La noia può nascondere sorprese
Quanti mesi erano passati da quando era stato sbattuto in quella topaia? Bhe, decisamente troppi. Aveva voglia di una compagnia, preferibilmente femminile, lì, che gli facesse un rilassante e paradisiaco massaggio alla schiena! O magari un bello spaccone che pur di batterlo a poker avrebbe speso tutto il suo patrimonio.
- Bei tempi Uno, bei tempi!-, pensò ad alta voce, oziando sul letto di legno ormai in decomposizione con il suo fidato cappello sugli occhi in procinto di chiudersi.
- Chissà dove sono finiti i soldi che avevo racimolato COL SUDORE DELLA FRONTE!-, urlò con l'intento di far arrivare i propri lamenti alle guardie che ridacchiando stavano sparlando del loro capo con una birra in mano.
- Uff! Proprio tirchie 'ste guardie! Neanche un goccio di cortesia mi fanno fare, tsk!-, fece lui il finto offeso incrociando le braccia muscolose.
Di tutte le prigioni in cui era stato quella era la peggiore! Il cibo poteva far rivoltare lo stomaco anche a un morto, la pulizia nelle celle non era da meno e lui era stato sbattuto in isolamento come un cane! Che poi, che aveva fatto per meritarselo? Aveva solo battuto un riccone tanto da lasciarlo in mutande, si era preso la sua ragazza e aveva fatto andare in rovina il negozio di dolci per i troppi acquisti! Da sotto la visiera gli sfuggì un sorrisino. Va bene, va bene. La stava prendendo troppo alla leggera. Però era stato divertente!
- La noia può portare anche il più saggio dei saggi alla pazzia-, sentenziò con aria solenne sollevando il dito in aria. Certe volte si stupiva da solo. Da quando in qua se ne veniva fuori con le perle di saggezza?? Era per vecchi depressi quella roba! Anche stare solo non gioiva alla sua salute.
- Oi voi! Non avete una bella guardia donna con cui fare il cambio??-, mugugnò alzando la visiera con il pollice.
- Ma stare zitto mai?-, chiese ironico uno dei due uomini facendogli mettere il broncio.
- Sapete, sareste le ultime persone a cui permetterei di scappare con me!-
- Wow, questo ci ferisce davvero nel profondo! Ci scusi per la scortesia, principino capellone!-, rise di gusto il secondo.
- Potete insultare la mia famiglia, il mio orgoglio, ma non vi azzardate ad alzare accuse contro di loro!-, li minacciò abbracciandosi la lunga treccia come per consolarla da quell'insulto.
- Seh, seh, continua a sognare! E comunque, perché non sei ancora scappato? Sappiamo che ne saresti capace-
- Bha, chi lo sa. Magari voglio divertirmi ancora un po' prima che il capo si rammollisca del tutto-, ghignò, pensando a tutte le marachelle che aveva già procurato a quel pover'uomo la cui unica colpa era stata quella di rinchiuderlo lì, tra finte evasioni e allarmi che scattavano da soli.
- Se non fosse per il divertimento gratuito che ci offri ti avremmo fatto scappare noi! A volte sei incredibilmente rompi palle!-, alzò gli occhi al cielo l'uomo sorseggiando la bevanda.
- Oh, scusate se non mi accontento di questo letto che non può essere più definito così, della puzza di fogna mista a un aroma di topo morto insieme all'acqua putrida!-, disse gesticolando come un pazzo lanciando le mani in aria come per scacciare mosche invisibili.
- E dai, di cosa ti lamenti? Sei troppo abituato alle ville da lusso e alla compagnia di belle donzelle, prigioniero numero 536?-, lo beffeggiò l'altro. Odiava quando gli davano quel nomignolo attribuitogli per via del suo numero di matricola, e loro lo sapevano. Gli sembrava una selezione, come se lui fosse stato scelto per essere uno tra gli ultimi, indipendente dal suo reato o dalla sua permanenza lì. Con fare seccato, si riportò il capello striato sugli occhi inghiottendo per l'ennesima volta il rospo, facendo ghignare soddisfatti i bastardi lì fuori. Ma i loro risolini cessarono quando una porta si aprì cigolando. Il ragazzo sbuffò, consapevole che il Vecchio si sarebbe affacciato come sempre alle sbarre incarognito e lo avrebbe minacciato di portarlo al patibolo se non l'avesse piantata di scombinargli i fogli delle indagini entrando di soppiatto nel suo ufficio. Ma i passi erano lenti, cosa assai inusuale da parte del Vecchio, almeno quando entrava nella sua cella. Sbirciando dal berretto, intravide i due uomini mettersi sull'attenti lasciando trasparire degli sguardi perplessi.
- Hey, numero 536!-, lo chiamò una voce gracchiante ma allo stesso tempo con della gioia all'interno.
- Vecchio, sei proprio tu?-, domandò lui ironico mettendosi seduto sul letto traballante, iniziando ad incuriosirsi del cambiamento di umore che non aveva mai interpretato in sua presenza.
- Sai perché sono così felice?-. Un uomo sulla settantina si paró davanti al prigioniero con un grande sorriso sul volto, accentuando l'esistenza delle rughe arrivate con l'età.
- Finalmente vai in pensione?-
- Mi sarei suicidato prima, grazie. Oggi, caro mio sciupafemmine, verrai spostato nella prigione di massima sicurezza di Nanba!-
- Sì però calmati che mi muori davvero qui, anche se non mi dispiacerebbe. E grazie del nomignolo, meglio del "prigioniero numero 536"-. Un sorriso sfacciato e quasi di pena gli si dipinse sul volto: per lui "massima sicurezza" era solo un grado dato alle prigioni per alzarne il prestigio. Era svaso così tante volte che ormai non le contava più!
- Toglierai il culo da qua questo pomeriggio. E, sinceramente, faccio il segno della croce alle prossime guardie che si dovranno occupare di te!-
- Aw, così Vecchio mi fai arrossire!-, disse con finta lusinga alzando la mano su e giù con l'altra sulla guancia.
- Buona permanenza all'inferno, allora-.
Questa affermazione lo fece impietrire, mentre i passi si allontanavano e la porta si richiudeva cigolando sottomessa.
- Uh, Nanba!-
- Sta volta sei fritto, amico!-, dissero quasi all'unisono i due uomini appena la porta si richiuse.
- Nah! Nessuna prigione è inespugnabile per il grande Uno!-, annunciò puntandosi il pollice sul petto con mento alzato, lasciando però trasparire un leggero tremolio.
- Bha, se lo dici tu!-
- Di sicuro non pregheremo per te!-, risero, ritornando a non fare il proprio lavoro.
- Seh, seh! Ridete pure! Tanto... evaderò anche sta volta...-
~~~~
L'ora stabilita era arrivata velocemente, forse troppo, mentre il prigioniero veniva trasportato su un furgoncino della polizia scortato da dieci volanti che manco un divo.
- D-dite che li ci sarà un tavolo da biliardo?-, sdrammatizzó lui nel silenzio glaciale all'interno del mezzo, guardando con denti sbattenti le guardie dallo sguardo poco disposto a scherzare.
- Zitto, i prigionieri non hanno il permesso di parlare durante il tragitto-, lo bacchettò uno facendolo sorridere in segno di scusa mentre una goccia di sudore gli scendeva lungo il viso.
' Certo che l'atmosfera non migliora con questi pezzi di m-'
- Fate scendere il prigioniero!-. Un annuncio arrivato dall'esterno interruppe il suo pensiero non proprio simpatico. Una forte luce lo accecò all'apertura della porta, venendo poi spinto fuori con urla che lo spronavano a muoversi. Prima che potesse assimilare dove fosse, venne spostato nuovamente su una barca, sempre con la scorta attaccata alle calcagna. Il tragitto fu breve e come un lego lo spostarono davanti alle imponenti mura della sua futura "reggia".
- Ma che caaaaaaa-
- Siamo della prigione di Santoku e siamo gli addetti al trasloco del prigioniero numero 536-. La stessa guardia che lo aveva rimproverato stava parlando attraverso una radiolina attaccata alle mura in funzione di campanello, facendo aprire lentamente il portone di ferro. I propri occhi si illuminarono come in un anime per ragazze, facendo scomparire il terrore iniziale iniziando a far tintinnare le manette per l'euforia. Dopo mille codici e disattivazioni di trappole, entrarono nella prigione di massima sicurezza, facendo esplodere letteralmente il ragazzo e facendolo schizzare da una parte all'altra dei cunicoli, causando delle crisi di nervi alla malaugurata scorta.
- E questo sarebbe il prigioniero affidato al nostro distretto?-
- Sembra proprio lui! E ricordati, cerca di sembrare meno scorbutico!-. Una voce roca seguita da una più dolce e acuta lo frenò, facendo cadere miseramente le guardie che stavano cercando di acchiapparlo. Un sopracciglio biondo gli si alzò. Quello che aveva davanti gli sembrava un quadretto comico. Un uomo dalla corporatura robusta e con sguardo sottile e letale, con una cicatrice che gli decorava l'occhio sinistro, lo stava fissando minacciosamente a braccia conserte sotto la visiera del capello della divisa. Al contrario, al suo fianco, un ometto sorridente lo stava salutando con la mano, con lunghi capelli di un azzurro quasi accecante e con occhi rosa chewingum.
- Tu sarai affidato al tredicesimo distretto e queste saranno le guardie che ti dovranno tenere d'occhio: Hajime Sugoroku e Seitarou Tanabata-, fece le presentazioni una delle tante guardie senza troppe cerimonie, indicandoli per permettergli di individuarli.
- Hem... Piacere-
- Benvenuto alla prigione di Nanba, speriamo che ti troverai bene qui!-, disse pimpante quello chiamato Seitarou servendogli un altro sorriso. Il collega, invece, lo stava ancora fissando con quegli occhi suicidi, come se avesse appena scatenato la sua furia.
- Questo mi sa di imbecille. Avete azzeccato distretto-, disse improvvisamente con una smorfia facendo salire delle leggere risatine da parte della scorta, mentre l'ometto lo guardò con faccia di disappunto.
- Bene-, spostò nuovamente il suo sguardo gentile verso di lui - potete ritirarvi. Intanto noi lo porteremo alla sua rispettiva cella. E grazie per essere venuti!-, e con un leggero cenno della testa in segno di saluto, fece congedare gli uomini che fino a quel momento non gli si erano staccati di dosso neppure a pagarli. Burberamente, il pelato lo prese per le manette e lo trascinò chissà dove, mentre l'altro lo pregava di moderare la presa. Uno era rimasto impassibile per tutta quella scena: davvero quella poteva essere considerata una prigione? A primo impatto gli era sembrata una scenetta teatrale tra bambini!
- Hem...-
- Che vuoi?-
- Mi metterete in cella di isolamento?-
- Oh no, caro numero 536!-, rispose l'ometto prima che il collega parlasse a sproposito.
- I tuoi compagni saranno tre. Ma prima dobbiamo avvisarti che il tuo numero non sarà più "536", bensì 11-. Non gli suonava male. In effetti, il numero che gli era stato affibiato era più vicino al numero uno. E poi avrebbe avuto dei compagni, chissà che tipi erano?
- So a cosa stai pensando, e se proverai ad unirti anche a una sola delle loro evasioni, finisci nei sotterranei!-, lo minacciò Hajime tirando fuori una chiave dalla tasca e aprendo con forza la porta anch'essa in ferro come tutte quelle presenti nella struttura.
- Ragazziii! È arrivato il vostro nuovo compagno!-
- Oi voi! Cercate di non inculcargli le vostre idee malate più di un certo limite!-.
Appena entrò nella sua nuova cella non poteva credere ai propri occhi...
- Uno...-
- Jyugo...-
- Uno?-
- Jyugo?-
- Uno!-
- Jyugo!-
Come in una scena di un film, i due ragazzi si abbracciarono piangendo commossi, facendo spalancare la bocca alle guardie.
- Anche tu qui?-
- Certo! Da quanto tempo!-
- Quante volte sei già evaso?-
- Nah, troppe volte!-
- Aaaaspettate! Mi state dicendo che voi, menti sottosviluppate, vi conoscete già??-
- Bhe, non è poi così strano Hajime...-, si grattò la tempia Seitarou.
- Una volta siamo evasi insieme e mi sono divertito un casino con questo apri-tutto!-, gli diede una pacca sulla spalla Uno che tra un po' gli faceva dare una facciata sul pavimento.
- Hey Jyugo, e questo chi è?-
- Ma si può sapere quante persone hai fatto evadere?-.
Due voci alle loro spalle avevano parlato, facendo girare il ragazzo curioso. Un ragazzo con bizzarri capelli verdi è pieno di bende si presentò con il nome di Nico, l'altro, più robusto e con capelli viola con un ciuffo rosso, con il nome di Rock. Subito, iniziarono a parlare di come avessero conosciuto il famoso numero 15, mentre le due guardie se ne stavano lì ad ascoltare le folli storie di quei quattro apparentemente differenti l'uno dall'altro, ma con un'unica cosa in comune: tutti erano consapevoli del fatto che non si sarebbero annoiati insieme.
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