•Capitolo 12• Un Falso Sorriso.
Pov. Narr.
Sono passati due mesi da quella strana conversazione tra Bakugo e Minori, e lo stesso tempo è passato dal bacio tra quest'ultima è il giovane dai capelli perfettamente divisi a metà.
In questo tempo, però, la castana aveva notato che tutti i suoi amici si erano improvvisamente allontanati da lei.
Si chiedeva se avesse fatto qualcosa di male, o comunque se avesse commesso qualche errore con loro.
Se ne sarebbe scusata se lo avesse saputo.
Infondo lei, non era mai stata il tipo di ragazza che si lamentava, quindi non pensava che fosse dovuto a questo.
Magari era stata troppo irruenta?
La sua energia magari aveva creato disagio ad altri, senza volerlo.
Ma lei da sola non ci voleva stare.
Lo ha sempre odiato..
Era un po' di tempo che camminava per la grande piazza della città di Hosu.
Per passare un po' il tempo aveva deciso di fare una passeggiata nella bella città, magari comprarsi qualche libro da leggere quando aveva un po' di tempo:
Nonostante cercasse di non pensarci però, il suo sguardo cadeva sempre sulla schermata vuota del telefono.
Nessun messaggio.
Si lasciò sfuggire un lungo e annoiato sospiro, per poi riprendere il suo giro.
Aveva letto sul giornale di Asuka-san che sarebbe presto giunta in città una formidabile famiglia di eroi, e lei non vedeva l'ora di incontrarli!
Sapeva che due membri su tre possedevano un'unicità legata al fulmine, mente l'altro possedeva l'unicità Pietrificazione.
Questa consisteva nel pietrificare uno o più individui semplicemente sfiorandoli.
Come meccanica, pensò la castana, è molto simile allo Zero Gravity di Uraraka-chan..
Nel pensare all'amica, le venne un fastidioso groppo in gola, ma non fece in tempo a mandarlo giù, che venne spintonata di lato da qualcuno.
???: Vuoi stare attenta a dove cazzo metti i piedi?! Ma guarda te se una ragazzina deve mettersi in mezzo così.
A parlare era stata una ragazza di circa dodici anni.
Portava i lunghi capelli Albini legati in due codini che le ricadevano sul seno.
Gli occhi, gelidi come il ghiaccio scrutavano la timida ragazza con fare accusatorio.
???: Beh?! Non ti scusi nemmeno?! Ma che educazione hai avuto?!
La mora si sistemò lo zaino sulle spalle e abbassò la testa.
Katara: m-mi dispiace... Ma a venirmi addosso sei stata tu..
Disse delicatamente la castana.
Delle parole tanto semplici, dette perfino con un tono più che gentile, erano bastate a far scaturire l'ira dell'albina.
???: Ma come ti permetti?! Lo sai tu chi sono io!?
Le diede un altro spintone, più forte del primo, facendola cadere a terra.
Katara, dal canto suo, non fece nulla.
Non era il tipo che se la prendeva per un bullo di passaggio. Lo lasciava fare, e poi ricominciava a vivere la sua vita.
Katara: no, non lo so, e sinceramente adesso sono di fretta quindi io andrei..
Si alzò, si spolverò la gonna e fece per andarsene, quando la ragazza davanti a lei le tirò uno schiaffo.
???: Brutta maleducata! Mio padre lo verrà a sapere!
La castana non fece una piega.
Si limitò a stringere un lembo della gonna e a correre via.
Lei non era Katsuki, che probabilmente avrebbe mandato l'albina all'altro mondo ancor prima che questa iniziasse.
Lei non era Deku, che avrebbe saputo rispondere a tono.
Lei non era Todoroki, che se lo sarebbe lasciato scivolare addosso e il giorno dopo nemmeno se lo sarebbe ricordato.
Non era Iida, o Tokoyami, o Ochaco e Tsuyu. Era semplicemente... Katara.
Una volta lontana dalla ragazza prese un respiro profondo e sorrise. Era l'unica cosa che sapeva fare in quei momenti.
Sorridi Katara! È stato solo un momento no, succede! Certo, la guancia fa un po' male ma vedrai che passerà!
La mora stava camminando, sorridendo come al solito, quando dopo circa quindici minuti dallo sfortunato incontro si sentì chiamare.
O meglio, senti chiamare "Giovane Minori!" E come poteva non riconoscere la voce dell'Hero Number One?
Si girò verso il pro Hero, mantenendo il sorriso.
Katara: All Might? Cosa ci fa qui? È molto affollato oggi...
Lui rise, appoggiando una mano sulla testa della ragazza.
All Might: anche agli eroi fa bene prendere un po' d'aria ogni tanto! Come mai non sei con i tuoi amici, giovane Minori?
Lei mantenne il sorriso, e disse l'unica cosa che poteva dire in quel momento.
Katara: erano tutti molto impegnati oggi, non avevano tempo!
Fece un sorriso Imbarazzato, quasi come per coprire la bugia.
Non le piaceva mentire ma far preoccupare un insegnante per un non-nulla le sembrava davvero esagerato.
All Might: capisco. Ultimamente ti vedo distratta a scuola. Magari le lezioni pratiche non sono il tuo forte ma sei sempre andata benissimo negli scritti. I tuoi voti stanno calando, sei sicura che vada tutto bene?
Era vero. Da quando i suoi compagni di classe avevano preso le distanze lei non riusciva a non pensarci.
Durante i test sbagliava le risposte, lasciava spazi bianchi, durante le lezioni era completamente assente.
Provava ad impegnarsi certo, ma il suo cervello dopo Cinque minuti di calcoli si rifiutava di andare avanti e così la faceva rimanere indietro.
Katara: non si preoccupi Sensei! Sarà solo un po' di stanchezza!
Fece il suo miglior sorriso. Le andava bene così.
"Sorridere aiuta le persone Katara! Una persona triste, o sola... Ricevere un sorriso le aiuta tantissimo."
Aveva cominciato così a sorridere sempre e comunque.
Tranne la notte. La notte non sorrideva mai.
Anche io ho i miei demoni.
Quelli che mi tormentano ogni notte.
Quelli che mi succhiano via la voglia di vivere.
Li lascio sfogare di notte.
Di notte.
Di giorno li chiudo in un cassetto e sorrido.
Dopo aver salutato il professore, che però ancora non era convinto della spiegazione della giovane, la ragazza tornò a casa.
Tuttavia, anche lì, i legami che aveva, avevano cominciato pian piano a sgretolarsi.
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Past. Story.
Pov. Katara.
Appena entro in casa, dopo l'incontro col tizio strano, sento O-Baa-Chan singhiozzare dalla cucina.
Mi tolgo le scarpe azzurre che fino a poco prima portavo, le metto a posto e raggiungo silenziosamente la stanza.
Mi nascondo dietro alla porta, e anche se so che è sbagliato, inizio a origliare.
Tsukauchi: mi dispiace tanto signora... Perfino All Might non è riuscito ad aiutarlo.. suo figlio si è battuto con onore. Ha salvato tantissimi civili e..-
Asuka: NESSUNO DI LORO PERÒ MI RIDARÀ MIO FIGLIO!
O-Baa-Chan sta piangendo. Le lacrime bagnano le sye rugose guance, scendendo poi sul mento e infine, cadendo a terra.
Stretto al petto, teneva un pezzo di stoffa ormai logoro, sporco di fuliggine è pieno di bruciature.
"Ma perché piange? Cosa c'entra Erick-san?"
Mi guardo intorno, cercando l'alta figura del biondo.
"Dovrebbe già essere a casa ormai.."
Prendo i due pacchetti dallo zainetto.
"Per fortuna non si sono rovinati.."
Tenendoli con cura, apro faticosamente la porta della cucina ed entro.
Katara: O-Baa-Chan... Dov'è Erick-san..?
I miei occhietti vagano per la stanza.
L'uomo che ha parlato prima è abbastanza alto, ed è affiancato da un tizio con la faccia da gatto.
Entrambi appena mi vedono abbassano lo sguardo, come se fossero mortificati per qualcosa.
La nonna invece si alza, e senza lasciare il pezzo di stoffa mi prende in braccio e mi stringe forte a sé piangendo.
Appena riesco a leggere la targhetta che è stata attaccata al costume, lasciò cadere a terra i due pacchetti, lasciando che le lacrime mi riempiano gli occhi.
"Erick Shirazawa"
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