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Capitolo 5

"Ma quando torna?" Sbuffò Oskar guardando l'orologio al suo polso. Ticchettò la matita sul foglio e riguardò l'orologio.

Neanche un minuto era passato da quando aveva visto l'ora. Si voltò verso l'interno della biblioteca e vide tanti ragazzi tra i corridoi e si meravigliò di quanto fosse passato dalla prima volta che aveva varcato le grandi porte della costruzione.

Quattro anni in cui aveva pianto e sorriso fra quelle mura, le quali trasmettevano la stessa sensazione di quando era a casa circondato dai suoi familiari.

Fece dei disegni immaginari sul legno per passare il tempo, il quale scorreva lento e senza nessuna traccia del biondo.

Stupido Crono, più veloce il tempo su su!

Prese il quaderno e una penna blu, iniziò a scarabbocchiare i doni della morte, il tridente di Poseidone, la ghiandaia imitatrice, così si ritrovò il foglio bianco pieno di schizzi fandom, ma ancora nessun ragazzo altissimo, biondissimo nella biblioteca.

Se ci pensava bene non riusciva a capire tutta quella gentilezza. Avevano iniziato da due settimane le ripetizione e avevano cominciato non molto bene il loro rapporto, molte volte si erano - Igor - ritrovati a urlare/sussurare per matematica, o storia o un'altra materia scolastica. "Quando è subentrata tutta questa gentilezza da parte di Igor?" Sospirò il corvino portando gli occhiali al loro posto sul ponte del naso e non sulla punta.

Entra in macchina che ti bagni.

Oh, lunedì quando mi ha accompagnato a casa.

E si perse nel flashback di quella sera...

"Bene, anche oggi abbiamo finito. Ci vediamo mercoledì Antares." Lo salutò Igor mettendo le sue cose velocemente nello zaino prima di scappare via.

"Mercoledì? Avrei qualcosa mercoledì da fare?- appoggiò l'indice sul labbro inferiore un po' screpolato prima di spalancare gli occhi- Oh, no!"

Prese i suoi quaderni lanciandoli nella borsa, quasi inciampò mentre salutava Fannie dietro il bancone. Spalancò la porta e rincorse Igor per tutto il corridoio.

"Stupido russo dalle gambe lunghissime. Stupido me e lo sport, non sarò mai un Velocista."
Annaspò in cerca d'aria e aprì la porta dell'uscita ritrovando il diluvio universale fuori.

Ho dimenticato il mio ombrello dietro il bancone della biblioteca. Perchè non sono figlio di Poseidone!

Cercò con lo sguardo la macchina del biondo, la trovò subito che stava per partire. Così si lanciò per fermarlo mettendosi davanti e facendo frenare di colpo Igor.

Il biondo spense l'auto e uscì come una furia urlando contro Oskar, il quale sembrava un piccolo gattino sotto il temporale.

"Che cazzo ti dice quella testolina che hai?"gridò il biondo avvicinandosi al ragazzo dagli occhiali che senza fiato cercava di parlare.
"Io... io..."
Igor cercò di asciugarsi gli occhi per vederci. "Entra in macchina che ti bagni!"
"C-cosa?"
"HO DETTO ENTRA IN MACCHINA!" urlò per farsi sentire sotto la pioggia battente.

Oskar non se lo fece ripetere una terza volta, anche se sorpreso corse al posto passeggeri e contemporaneamente il russo salì al posto di guida.

"ADESSO MI DICI PERCHÈ! TI AVREI POTUTO METTERE SOTTO!"
"Io...- tirò su col naso e si asciugò gli occhi ormai lucidi perchè aveva capito di esser stato uno stupido. - mi dispiace."
Si strinse allo zaino del tutto bagnato, il quale come loro grondava acqua da tutte le parti.
Per fortuna che è impermeabile e miei cari libri sono salvi.

Il ragazzo più alto lo osservò e non riuscì a trovare un'imperfezione in quel minuscolo ragazzo dagli occhi tristi. Sbuffò prima di allungarsi verso i sedili posteriori e prendere degli asciugamani che teneva in una scatola per le emergenze.

"Tieni, asciugati.- gliene passò uno.- Poi mi dici quello per cui sei quasi morto." E partì dopo essersi frizionato i capelli con un secondo asciugamano color bianco.

Il fanboy si tamponò il viso e la maglietta, infine fece la stessa cosa di Igor ai suoi capelli.
"Io mi sono scordato di dirti che mercoledì non posso fare le ripetizioni perchè viene mia nonna a cena e devo aiutare in casa."

Il russo non riuscì a non trattenere una risata. "Ti fai quasi investire per dirmi solo questo? Potevi anche dirmelo domani a scuola."
"Non voglio disturbarti a scuola."
"E perchè?"
"Non voglio che inizino anche con te perchè ti hanno visto parlare con me." Sussurrò nascondendo gli occhi dietro gli occhiali e fissando la strada del centro sfrecciare.
"Con me non inizieranno. Ho le spalle coperte da un dio. Dove devo girare?"
"Sinistra. Poi dopo il semaforo a destra e sai dov'è 'St. James Street'?"
"Sì."

Restarono un po' in silenzio, Igor osservando la strada e Oskar le gocce di pioggia che scivolavano sul suo finestrino, ci giocò anche scommettendo su quella più veloce a scenderlo tutto.

"Possiamo fare giovedì, se non hai da fare certo." Si riscosse dal suo gioco.

Il russo si morse il labbro diminuendo la velocità prima di svoltare a destra.
"Non posso. Se salto solamente un allenamento Mr. Chuck mi farà saltare la corda senza mai fermarmi per tre o quattro ore consecutive. Possiamo fare venerdì come sempre."

Il moro annuì contento e scorse la veranda di casa sua illuminata dalla lanterna fuori la porta.
"È la terza a sinistra." Annunciò un po' imbarazzato.

Il ragazzone accostò l'auto proprio davanti al vialetto voltandosi verso il ragazzo con gli occhiali.
"Bene, allora a venerdì." Si allungò di nuovo verso i sedili posteriori prendendo un ombrello nero e consegnandolo.
"No, Igor hai già fatto tanto per me. Non posso accettarlo." Scosse la testa.
Era stato tanto gentile a portarlo a casa o sarebbe stato sicuramente con la febbre a quaranta il giorno dopo.
"Antares non mi fare incazzare. Ho lo prendi o giuro che con la macchina ti porto fino dentro casa."
Titubante lo prese con le mani tremolanti e lo salutò per l'ultima volta prima di correre a casa.

Era stato veramente gentile se ci pensava, avrebbe potuto lasciarlo lì solo e sotto il dilunvio e invece lo aveva accompagnato a casa.

"Eccomi." Disse una voce roca facendolo saltare sulla sedia di legno.
Alzò gli occhi e con essi gli occhiali dalla punta del naso. "Finalmente, credevo che ti fossi perso nel Labirinto e che fossi stato punto dai Dolenti."
"Non so di che cosa tu stia dicendo. La cioccolata. -Gliela passò e subito dopo si lanciò sulla sedia- Hai qualcosa da fare sta sera?" Chiese con fare indifferente il ragazzo dagli occhi di ghiaccio.

Oskar lo guardò sorpreso bevendo nel frattempo un sorso della cioccolata calda.

Uhm... buonissima.

"Ehm, no. Le mie sorelline vanno a dormire da una loro amica. Sai, pigiama party e i miei genitori vanno a cena fuori, qualcosa di romantico."
"Benissimo, allora vieni con me."
"Aspetta cosa?"
"Senti Antares, ti sto salvando quel bel culo che hai dal ritrovarti domani con i piedi a posto delle braccia."
Il moro si bloccò un po' anche per il complimento e gli lanciò un'occhiata interrogativa con le guace rosse a cui il biondo rispose con uno sbuffo.

"Ho incontrato quel coglione di Kraven e vuole farti diventare una polpetta."
Oskar assottigliò gli occhi "Non voglio la tua compassione."
"Antares non lo sto facendo per te ma per il povero uomo che dovrà pulire il tuo sangue. Quindi adesso tu ti alzi, Oskar, e vieni con me."

Spalancò gli occhi e
È la prima volta che dice il mio nome e lo pronuncia così bene con quel suo accento.
mise i suo quaderni dentro allo zaino, poi il cappotto ed infine lo seguì fuori con una strana sensazioni allo stomaco... e non era l'unico fra i due.

#######$#$########
Non l'ho riletto quindi scusate per gli errori.
Lo so di avervi detto che l'avrei sospesa ma caspio! Ho tipo troppe idee per questa storia e non riesco a fermarmi dallo scrivere i capitoli.
Mi sono informata sul sistema scolastico americano da una mia amica della California! E mi ha spiegato bene il tutto.
Spero che vi piaccia e passate al mio concorso (One Direction Games) se amate gli One Direction!
Al prossimo capitolo...
BB

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