Capitolo 14 - Party e gelosie (parte I)
Cassiopea
Mi sono fatta trascinare da Meredith a questo party, organizzato dal fidanzato di una sua collega.
A quanto mi ha detto c'è la crème de la crème della società di LA.
Ci saranno anche Pablo e Dominique e la cosa mi mette in agitazione, visto il nostro discorso dell'ultima volta.
Che saremmo stati alla stessa festa, Merry lo ha scoperto per caso, parlando con Pablo.
A quanto pare Melissa, collega di Meredith e fidanzata di Simon Stroup, un famoso giornalista sportivo, ha voluto più gente possibile al party per il compleanno del suo ragazzo.
Simon, da quel che sembra, conosce gran parte degli sportivi e giocatori di Los Angeles e dintorni, quindi stasera sono tutti qui.
Di Pablo e Dom, però, non c'è ancora traccia.
Chissà a cosa ci porterà questa serata insieme, anche se per caso. Insomma... mi viene da pensare che sia stato il destino a volere così.
Se Merry non avesse conosciuto la fidanzata del festeggiato e non avesse invitato anche me, non saremmo qui.
«C'è tanta bella gente, a questa festa» commenta Meredith, guardandosi attorno.
«Sembra di sì» rispondo, con gli occhi fissi alla porta d'ingresso del mega appartamento di Simon.
Siamo qui solo da pochissimo e io sono divorata dall'ansia di vedere Dom.
Spero arrivi presto. Voglio dire... nella vita, spesso, sono una da "via il dente, via il dolore".
Il suo discorso a casa sua di tre sere fa è stato molto chiaro e diretto. Adesso starebbe a me fare o dire qualcosa.
Invece dopo quella sera sono letteralmente sparita, non mi sono fatta più sentire. E non perché non lo volessi, ma perché non sapevo come affrontare questa situazione.
Una parte di me lo vuole, desidera ardentemente tutto ciò di cui ha parlato. L'altra parte, però, è terrorizzata.
Terrorizzata all'idea di frequentarlo e innamorarmi perdutamente.
Terrorizzata all'idea che per lui non sarà così.
Che mi frequenterà, convinto che io sia l'unica che abbia mai voluto - così come mi ha detto l'altra sera - e poi si accorgerà che non è la vita che vuole.
Terrorizzata all'idea che, se funzionasse, dirlo ad Arthur sarebbe complicato e innescherebbe un litigio senza fine che non so dove ci porterebbe.
Dom non è un ragazzo qualsiasi, non è così semplice, per me. E se ci aggiungiamo a questo la normale paura che hanno tutte le donne di essere ferite, beh... forse non è così strano che io ci vada coi piedi di piombo.
«Vado un secondo in bagno. Aspettami qui. Se arrivano Pablo e Dominique, vedi di braccarli! Avranno la folla addosso, quei due» dice a un tratto Meredith, con una punta di gelosia.
Ridacchio e le do una pacca sulla spalla.
«Sarà fatto, amica! Sta' tranquilla. Non permetterò a nessuna di fiondarsi sul tuo uomo.»
«Ma che dici? Pablo non è il mio uomo, andiamo solo a letto insieme e, di tanto in tanto, usciamo.»
«Sì, come no! Credi che parlare di solo sesso possa aiutarti a sotterrare i sentimenti che stai iniziando a provare per lui?» la provoco, certa che cadrà nella trappola.
«Quali sentimenti? Secondo me hai le traveggole!» dice ostentando sicurezza nella voce ma tradendosi con un gesto della mano che naviga tra i capelli con fare nervoso (cosa che fa sempre quando dice bugie).
«Ti conosco da anni, ormai, Merry. Non serve mentire con me. Anche perché non è facile stanarmi, visto che so a memoria il linguaggio del tuo corpo. E, quindi, so bene che quando dici bugie ti torturi i capelli, esattamente come hai fatto un istante fa.»
«Ah, va' al diavolo!» impreca lei, girando sui tacchi e dirigendosi verso la toilette.
Resto lì da sola a ridacchiare e mi volto verso il tavolino del bar per arraffare un altro stuzzichino.
Mentre mastico piano, qualcuno entra dalla porta principale e sento la voce del padrone di casa urlare.
«Signori e signore, ecco a voi il mitico Trevor Welles!»
Mi volto per guardare quello che sembra essere il centro dell'interesse di tutti.
Un ragazzo alto, biondo e dal fisico statuario, è appena entrato e saluta tutti come una celebrità. Celebrità che, chiaramente, è.
Welles è il figlio del mio capo e, a quanto mi ha detto Dom, il suo nemico giurato, visto che è il quarterback dei Chargers, da sempre avversari dei Rams.
Guardo il ragazzo passare tra la folla. È attraente e ha l'esatto sguardo di chi è sicuro di avere il mondo ai suoi piedi e sempre la vittoria in tasca.
Se non avessi occhi che per Dom, non mi dispiacerebbe uno come lui.
Anche se, a pensarci bene, a chi non dispiacerebbe?
È un giocatore famoso, stra pagato e figo da morire. Credo non esista donna al mondo a cui non possa piacere uno come lui.
Con gli occhi ancora fissi su di lui, mi blocco quando Welles incrocia il mio sguardo, scoprendomi a fissarlo.
Mi guarda come se volesse spogliarmi nuda lì, davanti a tutti.
Mi volto, abbandonando la visione del campione dei Chargers, e mi verso da bere, sperando che quell'uomo non si sia fatto strane idee su di me.
Ingollo in un sorso un bicchiere d'acqua, quando una voce mi fa sussultare.
«Buonasera.»
È roca, sexy, mascolina.
Mi giro per educazione e trovo Welles proprio di fronte a me.
Cazzo, da vicino è ancora più attraente!
«Buonasera» rispondo, con un sorriso tirato.
«Mi stavi guardando» dice, con un sorriso marpione che ti va venir voglia di levarglielo via a suon di schiaffi.
«Io... ho solo sentito parlare di te e volevo appurare che fossi tu.»
«Lo so, la mia fama mi precede» dice con aria divertita. Poi allunga una mano nella mia direzione.
«Trevor Welles.»
La afferro, scuotendola piano.
«Cassiopea Silver, ma puoi chiamarmi Cassie» rispondo e lui ammicca.
«Cassiopea. Che nome affascinante. I tuoi dovevano essere appassionati di stelle» commenta, continuando a tenere addosso quell'aria da bastardo impunito che sembra fartelo odiare e desiderare nello stesso tempo.
Dio, Cassie, datti una calmata! È solo un bel ragazzo. E tu vuoi Dom, l'hai dimenticato?
«Era solo il nome di mia nonna. Ad ogni modo.... Per prima... Non ti guardavo per quello che credi. Non sono un'appassionata di football, ma lavoro per tua madre.»
«Dici sul serio?»
«Mhm, mhm» annuisco, mordendomi il labbro.
«Quindi la mitica Miranda Spencer è il tuo capo?» chiede divertito.
«Già. E a quanto sembra tu la fai arrabbiare un bel po', di tanto in tanto. Quando è nervosa, racconta sempre che è colpa tua.»
«Sì, certo. Mia madre ce l'ha per vizio di incolparmi per qualcosa. Ad ogni modo litighiamo poco, a onor del vero. E per vostra fortuna, direi. Quando mamma è incazzata diventa impossibile trattare con lei» spiega.
«Me lo hanno detto. Non so se le vado particolarmente a genio o cosa, ma per fortuna non ha mai riversato la sta furia su di me.»
Ridacchiamo insieme e mi sembra così bella questa normalità che mi mancava da una vita.
Non esco con un ragazzo che saranno secoli e per quanto l'unico che vorrei sarebbe la relazione più complicata in cui mi potrei mai imbarcare, forse dovrei gettarmi tra le braccia di un altro. Un qualsiasi altro uomo che non sia lui.
Sarebbe di sicuro più semplice. Semplice come lo è conversare con questo ragazzo.
«Ad ogni modo anche tu hai un'aria familiare. Credo di averti vista sui giornali. Con... Dominique Tracker, possibile?» domanda e io arrossisco.
«Sì. Una volta sono finita sui giornali, è corretto.»
«Quindi tu e lui state insieme?» domanda curioso, incrociando le braccia al petto in attesa di risposta.
«Noi... ehm... no. Siamo amici» dico balbettando.
«Ma lui vorrebbe di più?» chiede ammiccando.
Mi mordo il labbro e faccio spallucce.
«Credo sia un po' più complicato di questo» dico, senza aggiungere altro.
«Quindi non siete mai finiti a letto insieme?»
«No, noi... ovviamente no.»
«Chiaro. Quindi forse non parlava di te, qualche tempo fa, in un locale, quando un mio compagno di squadra gli ha chiesto della ragazza sulla copertina.»
«Perché, che cosa ha detto?» domando, piccata.
«Solo che non era niente di speciale e che stava semplicemente lavorando per portarsela a letto» racconta e io trasalisco.
Si riferiva davvero a me? O è finito sui giornali con qualche altra ragazza?
Insomma, potrebbe essere, visto che in passato ci è finito spesso.
Devo preoccuparmi? Parlava davvero di me? E se così fosse, l'ha fatto per vantarsi con gli amici o perché lo pensa davvero?
In fondo era una vita che non vedevo Dom, non sono sicura di conoscerlo ancora, come un tempo.
E anche un tempo, quando credevo di sapere tutto di lui, mi ha deluso profondamente, spezzando il mio cuore e quello di mio fratello.
«Io, ehm... scusa, devo andare, la mia amica mi sta cercando.»
Mi allontano da lui, senza nemmeno aspettare il suo saluto, e punto dritto verso Meredith, che sembra avermi visto da un po', vista la sua espressione divertita.
«Amica, non volevo interrompere le tue chiacchiere con quel gran figo di Trevor Welles. Perché era lui, vero?»
Annuisco, voltandomi di poco per guardarlo ancora.
Saluta delle ragazze che gli sbavano palesemente dietro e sembra trovarsi molto a suo agio in mezzo alle donne.
Chissà che tipo è davvero questo Trevor Welles!
«Wow! E brava la mia amica! Praticamente adesso hai due dei giocatori di football più amati e pagati che ti fanno il filo!»
«Rilassati. Nessuno mi fa il filo. Di sicuro non Dom!»
«Ma che dici? Dopo tutto quello che ti ha confessato?»
«Apparentemente mi ha aperto il suo cuore, ma la sua potrebbe essere tutta una tattica.»
«Una tattica?»
«Sì. Chi mi dice che non è il solito coglione che vuole portarmi a letto?» le dico e lei scuote il capo, guardandomi come se fossi matta.
«Tesoro, persino un cieco si accorgerebbe che quell'uomo è pazzo di te! Ad ogni modo... puoi chiederglielo chiaro e tondo, visto che sta entrando adesso dalla porta principale.»
Guardo verso l'ingresso e scopro che Merry dice la verità.
Dom e Pablo stanno appena entrando in casa e se Simon non li ha acclamati come ha fatto con Welles è solo perché sembra non essere in giro, in questo momento.
«Salutali tu per me. Io devo andare in bagno.»
Mi allontano con una scusa, mentre Meredith urla il mio nome a squarciagola.
Ho bisogno di un attimo per me. Per respirare, per calmarmi, per capire.
Erano solo bugie, quelle di Welles, o l'amara verità?
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