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Non stava impazzendo

Dopo aver dato una scusa decente al padre Anthony, scusandosi del suo strano comportamento tempestandolo di baci sulle guance, Brenda era uscita in fretta e furia dalla casa e pedalando furiosamente si diresse verso il negozio di famiglia: il Blue Moon.

Per fortuna il negozio di frullati distava poco da casa sua e quindi anche dalla scuola, e infatti, di solito il pomeriggio il Blue Moon pullulava di studenti che prendendo una delle specialità, amavano chiacchierare su tutto e tutti o studiavano insieme o almeno era quello che sembrava.

Il Blue Moon si trovava poco dopo la pasticceria dei Bernard, e anche se la ragazza voleva passare per salutarli, non poté.

Dopo aver superato il negozio dei francesi, Brenda con una brusca sterzata di manubrio, continuò a pedalare, alzandosi leggermente dal sedile fino alla fine della strada principale per poi fermarsi frettolosamente davanti all'enorme segnale rosso dello stop.

I freni provocarono un rumore assordante e le ruote tracciarono due nette linee sull'asfalto grigio.

Brenda arricciò il naso a quel suono e appena vide campo libero, tornò a pedalare ormai prossima alla meta.

La collana con il tulipano era nascosta in una delle tasche davanti e bruciava sulla coscia della ragazza che non riusciva a capire se fosse la sua immaginazione o un effetto collaterale dell'argento, poiché nel suo mini portagioie che aveva a casa, gli accessori in argento erano limitati a causa della sua dannata orticaria che si manifestava soprattutto nelle stagioni calde mentre in quelle invernali sembrava placarsi.

I ricci fiammeggianti le ballavano sulla testa come dei piccoli serpenti e sarebbe stata sicuramente perfetta nel ruolo di Medusa, poiché in effetti, aveva bisogno di rendere un pezzo di blocco qualcuno.

Girò alla prima curva dopo il segnale stradale, e frenò un'altra volta quando a poca distanza da lei vide l'insegna Blue Moon illuminata da un bagliore azzurro e con vicino un disegno stilizzato di un frullato.

Scese dall'orribile bici grigia e l'accostò a un piccolo vicolo prima del negozio di frullati e non si preoccupò di mettere la catena, anzi forse sarebbe stata la volta buona di vederla sparire una volta per tutte.

Con un amaro in bocca e il cuore che le ballava dal petto, Brenda con le mani nelle tasche della giacca si diresse a passo svelto verso l'entrata del Blue Moon e prima di varcare la soglia, fece un respiro profondo.

Era il momento della verità.

Dopo aver parlato e tranquillizzato Panda avrebbe capito se effettivamente stava impazzendo o se c'era qualcos'altro sotto e sinceramente non sapeva quale delle due opzioni fosse meglio.

L'entrata del Blue Moon si presentava con due ampie vetrate ai lati, al centro coperte da una larga striscia opaca con degli stickers a forma di frutta e frullati che permetteva ai clienti di avere la giusta privacy, mentre al centro delle vetrate c'era la piccola porta in vetro completamente scoperta che lasciava intravedere la sala che era piena e questo nonostante fosse un bene, mise ancora di più in agitazione Brenda.

Con mani esitanti e facendo un lungo respiro, la ragazza spinse la maniglia dell'entrata del Blue Moon e immediatamente il sonaglio che era attaccato vicino alla porta tintinnò, annunciando il nuovo cliente.

Brenda amava i sonagli fin da piccola ed era ormai diventato un vizio mettere uno di questi all'entrata dei negozi, tanto che sia il Blue Moon e Les saveurs sucrées dei Bernard ne avevano uno.

Voci provenienti da ogni tavolo del negozio accolsero Brenda che sfortunatamente vide tanti volti conosciuti della propria scuola che ricambiavano con piacere l'occhiata ottenuta.

Brusii, sussurri, urletti isterici riempivano la sala del Blue Moon rendendo il locale caotico.

Nonostante Brenda conoscesse la maggior parte dei clienti che erano tutti giovani e studenti, non poté far a meno di notare tra tutte quelle teste, una furiosa coda di cavallo bionda che si sbizzarriva avanti e indietro portando e prendendo ordinazioni sempre con quel sorriso dolce sulle labbra.

Era la mitica Beth, l'unica cameriera del Blue Moon poiché lei e Panda non lo erano ufficialmente.

Bethney, per tutti Beth, era una delle poche persone capaci di far sorridere Brenda.

Era una studentessa del terzo anno di Università, iscritta alla facoltà di scienze educativa, solo che era stata costretta ad abbandonare lo studio per un piccolo imprevisto: aspettava un bambino.

Lei e il suo fidanzato durante quel periodo erano stati un modello di persone mature.

Beth aveva deciso di tenere il bambino e il fidanzato l'aveva sempre sostenuta, tanto che si trasferì perfino a casa di lei per assisterla.

Così durante una giornata calorosa e caotica, era nato il piccolo terremoto di nome Daisy Caitlin Moore.

Bethney era una delle poche a conoscenza della storia della famiglia Wood tanto da mettere il nome della sorella di Brenda, come il secondo nome di sua figlia.

La piccola DC, così la chiamavano, era cresciuta all'interno del Blue Moon con una mamma cameriera e studiosa che durante i ritagli di pausa, cercava di riprendere con l'Università.

La bambina era molto fortunata ad avere una madre come Beth.

Con quei capelli biondi che aveva ereditato anche lei e quel sorriso caloroso che non si dimostrava mai falso, la donna era una delle persone più eccezionali che Brenda abbia mai conosciuto.

Era da ben sette anni che lavorava al bar, guadagnando per la figlia, per la casa e l'Università, ed era una grande sostenitrice della rossa, pronta a darle sempre qualche consiglio o richiamarla se era necessario.

Beth con il suo sorriso caloroso e la sua testolina che rimbalzava annuendo sempre a ogni cliente, quando vide Brenda varcare la soglia, alzò lo sguardo verso di lei allargando il sorriso e agitando le mani per salutarla.

La ragazza ricambiò sorridendo, però subito si fece seria quando squadrando tutta la sala, adocchiò una Panda paralizzata su uno degli sgabelli del bancone che le dava le spalle.

-Oh menomale che sei arrivata!- esclamò Beth investendola come un tornado mentre lei sorrideva leggermente con lo sguardo ancora preoccupato rivolto alla sua amica.

La cameriera doveva essersene accorta perché sospirò staccandosi dalla rossa e fece vagare lo sguardo anche lei su Panda.

-E' da ben venti minuti che sta così. L'ho vista dietro al bancone bianca in viso e l'ho fatta sedere. Sembra che abbia visto un fantasma o peggio- sussurrò la bionda con voce preoccupata, guardando con i suoi occhi nocciola Brenda che annuì sorridendole vedendo come si era allarmata.

Beth era come una mamma per Panda e Brenda quando si trovavano al negozio, ma forse di più per l'amica poiché viveva con la zia Meredith.

-Va da lei. A loro ci penso io- bisbigliò la cameriera al suo orecchio, mentre faceva cenno a un ragazzo che stava cercando di chiamarla.

La ragazza annuì in risposta e guardando da lontano le spalle ricurve e la testa bassa di Panda ebbe un tonfo al cuore; non aveva mai visto l'amica così a pezzi.

-Ah dimenticavo!- esclamò Beth richiamandola. –Un'oretta fa sono passati quelli della famosa famiglia- lo sguardo della donna si fece pensieroso, forse a ricordare qualcosa mentre Brenda non poté far a meno di indurire lo sguardo.

Maledetti, c'erano sempre loro di mezzo.

-Sì, ora ricordo! I Ruiz!- dichiarò alla fine la cameriera enfatizzando l'ultima parola in modo da far sogghignare la ragazza. –E non sono niente male- concluse dandole una gomitata mentre finalmente si diresse a passo svelto e con il blocco delle ordinazioni tra le mani, verso il ragazzo che poco prima l'aveva chiamata.

Brenda non ci mise molto a capire e fece due più due subito, capendo che Panda doveva essersi paralizzata quando era venuto tutto il gregge nel bar.

Certo, le voci giravano come il vento qui in Minnesota ma i Ruiz come conoscevano il Blue Moon?

La ragazza scosse la testa e solo dopo si accorse di avere i capelli sciolti ma non ci pensò su, e camminando frettolosamente, si diresse a grandi passi verso l'amica che continuava a darle le spalle.

-Ehi Panda- sussurrò posando una mano sulla piccola spalla dell'amica che si girò lentamente verso di lei solo con lo sguardo.

Gli occhi azzurri limpidi di Panda da sempre espressivi e brillanti, ora erano erano scuri.

Un'ombra sembrava coprire quella lucentezza come se avesse visto qualcosa di orribile, di terribile.

La stretta sulla spalla dell'amica si fece sempre più forte mentre la collana nella tasca di Brenda bruciava.

-Brendy, l'ho vista- sussurrò a malapena Panda con la voce impastata come se si fosse appena svegliata.

Per Brenda fu come ingerire un enorme mattone, non riuscendoci però.

Staccò la presa dall'amica e si mise anche lei seduta su uno sgabello vicino, dando le spalle al resto della sala.

-Panda-

Ci fu un momento di pausa dopo poiché la ragazza non sapeva come continuare.

Il suo sguardo corse di nuovo sull'amica che sembrava completamente devastata e istintivamente prese tra le sue mani una piccola della vicina che aveva posato sul bancone.

-Dimmi cos'hai visto- proferì tutto d'un fiato come a volersi levare il sassolino o meglio una gigantesca roccia dalle scarpe.

Sperava tanto di poter dare una risposta plausibile e di dire all'amica di essersi immaginata tutto.

Un altro silenzio tombale avvolse le due amiche mentre i brusii dei clienti le soffocavano.

Poi però Panda con l'aiuto dello sgabello si girò verso l'amica, facendo scivolare la mano dalla presa della rossa e iniziando a torturare le mani con gli occhi velati dal dolore, iniziò a raccontare quello che aveva visto poco tempo prima.

-Circa un'oretta fa me ne stavo dietro al bancone a servire alcuni clienti- deglutì rumorosamente facendo vagare i suoi occhi azzurri sull'amica. –Quando il sonaglio ha suonato e loro sono entrati- trattenne un gemito e Brenda capendo che stesse raccontando la verità strinse di nuovo le mani della piccola ragazza con gli occhi umidi. –Erano in quattro. Uno di loro era Logan mentre gli altri non li avevo mai visti, però erano sempre ragazzi- altra pausa, altro orrore. –Due erano ragazzi con i capelli rossi, quasi identici-

Gemelli sicuramente pensò d'istinto Brenda a corto di ossigeno.

-Invece il terzo era una ragazza- Panda soffocò un singhiozzo lasciando le mani dell'amica per portarsele al volto. –E lì Brenda, sarei voluta morire. Se ne stava tutta allegra a braccetto con quei due rossi e quando i nostri sguardi si sono incrociati, ho capito-

Gli occhi della ragazza da prima bassi, si alzarono di scatto guardando seria in volto Brenda e fu proprio in quel momento che capì che Panda stesse dichiarando la verità.

La nausea le salì e fu costretta a strizzare diverse volte gli occhi per non cedere.

Il cuore le rimbombava nelle orecchie tanto da farle venire il mal di testa e cercò di focalizzare il viso dell'amica per rimanere lucida.

Non era tanto il dolore fisico a provarla, ma il dolore emotivo.

Brenda conosceva perfettamente l'amica e se la guardava seria negli occhi significava che stava dicendo la verità e in quel momento lei fu davvero consapevole di aver visto sua madre o almeno la copia; non lo sapeva neanche lei in realtà.

Avrebbe voluto dire a Panda di averla visto anche lei, ma questo poi avrebbe portato anche alla spiegazione del ritrovamento della collana della madre, vicino casa sua e avrebbe esposto l'amica a un dolore maggiore e lei non voleva.

-Era identica a Noel. Per un attimo ho pensato fosse lei però guardandola meglio ho visto che la copia è molto più giovane di lei e quando i nostri sguardi si sono incrociati lei non mi ha riconosciuto e Beth che ha visto milioni di volte tua madre nelle foto non l'ha riconosciuta. Sembra che solo io l'abbia identificata- sospirò Miranda guardando di sottecchi l'amica e il resto del locale, mentre alcune occhiate si approfondivano verso di loro.

Anche Brenda ci aveva pensato.

Era impossibile che solo lei e Panda abbiano riconosciuto il sosia, ormai sicura di Noel.

Tutti nel Minnesota conoscevano la madre e sicuramente avrebbero anche riconosciuto la sua fotocopia, specialmente Beth, tuttavia perché non era successo?

La ragazza aveva bisogno di riflettere.

C'era qualcosa che non tornava, che non quadrava e doveva vederci chiaro.

Come può una persona essere identica a un'altra? Era praticamente impossibile se non si era gemelli e Noel non aveva gemelli. Aveva solo una sorella che era morta giovane ma per il resto più nessuno aveva, proprio come lei.

Brenda scese di scatto dalla sedia ed estraendo il cellulare dalla tasca cercò il numero della zia di Panda, Meredith.

Zia Meredith come Panda, era una forza della natura e la donna si occupava della ragazza da quando era nata poiché la vera madre di Miranda era morta subito dopo il parto, e sua sorella minore ossia Meredith, aveva deciso di tenerla con sé anche perché il padre di Miranda era sempre fuori per via del suo lavoro e la figlia era sempre in pensiero per lui, siccome era un Marine.

-Non sei in condizioni di guidare il tuo scooter. Ora chiamo Meredith così ti porta a casa, perché tu hai bisogno di un bel bagno caldo e di tanto riposo- disse la ragazza insistendo quando vide l'amica protestare.

-Ma oggi ci sono gli allenamenti!- mugugnò protestando Panda e posando la fronte sulla lastra fredda del bancone.

Sembrava disperata e immediatamente Brenda si chiese come sarebbe stato se sua madre fosse morta dopo e lei avrebbe dovuto ricordare il suo viso ogni giorno.

Non aveva mai visto la sua migliore amica ridotta in quello stato. Di solito era sempre pimpante e con il sorriso stampato sulle labbra; ma ora era del tutto diverso.

La rossa poté quasi sentire le vibrazioni negative di Panda investirla come un tir ad alta velocità e immediatamente compose il numero della zia Meredith.

-Hai detto bene. Oggi ci sono gli allenamenti, non ora- ribadì scostando il cellulare all'orecchio mentre continuava a guardare di sottecchi l'amica del tutto estraniata dal mondo e sempre con la fronte poggiata sul bancone.

Appena il cellulare fece due squilli, Meredith rispose immediatamente e Brenda si domandava sempre come facesse a rispondere così rapidamente, quasi si aspettasse ogni volta una chiamata.

-Oui Roseraie?- rispose la dolce e squillante voce della zia di Panda.

Meredith aveva origini francesi, come i Bernard, solo che lei si era trasferita molto prima nel Minnesota per via dei suoi genitori.

Nonostante la donna fosse nata in Francia e avesse vissuto appena un anno nella città dell'amore, ancora oggi parlava pronunciando qualche parola sparsa in francese, e una di queste era il soprannome che affibbiava a Brenda, infatti, la chiamava roseraie ossia roseto perché i capelli della ragazza le ricordavano tanto il colore delle rose del suo vecchio giardino in Francia.

-Meredith abbiamo un prob...- la ragazza non fece in tempo di continuare che la donna subito la interruppe.

-Cos'è successo al mio Rayon?!- rispose all'armata e Brenda poté giurare di sentire oltre al suo tono allarmato, un sottofondo di rumori provocati dalle chiavi che la donna stava sicuramente prendendo.

Meredith era una donna incredibile.

Tutto il Minnesota conosceva la minuta donna della famiglia Grey per la sua dolcezza e gentilezza che usava con tutti. Non c'era persona in tutto il Minnesota che odiasse la donna poiché tutti e proprio tutti stravedevano per lei non solo per il suo carattere ma anche per la sua forza di volontà.

Fin da piccola si era presa cura della sua unica nipotina facendole da madre e lei adorava, anzi stravedeva per Panda. L'amava proprio come se fosse sua figlia anche se tecnicamente non lo era, ma a Meredith non le importava soprattutto se questo serviva a stare vicino alla suo dolce Rayon sostenendola sempre, soprattutto quando la ragazza nel giorno prestabilito non riceveva nessuna notizia del suo papà Duncan.

Zia Meredith era sempre stata una mamma spettacolare per Panda, anche se lei aveva confessato più volte a Brenda che avrebbe voluto conoscere la sua vera madre, ma se fosse stato così avrebbe dovuto rinunciare alla sua Mami, così ormai non ci pensava più e si godeva le attenzioni della sua zia.

Chiunque vedendo passeggiare Panda e Meredith per le strade del Minnesota, avrebbe potuto scambiarle per sorelle, o addirittura per madre e figlia e Brenda non poteva certo dargli torto. Quelle due erano completamente identiche: entrambe erano minute, avevano i capelli castani chiari e quel viso infantile che s'illuminava sempre ogni volta che sorridevano, ma mentre la ragazza aveva gli occhi azzurri del padre Duncan, quelli della donna erano di un nocciola intenso.

Non c'era bisogno di dire alla zia di venire a prendere la nipote poiché la rossa sentì perfettamente dal telefono la portiera della macchina della donna chiudersi con un enorme tonfo.

-Sto arrivando al negozio- sentenziò la voce seria della donna mentre faceva partire con un ruggito altrettanto rabbioso la sua C1 rossa.

Non c'era neanche il bisogno di dirle dov'era che lei e Panda si trovassero poiché Meredith sapeva sempre dove si trovava sua nipote, sempre.

Brenda rimase in linea con la zia dell'amica, attendendo la donna che, girò sterzando così bruscamente, che i freni stridettero e si poté sentire perfettamente anche dal cellulare.

-Lei come sta?- chiese con voce sommessa di Meredith.

Gli occhi grigi di Brenda per tutto il tempo non si erano staccati dalla sua amica che ora stava rimuginando su un bicchiere pieno di cubetti di ghiaccio che sbatteva ripetutamente sul bancone, attirando l'attenzione dei clienti vicini che mandavano delle occhiate perplesse sia a lei che all'amica e anche di Beth, che girava irrequieta per tutta la sala, guardando allarmata Panda per poi passare i suoi occhi da cerbiatto sulla rossa che a malapena riuscì a sostenere lo sguardo.

-Sembra distrutta- sussurrò a malapena Brenda guardando la sua amica intenta a frantumare il ghiaccio con lo sguardo perso nel vuoto.

Dall'altra parte sentì la donna sospirare e la ragazza poté giurare di sentire la C1 accelerare, cercando di arrivare il prima possibile alla meta.

Perfino Meredith sapeva che sua nipote raramente si trovava in quello stato e quando succedeva, era per qualcosa di estremamente grave e delicato.

-Non ti preoccupare Roseraie. Zia Mare sta arrivando- dichiarò, utilizzando il suo soprannome.

Brenda cercò di risponderle tranquillamente, anche se non lo era, ma non ci riuscì poiché la donna aveva staccato la chiamata.

Sicuramente era vicina al Blue Moon.

La rossa sospirò e tornò a sedersi al fianco dell'amica.

La colla a forma di tulipano sembrò pesarle nella tasca.

-Panda- sospirò supplichevole. –Di' qualcosa-

-Qualcosa- rispose l'amica che iniziò a masticare un nuovo cubetto di ghiaccio.

Brenda avrebbe voluto prendersi a capocciate e in un certo senso aveva ragione, se le meritava.

Non sapeva cosa fare con Panda.

Non sapeva se dirle che anche lei aveva visto quella copia di Noel, che quindi non era pazza e non era frutto della sua fantasia eppure non ci riuscì.

Non capì perché solo lei e Panda avevano riconosciuto il sosia di Noel; insomma tutti nel Minnesota conoscevano la donna e la ragazza si meravigliò del fatto che neanche Beth l'avesse riconosciuta.

Non sapeva cosa pensare.

Certo, poteva succedere di vedere qualche sosia di un attore famoso, tuttavia questi avevano sempre qualcosa che li differenziava dai veri, invece la copia di Noel era del tutto identica a quella della donna.

Tutti i particolari di quel sosia erano identici a quelli di sua madre, ed era praticamente impossibile.

-Tu anche l'hai vista non è vero?-

Brenda si raggelò sul posto quando l'amica lo disse, ma più che una domanda sembrava un'affermazione.

Il sangue si raggelò e il cuore cominciò di nuovo a galoppare.

Panda sorrise e scosse la testa come se sapesse che era vero e appena posò il bicchiere con ancora qualche cubetto dentro che iniziarono a sciogliersi, il sonaglio dell'entrata del Blue Moon tintinnò.

La rossa non ebbe il coraggio di rispondere all'amica e immediatamente il suo sguardo corse lungo l'entrata e sospirò tranquillizzata nel vedere zia Meredith varcare la soglia del bar come se stesse per scoppiare a momenti una bomba.

La donna aveva i capelli legati in uno chignon che le metteva in risalto il suo dolce visino e quando i suoi occhi passarono a rassegna tutti, fino a soffermarsi su Brenda e poi su sua nipote si scurirono, diventando quasi neri e come una furia si diresse a grandi passi verso il bancone.

Appena fu vicino a Panda il suo sguardo si addolcì, proprio come quello di una mamma.

Il viso tirato di Meredith si rilassò poco, buttando fuori un enorme respiro come se vedere sua nipote l'avesse fatta rivivere.

Un nodo strinse il cuore di Brenda vedendo quella scena così intima, quando la donna iniziò ad accarezzare con le sue manine i capelli di Panda che si abbandonò al tocco della sua adorata zia.

-Su, mon Amour. Andiamo a casa- sussurrò la donna all'orecchio della nipote che immediatamente fece scorrere i suoi occhi azzurri sull'amica e poi sulla donna, diventando di nuovo chiari come al solito.

La zia aiutò a far scendere dalla sedia Panda, tenendosela stretta al fianco come se avesse paura di lasciarla, mentre la rossa andò a prendere la borsa dell'amica e tutte e tre insieme s'incamminarono verso l'uscita non prima di aver salutato Beth che però scoccò un bacio alle due ragazze raccomandandosi poi di avere presto notizie sullo stato di Miranda.

Sotto lo sguardo di alcuni studenti dello stesso liceo delle due amiche, finalmente insieme alla minuta donna, varcarono l'uscita con una Panda bianca come un cadavere.

La strada era quasi deserta e Brenda con la borsa dell'amica stretta tra le mani si diresse verso la macchina rossa di Meredith.

Per tutto il piccolo tragitto, la zia aveva continuato a sussurrare qualcosa alla nipote, ma lo sguardo della ragazza guardava solo la rossa che si strinse ancora di più la borsa, cercando di tenere a fremito quello che aveva dentro.

-Non mi sembra che tu stia tanto meglio, Roseraie- dichiarò la Meredith, inarcando le sopracciglia chiare e squadrando con aria seria Brenda che cercò di non far notare nulla di strano alla donna, anche se la conosceva da quando lei e Panda erano nate.

Anche la zia di Miranda conosceva bene Noel.

Erano migliori amiche fin dai tempi del liceo insieme alla vera madre di Panda di cui mai si era sentito molto parlare.

Sapeva quindi anche quando la figlia della sua amica aveva qualcosa che non andava. Era una delle poche che se ne accorgeva realmente.

Con l'aiuto di Brenda, Meredith riuscì a estrarre dalla sua tasca le chiavi della C1 e i fari s'illuminarono quando premette il pulsante di apertura.

Per tutto il tempo, Panda non aveva proferito parola, anzi si limitava a squadrare l'amica che la guardava a sua volta e poi deviava lo sguardo, vedendo si era finalmente ripresa.

-Allora ci vediamo oggi alle quattro- disse squillante Miranda staccandosi dalla zia, anche se lei non fu d'accordo e mettendosi faccia a faccia con Brenda.

In quel momento la rossa capì che la sua amica aveva intuito che le stava mentendo.

Sapeva anche lei di aver visto il sosia di Noel e che era a conoscenza di qualcosa e quella frase non era riferita agli allenamenti, ma stava a indicare che alle quattro avrebbero fatto un lungo discorso.

La ragazza cercò di ribattere, ma Panda la precedette e prendendo la borsa dalle mani rigide di lei, si diresse verso la portiera del passeggero e prima di sedersi, inarcò le sopracciglia e finalmente un piccolo sorriso si fece largo e gli occhi azzurri risplendettero di nuovo e l'amica non fece altro che ricambiare perché i sorrisi di Miranda erano contagiosi, perfino quando lei stessa stava male, trovava la forza di sorridere.

Anche Meredith le scoccò un'altra occhiata, poi scosse la testa e si diresse dall'altra parte della macchina, al posto del guidatore e quando la C1 rossa imboccò la strada per casa, la donna premette il clacson e Brenda sorridendo alzò la mano salutando, ma appena il rosso fuoco dell'automobile scomparve dalla sua vista, il suo volto diventò di nuovo serio e nero.

Tirò fuori di nuovo fuori dalla tasca quella catenina con il tulipano e vendendola ancora lì, capì finalmente che non era frutto della sua immaginazione.

Il ciondolo scottava come se fosse stato sotto al sole e Brenda arricciò il naso perché scottava, tuttavia la strinse tra le mani stringendosela forte.

Mentre guardava di nuovo la strada da dove la sua migliore amica era scomparsa, si rese davvero conto di tutto quello che stava succedendo.

Stava succedendo qualcosa e lei doveva scoprirlo e solo qualcuno avrebbe potuto aiutarlo.

Un nome si fece largo nella sua mente e soffocò un urlo di rabbia.

Ruiz.

Ma Salveeeeeee Belleeeeeeeezzeeeee!

Lo so che siete sorprese nel vedere io mio ritorno ed eccomi qui!

Colgo l'occasione per fare gli auguri a tutti anche se in ritardo e di fare imbocca al lupo per domai *lacrimuccia*.

Spero di essermi fatta perdonare con questo nuovo capitolo eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee vorrei farvi una piccola domandina anche se presto.

Cosa ne pensate dei Ruiz fino ad ora? 

C'è chi mi ha detto che non li sopporta e per voi che state leggendo cosa ne pensate? Sono dei palloni gonfiati? Dei babbani super snobbosi con la puzza sotto il naso? 

Un enorme bacione,

By Moonline. 


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