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Capitolo 2: Gli Avengers




Le due ragazze non avevano idea di chi fosse l'uomo di fronte a loro, si stavano guardando con aria interrogativa e Sophie era preoccupata che Olivia potesse piantargli una pallottola in fronte per levarselo dai piedi.

<<Non so chi tu sia, poco mi importa, adesso è meglio che te ne vada.>>
Disse Olivia con fare minaccioso.

<<Un vero peccato, tu sei Olivia vero? Ti presenti sempre così con le persone che cercano di darti una mano?>>
Rispose Fury, entrando nell'appartamento e chiudendosi la porta alle spalle.

Olivia non indietreggiò, tolse la sicura dalla pistola con un velocissimo movimento, Sophie si allarmò: chiunque fosse non era una buona idea ferirlo, o peggio ucciderlo. Non potevano occuparsi di occultare un cadavere e sinceramente Sophie non voleva un peso del genere sulla coscienza, cosa che a quanto pare non preoccupava affatto Olivia.

<<Non ho chiesto il tuo aiuto. Diamine non ho idea di chi tu sia e come ti ho già detto non intendo scoprirlo. Adesso te lo dirò di nuovo, va via o la mia faccia sarà l'ultima cosa che vedrai.>>

Olivia rimase ferma nella sua posizione senza il minimo dubbio.
Sophie invece stava pensando in fretta, sapeva di conoscere quest'uomo, l'aveva già visto da qualche parte ma non riusciva proprio a ricordare. Sentiva di avere la risposta sulla punta della lingua eppure questa continuava a scivolarle via.

<<Sai avete combinato un gran casino oggi, i media sono impazziti e avete dato un grosso vantaggio all'Hydra.>>

Fury sembrava totalmente a suo agio, mentre parlava con una donna che gli puntava dritto una pistola in testa.
All'improvviso come un fulmine a ciel sereno, Sophie balzò davanti la pistola di Olivia, la guardò negli occhi e lei abbassò la pistola. Ormai le due dopo tanti anni avevano imparato a comunicare senza parlare, quasi come se i loro pensieri fossero connessi, potevano restare in silenzio per ore e contemporaneamente tenere una discussione solo con lo sguardo.
Dopo che Olivia abbassò la pistola la sua collega la guardò ringraziandola e infine si girò per guardare dritto negli occhi il loro ospite.

<<Adesso ho capito chi sei. Pensavo che lo S.H.I.L.D. fosse caduto in disgrazia.>>

Anche Olivia capì, alzò gli occhi al cielo, mise la sicura nella pistola e la posò nuovamente al sicuro. Non amava incontrare persone nuove, la sua espressione costantemente arrabbiata poi, faceva allontanare qualsiasi persona. La cosa non le dispiaceva affatto, non aveva tempo per le relazioni umane, la sua vita si concentrava sul finire le missioni, andare in vacanza, accettare un nuovo lavoro, finire la missione e andare in vacanza. Tutto questo sempre in loop. Accompagnata ovviamente solo da Sophie.

<<Abbiamo avuto qualche problema, ma non ci arrendiamo facilmente.>>
Rispose Fury accomodandosi nella poltrona beige affianco al divano.

<<Hai detto che vorresti aiutarci,
come?>>
Intervenne Olivia ormai stanca dell'uomo.

Fury non ne voleva sapere di porre fine a quell'interminabile scambio di sguardi, lui stava cercando di scavare nel profondo nelle due ragazze, e loro cercavano di comprendere le sue intenzioni. La tensione si poteva tagliare con un coltello, Olivia sarebbe scoppiata da lì a poco e di certo Sophie non l'avrebbe fermata, al contrario dell'amica lei ne aveva di pazienza, Olivia, beh diciamo che lei è una donna d'azione.

<<Semplice, voglio offrirvi l'opportunità di lavorare con la mia squadra. Anche loro stanno indagando sull'Hydra, possiamo unire le forze e collaborare.>>
Disse tranquillamente Fury.

Sophie si voltò a guardare Olivia, entrambe si stavano studiando in cerca di una risposta da dare, non avevano mai lavorato insieme a qualcun altro, la cosa non era per niente allettante e Sophie non è mai stata incline a fidarsi della gente.
Sophie si girò di scatto convinta che la risposta fosse un no, ma dovette ricredersi da lì a pochi secondi.

<<Accettiamo.>>
Olivia assunse un tono autorevole, ma dentro di sé si sentì vulnerabile. Sentiva che fosse la cosa giusta ma che contemporaneamente ci fosse qualcosa di tremendamente sbagliato in tutto, in lei, nel suo lavoro... per la prima volta si sentì quasi spaventata.

Sophie invece non si aspettava una risposta del genere, guardò Fury e alzò l'indice per indicargli di aspettare un minuto. Prese Olivia per il polso e la trascinò fino alla camera da letto che condividevano.
Una volta dentro chiuse con forza la porta e si girò a fulminare l'amica.

<<SEI IMPAZZITA!?>>
Gridò.

Olivia alzò le spalle in segno di indifferenza, come suo solito non avrebbe mai dato voce ai pensieri che la divoravano.

<<HAI DIMENTICATO CHI SIAMO?! NON POSSIAMO ACCETTARE QUALCOSA SENZA PARLARE CON QUEL MISERABILE.>>
Continuò a gridare Sophie.

Olivia alzò nuovamente gli occhi al cielo, si avvicinò al comodino del lato destro del letto, aprì il primo cassetto ed estrasse un pacchetto di sigarette. Ne prese una e con tutta la calma del mondo cercò l'accendino. Sophie era una donna paziente, era una spia, era abituata ad aspettare, ma in quel momento voleva strangolarla.
Sophie si avvicinò alla scrivania posta di fronte al letto matrimoniale che le due condividevano, prese l'accendino e lo tirò dritto in testa a Olivia.

<<Guarda che fa male.>>
Disse Olivia massaggiandosi il punto colpito.

Prese l'accendino da terra e accese finalmente quella sigaretta.

<<Senti, so che in teoria noi non possiamo accettare nulla senza rivolgerci a Tu Sai Chi, ma, con il loro aiuto potremmo finire prima. Sono mesi che siamo sulle tracce di questi bastardi e oggi abbiamo preso un palo in pieno.>>

Sophie fece per parlare ma Olivia la fermò e continuò:

<<Sono stanca Sophie, non abbiamo mai lavorato ad un caso così lungo. Mi mancano i bei tempi in Medio Oriente. Voglio veramente andare alle Bahamas, trovarmi un figo tropicale e bere cocktail come se non ci fosse un domani. Tutto questo lo posso, anzi lo possiamo fare solo se portiamo le loro teste al miserabile.>>

Olivia si sentiva distrutta e frustrata, non solo perché un'ora prima una stronza le aveva conficcato un coltello nell'avambraccio, ma anche perché voleva un po' di pace. Essere un'assassina di persone cattive non è esattamente il lavoro che sognava di fare da bambina, ma il conto in banca non è mai stato rosso e questo è un ottimo motivo per continuare a lavorare, accettare un aiuto non poteva che accelerare i tempi.

<<Va bene. Lavoreremo con Fury e la sua squadra. Ma sappi che se le cose dovessero peggiorare la colpa sarà tua e ne risponderai tu.>>
Accettò infine Sophie.

Le due si guardarono e si sorrisero, anche Sophie si sentiva stanca e aveva bisogno di una pausa.
Entrambe uscirono dalla stanza e raggiunsero Fury intento a farsi un panino.

<<Temevo che foste scappate dalla finestra.>>
Disse Fury mangiucchiando il suo sandwich.

Sophie e Olivia si guardarono e dissero insieme:
<<Noi non scappiamo mai.>>

Le due seguirono Fury giù per il loro appartamento, uscirono dal retro dove trovarono un'auto pronta ad aspettarli.
Fury si mise alla guida e Sophie occupò il posto davanti, mentre Olivia si accomodò nei sedili posteriori.
La macchina partì e si ritrovarono in un religioso silenzio, nessuno osava parlare ma il nervosismo delle due ragazze era percepibile.
Olivia ammirava New York dai finestrini, adorava questa città, in un'altra vita sicuramente si sarebbe trasferita qui, avrebbe avuto un lavoro e chissà magari anche una famiglia tutta sua. Famiglia, ogni volta che pensava a quella parola un brivido di disgusto le attraversava la schiena.
Sophie invece non si sentiva per niente a suo agio con l'idea di dover far squadra con altre persone. Durante tutta la sua vita non è mai riuscita a fidarsi completamente di qualcuno, neanche di Olivia. Gli spettri del passato tornavano a farle visita ogni volta che ci provava e puntualmente lasciava che questi prendessero il sopravvento. I minuti passarono e l'auto si allontanava sempre di più dal centro della città, raggiunsero una zona isolata con un grande edificio che sovrastava il paesaggio naturale.
L'edificio in stile moderno aveva una grande A come ornamento principale, e non vi era neppure una macchina, cosa alquanto strana pensò Olivia.
Una volta arrivati Fury parcheggiò la sua auto davanti l'entrata e tutti e tre scesero dal veicolo.

Olivia e Sophie si guardarono poco convinte della situazione; Sophie continuava a pensare che fosse una pessima idea, e anche Olivia iniziò a nutrire dei dubbi sulla questione.
Le ragazze seguirono Fury all'interno, lo stabile era enorme, vi erano diverse stanze ognuna addebita a qualcosa in particolare: vi erano diversi poligoni di tiro, stanze per allenarsi... Olivia giurò di vedere una cucina.
Raggiunsero una grande sala con due tavoli da riunione occupati da un gruppo di ragazzi, le due amiche si guardarono, pentendosi amaramente di aver accetto.

<<Avengers, loro collaboreranno con voi. Bene, tenetemi aggiornato.>>

Disse Fury. Guardò le ragazze e andò via.

Le due ragazze si guardarono intorno in cerca di qualcosa di familiare o di un modo per alleggerire l'imbarazzo presente in quella stanza, ma niente. Un uomo si alzò in piedi e si avvicinò a loro, sorrise per gentilezza così come le due ragazze e poi parlò:

<<Lasciate che mi presenti, sono Steve, Steve Rogers.>>

Ci fu un attimo di silenzio dove Olivia e Steve si scambiarono degli sguardi indecifrabili. Poi Steve continuò:

<<Noi siamo gli Avengers, Fury ci ha parlato di voi, non abbiamo lo stesso stile lavorativo, ma sono sicuro che troveremo un modo.>>

Disse tutto d'un fiato l'uomo, continuando a guardare Olivia che non aveva ancora sbattuto le palpebre.
La ragazza si voltò verso Sophie e sorrise, un sorriso pieno di ironia.

<<A me non interessa come lavorate, a me interessa portare al termine la mia missione e andare a bere i miei cocktail.>>
Rispose Olivia con una vena di acidità.

<<Senti, capisco che voi avete sempre lavorato da sole, ma adesso fate parte di una squadra. Dovrai aspettare un po' per i tuoi cocktail.>>
Rispose calmo Steve.

<<Allora Cap, si so chi sei. Ascoltami attentamente io non prendo ordini da te, io ho un compito e non aspetterò che nessuno di voi mi dia l'autorizzazione per farlo. Ho un lettino pronto che mi aspetta e chissà quale gnocco tropicale mi servirà i miei drink.>>
Intervenne Olivia furiosa.

Fu Sophie a parlare questa volta, si schiarì la voce per attirare l'attenzione su di sé, ma sia Steve che Olivia continuavano ad ignorarla e a fissarsi a vicenda. Nonostante Steve fosse almeno dodici centimetri più alto, Olivia continuava la sua lotta al più forte.

<<Non ho idea del perché io sia qui, ma da quello che ha detto Fury anche voi siete nella merda, quindi perché non ci sediamo e parliamo di quello che sappiamo?>>
Disse Sophie irritata.

Nonostante tutto questo fosse un'idea di Olivia, fu Sophie a cercare un compromesso, mentre Olivia continuava a squadrare dalla testa ai piedi il biondino.

<<La tua amica ha ragione, forse è meglio darci una calmata e cominciare dall'inizio. Io sono Nat.>>
Si presentò una ragazza bellissima dai capelli rossi.

Steve aveva rinunciato al gioco di sguardi evidentemente annoiato dal comportamento di Olivia, ma quest'ultima continuò a guardare sia lui che gli altri da capo a piedi.
Sophie alzò gli occhi al cielo e si avvicinò velocemente ad Olivia dandole uno scappellotto.

<<Ma che cazzo fai!>>
Disse Olivia massaggiandosi la testa.

Gli altri iniziarono a ridere e Olivia li fulminò con lo sguardo.

<<Smettila di fare la stronza, sei stata tu a voler venire qua, potresti quanto meno essere gentile. Te l'avevo detto io che era una pessima idea.>>
Sophie era arrabbiatissima, pensava di aver a che fare con una bambina capricciosa.

<<Ehi! Non sto facendo la stronza ma siamo appena arrivate e già dettano ordini.>>
Rispose infastidita Olivia.

<<Ragazze, ragazze. Che ne dite se ricominciamo?>>
Disse Nat.

Olivia alzò gli occhi al cielo, si schiarì la voce e si presentò:

<<Bene, io sono Olivia, lei è Sophie. Abbiamo una missione che abbiamo intenzione di portare a termine. Purtroppo è un caso particolare e abbiamo deciso di accettare di lavorare con voi in modo da aiutarci entrambi.>>
Disse velocemente e con una nota di acidità.

<<Bene, adesso che siamo tutti più calmi che ne dite di iniziare? Ah non mi sono presentato, io sono Tony Stark e tu puoi chiamarmi quando vuoi.>>
Disse l'uomo facendo l'occhiolino a Sophie.

Steve alzò gli occhi al cielo, sapeva poco sulle due ragazze, una era una spia, l'altra un'assassina, questa collaborazione non gli piaceva per niente.
Per un attimo si sentì lo sguardo di Olivia addosso, è vero non le piaceva per niente eppure sentì uno strano brivido lungo la colonna vertebrale.


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