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Capitolo 5 - Come eravamo

Dominique

«Dom. Dom. Dominique. Dom!»

Una mano mi spintona e torno sul pianeta terra, mollando lo sguardo da lei.

«Cazzo, amico, sei fuso! Scusami, non eri tu quello che solo poco fa mi ha detto che lasciare qui imbalsamate quelle due ragazze sarebbe stato da cafoni?» dice Pablo, ma io ascolto le sue parole, incapace di guardarlo. È altro che continua a catalizzare la mia attenzione.

«Sì, e allora?»

Cassie sta facendo il bagno, ride e si diverte in acqua con la sua amica. Giocano a schizzarsi e fare tuffi e Dio solo sa a quante cose sta pensando il mio cervello chiuso in un'impasse in cui lei, sexy com'è ora, sta viaggiando a ritmo incessante.

«Allora, te la stai mangiando con gli occhi. Smettila o farai ingelosire la tua "amichetta"» virgoletta, indicando col capo Reena, la tipa che abbiamo conosciuto ieri in discoteca insieme a Demi, la ragazza che si è fatto Pablo.

Io non ho avuto la sua stessa fortuna perché Reena era ubriaca, ma Pablo ha combinato una nuova uscita nella speranza che, anch'io, riuscissi a quagliare.

«Forse hai ragione» dico alzandomi. «Ho bisogno di scopare. Qui ci sono le cabine spogliatoio, vero?»

«Sì, Dom, ma non è così che ti toglierai la tua brunetta dalla testa.»

«Non è mia e comunque è l'unico modo che conosco. L'unica attività che mi aiuta a non pensare, a parte il football.»

«Se lo dici tu!»

«Lo dico io. A proposito, dove sono le ragazze?»

«Erano andate in bagno. Oh, eccole, stanno tornando.»

Mi volto e le vedo arrivare. Demi, asiatica e dallo sguardo ammaliante, dice qualcosa nell'orecchio della sua amica, mentre Reena, bionda e prorompente, ride di gusto a seguito di quanto le ha rivelato la prima.

Non permetto che ci raggiungano e avanzo io, verso di loro, a grandi falcate.

«Vieni con me» dico afferrando per un braccio Reena e trascinandola via.

«Aspetta. Dominique, dove stiamo andando?»

«A fare ciò che avremmo dovuto fin dal primo momento.»

Trovo una cabina libera e la spingo dentro, richiudendomi la porta alle spalle e girando la chiave nella serratura.

Reena mi guarda in estasi, il suo petto va su e giù. Si appiattisce al muro e io mi avvicino piano a lei.

Quando la raggiungo, una mano sfiora il suo viso.

«Sei bellissima. Questo costume striminzito ti sta da Dio.»

«Grazie. L'ho messo a posta per mettere in risalto le mie curve.»

«Non che ne avessi bisogno, ma... sei riuscita nel tuo intento. Hai catturato la mia attenzione, brava» sospiro sul suo viso.

«E adesso?»

Chino il capo e mi avvicino al suo orecchio.

«Adesso proverai cosa cazzo significa avere the Exterminator dentro di te.»

«Non vedo l'ora. Fammi a pezzi, sterminatore!»

Non me lo faccio ripetere. Mi avvento su di lei e me la bacio tutta.

Mi mangio la sua carne, beandomi delle sue curve sinuose e abbondanti.

Le slaccio il pezzo di sopra e mi chino a mangiarle i seni, così grossi da non starci nelle mie mani.

Così diversi da quelli di Cassie, piccoli e delicati.

«Cazzo!» impreco, per cacciare via quella stupida voce dalla mia testa.

Reena sorride, pensando che impreco per lei, per ciò che stiamo facendo.

«Ti entrerò dentro, Reena. E ti sarà impossibile non gridare» le prometto, slacciandole il pezzo di sotto.

«Sì, cazzo, sì. Lo voglio. Ti voglio.»

Mi inginocchio, portando la testa nel suo punto proibito e divorandola.

Comincia a urlare, molto prima di quanto previsto.

Non le do tregua, leccando e succhiando il suo strepitoso nettare, per poi fermarmi e ricordarmi che...

«Cazzo! Non ho un preservativo.»

«Ma io sì. Ne ho portato uno per sicurezza. Nell'eventualità che avessimo...»

«Dove ce l'hai?» chiedo, leccandole il collo.

Sono così eccitato che potrei bucare la parete.

«Nella mia borsa mare, sotto all'ombrellone.»

«Merda!» impreco. Come ho fatto a non pensarci prima?

«Vuoi che vada io?» domanda, carezzandomi la barba.

«Sì, per favore. Non vorrei dare scandalo, lì fuori, col mio costume extra large» ironizzo, indicando col capo lì sotto.

Reena ride, portandosi una mano alla bocca e poi si rimette al volo il costume.

Prima di uscire, però, mi sbatte al muro, famelica.

«Se dovessi rilassarti troppo, in mia assenza, non fare niente. Ci penserò io al mio ritorno. Faccio pompini da Dio!» mi informa, facendomi ridere.

«Non vedo l'ora.»

La lascio andare via e appoggio il capo sulle pareti della cabina.

E penso a cosa mi sono ridotto a causa di Cassie. Per una fantasia. Per qualcosa di irreale. Per un cazzo di sogno ad occhi aperti.

E aspetto qui, con la consapevolezza che voglio entrare in questa donna solo per dimenticare Cassie e per smettere di immaginare, solo per qualche minuto, quanto possa essere bello entrare in lei.

***

È sera e sono quasi pronto per l'appuntamento con Cassie e la sua amica.

Allo specchio, abbottono l'ultimo bottone della mia camicia e fisso il mio riflesso.

Il mio aspetto esteriore e il mio lavoro mi hanno sempre permesso di avere la strada spianata in campo di donne, ma quando ero un ragazzino, a Cassie non importava questo di me. Stavamo ore a parlare di noi. Mi chiedeva di raccontarle i miei sogni, il modo in cui questi mi facevano sentire. Quando qualcosa non andava, stava sempre lì a domandarmi come stessi. Non era mai una frase di circostanza, per lei. Le importava davvero.

Assottiglio lo sguardo, puntando i miei occhi verdi nello specchio. Mi tocco la barba curata e carezzo piano i miei zigomi allo specchio, scendendo a sfiorare le mie labbra. Non ho mai avuto bisogno di soffermarmi di più allo specchio per chiedermi se stessi più o meno bene, ma adesso è diverso, cazzo. E anche se so che a Cassie non interessa nulla del mio aspetto esteriore, è come se mi sentissi di doverla impressionare. Ecco perché stasera voglio essere impeccabile.

Mi aggiusto la camicia azzurra nei pantaloni stretti blu scuro. Resto a fissare il mio riflesso ancora per qualche istante e poi decido di muovermi, abbandonare casa e aspettare Cassie di sotto, nell'area comune del nostro condominio.

Lascio casa e scendo le scale. Pablo è già lì. Sembra stia chattando con qualcuna. Ride da solo come un idiota!

«Ehi!» Lo chiamo per attirare la sua attenzione.

«Dom.»

«Una nuova conquista?» domando, raggiungendolo.

«No. Sto chattando con Meredith. È una ragazza fantastica, è persino divertente!»

Ridacchio.

«Attento, Pablo. Potresti prenderti una bella cotta!» lo canzono.

«Nah! Non sono tipo da cotte.»

Scuoto il capo e continuo a sorridere. Poi, il rumore di una porta che si apre mi fa alzare in maniera naturale il capo verso l'altro.

Cassie è uscita di casa e sta scendendo le scale per venirci incontro.

Mi sposto di poco per non perdere la visuale e una sensazione bella mi mangia lo stomaco.

Ha i capelli scuri e lunghi che le ricadono sulla schiena, indossa un abitino giallo paglierino di cotone e dei sandali bassi. È bellissima. Perfetta nella sua semplicità.

«Buonasera, ragazzi.»

Ci raggiunge e sorride dolcemente. Io non riesco a staccarle gli occhi di dosso.

«Ciao, Cassie!» dice cordiale il mio amico.

Lei gli sorride e poi punta il suo sguardo su di me.

È truccata poco, ha un filo di lucidalabbra che mette in risalto la sua bocca da baciare.

«Buonasera» dico, ingoiando un rivolo di saliva.

«Allora andiamo?» chiede Pablo, fregandosi le mani.

«Sì. Andiamo» gli rispondo, senza staccare gli occhi di dosso a Cassie.

Faccio strada, con Pablo che cammina al mio fianco, mentre lei ci segue.

Raggiungiamo la mia auto e saltiamo su.

Il viaggio in attesa di arrivare all'indirizzo di casa di Meredith è scandito dalle continue chiacchiere di Pablo che fanno scoppiare a ridere Cassie per tutto il tempo, tanto da farmi chiedere se, al tempo, ha mai riso così in mia compagnia.

Raggiungiamo casa di Meredith e lei è già lì che ci aspetta.

Da casa sua al ristorante in cui abbiamo prenotato sono dieci minuti di auto e quando arriviamo, lascio l'auto nel grande parcheggio ed entriamo tutti e quattro al Gus's, il locale in cui ha prenotato il mio amico.

«Abbiamo una prenotazione per quattro a nome Peréz» dice al ragazzo che ci accoglie, il quale guarda su una lista e poi ci fa accompagnare in sala.

Ci lascia al tavolo e noi, facciamo segno alle ragazze di sedersi per prime.

Meredith ridacchia, mentre Cassie arrossisce.

Ci accomodiamo anche io e Pablo e mentre lui comincia subito a conversare con Meredith, io non posso fare a meno di notare Cassie che sembra nascondersi dietro a uno dei grossi menu che c'era sul tavolo, come se volesse trincerarsi dietro questo oppure nascondere il suo imbarazzo.

Trattengo una risata e poi, con un gesto, glielo tolgo da mano, rimettendolo dov'era.

Cassie mi guarda stranita.

«Non ci vediamo da anni e già ti nascondi da me?» chiedo con un sorrisetto.

Cassie nega, scuotendo il capo.

«Stavo solo guardando il menu per scegliere cosa prendere.»

«È un ristorante italiano. Pablo lo ha scelto apposta. Gli ho detto della tua passione per il cibo italiano. Sempre che sia ancora così.»

È passata una vita da quando ci siamo visti l'ultima volta e, ad oggi, non so più chi sia Cassie.

«È così» conferma. «Pensavo di prendere una...»

«Carbonara?» chiedo, finendo per lei. Ricordo ancora che, tra i tanti cibi italiani, era il suo piatto preferito.

«Ti ricordi!» dice sorpresa.

«Mi ricordo tutto di te.»

Arrossisce, ma non fiata.

Il mio sguardo puntato su di lei è costante e intenso.

Cazzo, è così bella che me la scoperei qui, davanti a tutti, su questo fottuto tavolo.

«Signori, qui c'è dell'acqua. Vi lascio la lista dei vini. Passo dopo a prendere le ordinazioni.»

Un cameriere ci interrompe e noi gli sorridiamo.

Pablo e Meredith continuano a conversare senza sosta. Sembrano più loro due che si conoscono da una vita che io e Cassie.

Decido di non pensarci e mi butto anch'io sul menu, scegliendo al volo cosa prendere.

Pablo chiama il cameriere, sorprendendomi, visto che né lui né l'amica di Cassie hanno dato una sola occhiata al menu.

Meredith lo spulcia velocemente e quando ordina, il mio amico liquida il cameriere con un veloce "Lo stesso!" che fa arrossire dall'imbarazzo la ragazza di fronte a lui.

Guardo il mio amico che se la mangia con gli occhi e poi ascolto Cassie ordinare per lei.

Quando è il mio turno ordino il vino per tutti e scelgo un piatto semplice, mozzarella con pomodori. Poi torno a fissare i miei occhi su Cassie.

«Ragazzi, ci scusate un attimo!»

Il mio amico mi spiazza e lo vedo allontanarsi con Meredith che, imbarazzata e sorridente fino all'inverosimile, lo segue.

«Non scoperanno nei bagni, spero» commento.

«Beh, spero di no. Che almeno abbia la decenza di fermarsi a qualche bacio» commenta Cassie, riferita al mio amico.

Decido di stuzzicarla e approfittare di questi momenti in cui siamo soli.

«Guarda che le cose si fanno in due!»

«Sì, certo, ma... la mia amica è già abbastanza su di giri per aver conosciuto il suo idolo, non voglio che... si penta di qualcosa, poi.»

«Credi che si pentirebbe?» domando.

«Non lo so. A volte si agisce solo d'istinto, ma poi la ragione parla e ti rendi conto di aver fatto una grossa stronzata.»

«Tu ti pentiresti?» domando, guardandola intensamente.

«Che c'entro io! Non si sta parlando di me.»

«Sì, ma... il tuo discorso sembrava riferito anche a qualcos'altro» rilancio.

«E a cosa, scusa?»

Sospiro e sorrido di poco. La guardo, senza rispondere. Poi, viro il discorso, non distaccandomi completamente da ciò a cui alludevo.

«Te lo ricordi come eravamo?» domando, dopo aver sorseggiato un sorso d'acqua.

«Giovani, liberi e selvaggi?» ironizza, citando una canzone di Bryan Adams che, un giorno, mezzi brilli, cantammo a squarciagola per le vie di L.A., non troppo distante dalle nostre case.

«Te lo ricordi» dico, annuendo compiaciuto. Citando Heaven non ha avuto bisogno di rispondere seriamente alla mia domanda.

«Scherzi a parte, mi ricordo che io ero una gran secchiona, avevo un aspetto orrendo e...»

«Non avevi un aspetto orrendo!» dico, risentito come se le sue parole le avesse rivolte a me e non a se stessa.

«Sì, invece.»

«No. Non ti avrei baciata, altrimenti» le ricordo e la guardo, cercando di capire se ha voglia di far riaffiorare certi ricordi e andare su quel terreno.

Un terreno che, a parte quel bacio di molti anni fa, è rimasto inesplorato.

Un terreno che oggi vorrei assaggiare mattina e sera fino a non saziarmi mai.

Cassie si mangia le labbra, alza gli occhi su di me per un istante e poi sospira.

«Quello è stato... un errore di gioventù.»

«Un errore? Quindi ti sei pentita di aver... sprecato il tuo primo bacio con me?» domando, sentendomi ferito.

«Non dico questo. Io... lo volevo. Sì, all'epoca non volevo nulla di più di quello, ma... fu un errore e tu lo sai bene. Eri il migliore amico di mio fratello e io la sua sorellina. Non avremmo dovuto complicare le cose con un bacio. Io non avrei dovuto. Insomma... ero ancora una ragazzina patetica e dopo quel bacio chissà cosa ho creduto, insomma...»

«Non avrei mai voluto ferirti» dico, guardando il tovagliolo che pizzico con le dita. Mi sento una merda!

«Non lo hai fatto, Dom, realmente.»

«Invece sì, Cassie. Realmente.»

I nostri occhi si bloccano in una visuale limitata in cui esistiamo solo noi. In cui ci siamo noi e il resto sparisce.

«Comunque... non ha importanza. E non serve rivangare. È successo una vita fa.»

«Già. Eppure sono ricordi che non puoi dimenticare. Quelli belli, non vuoi, ovviamente. Quelli brutti invece vorresti disperatamente cancellarli, ma ti travolgono ogni giorno come un fiume in piena. E... ti giudicano. Lo fanno ancora oggi» confesso e lei sospira.

«Mi dispiace. È passata una vita, comunque. Credo che tu possa perdonarti.»

Faccio spallucce.

«Arthur come sta?» chiedo, guardandola di sottecchi per studiare la sua espressione.

«Oh, bene. Molto bene. Lui... sta con una ragazza di nome Rosa. Ha origini ispaniche ed è un vero schianto. Inoltre sembra tenere davvero molto a lui» racconta e io sorrido, felice per il mio ex migliore amico.

«Sono davvero contento.»

«Già.»

«E gli hai detto che viviamo nello stesso condominio?» domando, ma lei si morde il labbro.

«Veramente non ancora. È tornato ieri da un viaggio di lavoro e non ho avuto ancora modo di vederlo. Fa l'architetto per una grande azienda.»

«Wow! Forte!» Ripenso a quanto ha detto e ritorno sul discorso, solo per capire cosa accadrebbe se sapesse che viviamo a pochi metri uno dall'altro.

«Credi che reagirà male quando saprà che viviamo entrambi a Melrose?»

Cassie alza le spalle, si tortura le labbra.

«Non lo so. Non parliamo spesso di te, in realtà. Ad ogni modo sono passati molti anni, io... spero che sappia mettere una pietra sul passato.»

«Non credo mi accetterà mai nella sua vita, ad essere onesto» confesso.

«Questo non lo so. Ma... puoi provarci. Ricordo che eri un ragazzo molto tenace.»

«Vero, ma con lui è diverso. Ero il suo migliore amico e mi sono fottuto la sua donna. Nessuno mi vorrebbe di nuovo nella propria vita, Cassie, che siano passati due anni oppure venti.»

Cassie sospira, fa spallucce.

«Ognuno di noi reagisce diversamente ai momenti difficili della vita, quindi non saprei.
Ad ogni modo, mi sembri diverso. Magari mi sbaglio, ma credo che il Dominique di oggi non farebbe mai lo stesso errore che commettesti allora.»

Sorrido per la sua dolcezza e per la fiducia che mi dimostra, nonostante non lo meriti.

«Grazie, Cassie. Non merito tanta fiducia, ma... è così. Non commetterei lo stesso errore e se avessi potuto tornare indietro non lo avrei commesso nemmeno allora.»

«Già.»

Sospira, sembra persa nei ricordi.

Picchietta la mano sul tavolo e io gliela fermo, chiudendola nella mia.

«Mi sei mancata, Cassie» sussurro, intrecciando le dita alle sue.

Lei guarda il mio gesto, poi punta i suoi grandi occhi su di me.

«Anche tu, Dom.»

«Eccoci qui, scusate l'assenza.»

Pablo e Meredith tornano a sedersi, interrompendo il nostro momento, e io e Cassie ci lasciamo subito andare, distaccando le mani.

Guardo i ragazzi e mi chiedo dove siano spariti tutto questo tempo.

«Tutto a posto?» chiede Cassie alla sua amica.

Lei arrossisce e annuisce in silenzio.
Si scambiano uno sguardo eloquente, come a dirsi che si racconteranno dopo.

Io guardo Pablo, gongolante, e mi riprometto di chiedergli dettagli quando saremo soli.

Il cameriere ci porta le pietanze e ci zittiamo per mangiare.

Nemmeno quando ci dedichiamo al cibo riesco a staccare gli occhi di dosso a Cassie.

È una cazzo di droga, un fottuto veleno.

È tutto ciò che avrei dovuto volere dalla vita ma che ho lasciato andare come un coglione.

È il respiro che, oggi, sento di voler lasciare entrare.

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