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Capitolo 4: Ritorno nel Paese del Té

La mattina seguente

«Accidenti, era proprio stanca! Sono le 10 e non si è ancora svegliata.» sbuffò con la solita voce pacata, quasi priva di vere emozioni.

«Penso che tocchi a noi farla alzare, ma non facciamoci scoprire. Pain ha detto di continuare a tenerla d'occhio e senza farci scoprire da lei.» borbottò acida la sua controparte.

«Quanto difficile sarà mai? Non è un ninja, perciò non sa percepire il chakra, o per lo meno non in modo sufficiente per rilevarci.»

«Forse è vero, ma non ne abbiamo la certezza. E ti ricordo che i suoi sensi sono più sviluppati di quelli di qualsiasi altra persona! Ora smettila di fare domande e muoviamoci.» lo contraddisse con lo stesso tono, maleducato oltre ogni modo.

Lo strano essere somigliante a una pianta uscì dal terreno vicino a Tsukiko, quatto quatto le si avvicinò per poi darle qualche spinta e, quando mostrò segni di essere vicina a svegliarsi, si ritirarono furtivamente così come erano arrivati.

Il membro dell'Akatsuki si allontanò in fretta e scomparì nuovamente nel terreno. Vide la ragazza alzarsi e dirigersi al ruscello dove la sera precedente aveva catturato la sua cena. Sua e dell'inaspettato amico.
Si bagnò il viso per rinfrescarsi e poi cominciò a bere dei lunghi sorsi d'acqua dalle mani messe a coppa, nel mentre la piccola volpe a nove code dal pelo nero comparve nuovamente e si affiancò alla ragazza.

«Guarda, è di nuovo quel demone. Quindi Tsukiko è una forza portante?» domandò in parte confuso e sorpreso.

«Zitto o ci sentirà!» lo riprese arrabbiato Zetsu nero. Non sopportava la sua metà bianca, la trovava fastidiosa, soprattutto per i suoi modi perennemente gentili.

«Adesso dove andiamo?» chiese scettica la volpe alla ragazza.

Per fortuna non ci hanno sentiti, pensò la metà nera. Non capiva come mai il pelo di quel cercoterio fosse nero; e poi lo stesso demone era sigillato nel corpo di Naruto Uzumaki. I conti non tornavano; c'erano troppe incongruenze, eppure la realtà ce l'avevano proprio sotto gli occhi. Chi diavolo è questa ragazza?, si chiese turbato Zetsu nero.

«Al paese del Té. Ho un lavoro lì, ricordi? E poi, è l'unico posto in cui nessuno scappa davanti a me, visto che non sanno chi sono.» rispose sbrigativa la ragazza.
Certo, se avesse saputo di essere spiata, avrebbe fatto più attenzione a divulgare certe informazioni, ma tutto tornava a loro vantaggio, perciò non avevano da lamentarsi.

«Tu e le tue illusioni! Ah! Fregheresti persino Madara Uchiha con la tua abilità!» esclamò divertita la volpe.

«Chi scusa?» domandò confusa Tsukiko.

«Lascia stare. È solo un morto.» rispose la volpe incupendosi.

Zetsu sgranò gli occhi. Non era cosa da tutti i giorni sentir pronunciare quel nome. Era come un tabù per loro; in un certo senso, non potevano nominarlo, il perché lo sapevano solo loro.

«Eddai non deprimerti! Vuoi che ti faccia le coccole? Vuoi i grattini dietro le orecchie cucciolino?» disse divertita.

«Cucciolino?! Io sono la potente volpe a nove code, vedi di ricordartelo mocciosa e di portarmi rispetto!» ringhiò infervorito il cercoterio.

«Si o potente e gloriosa volpetta!Ahahahahaha!»

Sentite le sue parole la volpe iniziò a rincorrerla a destra e a sinistra lungo il ruscello finché stremati e senza fiato si sdraiarono a terra.
Dopo alcuni minuti Tsukiko riprese a parlare al demone. «Forza Kurama, ritorna dentro di me. È ora di andare a Tencha no Mura*.»

«Che cosa andrà mai a fare in quel villaggio?» chiese la metà bianca.

«Non lo so, però ha parlato di un lavoro e che nessuno sa chi sia lì. Suppongo quindi che avremo problemi a riconoscerla. Non perdiamo tempo e andiamo.» rispose secco Zetsu nero.

Si diressero a Tencha no Mura; arrivarono in pochi minuti passando attraverso il terreno come al solito.
Si fermarono fuori dal villaggio pronti ad accamparsi, aspettando che Tsukiko arrivasse, pensando che ci avrebbe messo qualche giorno ad arrivare al villaggio.
Dopo pochi secondi però la ragazza comparve difronte all'entrata del villaggio, con la mano sinistra messa come se avesse appena schioccato le dita.

«Come fa ad essere già qui?!» esclamò Zetsu nero con tono tra lo stupito e il preoccupato.

«Assomiglia alla tecnica del Volo del Dio fulmine, ma non vedo alcun sigillo qua in giro.» commentò Zetsu bianco guardandosi attorno.

«C'è qualcuno?» Tsukiko si era girata, probabilmente aveva sentito il membro dell'Alba parlare data la loro vicinanza alla ragazza.




«C'è qualcuno?»

"Che c'è Tsukiko?"

"Pensavo di aver sentito qualcuno parlare ma non vedo nessuno qui. Avrò sentito le voci trasportate dal vento."

Finalmente ero arrivata a Tencha no Mura. Era tanto che non ci andavo. Dovevo solo cambiare il mio aspetto e poi sarei potuta entrare al villaggio senza problemi.

Attivai lo sharingan, preparandomi a creare una delle mie illusioni, e in un attimo il mio aspetto cambiò: i capelli da neri diventarono biondi, mantenendo però la loro lunghezza naturale -infatti mi arrivavano fino al fondoschiena e ne andavo fiera!-, tenuti indietro da un cerchietto bianco, mentre gli occhi da neri come la pece diventarono color terra. Anche i miei abiti mutarono, o almeno così sembrò per via dell'illusione: al posto di una maglia nera e di un paio di pantaloni anch'essi neri ora sembrava che stessi indossando una camicetta leggera color pesca, con le spalle cadenti e le maniche tenute su da un elastico posto nella cucitura, le maniche erano rigonfie e arrivano fino ai gomiti ed erano decorate da un piccolo fiocco; la camicetta mi arrivava sopra l'ombelico ed era fermata da un fiocco. Invece sotto portavo una gonna bianca aderente che mi risaltava i fianchi formosi, lunga fino a metà coscia, a cui aggiunsi una cintura marrone decorata con un pezzo di metallo tondeggiante.
Ai piedi, che prima erano nudi, comparvero due scarpe con il tacco abbastanza alte, aperte, rosa come la camicetta e legate alla caviglia con un cordoncino fatto di piccole perline di legno bianche e marroni alternate.
Per finire alle orecchie apparirono un paio di orecchini pendenti che riprendevano il decoro a perline delle scarpe.

Misi una mano in tasca e tirai fuori una piccola pergamena, che ingrandii e aprii; immisi un po' di chakra sul foglio ed estrassi una borsa bianca abbinata al resto del mio abbigliamento, dopodiché richiusi la pergamena e la rimisi in tasca.

Prima


E dopo

«Ora il mio look è completo!» esultai fiera del mio operato. Ero davvero brava nell'abbinare i vestiti; d'altronde, gestivo una casa di moda, non avrebbe potuto essere altrimenti.

Avrei potuto utilizzare la tecnica della trasformazione, ma visto che quella la insegnavano solo all'Accademia ninja non avevo avuto modo di impararla. Era quindi più facile usare il potere del mio sharingan, che controllavo senza alcun problema, che tentare di adoperare una tecnica praticamente sconosciuta, anche se in realtà era una tecnica elementare.

Sospirai e scossi la testa. Che importava se non conoscevo quella stupida tecnica, quando ne conoscevo ben altre più potenti e distruttive?

Piena di sicurezza e col viso sorridente, perché per una volta ero veramente felice, entrai nel villaggio e camminai nella via principale per farmi notare dalla gente.
Dopo solo pochi passi il chiacchiericcio che animava la via diminuì e in breve tempo una folla molto animata, composta da bambini e adulti ma anche anziani, si radunò ai lati della strada, acclamando il mio nome e dandomi il bentornato al villaggio con applausi e saluti, che ricambiai con gioia, perché mi facevano stare davvero a bene. Nessuno mi aveva mai trattata con tanto rispetto e nessuno era mai ansioso di incontrarmi, ma qui era diverso. Qui mi sentivo felice, mi sentivo a casa.

Tutti erano entusiasti di vedermi, e alcuni bambini mi si avvicinarono e io li abbracciai, gli diedi un bacio sulla fronte o gli scompigliai i capelli, facendoli ridere e un po' arrossire, come facevo ogni volta che tornavo, infondendogli un senso di pace e serenità.

Sì, pace. Io che avevo portato caos e distruzione a Konoha qui ero simbolo di prosperità e fiducia. A volte mi chiedevo quale fosse la vera me stessa: se la fredda e calcolatrice Tsukiko, bramosa di vendetta e distruzione, oppure la dolce e gentile ragazza che in questo piccolo villaggio aveva portato la speranza, e che gestiva una casa di moda.
Avrei detto entrambe, a seconda del mio umore o della situazione, ma non sapevo dire con certezza quale fosse la parte di me che preferivo, perché mi piacevano entrambi questi lati di me; mi piaceva aiutare gli altri, ma allo stesso tempo adoravo distruggere ogni cosa, togliere alle persone ogni speranza, togliergli la vita.

Mi trasmettevano sensazioni diverse, entrambe erano gratificanti a loro modo.

Continuai a camminare lungo la via principale fino ad arrivare davanti a un enorme cancello, dietro il quale si ergeva un imponente edificio alto 7 piani.

«Sono finalmente tornata.»







Note:
*Tencha no mura = villaggio del té dolce. (Ho usato google traduttore e altri siti per trovare la combinazione di nomi più adatta, gomen!!!!)

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