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Capitolo 8

Arrivai in camera e vidi che era ancora sporca di alcune macchioline di sangue di cui, chiunque si fosse occupato della pulizia, non si era accorto. Afferrai un fazzoletto e lo misi sotto l'acqua insieme a del sapone e poi provai a lavare via quelle chiazze rossastre che spiccavano imprevedibilmente sul pavimento nero e lucido. Sentii la porta cigolare alle mie spalle, ma non osai nemmeno voltarmi, per paura di scoppiare a piangere. - Che cosa hanno detto?- chiesi titubante, strofinando più forte. - Che lo diranno a tutti e ti prenderanno in giro per il resto della vita- rispose lui, diffidente. - Oh be', sono stati più veloci di quanto mi aspettassi...- commentai, trapassando il fazzoletto con le unghie, facendomi un po' male al palmo della mano. Muishiro mi appoggiò una mano sulla spalla come sostegno morale; mi alzai, lanciai il fazzoletto nel cestino e mi sdraiai sul letto del ragazzo, infastidendolo. - Che c'è? ti da per caso fastidio?- replicai con un tono sarcastico. Lui fece un respiro profondo, e si sdraiò affianco a me, facendomi arrossire. - Che c'è? ti da per caso fastidio?- lo disse imitando la mia voce alla perfezione, mi voltai dall'altra parte come risposta. - Senti, lasciali perdere, sono degli idioti, hanno solo paura di te- esclamò poi. Mi voltai appena, guardandolo di traverso - grazie mille - dissi sarcastica - questo mi da il permesso di squartarli in modo lento e doloroso?- feci una voce a dir poco angelica, talmente carina e celestiale che a Muishiro venne un tic all'occhio. - Non credo che puoi fare una cosa del genere, però puoi fargli prendere paura, fargli uno scherzo, nessuno ti dirà niente- spiegò, abbracciandomi con una dose smisurata di affetto che non credevo potesse avere. - Cosa stai facendo?- gli chiesi allibita e con la bocca aperta - ti abbraccio ovviamente, perché sotto quell'espressione dura c'è una ragazza che sta piangendo, ne sono certo, perché l'ho vista- sussurrò, stringendomi ancora di più. Affondai nelle sue forti e calde braccia, piangendo in silenzio e bagnandogli completamente la giacca. 

Dopo mezz'ora mi addormentai assieme a lui e quando mi risvegliai, lui mi stava fissando. Arrossii violentemente e mi guardai attorno, notando che eravamo sotto alle coperte del suo letto, abbracciati, con le facce ad un centimetro le une dalle altre e le gambe intrecciate. Feci per staccarmi, e inventarmi qualche scusa per poi sparire nel nulla e cercare disperatamente di evitare quell'enorme contatto fisico, ma lui non me lo permise, e purtroppo per me, era troppo forte. Sbuffai e lasciai perdere, rilassandomi nuovamente tra le sue braccia. - Sai, sei la prima persona con cui ho un contatto fisico- sussurrai, guardandolo negli occhi. Lui sembrò essere scettico - in che senso? nessuno ti ha mai abbracciata?- mi chiese stranito. Scossi leggermente la testa - nessuno mi ha mai toccato in vita mia se non con delle pinze da laboratorio, e quelle sono tutta un'altra cosa sai? sono così fredde che al solo pensiero mi viene da tremare- ed effettivamente, cominciai a tremare come una foglia al vento. Lui si preoccupò all'istante, tirò su le coperte fino al mento e mi fece appoggiare la testa sul suo petto, cercando di scaldarmi come meglio poteva. Sorrisi e lo lasciai fare, smettendo subito di avere freddo. - Non dovremmo alzarci?- gli chiesi, delusa di lasciarlo andare. Lui mi diede un leggero bacio tra la chioma di fuoco, non mi rispose ne mosse un singolo muscolo; lo presi come un no. 

Dopo mezz'ora sentii dei passi avvicinarsi accompagnate da delle voci. Spalancai gli occhi e mi appiattii sotto alle coperte, lasciando che invece Muishiro si stendesse di lato, per nascondermi e parlare con chiunque stesse per entrare. - Ciao Muishiro, volevamo chiederti dov'è il mostro- disse una voce familiare. Lui fece un respiro profondo prima di parlare, per calmare i nervi - non so dove sia. Per quale motivo la cercate?- chiese freddo, cominciando evidentemente ad arrabbiarsi. - Per infastidirla ovviamente! è un mostro, e da tale deve essere schiava degli esseri umani, superiori a lei- disse una ragazzo, mentre gli altri le battevano il cinque. Muishiro scoppiò a ridere - uno fino a ieri la credevate una dea, e due, credete davvero che lei sia così debole, da lasciarvi vivere dopo averla chiamata mostro ed esperimento? se la chiamate in un certo modo, credo proprio che lei si comporti di conseguenza. Aspettate, non credo mi abbiate capito, intendo dire che se la chiami ragazza lei è una ragazza, si comporta come tale, ma se la chiami mostro, lei sarà un mostro, e un mostro non ci penserebbe due volte prima di far fuori chi la intralcia- spiegò. Loro sbuffarono e uscirono dalla stanza, sbattendo la porta e borbottando. Uscii da sotto le coperte e abbracciai il ragazzo da dietro, facendolo sobbalzare dallo stupore. - Tu...hai paura di me?- chiesi malinconicamente, abbassando lo sguardo nel vuoto, come facevo ogni volta che pensavo a qualcosa di triste oppure riflettevo su cose importanti. - Certo che no! non ho paura di te, sei buona, non sei come loro ti vedono, io l'ho capito, anche se in ritardo- esclamò, girandosi nel letto, per abbracciarmi. - L'hai capito, è questo l'importante- uscii dal letto e afferrai le cuffie e la katana, e corsi verso la finestra, distruggendola. Atterrai perfettamente in piedi e mi sistemai le cuffie sulle orecchie, smettendo di sentire le urla del ragazzo che si era affacciato dalla finestra. Cominciai a correre verso la nebbia, immergendomici completamente e orientandomi come meglio potevo, per raggiungere la base dei demoni più grande, quella con il generale, quella con il capo. 

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