Capitolo 26: lo scontro con il Tricoda
Dopo l'incontro con i ninja della Foglia io e Itachi non aprimmo bocca, entrambi con la testa altrove.
Non riuscivo a non pensare a Naruto, e speravo con tutto il cuore che non mi odiasse né giudicasse, ma soprattutto, che proprio lui non mi abbandonasse, anche se, diciamolo, me l'ero andata a cercare.
L'incidente, l'aver lasciato il villaggio, essermi unita ad un gruppo di pericolosi criminali; non credevo nemmeno possibile che si fidasse ancora di me, non dopo tutto ciò che era successo e che avevo fatto. Ero proprio nei casini, solo per la mia stupidità. Sarei dovuta stare più attenta, soffermarmi di più sulle situazioni in cui mi trovavo e aspettare, prima di agire avventatamente, ma no. Non ci riuscivo a star ferma, dovevo sempre mettermi in moto e combinare qualche disastro. Un lato del mio carattere che avevo preso da Naruto, solo che lui non rischiava di incenerire qualcosa -o qualcuno- solo sfiorandolo.
Ora avevo i sensi di colpa. Tutto stava andando schifosamente male, tanto che la prospettiva di tornare in cella non sembrava così negativa.
Mi sentivo a disagio, ero confusa; avrei tanto voluto aver avuto dei genitori che mi indicassero la strada, degli amici che mi appoggiassero, invece eravamo solo io e Naruto a quei tempi, abbandonati a noi stessi ed isolati da tutti, e guarda un po' dov'ero finita.
Se solo avessi avuto il coraggio di guardare negli occhi la gente, di dire il mio nome senza paura; se non avessi cercato di essere ciò che volevano loro ma semplicemente me stessa, forse adesso non mi troverei qui.
Ma purtroppo il passato non può essere cambiato, e ciò che potevo fare era accettarlo e imparare dai miei errori; ciò che potevo fare ora, era proteggere quel poco che restava della fiducia che Naruto riponeva in me, proteggendo lui e il villaggio che disperatamente cercava di cambiare.
Quest'incontro mi aveva aperto gli occhi: avevo preso una decisione errata, mossa dalla paura di restare da sola e dall'incertezza. Avrei rimediato, anche a costo della mia vita; sarei tornata per dimostrare chi ero davvero, i giorni in cui scappavo erano finiti.
Non avrei lasciato Naruto morire, avrei trovato una soluzione. E forse, conoscevo già la risposta.
Il tempo volò, e in men che non si dica ci trovavamo sulle sponde del lago vicino a Tobi e Kisame.
«Tsukiko-chaaaan!» mi accolse rumorosamente e in modo dannatamente fastidioso Tobi.
Come al solito mi corse incontro per abbracciarmi, e francamente non ero dell'umore adatto per sopportarlo, così attivai lo sharingan e lo guardai in modo tale che, se uno sguardo avesse potuto uccidere, lui sarebbe già all'altro mondo.
Si fermò e deglutì rumorosamente, correndo a ripararsi dietro a Kisame.
«Tsukiko-chan fa paura!» mormorò tremante.
Ignorando Tobi, ci apprestammo a ideare un piano, ma non avemmo il tempo di dire una sola parola che dal lago emerse il Tricoda, un essere gigantesco e vagamente somigliante ad una tartaruga, la cui improvvisa emersione generò delle alte onde, che evitammo rifugiandosi sugli alberi, ma in una frazione di secondo persi di vista i miei compagni a causa di un'insolita nebbia.
«Questa un attimo fa non c'era...» dissi fra me e me, cercando con lo sguardo gli altri, ma senza risultati.
La nebbia era talmente fitta da non poter veder oltre un palmo dal proprio naso, rendendo impossibile la comunicazione fra di noi.
Come se non bastasse, la testa iniziò a girarmi, perciò tentai di allontanarmi dal lago, convinta che all'origine della nebbia ci fosse proprio il demone, e la mia ipotesi si rivelò corretta.
Mano mano che mi allontanavo la testa non mi girava più, e la nebbia sembrava essere più diradata, ma ancora non vedevo il resto della squadra.
Provai anche col byakugan, ma ancora non li trovavo. Quella nebbia mi stava dando parecchi problemi.
Mi fermai, tentando di percepire qualche rumore, ma a farmi compagnia c'era solo un silenzio inquietante; in quel momento, gli schiamazzi di Tobi sarebbero stati davvero utili, ma proprio adesso doveva decidere di starsene zitto?
Pensai ad un modo per avere la visuale completa della situazione; la posizione migliore sarebbe stata trovarmi ad una certa altezza, e non persi tempo: incanalai il chakra nella pianta dei piedi e in parte all'esterno, nel punto sotto i piedi piedi, dando vita a delle fiamme che mantenevo costanti per usarle come propulsori.
«E chi dice che l'uomo non sa volare?» commentai beffarda. Sfidare le leggi della fisica lo trovavo sempre divertente, oltre che oltrepassare i miei limiti e trovare sempre nuovi modi per usare il mio chakra senza bisogno di fare sigilli con le mani.
Raggiunsi circa i 100 metri d'altezza, ma capii che per vedere qualcosa dovevo andare ancora più in alto, oltre il banco di nebbia. Una volta superata riuscii a distinguere chiaramente il lago; il demone era ancora in superficie, come in attesa che lo attaccassimo.
Tentai un'ultima volta di individuare nella nebbia Itachi, Kisame e Tobi, usando il byakugan al meglio che potevo, ma a quanto pareva il demone aveva cosparso l'aria del suo chakra, rendendomi impossibile l'operazione.
«Tsk, vuol dire che lo farò da sola!» dissi spavalda dandomi la spinta per volare in picchiata contro il Tricoda.
Appena fui sufficientemente vicina, presi un profondo respiro e incanalai chakra nei polmoni, per poi riversare sul demone una potente fiammata, che però non lo scalfì, ma lo infastidì solo.
Avevo attirato la sua attenzione, e col suo unico occhio mi scrutava pacato, indeciso sul da farsi.
Dopo qualche secondo, il demone fece emergere completamente la sua testa, e poi fece qualcosa che inizialmente non compresi.
Delle bolle rosse e blu di quelle che capii essere chakra si stavano ammassando davanti a lui; dopo essersi raggruppate diedero forma ad una sfera di chakra, che continuò a crescere di dimensioni, fino a diventare gigantesca.
"Tsukiko, sta attenta! Vuole scagliarti contro una Bijūdama!" mi avvertì agitato Kurama. "Non pensare di fermarla, cerca di evitare l'attacco e ripararti!"
"Ricevuto!"
Scambiai il byakugan con lo sharingan, creando uno scudo di chakra intorno a me per proteggermi, ma subito me aggiunsi altri due; non conoscendo la portata dell'attacco né la sua forza distruttiva, era meglio essere sicuri di uscire illesi dall'attacco.
Scesi a terra sulla sponda del lago, nascondendomi nella nebbia e sperando che non mi vedesse, ma poi mi ricordai che gli altri erano ancora dispersi e che rischiavano di venire colpiti.
Non che me ne importasse, ma loro davano per scontato che ci coprissimo le spalle a vicenda, e ciò includeva anche che io collaborassi con loro come avevo fatto con Sasori.
Li chiamai a gran voce, sperando che seguissero il suono della mia voce e mi raggiungessero, ma ormai non c'era più tempo.
Il demone aveva finito di accumulare il chakra e aveva mirato nella direzione in cui mi aveva vista sparire, pronto a rilasciare la Bijūdama.
Un attimo prima che l'attacco partisse, sentii il rumore di passi, che si susseguivano velocemente verso la mia direzione, segno che i ragazzi mi avevano sentita e si stavano avvicinando a me.
Avendo un'idea circa della loro distanza, espansi lo scudo più esterno di modo che il colpo, che era appena partito, non li ferisse.
Ci fu un boato spaventoso, la terra tremò e si frantumò sotto i miei piedi; una luce accecante mi impedì di vedere cosa stesse succedendo o se gli altri si fossero salvati. In aggiunta, ci fu un rumore assordante, e fui costretta a coprirmi le orecchie; la Bijūdama era esplosa a una ventina di metri dalla mia posizione, e temetti che gli scudi non reggessero; incanalai ulteriore chakra, notando con piacere che lo scudo esterno aveva retto bene il colpo e che non avevo nulla da temere.
Quando la luce si affievolì, le orecchie mi fischiavano tremendamente; temevo che i miei timpani avessero riportato dei danni, ma dopo pochi minuti il fischio si affievolì fino a scomparire del tutto.
Una volta che anche il polverone che si era alzato si fu diradato, guardai intorno a me; gli alberi erano stati spazzati via, e la nebbia con loro per lo spostamento d'aria causato dall'esplosione.
A una decina di metri da me, vidi Itachi, Kisame e Tobi illesi, all'interno del mio scudo di chakra, che disattivai assieme agli alti, mantenendo però attivo lo sharingan.
Gli altri mi raggiunsero, ancora confusi da ciò che era accaduto; a causa della nebbia i loro sensi si erano assopiti, perciò non avevano avuto modo di percepire la presenza del demone né di prevedere l'attacco.
«Cos'è successo?» domandò schietto Itachi, e potei notare che era un po' preoccupato. Si vergognava di aver abbassato la guardia in quel modo e di non aver fatto nulla per impedire l'esplosione, ma ormai era tardi per rimproverarsi.
«Ha usato una Bijūdama per attaccarci.» risposi non distogliendo lo sguardo dal demone. «Direi di ricambiare il favore.» aggiunsi con un ghigno.
Senza aspettare una loro risposta, iniziai a correre verso il demone.
Dal momento che quando era intento a preparare il suo colpo avevo lo sharingan attivo, potei memorizzare l'attacco, ed ero certa di poterlo replicare viste le mie enormi riserve di chakra, anche se temevo che il sigillo mi limitasse.
Nuovamente usai il fuoco come propulsore e mi portai sopra di lui, ad un'altezza sufficiente per non entrare nel suo raggio d'azione; come aveva fatto il demone, concentrai il chakra davanti a me, non risparmiandomi.
Sapevo però che essendo il mio chakra oscuro non dovevo esagerare con la potenza, o lo avrei distrutto.
Mi avevano spiegato che i demoni con la coda non potevano essere uccisi, ma col chakra oscuro avrei potuto convertire il suo chakra, e nemmeno io sapevo cosa sarebbe accaduto dopo. Forse sarebbe diventato un demone yin come Kurama, ma non ne ero sicura.
Per evitare di causare danni anche ai tre che mi aspettavano in mezzo a quell'area deserta, creai uno scudo molto ampio attorno al lago, di modo che all'interno rientrassimo solo io e il Tricoda.
Passarono dei minuti, e avevo già raccolto buona parte del mio chakra davanti a me, sotto lo sguardo sbalordito dei miei compagni, creando una sfera di modeste dimensioni, di circa tre metri di diametro e nera come la pece; purtroppo non potei ammassarne oltre, perché il sigillo che avevo sul corpo si risvegliò impedendomi di usare altro chakra.
Quei bianchi segni luminosi che mi ricoprivano su tutto il corpo mi bruciavano terribilmente e la testa mi pulsava, deconcentrandomi, ma non demorsi; una volta pronta, mi fiondai con quella bomba di chakra contro il demone, che sgranò l'occhio stupito e spaventato.
«Sei finito!» urlai scagliandomi contro di lui puntando la sfera sul suo dorso; all'impatto, la sfera di chakra esplose e per diversi secondi, al contrario dell'abbagliante luce causata dalla Bijūdama del cercoterio, fu sprigionata una nuvola nera che ci avvolse nell'oscurità.
Come prima, dovemmo aspettare che quella temporanea nube se ne andasse, ma questa volta velocizzai i tempi generando delle potenti correnti d'aria che dispersero la nube oscura lontana, nell'area circostante il lago dove ancora erano rimasti degli alberi.
I tre membri dell'Alba erano sconvolti; non avevano compreso quale fosse al mia vera forza, e che le storie che si raccontavano di me erano veritiere e che addirittura non rispecchiavano appieno la realtà. Quello che ero in grado di fare per loro sarebbe stato impossibile solo il pensarlo, eguagliavo il potere di Pain e forse lo avevo persino superato, contando che non avevo nemmeno caricato il colpo alla massima potenza; se così fosse stato, non ci sarebbe stato più un posto da chiamare casa, il pianeta sarebbe esploso, ridotto a pochi frammenti galleggianti nello spazio, consumato dal mio potere.
Si poteva dire che possedessi il potere di una dea, e ancora non avevano visto niente della mia effettiva potenza, e pregavo che mai nessuno in questo mondo dovesse farlo.
Atterai sul dorso del demone, che si era visibilmente danneggiato, e probabilmente aveva riportato seri danni anche sotto la spessa corazza, ma per nostra fortuna non era morto.
Con un salto raggiunsi la sponda semidistrutta del lago, che adesso era mezzo svuotato; col calore dell'esplosione l'acqua era evaporata, e non era si ancora condensata e riversata nel lago, esponendo buona parte del corpo del cercoterio, che galleggiava incosciente sul pelo dell'acqua.
I tre erano davanti a me, con la bocca aperta e gli occhi sgranati quasi che sembrava dovessero uscirgli gli occhi dalle orbite e senza parole; persino Itachi era rimasto sbalordito, e per una volta aveva reagito esattamente come gli altri. Dopo un po' ripresero il contegno, complimentandosi per la mia vittoria.
«Sei stata straordinaria!» disse Kisame dandomi delle pacche sulla schiena.
«Straordinaria? Tsukiko-chan è stata epica! Tobi lo sa perché è un bravo ragazzo!» urlò gioioso e saltellante Tobi, cosa che non gradii per via del malditesta crescente.
«Sei stata brava.» si limitò a dire Itachi, ma visto che era lui, apprezzai che avesse preso parola; solitamente, non si sarebbe azzardato ad aprir bocca, e mi sentii fiera di averlo stupito a tal punto da ricevere dei complimenti da lui.
«Grazie ragazzi.» dissi un po' imbarazzata, ma anche stanca. A causa del sigillo, che ormai era sparito lasciando posto al sangue negli stessi punti in cui era comparso, le mie riserve di chakra si erano svuotate, indebolendomi.
Quando si accorsero del sangue che mi ricopriva in gran parti del corpo, si preoccuparono, chiedendomi se fossi ferita, dose mi facesse male e se avessi bisogno di stendermi.
Insomma, si comportarono come delle mamme, e scoppiai a ridere divertita dal loro comportamento iper-apprensivo.
«Ahahahahahah neanche foste mia madre!» poco dopo si aggiunsero anche loro alla risata, tranne Itachi, che abbozzò un piccolo sorriso e sospirando, convintosi dalla mia reazione che stessi bene. «Non dovete preoccuparvi, si rimargineranno da sole.» spiegai, ma la testa iniziò a girarmi e la vista mi si offuscò e persi l'equilibrio; Itachi mi prese prima che toccai terra svenuta, usando lo sharingan per verificare quale fosse la causa del mio svenimento, constatando che le mie riserve di chakra erano molto basse.
Mi risvegliai dopo un paio d'ore; la testa mi girava ancora, e non capivo dove mi trovassi. La mia testa era appoggiata su qualcosa di morbido, che identificai come la spalla di qualcuno.
Alzai lentamente la testa, riconoscendo la chioma corvina di Itachi che, accortosi che mi ero svegliata, mi chiese spiegazioni.
«Come ti senti?»
«Una favola.» risposi ironica, appoggiando nuovamente la testa sulla sua spalla e chiudendo gli occhi, rilassandomi al ritmo dei suoi lenti passi.
«Cosa è successo?»
«Ho usato troppo chakra, tutto qui.» mentii, ma il corvino non si convinse.
«E che mi dici di quei segni luminosi che avevi sul corpo mentre preparavi l'attacco?» indagò sospettoso, ma anche preoccupato, anche se non lo diede a vedere.
Ero troppo stanca persino per mentire, così risposi senza troppi giri di parole. «Un sigillo molto potente. Si attiva ogni volta che uso una quantità eccessiva di chakra.»
«Chi te lo ha imposto?» continuò, mentre Tobi e Kisame si erano avvicinati per ascoltare anche loro, dato che stavo parlando a bassa voce.
«Non lo so, è fuori dagli standard dei sigilli che Danzo conosceva e usava; penso risalga a prima del mio arrivo a Konoha, ma non lo so con certezza.» spiegai prendendo sonno.
«E perché il tuo chakra...» non sentii il resto della domanda, che mi ero già addormentata.
Dovevo ammettere che era davvero comodo dormire sulla sua spalla.
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