Capitolo 30
-Kendall POV-
"Stai bene tesoro?" Mi chiese Ric, mentre ci dirigevamo a casa dei Gilinsky. Stava qualche isolato più giù ed il viaggio era per questo breve.
"Sto bene." Annuii.
"Sarà divertente." Mia madre batté le mani eccitata. "Pensa a sorridere."
Sorrisi ampiamente. "Vedi? Sto sorridendo. Ora potete smettere tutti quanti di farne un grosso problema?"
"Okay okay." Mia madre alzò le mani in segno di resa, ma non mi sfuggì lo sguardo che diede al mio patrigno. Olivia non sarebbe stata dei nostri quel giorno, dal momento che aveva da fare con Madison e con altri amici.
Arrivammo a casa loro troppo in fretta per i miei gusti. Dopo aver avuto difficolta nello scegliere cosa indossare, decisi di mettermi una gonna rossa a vita alta, un top bianco e dei sandali anche loro bianchi. Molto elegante.
I capelli erano molto semplici, non volevo strafare con loro. Per questo avevo optato per delle semplici e morbide onde, che raggiungevano la vita, con un trucco molto leggero per rendere il tutto più omogeneo.
Cercai di rimanere dietro i miei genitori, mentre loro bussavano alla porta. Per qualche stupida ragione, il mio stomaco si stava contorcendo per l'agitazione ed ero tentata di iniziare a pregare i miei genitori di riportarmi a casa.
"Ric! Lizzy!" David Gilinsky sorrise felicemente quando aprì la porta. "Oh ed ecco qui la mia ragazza Kendall!"
E poi sbucò fuori Katherine dietro di lui, come se fosse la persona più felice sulla faccia della terra e ci circondò con le braccia. Non mi aspettavo di certo quel genere di benvenuto.
Entrammo e li seguimmo fino a raggiungere Molly e Laura, grazie a Dio, lui non era lì in quel momento. Molly fece dei gridolini, si alzò velocemente e mi abbracciò di slancio.
Laura si unì al gruppo subito dopo e rimanemmo lì, ad abbracciarci strette. E lì il mio cuore si sciolse – mi ero dimenticata di quanto fossimo vicine e mi era mancato.
"Ci sei mancata!" Disse Laura una volta staccate.
"Anche voi mi siete mancate." Annuii.
"Jack è fuori." Disse Molly. Lei e Laura salutarono i miei genitori, mentre mi dirigevo all'esterno – da sola.
Jack stava preparando il barbeque per quella sera, la sua maglia era ricoperta dal carbone ed i suoi capelli erano tutti scompigliati. Stranamente lo trovai attraente. Feci qualche passo in più avvicinandomi, fino ad essere al suo fianco.
Lui si voltò ed i suoi occhi si spalancarono mentre mi dava un'occhiata. "Woah Kendall, sei... bellissima."
Mi sentii strana.
"Uhm grazie Jack, tu sei..." finii per ridere. Così anche lui.
"Sporco? Lo so." Rise. "Salgo e mi cambio velocemente."
"lo farai, sì." Annuii. "Però amo i capelli."
Li scosse drammaticamente. "Wow, grazie! Ho deciso di provare qualcosa di nuovo."
Dopo quello corse dentro casa e si scontrò con i miei genitori, mentre questi stavano uscendo in giardino. Li salutò nervosamente e non potei fare a meno di ridere a causa della sua agitazione.
-
Quando Jack torno da noi, ci eravamo già seduti tutti a bordo piscina mentre David e Ric iniziavano a cuocere. Katherine e mia madre nel frattempo erano dentro a preparare le insalate, mentre noi quattro ripercorrevamo i nostri ricordi.
"Dovresti passare a trovarci più spesso!" Molly si lamentò e mi diede una gomitata. "Ho bisogno di fuggire da questi due sfigati."
Risi. "Già, dovremmo uscire insieme più spesso."
"Mamma e papà ci fanno fare una festa domani sera." Disse Laura. "Dovresti decisamente venire."
"Sì! Oh mio Dio, possiamo andare a fare compere domattina!" Molly gridò eccitata.
Mi limitai a sbattere le palpebre. Le cose si stavano muovendo troppo velocemente per i miei gusti ed ero stata nuovamente risucchiata nella vita dei Gilinsky e non ero sicura fosse una buona idea.
Ma come avrei potuto dirgli di no?
"Devi venire!" Concordò Jack, rendendo il tutto peggiore.
Mi arresi. "Sì, mi piacerebbe molto!"
"E il pigiama party?" Buttò là Molly. "È passato troppo tempo dall'ultima volta che lo abbiamo fatto. Prometto che Jack non si intrufolerà!"
Risi. Mi ricordai che quando stavamo insieme, Molly chiedeva ai miei genitori se mi potevo fermare a dormire, così da poter finire i progetti. Solo in quei casi potevo passare le serate con Jack.
"Okay, va bene." Feci spallucce. "È il minimo che possa fare prima che torniate al college."
Quindi la serata passò con noi che scherzavamo ed arrostivamo marshmallows, parlando del passato e di quanto ci mancasse. Mi stavo divertendo molto, ma non potevo fare a meno di pensare a quanto mi mancasse Sammy.
Proprio in quel momento, il mio telefono squillò e il nome di Sammy comparve sullo schermo del mio cellulare. Cercai di non gridare per la felicità e mi scusai, allontanandomi verso il giardino.
"Hey." Sorrisi immediatamente.
"Piccola." La voce profonda di Sammy mi salutò. "Dio, mi manchi così tanto."
"Mi manchi anche tu." Dissi. "Com'è andato l'incontro con il signor Salvatore?"
"Ahh è acqua passata, grazie ad un certo angelo."
Ridacchiai. "Non volevo finissi nei guai per colpa mia."
"Che ne dici se ti passo a prendere quando hai finito con la cena, così stiamo un po' insieme? Non abbiamo passato del tempo insieme da non so quanto." Si lamentò.
"È tutto ciò di cui ho bisogno." Risposi. "A casa mia verso le 10?"
"Ci vediamo dopo, piccola." Disse e attaccò.
La serata sembrava migliorata da quando Sammy mi aveva chiamata e ci eravamo accordati per vederci più tardi. Niente avrebbe potuto rovinare il mio umore, specialmente non Jack.
-Jack POV-
"Ti va di fare una camminata?" Chiesi a Kendall appena finito di cenare. Erano circa le 21 e volevo parlarle.
"Certo." Annuì. Potevo sentire gli occhi di tutti seguirci mentre passavamo la piscina e ci dirigevamo verso i cespugli di rose.
"Cosa c'è che non va?" Chiese lei guardandomi preoccupata.
"Io uhm... ho rotto con Madison." Dissi prima di potermi fermare. Kendall si fermò, non sembrava del tutto sorpresa dalla mia confessione.
"Stai bene?" Chiese delicatamente.
"Immagino prima o poi ci starò." Feci spallucce. Tutto ciò che desideravo in quel momento era un suo abbraccio. Mi stavo spingendo un po' là.
"Voglio dire, non so che dirti Jack, sono sorpresa che tu me l'abbia detto, in realtà." Disse riprendendo a camminare.
"Avevo solo bisogno di farti sapere che non sto più con lei." Continuai. "L'unica ragazza che voglio sei tu –"
"Jack smettila." Kendall sollevò una mano. "Capisco cosa tu stia dicendo, ma non dovevi farlo per me... se pensi che stia per lanciarmi tra le tue braccia... ti stai sbagliando."
Sospirai profondamente. "Lo so, Kendall, ma vorrei solamente una possibilità."
Kendall non rispose, si limitò a guardare il cielo. Era così bella che per un momento non riuscii a non fissarla.
"Jack, mi importerà sempre di te." Disse infine. "Ma- "
"C'è sempre un ma."
"Ma non posso stare con te in questo momento." Disse con un tono che mi fece capire che la conversazione era finita lì. Sapevo che non sarei dovuto andare avanti e discutere sulla questione.
"Sto con qualcuno." Finì.
-Kendall POV-
Quella sera guidai con il cuore veramente molto pesante. La cena era stata fantastica. Il tempo trascorso con i Gilinsky era stato fantastico. Tutto era stato meraviglioso.
Tranne Jack. Credevo si fosse lasciato alle spalle tutta questa storia della seconda possibilità e che l'avesse spazzata via, ma, invece, aveva rotto con Madison per dimostrarmi quanto fosse serio al riguardo.
Forse avevo bisogno di vedermi con Sammy quella notte e lasciare che mi facesse dimenticare tutta la faccenda. Per quel motivo mi cambiai con un paio di pantaloni, una canotta larga ed una delle mie vecchie felpe. Non era così freddo fuori, per cui sgattaiolai fuori dalla mia finestra ed aspettai fuori Sammy che mi sarebbe venuto a prendere a breve.
L'aria fresca mi stava aiutando a schiarirmi le idee.
Alle 22 spaccate Sammy comparve nel vialetto, mentre io me ne stavo seduta sul marciapiede come un ragazzino senzatetto fatto di crack.
"Piccola, ma che diavolo?" Sammy scese senza nemmeno spegnere il motore e mi attirò immediatamente tra le sue braccia.
Stavo in silenzio e lasciavo che mi stringesse.
"Kendall è pericoloso stare fuori da sola a quest'ora! Sei matta?" Mi chiese Sammy, aprendo lo sportello della macchina per me.
"Avevo solo bisogno di un po' d'aria." Scrollai le spalle e salii. Sammy fece il giro della macchina e si mise al posto del guidatore.
"Stai bene?" Mi chiese accarezzando la mia coscia affettuosamente.
"Avevo solo bisogno di vederti." Tenni la sua mano nella mia. Tutto il mio nervosismo scomparve ed ero veramente grata di essere lì con lui. Guidò velocemente fino al suo appartamento e mi prese per mano mentre entravamo.
Una volta dentro, inchiavò la porta, mentre io mi toglievo la felpa. Per qualche ragione che non riuscivo a spiegare, mi sentivo meglio nell'appartamento di Sammy che a casa. Potevo essere me stessa senza nessuno che mi assillava.
"Vieni qui." Sammy mi attirò contro il suo petto e avvolse le sue braccia attorno a me. "Sembri preoccupata, ne vuoi parlare?"
Ci fece sedere sul divano, mantenendomi vicina al suo petto. Mi sentii immediatamente meglio tra le sue braccia. Le sue dita giocavano con i miei capelli.
"Non è niente di che –"
"È opera di Jack?" Mi interruppe, le sue braccia si irrigidirono attorno a me. Potevo percepire la sua rabbia.
Sospirai. "No-"
"Forse dovresti stare con Jack se provi ancora qualcosa per lui." Sammy mi lasciò andare e si alzò. "So che è così."
"Cosa?" Sentii il respiro spezzarmisi in gola subito dopo aver sentito ciò.
"Sono serio." Disse Sammy dandomi le spalle e guardando fuori dalla finestra. Era una notte senza stelle – buia e fredda.
"Sammy, cosa ti porta a dire questo? Ti sei drogato?" Mi accigliai.
Un secondo prima era tutto perfetto, ma in quel momento la situazione si era completamente ribaltata. Non riuscivo nemmeno a credere che Sammy stava anche solo pensando a una cosa del genere.
"Kendall, ascoltami." Si girò ed alzò la voce. "Jack può essere un fidanzato vero per te! IO NON POSSO!"
"Sammy tu sei un fidanzato vero per me e ti amo più di quanto ami Jack!" Gridai cercando di trattenere le lacrime.
"Ti stai sbagliando! Non sono minimamente vicino a come dovrebbe essere un fidanzato! Non capisci, Kendall? Non posso nemmeno portarti in luoghi pubblici, non posso portarti a fare colazione o a cena!" Urlò lui, lanciando le braccia in alto.
Ero senza parole.
Continuò. "Lo vedi? Non posso nemmeno incontrare la tua famiglia perché sono un tuo dannato professore! Non posso portarti a fare compere o farti una sorpresa per l'anniversario! Non posso fare niente di tutto quello che potrebbe fare un fidanzato normale!"
"Non m'importa di quelle cose! Non mi importa fino a che ho te, Sammy." Mi alzai sentendo la rabbia che iniziava ad affiorare. "Non ti basta?!"
"Non è abbastanza per te, Kendall. Non posso farti questo." Scosse la testa. "Voglio dire, la nostra relazione esiste solo in questo appartamento. Letteralmente, non esistiamo al di fuori di questa porta!"
Sentii le lacrime cadere lungo le guance. "È questo quello che pensi di noi? Che questa non è una relazione vera per te?"
Sospirò. "Sto solo dicendo che questa non è una relazione normale, sana."
"Cosa è successo al noi che stiamo insieme fino a che non arriverà il momento giusto? Ti ricordi di quando eravamo nella mia macchina e mi dicesti che avresti aspettato per sempre!" Gli urlai contro.
"A volte diventa troppo per me, Kendall." Sammy fece scorrere una mano tra i suoi capelli perfetti.
"Non farlo, Sammy." La mia voce si incrinò, cercai di mantenere un livello della voce normale, ma nel mentre sentivo il mio cuore che si spezzava.
"Ti meriti qualcosa di migliore di quello che posso offrirti, Kendall... Meriti di essere mostrata al mondo e non di essere nascosta in un appartamento." Sammy si volto nuovamente verso la finestra.
"Cosa – " La mia voce si ruppe sul finire.
"Non posso essere un buon ragazzo." Sussurrò e non si voltò.
Sentii le lacrime scendere lungo le mie guance, però camminai verso di lui ed appoggiai una mano sulla sua spalla tesa. Non lo scalfì, ma lo rese un po' più teso.
"Tutto ciò che hai detto era una bugia." Dissi delicatamente, togliendo la mia mano.
"No –"
"Ti odio!" Urlai così forte, che ero sicura mi avessero sentito anche Dall'altra parte del Nebraska.
E con quello, me ne andai dal suo appartamento e corsi... senza una meta precisa.
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