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John & Abigail

Mi sveglio ritrovandomi nel mio letto.
Mi volto sorridente al pensiero di aver passato la notte a dormire di fianco a lei.

Ma il letto è vuoto e freddo.
Di colpo il panico mi assale. E se fosse stato tutto un sogno?
Non riuscirei ad affrontare questa giornata e forse neanche le seguenti.

Fortunatamente la vista dei suoi vestiti ancora nella valigia aperta di fianco al letto mi fanno tirare un sospiro di sollievo.

Strano ma vero, nonostante sia qui da oramai due giorni non riesco ancora ad abituarmi al pensiero.

Mi alzo pimpante e dopo aver fatto velocemente la doccia ed essermi vestito di tutto punto, mi fiondo al piano inferiore seguendo la scia aromatica di caffè che inebria le mie narici.

La tavola è imbandita di ogni tipo di pietanza, e lei ai fornelli che mi da le spalle, non si è ancora accorta della mia presenza.

Mi avvicino cautamente godendomi la visuale e poggiando una mano sulla sua schiena cerco di attirare la sua attenzione.

"Buongiorno Abigail" sussurro.

Sussulta sommessamente e si volta di scatto.
Il suo sguardo mi colpisce come un raggio di sole dopo essere stato rinchiuso in una stanza buia.

Le lascio un bacio sulla guancia prima di staccarmi completamente da lei e accomodarmi al tavolo.

Si schiarisce la voce dopo essersi ripresa.
"Buongiorno anche a te, John" proclama voltandosi a spegnere il fornello.

Successivamente si siede di fianco a me e mi inonda sensi con il suo dolce profumo.

"Non dovevi" dico prima di addentare un gustosissimo muffin al cioccolato.

"Non riuscivo a prendere sonno" dichiara con un non so che di strano nella voce.

La colazione continua nel silenzio più totale e una volta finito il caffè mi alzo.

"Ascolta. Matt e Brook non saranno a casa prima di stasera. Io devo sbrigare delle cose in ufficio. Sarò qui per cena, ti dispiace?"

Nel mentre mi infilo la giacca e inizio a frugare nella 24h per trovare le chiavi della macchina.

"Certo che no. Cercherò di impegnare il mio tempo" sorride seguendomi fino alla porta.

"Aspetta" mi volto al suo richiamo.
Si avvicina e aggiusta cautamente il collo della mia camicia, così mi perdo ancora ad ammirare la sua incantevole bellezza.

Esita un'istante.
"Cosa?" chiedo avvicinandomi.
"Cosa vuoi dirmi?" continuo spostando una ciocca di capelli dal suo viso.

Scuote la testa sorridendomi, con la stessa luce negli occhi di prima.
"Avremo modo e tempo di parlare John".

Chiudo gli occhi sospirando e respirando un ultima volta il suo profumo.
Dopodiché raggiante mi avvio al lavoro.

***
La giornata in ufficio è trascorsa abbastanza velocemente ed è così che mi ritrovo sull'uscio della porta di casa mia pregando davvero che Matt e Brook rientrino più tardi.

Vorrei passare un po' di tempo con Abigail, dopo tutti questi anni credo sia giunta l'occasione per recuperare.

Appena entrato mi appresto a chiudere la porta e togliere la giacca.

"Sono arrivato" urlo per farmi sentire.

Abigail in tutto il suo splendore sbuca dalla cucina stretta in un tubino nero. Suo solito, ha sempre prediletto i vestiti ai pantaloni. Ed era una delle sue strane fisse che mi faceva impazzire.

Mettono in evidenza le sue curve e inoltre accentuano la sua forte femminilità.
Poi, certo, sono convinto che persino con un sacco dell'immondizia sarebbe perfetta. Sarà il sentimento che nutro per lei, ma i miei occhi non riescono comunque a staccarle gli occhi di dosso.

La serata trascorre lentamente e dolce tra una chiacchiera e l'altra e dopo la squisita cena ci avviamo in sala.

E prima che possiamo accomodarci sul divano la serratura scatta annunciando l'arrivo di qualcuno.

"Papà! Sono a casa" la voce di Brooklyn si diffonde nel corridoio d'entrata.

"Siamo in sala" urlo a mia volta per farmi sentire.

Mentre Abigail si siede sul divano, io attendo che Brook faccia il suo ingresso.
Non voglio che pensi qualsiasi cosa le possa passare per la testa nel vederci seduti troppo vicini. Tra l'altro non sa ancora che abbiamo dormito assieme.

Mi viene incontro e mi abbraccia, e se prima pensavo che fosse stato meglio se fosse tornata più tardi, ora mi rendo conto che la casa senza lei resta comunque vuota.

La stringo forte facendola alzare da terra.
"Allora, com'è andata a scuola?" Chiedo rimettendola giù.

"Bene,dai. Tu a lavoro?" Chiede aggiustandomi il collo della camicia e inevitabilmente guardo Abigail alle sue spalle che mi sorride.

Brook si volta non capendo e si rende conto che non siamo soli.
"Oh! Non ti avevo vista, ciao Abigail!" Saluta cordialmente.

So che per lei chiamarla 'mamma' è ancora troppo, so anche che sta facendo un grosso sforzo. Non posso chiedere di meglio per ora.

"Ciao Brook. Hai mangiato?" Si appresta a chiedere con fare materno.

"No in realtà credo che andrò in cucina a prepararmi qualcosa" dichiara iniziando ad avviarsi.

"Aspetta! Ti preparo io qualcosa al volo" si offre Abigail.

Ma Brook, vedendo ancora la tavola imbandita per due, si volta verso me con un ghigno strano in volto.

Credo abbia capito.
"Tranquilla, faccio io . Non preoccuparti" la blocca prima che possa aggiungere altro.

"Tranquilla Abigail, sa come arrangiarsi. Vieni!"
Le offro la mia mano e lei non esita ad afferrarla.

"Sei sicuro che non abbia bis-".
"Shhh" poggio un dito sulle sue labbra.

"È grande abbastanza" dico prima di farla nuovamente sedere sul divano.

Mi avvicino al piccolo angolo cantina della casa dove tengo le bottiglie di vino per le occasioni speciali.

Scelgo così un buon Barolo del 1967 e dopo averlo versato in due calici mi siedo di fianco a lei.

"È diventata bellissima" dice spostando lo sguardo verso il camino.
"Beh, non vorrei dirlo, ma somiglia a te".

Abbassa lo sguardo e arrossisce.
Dopodiché sorride. "Matt invece è un uomo ormai"

"Già, non riesco a tenerlo più sotto controllo. Ora è impegnato con l'università e il lavoro e lo vedo poco e niente. Però sono fiero di lui, ha voti eccellenti e mi auguro davvero che possa proseguire così".

Il tempo passa tra una chiacchiera e un bicchiere di vino così decidiamo di andare in camera. Anche perché Abigail è ancora molto stanca e la capisco.

Lo sforzo mentale può essere più forte di quello fisico e per lei tutto questo vuol dire molto. Non la biasimo. E poi credo abbia pulito tutto il giorno dato che questa casa brilla.

"Vai in camera" le dico aiutandola ad alzarsi.
"Non vieni?" chiede sincera con il suo solito sguardo innocente.

Mi ricompongo velocemente e mi schiarisco la voce.
"Certo,vado un attimo a controllare la situazione in cucina e ti raggiungo. Vai" la incito un ultima volta prima di dirigermi in cucina.

Trovo la mia adorata bimba seduta al tavolo ad ingozzarsi come non mai. Inoltre con le labbra sporche di cioccolato mentre divora con gusto le sue barrette preferite.

Mi posiziono dietro di lei iniziando a massaggiarle le spalle.

Così facendo si rilassa completamente contro lo schienale.
Alza lo sguardo incontrando il mio.

"Forse ho esagerato. Dovrei davvero mettermi a dieta" ammette ingoiando l'ultimo pezzo rimasto.

"Ma se sei bellissima".
"Dici così solo perché sei mio padre" si volta a guardare la tv.

"Dico così perché è la verità. Sei bella come un fiore, non farti mai venire questi pensieri" controbatto pulendole l'angolo della bocca.

Scrolla le spalle e poggia la testa contro il mio petto.

"Sembri giusto un po' stanca. Che ne dici di andare a letto".
"Sono in pensiero per Matt. Non lo vedo da ieri".

"Non preoccuparti. Sa badare a se stesso" la rassicuro raccogliendole i capelli in una treccia, che di solito fa sempre prima di andare a letto.

"Dai, un'altra mezz'ora e poi promettimi che andrai a letto".
"Promesso papà".

"Buonanotte amore" sussurro lasciandole un bacio sulla fronte.
"Buonanotte".

Detto ciò mi avvio su per le scale raggiungendo la camera da letto e lentamente apro la porta per paura di svegliare Abigail nel caso in cui si fosse addormentata.

E invece no.
Avvolta nella sua sottile veste di raso mi da le spalle guardando fuori dalla finestra.
La luce della luna mette in evidenza le sue curve sotto il fine tessuto che la ricopre.

Chiudo lentamente la porta, ma lei continua a darmi le spalle.
Volta il viso per un attimo sorridendomi e poi torna a guardare il panorama.

Tolgo le scarpe e inizio a sfilare i pantaloni e la camicia come mio solito fare prima di andare a letto.

Mi distendo così rilassando i muscoli. Mi perdo nel guardarla. La sua femminilità, la sua sinuosità. La sua naturalezza e la mancanza di malizia in quello che fa.

I capelli mossi raccolti disordinatamente incorniciano il suo viso  distratto e perso nel buio della città.

La pelle del collo scoperta così come le sue spalle. Le curve del suo seno e dei suoi glutei al di sotto della fine vestaglia bianca. E no, ancora una volta non ci vedo malizia.

Ma la semplice naturalezza e disinvoltura di una donna che porta negli occhi l'innocenza della ragazzina che ho conosciuto oltre 20 anni fa.

Ciò non toglie al fatto che è comunque molto sensuale. L'armonia dei suoi lineamenti e dei suoi modi di fare. Mi faccio così coraggio e mi alzo dal letto.

Preso dall'impeto di volerla sentire sotto le mie mani le cingo i fianchi e l'attiro dolcemente a me. Sussulta al gesto ma non si fa intimidire, tiene comunque le mani sulle mie braccia come se volesse tenere sotto controllo la situazione.

"A cosa stai pensando?" Chiedo con un filo di voce al suo orecchio.

Rabbrividisce e lo capisco dalla pelle d'oca sulle braccia. Il che mi da maggior sicurezza, dopo tanti anni non le sono rimasto indifferente e questo mi riempie il cuore di gioia.

"A tutto e a niente. Devo solo abituarmi a tutto questo" lascia andare la testa all'indietro poggiandola sulla mia spalla. La spallina scivola lungo il suo braccio.

Chiude gli occhi e sospira sommessamente.
Le sue dita iniziano ad accarezzare il mio braccio con leggerezza.
E inevitabilmente lascio un bacio sulla sua spalla.

"Cosa ti preoccupa?" soffio sulla sua pelle liscia e senza imperfezioni.
"Non saprei di preciso. Ho comunque paura di non essere all'altezza" ed e così che le lascio un altro bacio alla base del collo.

"Sarai impeccabile, qualunque situazione tu debba affrontare" la rassicuro aumentando la presa sul suo bacino.

"Dici?" Chiede sinceramente.
"Ne sono più che convinto" le lascio così un bacio dietro l'orecchio.

Le sue palpebre si socchiudono e capisco che si sta rilassando. E io non ho la benché minima intenzione di smettere.

Continuo con i baci sul collo soffermandomi a volte per soffiarvi sopra mentre la mia mano destra scende lungo la sua coscia. Lei tentenna, ma continua a non farsi intimidire.

Le mie dita si muovono lungo l'interno coscia lente e leggere. Non voglio spingermi oltre, non sono più un ragazzino, voglio solo che distenda i nervi e possa sentirsi a suo agio tra le mie braccia.

Senza perdere il contatto si volta tra le mie braccia e cinge il mio collo con le sue.

Poggia la sua fronte sulla mia. "Ti ringrazio per tutto quello che hai fatto e che continui a fare John" il suo respiro mi colpisce in pieno.

"Non devi farlo, faccio ciò che faccio perché è mio dovere. Non farei niente controvoglia Abigail".

Iniziamo ad ondeggiare lentamente come se stessimo ballando un lento.

Sento il cuore in gola, lo stomaco in subbuglio e le gambe tremare, ma desisto. L'emozione è forte, sì però devo cercare di mantenere comunque la calma.

Una lacrima riga solitaria il suo volto e la fermo  subito con un bacio, così come la successiva, la terza, la quarta e la quinta.

Nonostante ciò sfiora le sue labbra con le mie, non sto capendo. E le sfiora una e un'altra volta ancora.

"Vorrei tanto baciarti" afferma spiazzante.
"Fallo, Abigail" la incito nella trepidante attesa di sentire quel contatto dopo anni e anni oramai dimenticato.

"Non credi sia ancora troppo presto, John?".
"Non ti sto obbligando, Abigail".
"Ho paura, John".
"Di cosa, piccola?" E i suoi occhi si illuminano al ricordo di quel soprannome così intimo e lontano.

"Di quello che potrebbe succedere in seguito".
"Le paure ti hanno frenato nel prendere scelte decisive per la tua vita, Abigail. Vuoi che continui ad essere così o dare una svolta e dire addio alle paure del passato una volta per tutte?".

"Voglio vivere giorno per giorno e smetterla di preoccuparmi".
"Bene, allora fai quello che ti senti di fare".

"Ma non sono ancora sicura".
"Di volermi baciare?"
"No di staccarmi dalle false sicurezze che ho e iniziare un nuovo percorso senza delle stampelle a sostenermi. Ho paura di rimanere sola".

"Ci sono e ci sarò io con te".
"Chi me lo assicura?"
"Io! Te lo prometto, ti fidi di me?"

Esita un'istante prima di rispondere.
"Certo".
"Allora segui il tuo cuore per una volta e spegni i pensieri" la stringo ancora di più a me facendo aderire completamente i nostri corpi.

"Forse non ricordo neanche più come si fa. Tu sei stato il primo e l'ultimo uomo che io abbia mai baciato" confessa ilare lasciandosi scappare una timida risata.

Sono felicemente sorpreso dalla notizia al che sorrido anche io.

"Siamo nella stessa barca allora" confesso tracciando il contorno della sua mandibola con il naso.

"Non ci credo. Bello e muscoloso come sei, avrai qualsiasi donna ai tuoi piedi" si lascia scappare arrossendo.

"Ciò non vuol dire che io sia mai stato al loro gioco. Ho sempre avuto solo te in testa" non mi importa, non voglio più nascondere il mio sentimento. L'ho soffocato per troppi anni e finalmente ho l'occasione di poterlo rivivere.

Rimane visibilmente sorpresa ma non risponde, sorride e basta.

La mia mano scende posandosi sul suo gluteo mentre l'altra stringe la sua vita.

"Allora?" Chiedo questa volta più sicuro di me e più spavaldo.

"Ho ancora tantissima voglia di baciarti" si morde provocatoriamente le labbra mantenendo quel suo sguardo innocente che mi fa andare il cervello in panne.

"Cosa stai aspettando, Abigail? Fallo".



N/A
TAN TAN TAAAAAAAN!

Secondo voi si baciano?
Non è scontato come sembra. Potrebbe succedere di tutto.

Cosa ne pensate di questa coppia?

Vi piace questa parte di storia dedicata a loro?

Dov'è finito Matt?

Lasciate tanti commenti e tante stelline mi raccomando.
Vostra,
ZJMG✨

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