~Cap.7
~Cap.7
"Adesso sei da sola nella tempesta."
-Gemitaiz
Il pranzo se lo poteva preparare da solo, io non avrei lasciato il mio letto, non ne avevo intenzione. Non poteva trattarmi in quel modo, ero umana anch'io, anche se lui non sembrava accorgersene. O, semplicemente, non gl'importava.
Non poteva trattarmi così, me ne fregavo del contratto. Per quanto ne so poteva rifiutare, o magari trattarmi bene, invece lui no, doveva fare lo stronzo dominatore. Ne avevo davvero abbastanza, di lui e di questa storia.
In quella stanza non c'era nulla con cui passare il tempo, mi sarebbe bastato un Mp3. Mi mancava la mia musica, per me era davvero un'amica. C'era sempre quando stavo male, era l'unica che non mi abbandonava mai, che trovava le parole perfette da dirmi in ogni situazione. Mi dava la forza di andare avanti. Ma adesso non c'era neanche lei.
La porta della mia stanza si aprì velocemente, sbattendo contro il muro e producendo un forte rumore. La figura di Zayn entrò dentro, sembrava arrabbiato, ma non ne aveva motivo. L'unica a dover essere arrabbiata, qui, ero io.
-"Scendi al piano di sotto e preparami qualcosa! Pensi che ti tenga qui per non fare nulla?" quasi mi urlò contro, ma non gli diedi molta importanza. Mi misi a sedere sul letto, guardandolo.
-"No, non voglio." ammisi, dopo deglutii. Non mi ero mai ribellata prima, avevo paura di lui, ma credevo che peggio di così non potesse andare.
-"Cos'hai detto?" rise, nervoso. I suoi occhi castani sembravano non voler lasciare i miei.
-"Ho detto no. Lo farei se tu mi trattasi un po' meglio, ma in questo modo no, Zayn. Non ce la faccio più." confessai, sperando solo che cambiasse i modi che aveva nei miei confronti.
Fece qualche passo avanti, verso di me, afferrandomi il polso con la sua grande mano, obbligandomi ad alzarmi dal letto.
-"Tu non puoi decidere nulla, lo capisci? Devi semplicemente ubbidire." ringhiò, a pochi centimetri dal mio viso.
-"Anch'io sono una persona, Zayn. Tu questo non sembri capirlo, mi tratti come se non avessi dei sentimenti!" mi difesi, cercando di scappare dalla sua presa. Ottenni, però, l'effetto contrario, poiché lui avanzò, facendomi poggiare le spalle contro il muro e portando i miei polsi ai lati della mia testa. Desideravo solo di scappare, scappare lontano da lui.
-"Lasciami." la mia voce uscii più come un sussurro. Sembrava che il coraggio di pochi minuti prima, fosse sparito nel momento stesso in cui lui si avvicinò a me. La sua figura m'intimoriva, non poco, ed era fin troppo evidente.
-"Hai paura, di me?" soffiò, a pochi centimetri dalle mie labbra. I battiti del mio cuore accellerarono velocemente, credo che avesse capito la risposta, senza bisogno delle mie parole.
-"Non ho paura." mentii, nella mia voce si poteva sentire la mia insicurezza. Il suo respiro caldo si scontrava con il mio collo, mi sentivo così piccola in suo confronto. Chusi gli occhi, pentendomi di ogni parola che avessi detto fino ad allora.
-"Piccola, io credo che tu dovresti averne." le sue labbra sfiorarono la mia clavicola, prima che lui leccasse una piccola parte del mio collo, soffiandoci, poi, sopra e procurandomi dei brividi. Non avevo più neanche il coraggio di aprire gli occhi ed affrontare la realtà. "Non volevo farti male, ma ti sei comportata davvero male, oggi." sussurrò, vicino al mio orecchio.
-"Perché te la prendi sempre con me?" sussurrai.
-"Apri gli occhi." mi ordinò, non rispondendo alla mia domanda precedente. Il mio respiro accellerò leggermente, quando feci come disse, guardandolo tra le ciglia. "Lorelay, dovrò punirti." sussurrò, ancora. Sapevo che le cose sarebbero andate in questo modo, avevo solo voglia di piangere, adesso. Mi ero cacciata, per l'ennesima volta, nei guai. Mi trascinò sul letto, facendomi sedere sul materasso, mentre restava in piedi a fissarmi.
-"Cosa dovrei farti, eh? Ti meritesti giusta punizione, piccola, dovrei farti piegare sul letto." disse, serio, prendendo il viso tra le sue mani, quando abbassai lo sguardo. Non riuscivo a sostenere il suo, l'unica cosa che mi limitai a fare fu scuotere la testa a destra e a sinistra. A questo punto, sarebbero state vane anche le mie scuse. Una delle sue dita definì lentamente il contorno delle mie labbra, Zayn s'inginocchiò davanti a me, per essere alla mie stessa altezza quando mi sedetti sul letto. "Non posso farti del male." mormorò, aggrottai le sopracciglia a causa del suo ennesimo cambio d'umore. Non che mi dispiacesse, ma non era normale.
-"Allora lasciami andare." sussurrai, cercando di scappare dalla brutta situazione in cui mi ero cacciata. Se c'era una speranza, era solo quella.
-"No, Lorelay. Hai alzato la voce con me, mi hai detto di 'no'. Nessuno può farlo, soprattutto, non tu." il suo tono sembrava più arrabbiato rispetto a prima, chusi gli occhi per qualche istante, pentendomi di tutto. Il ragazzo davanti a me si alzò in piedi nuovamente, afferrandomi il braccio per farmi alzare con lui. "Voglio che ti spogli completamente, Lorelay." ordinò, spalancai gli occhi alle sue parole, scuotendo velocemente la testa.
-"No." mormorai, non sarei riuscita a ripetere tutto ciò che avevamo fatto la sera prima, ero ancora dolorante. "T-Ti prego, non ce la faccio." ammisi, i miei occhi divennero lucidi per l'aspettativa che non sembrava piacevole, non per me.
-"Non sarà nulla di doloroso, bimba." cercò di confortarmi, ma non credetti a nessuna delle sue parole. "Te lo prometto, solo piacere, se farai la brava." mi accarezzò una guancia, prima che le sue mani tirassero su l'orlo della mia maglietta, sfilandola da sopra la mia testa. I suo sguardo non prometteva nulla di buono, lo conoscevo bene.
-"Zayn, t-ti prego, non voglio." lo pregai, la voce quasi si rifiutava di uscire dai polmoni, non potevo oppormi ancora e lo sapevo, ma non ce l'avrei davvero fatta questa volta.
-"Hey, so che stai male a causa di ieri, ma prometto che non useremo nessun giocattolo, niente, dovrai solo ubbidire." mi constinse ad alzare lo sguardo, guardandolo negli occhi. Cosa potevo fare? Niente, assolutamente niente, potevo solo stare al gioco. "Okay?"
Annuii piano, riportando lo sguardo sul pavimento. "Okay." mormorai. Odiavo quel ragazzo, lo odiavo perché non gl'importava nulla di me, perché voleva giocare con il mio corpo, perché ero sempre costretta a dire di si, ad accontentarlo. Lo odiavo.
-"Brava, adesso spogliati e siediti sul letto, piccola." ghignò, probabilmente divertito dalla situazione. Mi morsi il labbro inferiore, sbottonando i miei jeans. Non potevo credere che lo stessi facendo davvero. Li feci scivolare lungo le mie gambe, sentendo il suo sguardo bruciare sulla mia pelle. "Togli tutto, tutto, bimba." ordinò, facendo un passo avanti, verso di me. Sganciai il reggiseno, che cadde sul pavimento, seguito, dopo qualche secondo, dalle mutandine. Mi sedetti velocemente sul morbido materasso, non dando importanza allo sguardo di Zayn che vagava sul mio corpo, privo d'indumenti.
-"Sei bellissima." mormorò, avvicinandosi, prima di spostarsi alla fine del letto e inginocchiarsi davanti a me. Il rossore si espanse sulle mie guance, osservando il suo sorriso malizioso. "Apri le gambe per me, tesoro." ridacchiò, quando io non mi mossi, afferrò le mie cosce, avvicinandomi a lui e costringendomi a spalancare le gambe.
-"Zayn, non farmi male." lo supplicai, sapevo che avrei perso la mia battaglia contro le lacrime da lì a poco.
-"Sh, non farà male, Lorelay." sussurrò, lasciando dei baci sul mio interno coscia. "Sei così morbida." disse, contro la mia pelle, il mio respiro accellerò in fretta. Lasciò un bacio sul mio clitoride, facendomi ansimare piano, prima di chiudere gli occhi.
-"Z-Zayn..." balbettai il suo nome, le mie guance si colorarono di rosso, osservandolo mente si leccava le labbra.
-"Così sensible, piccola." mormorò, una delle sue mani risalì lungo la mia gamba, accarezzando la mia coscia, prima che un suo dito si spingesse velocemente dentro di me. Le mie labbra si separarono, per gemere alla sensazione inaspettata. "Ti piace, si?" sussurrò, continuando ad uscire ed entrare lentamente da me. Le mie mani si aggrapparono alla coperta sotto di me, stringendola tra le dita mentre continuavo a lasciar scappare dalle mie labbra qualche gemito.
-"Voglio provare una nuova posizione, piccola." ghignò, sedendosi sul letto, prima di stendersi completamente e poggiare la sua testa sul cuscino. "Vieni qui." m'incitò, afferrando i miei fianchi per portarmi a cavalcioni su di lui. Le sue mani dietro le mie cosce mi spinsero ancora in avanti, strinsi le mani sulla testiera del letto, rimanendo seduta sulla sua faccia. Mi mossi a disagio sopra di lui, il mio viso più rosso del solito mentre piagnucolavo.
-"Non mi piace, Zayn." mormorai, ma lui m'ignorò completamente, tenendomi ferma e avvicinandosi a me, facendo quello che più gli piaceva. Premette la lingua contro il mio punto più sensibile, facendomi sussultare. Poco dopo iniziai a sentire quel familiare formicolio al basso ventre, le mie gambe tremavano intorno alla sua testa e quasi non riuscivo a rimanere aggrappata al letto. Una delle mie mani scese per tirare i suoi capelli, facendolo gemere contro di me, ma, proprio in quel momento, le sue labbra si allontanarono da me, costringendomi a gemere in frustrazione.
-"Non meriti di venire, piccola, non dopo come ti sei comportata." ridacchiò, lasciandomi stendere sul letto, per regolarizzare il mio respiro. Avrei davvero voluto urlargli contro, ma avevo a malapena la forza di respirare.
-"Ti odio." sussurrai, non tanto forte da farmi sentire da qualcuno, ma Zayn sentì ugualmente le mie parole. Il suo sguardo divenne più scuro del solito, mentre si avvicinava a me.
-"Cosa?" chiese, nonostante sapesse già cosa io avessi detto. Mi pentii ancora una volta delle mie parole, che pensavo non avesse sentito nessuno, ma era troppo tardi per negare l'evidenza.
-"Ti odio, Zayn." ripetei, più forte, pensando che non ci fosse nulla di peggio e che non mi avesse già fatto nei giorni precedenti. Ma, evidente, mi sbagliavo. La sua mano prese i miei capelli, tirandoli per avvicinare per il mio viso al suo, facendomi emettere un piccolo urlo.
-"Tu, odi me?" ringhiò, non mi diede il tempo di rispondere, poiché le sue labbra si poggiarono sulle mie, coinvolgendomi in un bacio passionale e spingendomi sul materasso, mentre cercava di togliere i suoi jeans. Cercai di alzarmi, prevedendo cosa sarebbe successo da lì a poco, ma i miei polsi furono bloccati sopra la mia testa dalla sua mano, le mie gambe spalancate.
Non immaginava che non provassi niente di positivo per lui? Nei pochi giorni in cui eravamo stati insieme mi aveva fatto versare più lacrime di quanto avessi mai fatto in tutta la mia vita e l'unico che era venuto a consolarmi era Harry. Lui non si era mai minimamente preoccupato di me, cosa pensava? Che gli volessi bene? Forse le persone non si comportavano bene con lui proprio a causa sua.
-"Adesso, piccola." iniziò, sussurrando vicino al mio orecchio. "Mi farai godere, capito?" chiese, solo qualche secondo dopo, mi sentii completamente riempita da lui, mentre una sua grande mano fu pressata sulla mia bocca, soffocando le mie urla. Le lacrime si fecero spazio sul mio viso, ma non gl'importava, sembrava non vederle.
Continuava a muoversi dentro di me, non pensando al fatto che potesse farmi male, cosa che stava facendo con i suoi gesti bruschi. Solo dolore, né piacere né altro, mi stava solo facendo male, mi stava facendo piangere come la sera prima.
-"Mi farò odiare per bene, Lorelay." disse, muovendosi più velocemente e spostando la sua bocca sul mio collo, succhiando la mia pelle e portando il sangue in superficie.
Provai a parlare, per pregarlo di smettere, ma la sua mano me lo impedì, costringendomi a sopportare tutto. Uscì successivamente da me, facendomi sospirare di sollievo mentre sentivo le gambe tremare. Non capivo il suo comportamento, perché avesse concluso il tutto così in fretta, ma gli ero grata.
-"Alzai in piedi." ordinò, non ero sicura che ci sarei riuscita. Le lacrime rigavano ancora il mio viso mentre scuotevo piano la testa, non essendo in grado di rimanere in piedi. Non pensavo che lui avrebbe capito e infatti non lo fece, la sua mano strinse ancora i miei capelli biondi, strattonandomi e facendomi alzare in piedi, non dando importanza alle mie urla.
-"Non abbiamo finito." ringhiò, facendomi rimanere in piedi davanti a lui. Una delle sue mani lasciò uno schiaffo sul mio sedere, facendomi urlare leggermente. Subito dopo, lo sentii entrare lentamente dentro di me, da dietro, mentre cercavo di aggrapparmi al mobile davanti a me.
Non saprei dire se passarono ore, minuti, o solo pochi secondi, il dolore era tale da farmi sembrare infinito quel tempo in cui stava usando il mio corpo ed io cercavo di ripetermi che non fosse reale, che fossi da un'altra parte. Solo dopo tirò i miei capelli, facendomi piegare sul mobile, continuando a divertirsi e ad ignorare le mie proteste. La mia testa venne spinta sul legno freddo, mentre mi teneva bloccata.
-"Vuoi urlare, Lorelay?" mormorò, quando iniziò a strofinare il mio clitoride e io emisi dei brevi mugolii. "Urla il mio nome, puttanella, so che vuoi farlo." disse, con cattiveria, e riniziai a piangere più per come mi aveva chiamato che per i suoi gesti. Ero tutto, ma non una puttana. Uscì nuovamente da me, facendomi cadere a terra mentre dubitavo di potermi alzare. "Apri la bocca." ordinò, ma feci segno di 'no', allontanandomi da lui, capendo cosa volesse. Non volevo, non volevo farlo. Per questo, ricevetti solo un forte schiaffo, prima che lui iniziasse a rivestirsi.
-"Non sei buona neanche per scopare." ringhiò, ancora, allontanandosi da me. Non riuscivo ad alzarmi dal pavimento freddo, non ero neanche in grado di muovermi. Stavo male, davvero male.
-"Z-Zayn." singhiozzai, chiamandolo, prima che uscisse definitivamente dalla stanza. Harry non c'era e lui era l'unica persona che poteva aiutarmi, o almeno lo speravo.
-"Che diavolo vuoi?" urlò, guardomi, ma non riuscivo a cogliere neanche un po' di compassione o pentimento nel suo sguardo.
-"I-Io, n-non mi sento più le gambe." ammisi, volendo solo che mi aiutasse magari a sedermi sul letto. Ma non lo fece, non lo fece, ridacchiò, compiaciuto di ciò che aveva fatto, prima di scuotere la testa.
-"Fottiti, Lorelay."
E uscì davvero dalla stanza, facendomi riniziare a piangere. Non potevo disubbidire a Zayn, avevo imparato la lezione.
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