
-Sì, è vero. Voglio essere la tua ragazza.
Un sorriso fugace gli fece tremare il labbro inferiore.
-Mi piacerebbe pensare che ora io diventerò per te quello che tu sei stata per me dal primo giorno che ti ho vista.
-Cosa sono stata?
-Pace, allegria. Perchè di notte, invece di pensare a mio padre e dormire piangendo, pensavo a te. E a come sei timida silenziosa, e a quanto sei soave e delicata, e molto intelligente e responsabile. Questo mi dava pace e dormivo tranquillo. Camila si mise a piangere di nuovo.
-Perdonami!- Supplicò, oppressa dall'imbarazzo e dalla paura.
-Perchè?- Si disperò lui.
-Perchè devo sembrarti una stupida che piange come se mio padre fosse...
-Morto? Dillo. Non ne faccio un dramma. Mio padre è morto. E' un fatto. Devo affrontarlo.
Camila alzò la mano lentamente e si rese conto che lui si congelava, tutto in lui si pietrificava, le sopracciglia, la respirazione, il movimento del muscoli e degli occhi. Voleva accarezzarlo. La necessità di toccarlo la opprimeva. Lo vide chiudere gli occhi nell'attesa del primo contatto. La sua pelle risultò gradevole. Senza aprire gli occhi, Lautato appoggiò le mani sulle gambe di lei, che percepì il calore attraverso la tela del pantalone. Il fatto che Lautaro si lasciasse andare la fece sentire poderosa . S'inclinò e, con gli occhi aperti per osservare la reazione di lui, gli coprì la bocca con le labbra. Lautaro l'avvicinò al suo corpo e corrispose al bacio. Lui era intenso e il panico le ordinò di separarsi, ma la sensazione di piacere vinse la partita e la mantenne ferma. Desiderava aprire le braccia e precipitarsi su di lui. E così fece: si afferrò alla sua nuca e modellò il corpo per raggiungere la curva che formava il suo torso. La felicità esplose tra di loro, e a lei non le importò la tecnica, non pensava se lo faceva bene o male. Si lasciava trasportare da una sensazione intima e di confidenza che non aveva mai condiviso con nessuno; questo bacio sapeva di incontro.
Si separarono. Lautaro la studiò percorrendole il viso con occhi fieri. Li fermò sulle sue labbra. Camila se li coprì con una mano instabile. Lui continuava a turbarla, denudandola con quello sguardo oscuro. L'incanto si sfumò e quello che aveva appena fatto la imbarazzò. Si girò verso lo schermo.
-Cosa succede? Perchè non mi guardi?
-Perchè tu mi guardi in quel modo? Mi spaventa.
-In quale modo?- La perplessità di Lautaro era genuina.
-Così- Camila s'inclinò in avanti, aprì grandi gli occhi e fissò le labbra di Lautaro.
-Non mi sono reso conto di guardarti così. Sei sicura che lo facevo con questa faccia da scemo?
Camila rise.
-Sì, con questa faccia da... da scemo.
Lautaro rise, la prese tra le sue braccia e l'avvicinò a lui. Affondò il viso nel collo di Camila.
-E' che non posso credere che tu sia mia. Per questo ti guardo così.
-Mi spaventa, Lautaro.
-Sei molto bella.
-No.
-Mi piace guardarti. Lo adoro -Le morse l'orecchio, e Camila si rimosse tra risate- Adoro le tue orecchie. Sono così piccole. Te le guardo sempre.
-E' una caratteristica dei taurini. L'astrologia di Linda Goodman dice che le nostre orecchie tendono ad essere più piccole e ben fissate alla testa.
-Cosa dice degli scorpioni?
Camila tentò di liberarsi dal suo abbraccio; lui non glielo permise. Con un movimento che la prese alla sprovvista, la fece sedere sulle sue gambe.
-No, Lautaro! Guarda che peso.
-Dai, dimmi cosa dice l'astrologa sugli scorpioni.
-Dice che sono cattivi, molto cattivi.
-Mente! Davvero ti sembro cattivo?
Camila alzò lo sguardo.
-No, non mi sembri cattivo. Al contrario -Gli baciò lievemente la bocca- Grazie, Lautaro.
-Perchè?- Chiese, con finta scioltezza; il rapido bacio di Camila lo aveva affettato.
-Perchè hai fatto che questo giorno, che avrebbe potuto essere il giorno peggiore della mia vita, diventasse bello.
Non esisteva posto per fingere, e cercò la vicinanza del suo corpo. Lautaro era forte. Con molte caratteristiche di lui che passavano inosservate, la sua forza fisica era quella che riusciva a nascondere più delle altre.
-Linda Goodman dice che gli scorpioni sono di fisico poderoso.
Gli accarezzò le spalle e le braccia. Alzò lo sguardo e, nell'incontrare i suoi occhi, si rese conto che stava affrontando un gioco per lui al quale non era preparata. Lui non le impedì di tornare alla sua sedia.
Camila proseguì il discorso simulando interesse nel contenuto dello schermo del computer.
-Dice che hanno un naso grande.
-In questo ha ragione- Disse, e li toccò il naso in un modo che eccitò Camila.
-Dice anche che hanno la pelle molto pallide, e che le loro ciglia sono spesse.
-Dice davvero questo o te lo stai inventando?
-Davvero!
-Incredibile.
-Sì, io ho pensato lo stesso quando l'ho letto.
-Lo hai letto per me- Non si trattò di una domanda, bensì ad un'affermazione.
-Dice anche che sono vanitosi, anaffettivi, autoritari...
Camila affogò un'esclamazione quando Lautaro l'assaltò per farle il solletico. Caddero a terra. Nahuel abbaiava e saltava intorno a loro.
-Aiutami, Nahuel!- Gridò Camila, affogata dalle risate.
Il labrador attaccò il suo padrone dalla schiena: collocò le zampe anteriori sulle sue spalle e gli morsicò la nuca.
-Vattene, traditore!- Esclamò, e si stese a terra insieme a Camila.
Nell'inquietudine del pomeriggio domenicano, i loro respiri costituivano l'unico suono. Girarono le teste per guardarsi allo stesso tempo. Si sorrisero.
-Linda Goodman dice anche che la cosa che si nota di più negli scorpioni sono i loro occhi. Dice che sono penetranti e ipnotizzanti.
Lautaro la prese per mano, e Camila tornò a fissare la vista nel soffitto. Scoprì che era pieno di adesivi di una tonalità giallognola con la forma di lune, soli, stelle, pianeti e comete; appena distaccavano in contrasto con il soffitto bianco.
-Che bello- Mormorò.
Senza pronunciare parola, Lautaro si alzò, chiuse la porta e abbassò la persiana. Mentre la stanza s'immergeva nell'oscurità, gli adesivi incominciavano a brillare. Tornò a distendersi a terra e prese di nuovo la mano di Camila. Alzò la mano, portandosi anche quella di lei; la utilizzò per segnalare.
-Vedi questo? E' il Sistema Solare.
-Ti ricordi l'ordine dei pianeti?
-Sì. Il primo, che è vicino al Sole, è Mercurio. Lo seguono Venere...- Proseguì fino a completarli, mentre inseriva commenti sulle caratteristiche dei pianeti; descrisse anche le costellazioni dell'Emisfero Sud.
-Diventerai un astronauta?- Scherzò.
-Perchè no? Studierò qualcosa che serva per continuare con la fabbrica che ha fondato mio padre.
-Ah. Che fanno nella fabbrica?
-Recipienti di plastica.
-Dev'essere interessante vedere come si fabbricano, no?
-Se vuoi, un giorno ti ci porto -Lautaro si mise di lato e, con l'indice, disegnò il profilo di Camila- Hai un naso perfetto -Lei, addormentata per la carezza, non rispose, nemmeno si alterò quando lui avvicinò la bocca al suo orecchio- Camila -Pronunciò un'esalazione- Amo stare con te.
Nahuel abbandonò il posto accanto a loro e si diresse alla porta chiusa.
-Cosa succede?
-Mia madre e Brenda stanno tornando. Camila s'incorporò rapidamente. Lautaro la prese per il braccio e la obbligò a tornare a terra. Si raggomitolò e gli diede la schiena quando lui la circondò con il suo corpo.
-Tranquilla -Le ordinò a bassa voce- Saranno appena al piano terra.
-Al piano terra! Come sa Nahuel che stanno arrivando?
-Perchè le odora. L'olfatto di un cane è mille volte più potente di quello di un essere umano. E' molto potente.
-Incredibile. Ad ogni modo, Lautaro, lascia che mi alzi. Non voglio che tua madre o tua sorella ci vedano così. Cosa penseranno?
-Cosa importa quello che pensano loro?
-A me importa. Ieri sono quasi morta dall'imbarazza quando tua sorella ci ha visti in cucina.
-Lei era contenta. Le stai simpatica.
-Davvero?
-Davvero.
-Alle altre tue ragazze non voleva bene?
Lo sentì ridere sulla sua nuca.
-Non ho ragazze.
-Però le hai avute.
-Vuoi sapere delle altre mie ragazze?
-No, la verità è che non m'interessano per nulla.
"Con chi usi i preservativi che hai nel cassetto del comodino?".
Tentò un'altra volta di toglierselo di dosso. Questa volta, lui le permise di alzarsi.
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