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Capitolo 11

Andò da Alicia per raccontarle le novità. Appena la vide entrare, la vicina la studiò attraverso la sala.

-Cos'è successo, che sei così contenta? E' la prima volta che ti vedo tanto felice.

-Ay, Alicia, non immagini!

-Andiamo in cucina. Voglio tutti i dettagli.

Alicia preparava un thé dolce mentre l'ascoltava.

-Devo conoscere questo scorpione -Concluse l'astrologa- Portalo a casa uno di questi giorni. E poi, voglio calcolare la sua carta natale. Che giorno è nato?

-Il 17 Novembre del... No, del '95 come me, no. Lui è del '94.

-Senza l'ora di nascita, non possiamo scoprire molte cose. Però con questi dati ne scopriremo altre molto interessanti, come la Luna.

Alicia andò nel suo studio per consultare il programma che calcola la carta natale. Camila, con Lucio sulla gonna, si sedette sulla poltrona e si mise a leggere il libro di Linda Goodman. Come riconoscere Scorpione. Man mano che leggeva, il suo sorriso si allargava visto che, dopo ogni frase, l'autrice confermava che uno Scorpione di pura razza le aveva appena dato il suo primo bacio. Per esempio, lo confermava nell'assicurare che sono grandi simulatorie e che, per quanto possano essere commossi, rare volte riflettono emozioni sui loro visi, visi impassibili ed immobili.

Linda Goodman consiglia di non chiedere un'opinione ad un nativo Scorpione, a meno che si sia disposti ad accettare la verità nuda e cruda. "Non devo dimenticarlo", si disse Camila, che tremò all'immaginarsi la risposta di Lautaro ad una domanda come: "Ti sembra bello il mio corpo?".

Senza ombra di dubbio, lui risponderebbe: "Sì, ma sei un po'grassottella e hai la cellulite".

Linda Goodman continuava dicendo: Quando ti dice qualcosa di gradevole, custodiscilo: puoi essere sicura che è sincero. Camila ricordò quello che Lautaro le aveva detto dopo avergli tradotto "Insensitive". "Sai molto bene l'inglese. Lo capisci perfettamente. Non è facile tradurre così, in modo spontaneo. Mia sorella va ad una scuola bilingue e non sa nemmeno la metà di quello che sai tu".

Quello che seguì poi la fece rabbrividire dal panico, ma anche dall'anticipazione. Se ti sei innamorata di un uomo Scorpione, e la parola passione ti fa paura, mettiti qualcosa di comodo e scappa come se ti perseguisse King Kong, perchè Scorpione lo è. "Wow!", esclamò dentro di sé. Nonostante il viso di Scorpione sia una maschera senza emozioni, l'autrice afferma che, dentro, le sue passioni sono al rosso. Senza dubbio, non c'è da confondersi: la sua natura è anche dominata dalla ragione. Passione e ragione, le utilizza allo stesso modo e a sua voglia. Questo potere viene dall'energia di Plutone, che è il pianeta che dirige la costellazione di Scorpione.

In un punto della lettura non riuscì a frenare una risata nervosa, che svegliò Lucio. La Goodman assicura anche che è possibile che abbia lentiggini e un cassetto pieno di distintivi che ha ottenuto quando era boy scout. L'ultima frase la lasciò senza parole: Quando incomincia ad indagare su di te con i suoi occhi ardenti e le sue domande implacabili, a malapena riuscirai a mantenere i tuoi segreti.

Il rumore del motore era diventato l'unico suono dentro l'auto. Suo padre guidava con le sopracciglie aggrottare, che si erano installate lì dopo l'ultima discussione con Josefina. Ines era seduta dietro e si sistemava il trucco con viso corrucciato; le sembrava troppo presto; all'una e mezza del mattino, non avrebbero trovato nessuno. Camila, seduta sul sedile del copilota, era immersa nel mondo delle sue idee. Un pensiero non riusciva a riportarla a terra: Lautaro. Dopo aver letto il capitolo sugli Scorpioni, si era pentita di non aver risposto alla sua domanda: "Camila, vuoi essere la mia ragazza?". Avrebbe risposto di sì, anche se la cosa più sensata sarebbe stato dire di no. Sono pericolosi come gli aracnidi che li rappresentano, e la loro puntura, letale.

Alicia non aveva collaborato per fare in modo che lei ragionasse in maniera sensata e decidesse per il no.

-Come ti ho già detto, Lautaro ha un'energia natural che tu devi apprendere. Non ti dimenticare che il tuo Ascendente è Scorpione. D'altra parte, non ti dimenticare che è il tuo

opposto complementare. Scorpione è l'opposto complementare del Toro. Lui ha tutto ciò che ti manca. E tu, ciò che manca a lui. Se sanno crescere insieme, possono fare cose meravigliose. In più c'è da dire che Scorpione e Toro, a letto, fanno scintille.

-Alicia!

L'astrologa passò sopra lo spavento di Camila e proseguì:

-Scorpione reagisce grazie a Plutone, un pianeta molto complesso, ti ho già parlato molto di questo. Plutone è il potere. Quelli che lo hanno si sentono tanto comodi con il potere come tu con le tue mani. Sentono... No, meglio dire, sanno che possono dominare qualsiasi situazione. Non temono nulla. Sono imponenti. Devi sapere rispettarli. Ma, d'altro lato, Cami, anche il tuo Plutone è molto forte. Quindi ci sarà da affittare balconi per vedere come funzionate voi due. Mi piace questo ragazzo -Concluse- Tu hai bisogno di qualcuno con carattere, perchè, sennò, sarai di quelle che tendono a dominare il maschio della coppia. E questo, prima o poi, finirà per frustrare la tua natura romantica.

-Dove ha la Luna?

-Su Toro. Guarda che è interessante. Lui capisce la parte affettiva come un'energia che per te è naturale.

-Spiegami, non capisco.

-Per lui, la parte affettiva si capisce a partire dal contatto fisico con la madre, che è di forte sicurezza. La sua, è una luna molto sensitiva e sensuale, come lo è quella del

Toro.

-E' una Luna bellissima!- Si esaltò Camila, mentre ricordava il modo nella quale Lautaro rispondeva alle carezze di Ximena.

-Sì, ed è per questo motivo che è difficile da superare.

-C'è da superarla?

-Si deve sempre superare la Luna, si deve sempre maturare. Non possiamo rimanere con i sentimenti che avevamo quando eravamo piccoli. Nel caso di questa Luna, non possiamo supporre che per tutta la vita, senza contatto fisico, non ci sia amore.

-Camila! -La forte chiamata di suo padre la fece tornare alla realtà- Figlia mia, mi ascolti? Ti sto dicendo che ti voglio a casa alle quattro e mezza.

-Alle quattro e mezza! -Ines reagì inserendo la testa tra i due sedili anteriori- Ma, Juan, è molto presto.

Camila strinse i denti. Come le dava fastidio che Ines desse del tu a suo padre!

-Mi dispiace, Ines. Voglio che mia figlia torni a quest'ora. Che orario hai dato a tuo padre?

-Alle sei.

-Per favore, chiamalo e chiedigli di venire alle quattro, quattro e un quarto. Se tuo padre non può venire a prendervi a quest'orario, io non ho problemi a farlo.

-Ora lo chiamo.

Camila avrebbe preferito che suo padre le ordinasse di tornare alle tre e mezza. "Ho tanta voglia di andare a ballare come di farlo nuda in mezzo alla strada". Si chiese perchè Ines aveva cambiato il posto all'ultimo momento. Le aveva proposto di andare al Promenade. Quella notte, quando si presentò a casa sua, l'avvertì che sarebbero andate al Dolmen, in Villa Urquiza. Di fronte a questo cambiamento, Josefina e Juan Manuel misero il broncio.

-E' migliore del Promenade -Li assicurò Ines, e Camila ammirò la sfacciataggine con la quale si dirigeva ai suoi genitori- E' per i minorenni.

-Vendono alcool?- Chiese Josefina.

-Certo che no!- Si scandalizzò Ines.

Il Dolmen non ingannò le aspettative di Camila: era scuro, freddo e mondano. Il rifiuto la devastò all'entrare alla reception, dove i buttafuori non le chiesero i documenti né controllarono lo zaino di Ines. All'una e mezza la pista era praticamente vuota.

-Vieni, andiamo a occupare un posto.

Si accomodarono su un podio coperto da una moquette nera che rilasciava un odore pungente.

-Che schifo!- Si lamentò Camila.

-E' l'ignifugo. Ha l'odore di piscia di gatto, vero? Dopo quello che è successo al Cromañón nel 2004, tutti stanno attenti con queste cose.

-Perchè ti piace venire in questi posti? E' orribile.

-Ora ti sembra orribile, perchè è vuoto. Quando incomincia a riempirsi e mettono la musica forte, vedrai, è fantastico. Com'è andata oggi con Lautaro? Come si è comportato

quella faccia da culo?

-Bene.

-Avete studiato molto? Mi immagino, i due secchioni della classe insieme...

-Abbiamo due giorni per fare il lavoro, quindi sì, abbiamo studiato molto.

-Ti ha trattata bene?

-Normale- Mentì.

-Sei rimasta a pranzare a casa sua?

-Sì.

-C'erano la madre e la sorella?

-Come sai che ha una sorella?

-Non lo so, qualcuno me lo ha detto una volta. Non mi ricordo. Come sta sua sorella? Sveglia?

-Sì, molto sveglia.

-E' bella?

-E' molto bella.

-Ti piace Lautaro, Cami?

-Oh, che ripetitiva che sei. Se mi piace Sebastián, se mi piace Lautaro... Non mi piace nessuno!

-Okay, non ti arrabbiare. Chiedevo soltanto. Siamo amiche o no? Le amiche si raccontano i segreti. Ah, guarda! Sta arrivando Paola.

-Quello chi è? Non sapevo che avesse il ragazzo.

-Lei non vorrebbe altro! Ma no, non è il suo ragazzo. E' un fato che ha. Javier va al tecnico che è vicino alla nostra scuola. Paola è pazza di lui, ma lui è fidanzato da due

anni con una ragazzina del suo quartiere. E' possibile che oggi la ragazzina sia ammalata o non la lasciavano uscire, e per questo ci prova con Paola.

Camila osservò la coppia che si avvicinava e le venne voglia di prendere a pugni Paola. Non la sopportava, ancora meno in quei jeans bianchi super stretti e le scarpe rosse con

i tacchi a spillo. "Perchè non hai un po' di dignità, idiota?". Anche se doveva ammettere che, con un fisico così perfetto, c'era la voglia di vestirsi in quel modo.

Paola la salutò con il broncio, che si fece più evidente quando Javier disse:

-Inu, non sapevo che avevi un'amica così figa. Che bei capelli, è una tinta o sono veri?

-Sono veri, stupido! -Intervenne Ines- E lasciala in pace. E' con me.

-Siete fidanzatine?

Il cuore di Camila ebbe un vuoto e desiderò scappare via da quel luogo e da quella gente.

-Che idiota che sei! Io e lei siamo amiche. Come sorelle- Proclamò, e si afferrò al braccio di Camila.

-Stavo scherzando. Si vede che la tua amica non è lesbo.

-Vuoi finirla con Camila?- Si lamentò Paola.

-Prendi, Inu -La invitò Javier, e le estese una sigaretta fatta a mano- Ti lascio fare un tiro dalla mia paglia per farmi perdonale.

-Finalmente qualcosa di buono.

Camila riconobbe l'odore della marijuana; ogni giorno, lo sentiva all'uscita da scuola e nei bagni, durante la ricreazione.

-Oggi toccava a te -Le ricordò Paola ad Ines- Hai portato da bere?

-Ovvio- Rispose l'altra, e aprì lo zaino.

Camila non riusciva a credere ai suoi occhi: Ines estrasse varie bottiglie, avvolte nella plastica con le bolle d'aria, e bicchierini di polistirolo. Javier e Paola la aiutarono

a liberare il tutto dalla plastica e ad aprirli. C'era vodka, whisky, amaro, liquore, rum e gassosa. Incominciarono a bere. Camila accettò un po' di gassosa, e Paola sbuffò e

alzò gli occhi al cielo.

-Hey, ciao, principesse!

Camila si congelò sul posto con il bicchiere in aria: Sebastián la guardava con occhi brillanti e le regalava un sorriso accattivante. Non sapeva che il più bello del corso

passava il tempo nelle discoteche per minorenni. Non aveva diciannove anni? Ines scese dal piedistallo e si lanciò tra le braccia dell'ultimo arrivato.

-Ciao, Seba! Che bello che sei venuto. Sei fantastico!

-Grazie, Inu. Ciao, Cami -S'inclinò e la baciò sulla guancia lentamente, appoggiando la bocca sulla pelle- Mmmm -Lo sentì mormorare al suo orecchio- Che buon profumo.

Camila si allontanò. il comportamento di Sebastián sembrava quello di un tiranno.

-Ciao- Rispose, mentre si chiedeva perchè, dopo essere scappato per una settimana, la salutava come se non fosse successo niente. Le diede fastidio la sua incoerenza.

-Guardate cos'ho qua- Parlò Javier, e scosse una bustina con varie pastiglie bicolori.

-E' extasy?- Chiese Ines. Javier annuì- Figo! Dammene una. Quanto costa?

-Duecento. A te, te la lascio a centocinquanta.

-Col cazzo! Costa troppo.

-Mi paghi quando puoi.

-No, Ines -Articolò Camila, e la fermò per il braccio- Non lo prendere, per favore.

-L'extasy è il massimo, Cami. Sembra che vivi in un altro mondo, pieno di pace e amore. Dai, prova!

-No.

-Lasciala perdere, Inu -Disse Paola- Peggio per lei.

Javier diede la pastiglia ed Ines rimase a guardarla. La mano di Camila continuava ad opprimerle il braccio.

-No -Disse alla fine- Non la prendo.

Gli altri presero la droga con un sorso di alcool. Sebastián e Javier incominciarono a parlare, come Ines e Paola, che valutavano che occupava la pista. Camila sorseggiava la sua Coca Cola e destinava sguardi a Sebastián. Anche lui aveva preso l'extasy, e gli effetti incominciavano a notarsi: rideva senza fermarsi.

"Lautaro!", voleva gridare. "Portami fuori da qua". Fino alle quattro sarebbe stata intrappolata in questa caverna piena di fumo, odori e rumori. "Lautaro".

Desiderava stare con lui. Le venne da ridere, e si coprì le labbra con il bicchiere. Il sentimento la sconcertava. Il giorno prima aveva espresso che si trattava di una cosa impensabile. In questo momento, lo rimpiangeva come mai nessun ragazzo aveva fatto prima, nemmeno Sebastián durante l'estate. In un modo strano, si sentiva unita a Lautaro, come se lui fosse lei, e lei, lui.

Quando il DJ ebbe un momento nella quale divenne lucido e mise una canzone che le piaceva, Camila incominciò a ballare. Dopotutto, meditò, la cosa più sensata sarebbe passare la serata il meglio possibile. La musica assortì l'effetto, e poco dopo si ritrovò circondata da una piacevole sensazione che causava la successione delle melodie. Ballava cercando di evitare di guardare come Ines fosse ubriaca, che continuasse a fumare e a bere amaro e Coca. In varie occasioni, la vide allontanarsi dalla pista per rispondere al cellulare; discuteva con chi parlava e tornava alterata in pista. Come non fece mai, le dispiacque non avere un cellulare; avrebbe chiamato suo padre per chiedergli di andare a prenderla. "Divertiti!", si obbligò. Dopo aver desiderato l'amicizia di Ines e Paola, risultava quasi scandaloso che non si divertisse alla loro prima uscita.

Sebastián che ballava davanti a lei, attento ai suoi commenti e movimenti, costituiva un altro fatto che si avvicinava all'inverosimile. I suoi occhi, più neri che verdi, brillavano nella penombra. La canzone di David Guetta, ebbe su di lui come un effetto magico. Camila apprezzò la gioia che la musica gli risvegliava. Saltò su di lei, la prese per le mani, la attirò verso il suo corpo con un tiro brusco e tentò di baciarla. Camila separò il volto in tempo.

-Che pelle soave. Come profumi, Cami.

-Lasciami, Sebastián- Se lo tolse di dosso con uno spintone.

-Hey, vieni!

Camila si allontanò verso il bagno. Ines la fermò prima che potesse entrare.

-Amica mia! -Si aggrappò al suo collo- Amica mia, non ti arrabbiare -Parlò trascinando le parole e con l'alito ad amaro- Seba è pazzo di te.

-Però io no. Puoi chiamare tuo padre per farci venire a prendere prima? Non sopporto questo posto. Voglio andarmene.

-Mio padre? -Ines emise una risata incongruente per via dell'effetto dell'alcool e della marijuana- Mio padre non ha idea di dove io sia. Non credo che gli interessi.

-Non gli hai detto che venivamo qua? -Ines negò con una scossa che minacciò il suo equilibrio- Lo hai chiamato in macchina per chiedergli di venirci a prendere prima -La risatina di Ines fu sufficiente- Hai finto di chiamarlo? Non verrà a prenderci? -Un'altra scossa di testa- Ines, io ti ammazzo! Come torniamo a casa?

-In taxi! Come, sennò?

-Mio padre mi ammazzerà! Mi ha detto di non andare in taxi. Cosa faccio adesso! Mi hai detto che tuo padre sarebbe venuto a prenderci. Mi hai mentito!

Ines l'abbracciò di nuovo e le parlò all'orecchio.

-Non ti arrabbiare con me, Cami. Non tu, che mi hai salvato la vita. Tu sei l'unica vera amica che ho.

Camila smise di respirare. I suoi dubbi riguardo l'episodio alla stazione si erano appena chiariti. Spinse soavemente Ines per staccarsi da lei e la sostenne per le spalle. Si fissarono. Il cellulare di Ines dovette incominciare a vibrare, perchè lo prese dalla tasca posteriore dei pantaloni e rispose con un brutto gesto.

-Pronto! Ti ho già detto di non rompermi! Non ho intenzione di dirti nulla! Malato! -Lo spense prima di rimetterlo al suo posto. Le lacrime scesero e le formarono righe nere sulle guance. Le pulì col dorso della mano, in un gesto impaziente. Alzò lo sguardo ed inciampò con lo sguardo inquisitore di Camila- Non voglio la tua compassione!

-Non provo compassione. Vieni, entriamo in bagno così ti lavi. Sei ubriaca. Ti farà bene riposare un po'.

-Ay, quella perfetta! Quella che non ha mai alzato il gomito!- Si liberò dalle mani di Camila e corse in pista. Camila lasciò scappare un sospiro. "Cosa ci faccio qua?". Subito dopo si chiese come sarebbe tornata a casa. Ebbe paura. Neanche morta avrebbe preso un taxi da sola. Non aveva il cellulare per chiamarne uno, che, d'altra parte, non rappresentava un'opzione sicura; aveva sentito storie di ragazze violentate dai tassisti. "Lautaro!", tornò a gridare dentro di sé, e questa volta, le lacrime bagnarono le sue guance. Entrò in bagno e cercò di calmarsi. Le succedeva quando il panico la prendeva: la sua mente smetteva di funzionare. Anche se il bagno odorava di vomito e pipì, decise di rimanerci. Scelse quello più pulito, abbassò il coperchio della tazza con il piede, lo coprì di carta igienica e si sedette. Sentì il rumore metallico della porta all'aprirsi.

-Cami, sei qua? -La domanda di Sebastián zittì le voci delle ragazze che si ritoccavano il trucco davanti allo specchio. Chiuse a chiave silenziosamente. Raccolse i piedi, appoggiò la testa sulle ginocchia e si rannicchiò sul posto- Cami? Esci, per favore. Prometto che mi comporterò bene. Dai. Cami? Almeno dimmi se sei qua.

-Io non sono Cami, bello, ma sono Vale. Non è lo stesso?

-No, Vale. Io voglio Camila- Disse Sebastián, al quale tale Vale si lamentò.

Camila tornò in pista dopo mezz'ora, abbattuta, senza soluzione al suo dilemma. Vide per prima Laura e, un istante dopo, vide lui, vide Lautaro. E seppe che la stava cercando. La familiarità del suo volto le provocò felicità. Camila si lanciò verso di lui e, mentre correva per incontrarlo, lo vide venire verso la sua direzione, spingendo la gente. Anche lei lo faceva per raggiungere il suo obbiettivo. Ma la fermò una forza che la tratteneva per il braccio: Sebastián.

-Dov'eri?

-Lasciami, Sebastián.

-E' da mezz'ora che ti cerco.

-Lasciala, Sebastián- La voce di Lautaro superò la musica assordante.

Camila andò nel panico. Se facevano una lotta, sarebbero intervenuti i buttafuori, e tutto diventerebbe una catastrofe. "Sono quasi alti uguali", pensò, mentre li osservava sfidarsi con uno sguardo letale.

-Hey, Seba! -Ines apparve con la bottiglia di amaro mezza vuota in una mano e una sigaretta nell'altra- Perchè non ne approfitti e abbassi la cresta al boy scout? Fagli pagare l'umiliazione dell'altro giorno.

-No, Lautaro! -Si esasperò Camila- Ti supplico, non litigare!

-Hai paura che perda, Cami?

-Stai zitta, Ines!

-Hey, Lautaro! -Continuò Ines- Come ci hai trovate?

-Lasciala, Sebastián.

-Perchè? Camila è con me.

L'indice e il pollice di Lautaro si installarono nella trachea di Sebastián, i quali occhi si spalancarono e brillarono. Con un movimento disperato, collocò le mani sulle dita dell'avversario e tentò di levarselo di dosso. Lautaro lo lasciò, e Sebastián si inclinò in avanti e tossì come se avesse la tubercolosi. Lautaro offrì la mano a Camila. Lei l'accettò e si lasciò trascinare verso qualsiasi posto. La sicurezza che ispirava questo ragazzo era infinita. Ines li seguì gridando loro insulti fino a quando la sbornia la vinse e si sedette a terra per recuperare fiato. Lautaro si fermò alla reception, dove la musica si sentiva meno grazie alle spesse tende nere. Si guardarono, e l'inquietudine che Camila aveva sperimentato nelle ultime due ore, esplose dentro di lei.

-Per favore, portami via da qua.

-Sì, ora andiamo. Aspetta un attimo.

Pulsò il suo cellulare e si mise l'apparecchio sull'orecchio. Camila non lo perdeva di vista, timorosa che la separassero da lui. L'aria tranquilla di Lautaro era l'unica cosa di cui aveva bisogno per sapere che tutto sarebbe andato bene.

-Laura -Disse lui- Vi aspetto alla reception. Ce ne andiamo -Seguì un silenzio, nella quale le sue sopracciglia aggrottate si pronunciarono- Va bene. Ci vediamo lunedì -Spiegò a Camila- Laura e Nicola restano qua. Andiamo.

L'alba la prese alla sprovvista, e rabbrividì. Lautaro si tolse la giacca e le coprì le spalle.

-Grazie, ma tu non hai freddo?

-No. Questo è molto pesante -La tranquillizzo, e Camila ammirò il maglione blu mare con il collo a V- Camminiamo verso il corso. Lì prendiamo un taxi.

Camila si immaginò percorrendo da sola queste strade e le venne voglia di piangere. Come se avesse percepito la sua debolezza, Lautaro passò un braccio per le sue spalle. Lei corrispose circondandogli la cintura.

-Ti ho chiamato con il pensiero -Davanti allo sguardo incredulo di lui, insistette- Sul serio, ho ripetuto il tuo nome varie volte fino a quando sei apparto. Ero disperata.

Lo vide sorridere nella notte, un sorriso ad angoli stretti, come se non avesse fatto in tempo a trattenerlo.

Lautaro esaminò vari taxi prima di fermarne uno. Salirono, e a Camila le piacque la solvenza con la quale indicò all'autista dove andare. L'auto incominciò ad andare, e Camila si rannicchiò nell'abbraccio del suo salvatore.

-Perchè non siete andate al Promenade?

-Non lo so. Ines ha cambiato il luogo all'ultimo momento. Mi ha detto che il Dolmen era molto più bello e aveva la musica migliore. La musica era bella, ma mi sono comunque pentita di essere andata, appena entrata. Ines ha portato molti alcolici. E il ragazzo di Paola aveva sigarette e droga. Un disastro. Me ne volevo andare. quando ho chiesto ad Ines di chiamare suo padre per farci venire a prendere prima, mi ha detto che suo padre non aveva idea che lei fosse lì e che dovevamo tornare in taxi. Sono quasi morta. Mio padre mi ha detto che non dovevo nemmeno pensarci di tornare in taxi.

-Ora stai tornando in taxi.

-Sì, ma con te. Non ho paura. Sei andato al Promenade?

-Sì. Mi piace come pronunci Promenade. Dillo di nuovo.

-Prómeneid.

-Significa qualcosa?

-Sì, costa nera. Anche se forse è francese, perchè si scrive in ugual modo.

-E in francese, come si pronuncia?

-Promnad. Perchè sei stato al Promenade? Per cercarmi?

-Sì.

-Eri tu che chiamavi Ines al cellulare?

-Sì.

-Come sai il suo numero di cellulare?

-Me lo ha dato tempo fa.

-Perchè? Tu e lei non siete amici.

-L'ho aiutata con le ripetizioni di Fisica in terza.

-Ah. Non lo sapevo. Come mi hai trovata? Come sapevi che ero al Dolmen?

-Laura ha chiamato Sebastián.

-Laura a Sebastián? Mi costa immaginarlo.

-Sì, Laura a Sebastián. Stavi ballando con lui? -Camila cercò di incorporarsi, ma Lautaro la tenne stretta- Non mi mentire, è l'unica cosa che ti chiedo.

-No, Lautaro. Non stavo ballando con lui. Abbiamo ballato tutti insieme.

-E lui si metteva davanti a te, vero?

-Sì.

-Ti ha toccata mentre ballavate?

-No -Camila seppe che non le credeva- Sì, mi ha toccata, beh, ha cercato di toccarmi, era ubriaco. Però me ne sono andata e mi sono nascosta in bagno. Ero appena uscita dal bagno quando ti ho incontrato.

-Sebastián ha detto che stavi con lui.

-No, non ero con lui -Affermò- Non sapevo nemmeno che sarebbe venuto.

-Ines ha preparato tutto. Non te ne rendi conto?

-Non m'importa. Ora non m'importa più.

Caddero in un comodo silenzio nella quale Camila di addormentò. Si svegliò di scatto quando Lautaro la incorporò con delicatezza.

-Devo prendere i soldi- Si scusò. Guardò per il finestrino e vide che erano arrivati al suo appartamento.

-Vorrei parlare con te un attimo.

-E come torni a casa? Per di qua non passano taxi a quest'ora.

-Torno a piedi.

-No! E' pericoloso. Non potrò dormire dalla preoccupazione. Qualunque cosa sia, ne parliamo domani.

Lautaro annuì.

-Aspetti un momento che l'accompagno- Disse Lautaro all'autista.

-Va bene- Grugnì l'uomo.

Camila introdusse la chiave, la fece girare e aprì di poco la porta. In punta di piedi, gli sussurrò all'orecchio:

-Sì.

-Sì? Cosa?

-Sì, voglio essere la tua ragazza- Chiarì, ed entrò.

La porta si chiuse dietro di lei. Continuarono a vedersi attraverso il vetro. Camila evocò un paragrafo del libro di Linda Goodman: ...la loro superficie impassibile non è altro che una maschera. Dentro, le loro passioni sono al rosso. In questo istante sospeso attraverso la porta, Lautaro le stava mostrando la sua parte incandescente. Cercò di assorbire l'immagine nella quale il suo viso rifletteva l'emozione che stava sperimentando; voleva custodirla, meditò, perchè forse non sarebbe mai tornata a vederla.

Lautaro appoggiò il palmo della mano nel vetro e separò le dita. Camila fece lo stesso dall'altra parte e, dominata da un'emozione indescrivibile, appoggiò le labbra nella forma di un bacio e aspettò che lui s'inclinasse e la baciasse attraverso il cristallo prima di chiudere gli occhi.

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