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Capitolo 17

《Raccogliete le carcasse e raggruppatele in cataste! Prima del calar della sera, accenderemo dei fuochi per bruciarle》
La voce imperiosa di Westerline Darren, in piedi nonostante la ferita alla caviglia sinistra, gridava ordini ai pochi Creatori abbastanza indenni da poterli eseguire.
Accanto a lei, seduti con fasciature varie e bende, il resto dei membri del Consiglio, accorsi in massa dopo l'allarme; Monika Worren, con attorno alcuni dei suoi Creatori di Acqua, si spalmava un unguento sul polpaccio, parzialmente bruciato da uno schizzo di veleno acido.
George Smith chiacchierava sommessamente con Rebecca, sdraiata contro un masso con il ginocchio violaceo disteso sull'erba.
《Non preoccuparti Rebecca, fortunatamente non è rotto ma solo gonfio a causa della caduta》disse il Capo dei Creatori di Luce, con voce rassicurante.
《Non si preoccupi, signor Smith. Non fa poi così male》
In piedi, immobile a guardare il mare, Ned Wost sembrava indifferente alla conversazione; osservava con interesse uno stormo di uccelli in volo, il mantello nero  svolazzante come ali di corvo.
Un grosso taglio sul collo, prontamente ricucito, era l'unico segno che indicasse il suo impegno in battaglia.
Amber Heist era stata l'unica a rifiutare aiuto; appena terminata la battaglia, era corsa a controllare che le sue giovani reclute stessero tutte bene, e ancora non era tornata.
Era stata una battaglia terribile, ed erano state contante almeno centoventidue Creature contro meno di cinquanta Creatori.
Era un miracolo che fossero sopravvissuti tutti, nonostante numerose ossa rotte e qualche trauma cranico.
Il sole cominciava già a scomparire oltre l'orizzonte, e alcuni Creatori si alzarono per preparare i falò; data la quasi completa mancanza d'alberi nell'isola, i Creatori di Fuoco furono delegati all'accensione delle cataste.
Improvvisamente, Rebecca si rialzó a fatica, puntellandosi alla roccia contro la quale si era riposata.
《Rebecca! Dove diavolo stai andando?》esclamò Westerline Darren, incredula.
《Io...devo avvertire mio fratello a Vancouver e tornare a casa》
《La battaglia è conclusa da poco, non devi necessariamente andare subito.》
《Mi dispiace, ma devo insistere. Non posso lasciare Misty e Ashton soli a guidare la Società》
La signora Darren la guardò e sospiró, arrendendosi.
《E va bene, ragazza. Va pure, apri un Buco e fa ritorno ai tuoi doveri》
《Ma...e le Barriere? Non si possono aprire Buchi Neri da qui!》esclamò.
Ned Wost, rimasto in silenzio fino a quel momento, scoppiò a ridere.
《Non credo che, se ci fossero state Barriere, centoventi Creature sarebbero penetrate fin qui!》
Rebecca guardò prima lui e poi la signora Darren, stupita.
《Cosa vuol dire?》
《Evidentemente, c'è stato un brusco calo del livello energetico che ha annullato l'effetto delle Barriere. Purtroppo, non siamo ancora abbastanza potenti per riattivarle. Occorrerà aspettare qualche giorno》borbottó il Capo del Consiglio, evidentemente seccata da quell'eventualitá.
《Siamo tutti feriti e scossi, è importante recuperare le energie prima di poter agire e riflettere》aggiunse Monika Worren, la solita espressione calma e riflessiva negli occhi celesti.
《Mi costa ammetterlo, ma è la verità. Conciati così, non saremmo nemmeno in grado di formare Emissari, figuriamoci riattivare una delle più potenti e antiche Barriere del mondo!》concluse George Smith, grattandosi i capelli biancastri poco sopra la fasciatura sulla fronte.
《È stato un attacco terribile, e quel che è peggio è l'esserne stati completamente impreparati!》
Westerline Darren era furiosa; stringeva nel pugno un fascio d'erba secca, così strettamente da avere le nocche completamente bianche.
Rebecca, preoccupata, voltò la testa a destra e a sinistra, scrutando tutti i volti dei Creatori in riposo.
《Signora Darren, avete per caso visto Jason? Non lo vedo dall'inizio della battaglia》
La donna alzò lo sguardo, dubbiosa.
《Il giovane Thorne? No, non mi pare》
《Dove è? Non lo vedo da nessuna parte》continuò Becca, sempre più agitata.
《Sta calma ragazza, sarà da  qualche parte a riposarsi》
《Non riesco a vederlo...vado a cercarlo!》esclamò Rebecca ma, prima che potesse muovere un solo passo, George Smith la fermò tenendola per un braccio.
《Aspetta Rebecca, non puoi camminare con quel ginocchio. Manderemo qualcuno a cercarlo, io...》
Il Capo dei Creatori di Luce si bloccò, guardando dietro la ragazza.
Anche la signora Darren e il resto dei membri del Consiglio guardavano in quella direzione, così Rebecca si voltò.
Correndo dal sentiero di ciottoli bianchi, i capelli rossi e il sangue raggrumato su braccia e collo, Amber Heist veniva verso di loro, gli occhi verdi colmi di lacrime.
《Amber, che succede?》esclamò Westerline Darren, rimettendosi in piedi a fatica.
《Ho perso...ho perso Cat》rispose, con il fiato grosso, giungendo di fronte a loro.
《Cosa vuol dire che hai perso Cat?》chiese Rebecca, allarmata.
《Io...l'avevo mandata ai sotterranei, come tutte le reclute, ma lei...lei non si trova》
Rebecca spalancò la bocca ed ebbe un tremito talmente forte da far acuire la presa di George Smith sul suo braccio.
《Mandate qualcuno a cercarla, e che cerchino anche il giovane Thorne. Sono stanca di perdere gente!》ordinò la signora Darren, furiosa.

《Resta...resta sveglio, ti prego》
《Non...non ci riesco》
《Guardami, guarda me. Non lasciare i miei occhi》
Non li avrebbe mai lasciati, mai avrebbe smesso di annegarci dentro. Lei non lo sapeva, però.
Era sdraiato sul suo grembo da molto, molto tempo.
Gli sembrava che mille vite fossero passate dalla battaglia, dalla terribile paura, dalla ferita, da quando aveva smesso di muoversi.
L'attacco della Creatura, il fuoco e il suo coraggio erano racchiusi nella sua mente e impressi come sulla carta fotografica.
《Ci troveranno presto, verranno a salvarci》disse lei, la voce decisa.
《Forse no. Forse sono già morti》
《Non pensare a queste cose》
《Cat...》
《No, non pensarci assolutamente. Sono vivi e ci troveranno presto》
《Dovresti cercare aiuto, salvarti...lo sai》
《Non ti abbandoneró qui. Non lo farò》
La ferita era grave, doleva terribilmente e usciva sangue a fiotti.
Cat si era tolta la giacca e l'aveva avvolta attorno alla ferita, dopo aver cercato di ripulirla al meglio che poteva.
L'emorragia si era bloccata, ma sentiva già i morsi della febbre addosso; sentiva brividi costanti di freddo, nonostante sapesse bene di star bruciando.
La ragazza aveva provato ad aiutarlo a camminare, a sollevarlo, a trascinarlo, ma ogni sforzo si era dimostrato inutile; il dolore era indicibile, tanto da riempirgli la bocca di un sapore metallico per quanto forte stringeva le labbra, ridicolo tentativo di non urlare.
L'unica consolazione era il viso di Cat chino su di lui, i capelli neri stesi come una cortina impenetrabile e indistruttibile che lo difendeva dall'esterno.
Aveva un taglio sanguinante accanto al sopracciglio, ma pareva non accorgersene affatto.
Lui aveva sollevato lentamente una mano e glielo aveva sfiorato.
《Sei ferita...》
《Non è importante, non fa male》
Gli occhi di lei non abbandonavano i suoi nemmeno per un istante.
Jason avrebbe voluto dirle tantissime cose: che gli era mancata, che pensava a lei ogni giorno, che aveva temuto di trovarla morta.
Ma non disse niente di tutto ciò, e la cosa più incredibile era che lei pareva aver intuito già ogni sua domanda, rassicurando inconsciamente tutte le sue paure.
《Sto benissimo, e anche tu guarirai presto appena ci avranno trovati. Ti prometto che torneremo a Vancouver insieme》
《Tu devi...devi restare. Il Castello...》
《Il Castello e le lezioni aspetteranno finché tu non sarai guarito. Dobbiamo solo aspettare, e tu non devi addormentarti. Devi promettermelo come io ti ho promesso che resterò accanto a te》
《Pro...promesso》rispose lui, con un filo di voce.
Lei gli sorrise e gli scostó i capelli dal viso.
《Così va meglio》
Era il momento.
Doveva farlo ora, perché altrimenti sarebbe morto nel rimpianto.
Era consapevole della gravità della sua ferita, sapeva bene che era finito.
Odiava essere così, sanguinante, debole e morente.
Sarebbe stato tutto molto più facile se a essere ferita fosse stata lei; lui era forte, avrebbe potuto prenderla in braccio e portarla in salvo. Difenderla da altre Creature che avessero osato attaccarli.
Riportarla al Castello e affidarla alle cure di qualcuno, starle accanto e stringerle la mano mentre veniva curata.
Invece, era proprio lui che stava per morire.
Ma non poteva abbandonarsi tra le braccia del cupo mietitore senza prima averle detto ciò che voleva dirle da così tanto tempo.
《Cat...》
《Sì?》rispose lei, osservandolo attentamente. Aveva già capito che ciò che stava per dirle era importante, e sentiva che lo ascoltava con tutta sé stessa.
《Devo...dirti una cosa》continuò lui, agitato.
Il cuore gli batteva terribilmente forte, come un tamburo nelle orecchie. La febbre non lo aiutava, e nemmeno il dolore intenso alla coscia.
《Jason, puoi dirmi ciò che vuoi. Puoi fidarti di me》gli disse lei, cercando di sorridere in maniera rassicurante.
《Lo so, è...che io...io ti...》
《Jason! Cat!》
Un'improvviso fascio di luce colpì il viso di Jason quando Cat, voltandosi, tolse i capelli attorno al suo viso, quel piccolo angolo rassicurante in cui era stato fino a quel momento.
Anche lui si voltò un poco, abbastanza per guardare Rebecca, sorretta da George Smith, avvicinarsi con gli occhi pieni di lacrime.
《Vi abbiamo trovati finalmente!》
Cat sorrise felice, stringendogli il braccio.
《Hai visto? Sono venuti a prenderci, starai meglio lo prometto. Io..》
Ma Jason non seppe mai cosa stava per dirgli, perché la stanchezza non permise altro;
le palbebre calarono il loro sipario sul mondo, e il ragazzo si lasciò cadere fra le braccia di Cat.

Aveva la morte di fronte a sé, poteva percepirne l'odore.
Erano finiti, solo una questione di tempo perché finissero nelle fauci voraci della Creatura.
Ashton, dietro il divano di pelle, cercava in qualche maniera di stringere attorno al braccio un pezzo di stoffa strappata chissà dove, sperando di riuscire a fermare il sangue.
Misty aveva trovato rifugio sotto la scrivania, immobile e un assoluto silenzio.
La Creatura era una specie di alligatore cieco, con la pelle squamosa color verde scuro e grosse narici piatte.
Per Ashton e Misty la situazione era praticamente senza speranza.
Non si erano accorti subito della presenza dell'essere, percependolo troppo tardi; li aveva colti impreparati.
Qualcosa, inoltre, non quadrava: per qualche strano motivo, non riuscivano ad utilizzare i loro Poteri.
Ashton aveva provato innumerevoli volte ad evocare qualcosa, addirittura un semplicissimo Emissario per chiedere aiuto, ma non aveva avuto il benché minimo risultato. Anche Misty aveva lo stesso problema, e non c'era nessuna traccia del suo Occhio sulla fronte.
Non era normale, non era mai accaduto che non potessero utilizzare i loro poteri, mai.
Quel mostro era furioso; ringhiava innervosito, annusando spasmodicamente l'aria per trovarli.
Non ci avrebbe messo molto purtroppo.
Il ragazzo uscì dall'angolo fra il divano e il muro, correndo sotto la scrivania accanto a Misty.
Lei piangeva in silenzio, grosse lacrime trasparenti le solcavano le guance.
《Ehy, non piangere》gli sussurrò lui, cercando di farla smettere.
La Creatura era sempre più arrabbiata, e aveva preso a distruggere la libreria, parte della lavagna e ora graffiava furiosamente il divano con gli artigli; grossi pezzi di gommapiuma giallastra uscivano fuori dalla pelle squarciata, spargendosi sul pavimento come neve.
Misty era sempre più terrorizzata.
《Moriremo Ash?》sussurrò, mordendosi la manica destra nel tentativo di calmare la paura.
《Dobbiamo pensare...ci deve essere una soluzione》
Ashton si prese la testa fra le mani, disperato; dovevano fare qualcosa, trovare una soluzione.
La Creatura stava diventando sempre più irrequieta e furiosa, ormai il divano era completamente distrutto e il mostro annusó di nuovo l'aria per cercarli.
Gli occhi del ragazzo si mossero in ogni angolo, scrutando ogni minimo dettaglio che potesse aiutarli; pezzi di plastica della lavagna magnetica potevano essere piantati nella gola della Creatura, ma erano troppo lontani e non sarebbero mai riusciti ad afferrarne uno.
I libri caduti dagli scaffali non erano sufficientemente pesanti per fare qualche danno, così come i vasi di fiori sul davanzale.
Proprio quando aveva abbandonato la speranza, Ashton vide un grosso soprammobile di ferro, seminascosto dalla gommapiuma fuoriuscita dal divano.
Era un Buddha nella posizione del Loto, con il sorriso pieno di serenità e la mano destra con il palmo rivolto verso l'esterno, in atteggiamento benedicente.
Uno dei ninnoli che comprava sua sorella quando viaggiava in giro per il mondo, un ricordo della breve visita a Nuova Delhi.
Veloce come un fulmine, il ragazzo schizzó via da sotto la scrivania e afferrò l'oggetto.
Il freddo del metallo contro il palmo sudato della mano destra fu stranamente rassicurante, e Ashton si sentì più sicuro.
La Creatura aveva percepito il suo movimento, e ora sibilava come un serpente inferocito, preparandosi a balzargli addosso.
《Su, fatti sotto, sono qui!》esclamò, deciso a provocarlo. Il mostro parve tendere ancora di più le orecchie, e voltò gli occhi lattiginosi verso di lui.
Ashton strinse ancora di più la piccola statuina e, senza pensarci oltre, si scagliò addosso alla Creatura; il ferro si piantò nelle ossa di quella che doveva essere la fronte del mostro, proprio sopra gli occhi ciechi.
Il sibilo di dolore sembrò quasi un vero grido, e gli artigli della Creatura presero a graffiarsi il muso, nel tentativo di rimuovere ciò che gli causava quel terribile dolore.
Per quanto lo riguardava, il Buddha restò ben piantato in quella fontana di sangue nero che si era formata in cima alla testa, la mano benedicente e lo sguardo mistico puntati verso Ashton.
Il ragazzo ne approfittò per afferrare uno dei frammenti più lunghi della plastica, staccatasi dalla cornice nera della lavagna dopo l'attacco; era affilata come un rasoio, e il ragazzo la piantò nel ventre molle e privo di difese della Creatura.
Fiotti e fiotti di sangue gli schizzarono addosso, ma Ashton non si fermò fino a quando i gemiti di dolore del mostro non si placarono, e il suo corpo smise di dimenarsi.
Poi, distrutto, abbandonò il pezzo di plastica per terra, inginocchiandosi subito dopo.
《Ash!》
Misty uscì fuori dalla scrivania e corse a sorreggerlo; il suo sguardo preoccupato attraversò velocemente il corpo dell'amico.
《La mano...sei ferito》disse, indicandogli il palmo destro.
Ashton abbassò gli occhi e vide che il pezzo di plastica aveva scavato un profondo solco sul suo palmo, un taglio dal quale sgorgava sangue.
《Non...non preoccuparti, non è niente di grave. Tu stai bene?》rispose, guardando la sua amica.
《Sì, sto bene. Sei stato fantastico, hai avuto un'ottima idea. Ma adesso vieni qui, vediamo di curare quella mano》
Il ragazzo rimase seduto sul pavimento pieno di oggetti rotti, frammenti di legno e gommapiuma, lasciando che Misty gli ripulisse la ferita; con un batuffolo imbevuto di disinfettante, gli tolse il sangue e eliminó i batteri per evitare infezioni.
Gli avvolse tutta la mano con una benda di cotone bianca, stringendola all'altezza del polso.
《Ho fatto. Hai altre ferite?》chiese, richiudendo la bottiglia di disinfettante.
Ashton scosse la testa, continuando a guardare immobile di fronte a sé.
La ragazza si sedette accanto a lui, in silenzio.
Il cadavere della Creatura giaceva di fronte a loro, il sangue dalla testa e dalle ferite sul ventre che aveva smesso di scorrere.
Il completo disastro di quella che era stata la loro stanza delle riunioni faceva da contorno a quella situazione completamente degenerata.
《Cosa pensi sia accaduto? Perché non abbiamo potuto utilizzare i nostri Poteri?》chiese Misty, quasi sussurrando.
《Non ne ho la più pallida idea. Dobbiamo scoprirlo però. Fare una bella pulizia qui dentro e andare a cercare mia sorella.
Sono stufo di rimanere all'oscuro di tutto》
《Sono d'accordo》rispose lei, rimanendo immobile.
I due rimasero ancora fermi per qualche minuto, prima di alzarsi e risolvere quel problema.
Per qualche secondo, un'ombra fuori dalla finestra li osservò ma, quando Ashton se ne accorse e spalancò la finestra, non vide altro che i tetti innevati di Vancouver e gli ultimi raggi di sole tramontare all'orizzonte.

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