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Camila

Qualche moralista come Zabdiel direbbe che é assolutamente sbagliato quello che facciamo io e Jade, cioè sesso appena abbiamo opportunità. Le altre non sembrano accorgersi di nulla e credo che a loro non dispiacerebbe. Del mio amico avrei qualche dubbio, Erick mi batterebbe le mani.

E' domenica e Normani e Jesy mi hanno lasciato la giornata libera. Insieme a Zabdiel e Erick ci incontriamo in un bar con Joel per bere qualcosa e mangiare qualcosa. Non conoscevo questo posto prima di oggi, Joel lo ha suggerito perché ci viene sempre per ricordare casa. Infatti é un locale latino, i proprietari sono marito e moglie, lui messicano e lei cubana e per ricordare le loro radici lo hanno chiamato "Latin House" e fanno dei hamburger stupendi.

-Dovremmo venire più spesso in questo posto.-dice Erick.-Mi sento come a casa ed é bello. Potrebbe essere il nostro rifugio.

-Sono d'accordo.-dice Zabdiel 

-Fanno anche musica e danza dal vivo.-ci fa sapere Joel.-Tutti i fine settimana.

-Interessante.-alza la mano Erick richiamando così una cameriera.-Potrei avere un altro hamburger e patatine, per favore?

-Certamente, arrivano subito.

-Vado in bagno.-dico e poi mi alzo per andare a svuotare la mia vescica.

Quando ho finito e cerco di raggiungere i miei amici noto una persona piccola, sovrastata da qualcuno più grande e grosso. Mi avvicino un pò per capire che stia succedendo.

-Perché continui a scappare da me?-dice lui

-Devi lasciarmi in pace, perché non lo capisci?-dice la voce femminile che mi sembra di conoscere

-Io ti amo, Camila! Non posso stare senza di te.-diventa aggressivo il ragazzo

-Dovrai imparare a farlo, perché io non ne voglio più sapere nulla di te.

Il corpo del ragazzo diventa rigido e credo che sia il momento di intervenire prima che la situazione possa peggiorare. Mi avvicino e sposto con forza il ragazzo e trovo il volto di Camila leggermente spaventato.

-Andiamo.-dico e la prendo per la mano e la porto via ignorando il ragazzo che urla.

Ignoro anche i miei amici che tanto ci seguono subito dopo fuori dal locale. Credo che il tizio non abbia intenzione di seguirci fuori, meglio così.

-Che succede?-chiede Joel

-E lei chi é?-chiede Erick

-Vi prego, allontaniamoci da qui.-dice solo.

-Io vado a pagare.-dice Zabdiel e torna di corsa dentro per poi raggiungerci tre minuti dopo.

Non ci allontaniamo di tanto, la facciamo salire sulla mia auto per farla calmare perché é molto scossa. Joel le da la sua bottiglia per farla bere.

-Chi era quello?-le chiedo

-Il mio ex.-risponde lei

-Ti ha picchiata?-le chiedo

-No, ma mi sta perseguitando. Non posso più uscire che lui é ovunque io sia, non lo sopporto più.

-Lo hai denunciato?-le chiede Zabdiel, lei nega.-Lo sai che puoi?

-Si, ma non mi ha mai fatto del male...

-Non significa che non lo farà.-dice Joel.

-Lo so, ma non voglio parlarne. Che cosa ci facevate in un locale per gente latina?-cambia subito discorso.

-Noi siamo latini.-dice Erick con tono orgoglioso.

-Davvero? Di dove siete?

-Io sono cubano...

-Davvero? Anche io sono cubana!

-Davvero?

-Si, mio padre é messicano, ma mia madre é cubana e io sono nata in Cuba.

-Io sono messicano.-dice Joel sorridendo.

-Io sono portoricano, mentre Christopher come già sai é ecuatoriano.-dice Zabdiel.

-In realtà non lo sapevo, non c'è lo ha mai detto.-dice Camila guardandomi.

-Non me lo avete mai chiesto. Dite solo:"Christopher, pulisci questo e fai questo".-dico in mia difesa.

-So che siamo pesanti, mi dispiace.-si scusa lei per tutte.

-Non ti preoccupare, me lo merito. 

-Ti dispiace se ti chiedo un passaggio fino a casa?

-Con molto piacere.

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