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2.

Gli occhi gelidi di Malfoy incontrarono i miei, ed io fui costretta ad abbassare lo sguardo, fulminata da tanto odio. Ma non mi mossi. Restai lì dov'ero, a contemplare il pavimento. I mormorii fra i due erano cessati da un pezzo, e adesso io mi sentivo impacciata come una colonna fuori posto. Volevo andarmene, ma qualcosa mi tratteneva ancora lì, una forza disumana mi spingeva, mi impediva di andare avanti. Istintivamente, guardai Malfoy e Voldemort, e mi accorsi che mi stavano fissando. Il primo con odio e acidità, puntando gli occhi sulla mia cravatta rossa e dorata, disprezzandomi in ogni angolo del corpo. Il secondo, con mio gran stupore, era sereno, quasi compassionevole, e mi meravigliai notando l'ombra di un sorriso agli angoli della sua bocca. E mi irrigidii, perché mi resi conto che il suo era un sorriso maligno, perfido, un ghigno di crudeltà. Lo riconobbi, nei suoi occhi chiari, nelle labbra sottili; il terrificante mostro aveva ancora conservato alcuni dettagli del bel ragazzo che era in gioventù. Si avvicinò, lasciando ondeggiare la tunica nera, e mi porse una mano, con espressione maliziosa. "Tom Riddle", scandí, mostrando una morbida voce vellutata. Fissai la sua mano tesa, ma non la strinsi.
"Hermione Granger", sibilai, gli occhi ancora fissi sulle sue lunghe dita, senza preoccuparmi di cosa avrebbe pensato Lucius Malfoy dopo anni e anni accorgendosi di me, con lo stesso nome e lo stesso viso. "Nata Babbana", aggiunsi senza pensarci. Quell'informazione mi sembrava piuttosto sensata, come se in lui ci fosse (e c'era) l'uomo che per prima cosa guardava il sangue di ogni persona. La sua espressione non mutò, ma abbassò la mano, rassegnato. "Lucius, hai mai visto questa ragazza in giro?", chiese con finto interesse al compagno. Quello scosse la testa, freddo.
"Non gli sarebbe importato molto di me", risposi con una scossa di odio, e poi mi rivolsi al biondo, ignorando le loro facce sconvolte "Giusto?".
Malfoy cercò sostegno nell'amico con uno sguardo, che però si limitò a fissarmi incuriosito. "Draco le ha raccontato tutto di me. E dei miei genitori", continuai, imitando Lucius in ciò che mi aveva detto al secondo anno.
"Non capisco cosa tu mi stia dicendo", disse con voce strascicata, ma poi aggiunse, fra sé e sé "Sporca Mezzosangue".
"Un giorno si ricorderà di me, Signor Malfoy, e terrà a freno la lingua". Ma me ne pentii. Di certo i due sospettavano di un possibile Giratempo, perché avevo parlato troppo, e inoltre nessuno dei due aveva accennato al fatto che il suo cognome fosse Malfoy. Così feci una risatina nervosa, cercando di far credere che stavo solo scherzando. "Ci cascano tutti", mormorai. Tom Riddle sorrise, ma Malfoy sbuffò e sibilò, infastidito: "Divertente". Voldemort tornò serio, e i suoi occhi parevano tanto concentrati da praticare la Legilimanzia.
"Di che anno sei? Terzo?".
Mi sentii leggermente offesa. Capivo di essere bassina, e avere dei lineamenti piuttosto infantili, ma non abbastanza da scambiarmi per una di terzo anno. "Sesto", risposi, fredda e con le sopracciglia inarcate. "Non ricordo di aver mai seguito alcun corso con te, seppure frequentiamo lo stesso anno scolastico".
"Non adoro particolarmente stare in vista. Come invece piacerebbe a te", mi sfuggì, ma per mia fortuna Tom cambiò argomento.
"Lui è Lucius Malfoy, comunque".
"Lo so. Perdonatemi, devo andare", e scappai.
Non so perché lo feci, non sopportavo di stare un altro minuto lì, a creare dubbi e sospetti indiscreti.

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