Capitolo Tre - Roxy Bar
In qualche modo, che in quel momento mi era difficile ricordare, Ashton era finito nel salotto del mio appartamento.
Ma, procediamo con ordine.
Partendo da ciò che era successo poco prima che uscissimo dall'aeroporto.
Le cose erano andate più o meno così: io e Brandi avevamo staccato dal lavoro alle dieci, scendendo dall'aereo che ci aveva appena riportate a casa da San Francisco. Percorrendo tutto l'aeroporto, in direzione dell'uscita, eravamo passate davanti al gate D-23.
Avevo spiacevolmente notato che Ashton e gli altri due ragazzi erano ancora lì, che camminavano avanti e indietro, intenti a controllare chiunque passasse.
«Ehilà, ragazzi!» aveva urlato Brandi, agitando la mano e correndo nella loro direzione. Mi vidi quindi costretta a seguirla. Trascinandomi dietro la mia piccola valigia e facendo ticchettare i tacchi delle mie scarpe sul pavimento lucido.
«Io, Willow e delle altre nostre colleghe ci sistemiamo e andiamo al Roxy Bar. Vi va di passare?» chiese in modo cortese.
Ma la verità era che non l'aveva fatto per semplice gentilezza. Brandi era convinta che Ashton fosse attratto da me o che comunque, prima o poi, lo sarebbe stato e che sarebbe stata la svolta decisiva per farmi allontanare definitivamente da Harold.
Perciò faceva di tutto per far sì che noi due ci ritrovassimo soli da qualche parte.
Dati i precedenti però -come ad esempio il nostro primo incontro- non credevo affatto che fosse una buona idea. Eravamo molto diversi e lui era sempre così composto e severo in tutto quello che faceva. Non lo sopportavo. Proprio non capivo cosa gli costasse fare anche solo un mezzo sorriso ogni tanto.
I tre si guardarono in modo interrogativo, come se ognuno di loro stesse cercando la risposta negli occhi dell'altro.
Dite di no, vi prego.
«Cos'è il Roxy Bar?» domandò Benjamin, sistemandosi meglio il mitra sulla spalla.
«È un locale che sta tra l'aeroporto e l'università. Un sacco di persone che lavorano qui ci vanno, è un posto molto singolare» spiegò Brandi, cercando di incuriosirli.
«Io passerò sicuramente. La mia ragazza è in città per il weekend e stavo appunto cercando qualcosa da fare» rivelò Edwin.
Sinceramente lui era quello che mi stava più simpatico tra tutti. Era gentile e disponibile. In più, quegli occhioni color miele gli donavano un'aria così innocente, da ragazzo della porta accanto. Uno di quegli uomini che vorresti presentare subito ai tuoi genitori.
«Perfetto! Si può contare anche su voi due?» insistette ancora Brandi. Sempre più determinata nell'attuare il suo strambo piano per accasarmi con qualcuno.
Cavolo, sembra proprio mia madre quando fa così.
«No, io non credo che-» la voce profonda di Ashton venne quasi subito interrotta da quella di Benjamin.
«Appena stacchiamo da qui passeremo di sicuro» disse, sfoggiando un sorriso smagliante e anche abbastanza ammiccante verso Brandi, guadagnandosi uno sguardo gelido da parte del collega.
E così, dopo esserci sistemate negli spogliatoi dell'aeroporto, avevamo preso un taxi che ci aveva lasciate direttamente davanti all'entrata del locale.
«Le mie clienti preferite, bentornate!» l'accoglienza calorosa di Jim non era tardata ad arrivare.
«Il nostro barman preferito. Come va?» gli domandai subito, prendendo posto su uno degli alti sgabelli che si affacciavano al bancone.
«Indaffarato, come sempre» rispose lui, mentre passava un boccale di birra ad un cliente. «Datemi pure le vostre cose, ve le tengo nel retro, così non vi danno fastidio» ci disse poi, preoccupandosi come sempre per noi.
Faceva così perché, probabilmente, eravamo le clienti migliori lì dentro. Insomma, spendevamo sempre metà dei nostri stipendi in drink e cibo -Brandi lo spendeva tutto, le piaceva farsi prendere la mano.-
Gli passammo i nostri bagagli a mano e i cappotti, poi ordinammo da bere. Mi ero ripromessa di non esagerare quella sera, di prendere solo uno o due drink e poi lasciare che fossero le altre ad ubriacarsi. Perché dopo quel viaggio con Harold, avevo bisogno di mantenermi lucida.
Inutile dire che tre ore dopo ero sul palco del karaoke, con Brandi, a cantare Britney Spears. Ero inciampata nei miei stessi piedi mentre cercavo di raggiungere il bagno e avevo rovesciato uno dei miei tanti drink sul décolleté di Cara.
Ma i buoni propositi sono fatti per essere infranti, giusto? No eh...
«Allora com'è andata a Shanghai?» la domanda di Brandi mi colse di sorpresa, non le avevo ancora parlato di quel piccolo viaggio, eppure, in qualche modo, lei era già venuta a saperlo. «Ti ho vista salire su quell'aereo assieme ad Harold» spiegò poi.
Afferrai il mio cosmopolitan e ne bevvi qualche sorso abbondante prima di rispondere. «Molto bene, ho parlato con lui, ci siamo confrontati come due adulti e abbiamo messo un punto definitivo al nostro rapporto» risposi, con tono palesemente ironico.
Ovviamente decisi di tralasciare quella brutta litigata avvenuta sul volo di ritorno. Avevo davvero bisogno di confidarmi con lei, ma era un discorso delicato e che andava trattato in situazioni più tranquille. E il Roxy Bar era tutto fuorché adatto a quel tipo di discorsi.
«Smettila di prendermi per il culo. Anzi, smettila di prenderti per il culo» mi rispose per tanto, sottolineando il fatto che continuare a fingere che il problema non esistesse non lo avrebbe fatto sparire magicamente.
«Mi ha colta di sorpresa e poi ha giocato molti argomenti a suo favore» cercai di giustificarmi, ma sapevo che con lei non avrebbe funzionato.
«Ora io mi chiedo, ma con tutti gli uomini che esistono» iniziò, voltandosi e indicandomi il resto della sala, già piena di gente «Perché continuare a frequentare il tuo ex? Con il quale per altro non potrà mai funzionare» concluse, finendo il suo long island.
Aveva ragione, sotto sotto lo sapevo bene. Ma la mia testardaggine non mi avrebbe mai permesso di ammetterlo ad alta voce. Perciò mi limitai a concludere quel discorso con una semplice frase: «Sistemerò tutto»
Lo sguardo poco convinto della mia amica lasciò lentamente spazio ad uno più divertito, nel momento in cui Cara e un'altra sua collega ci raggiunsero al bancone.
La serata scorreva piacevolmente, tra battute, risate e rivelazioni piccanti.
Dopo il karaoke e parecchie figuracce, mi ero ritrovata seduta ad uno dei tavoli di quel bar, intenta a discutere con la collega di Cara su chi fosse il più sexy tra i supereroi della Marvel.
Brandi, dal canto suo, ci stava spudoratamente provando con quel famoso pilota di Lufthansa.
«Credo di aver appena scelto il più sexy della serata» enunciò Cara, voltandosi e puntando il suo sguardo sulla porta d'ingresso del locale.
Spontaneamente feci lo stesso e mi ritrovai ad incrociare i miei occhi con quelli di Ashton.
Lui e i suoi due amici avevano appena messo piede dentro a quel posto e io già mi sentivo nervosa. Stavo passando una bella serata, nonostante le mille paranoie per Harold, non volevo proprio che venisse rovinata dal perenne cattivo umore di quell'uomo.
Perciò cercai di ignorarli completamente, non dando il minimo peso alla precedente affermazione di Cara. Ma la cosa si rivelò più ardua del previsto.
Quando Ashton si recò al bancone, per ordinarsi qualcosa da bere, il mio occhio cadde inevitabilmente sul suo corpo.
Per la prima volta lo vedevo senza la divisa indosso, ma con dei semplici jeans neri e una maglia a maniche lunghe oversize, con una stampa sul davanti.
Mentre aspettava che gli venisse servita la sua ordinazione, si tolse la giacca e la lanciò a Benjamin, già seduto ad uno dei tavoli, che prontamente la ripose sulla panca di pelle bordeaux.
In quel frangente sembrava quasi una persona come tutte le altre e non un maleducato scontroso che aveva solo voglia di starsene da solo o iniziare una lite con qualcuno.
Afferrò poi i due bicchieri di whisky e un boccale colmo di birra. E mentre raggiungeva il suo tavolo, i miei occhi riuscirono a guardare solo una cosa: le sue mani.
Grandi e con presa salda. Le dita lunghe e affusolate erano adornate da qualche anello, grande e con delle pietre. Era la prima volta che notavo quei particolari, perché al lavoro, ovviamente, non gli era permesso indossare accessori di quel genere.
E non mi capacitavo di come potessi essere così attratta da ogni singola parte del suo corpo.
Mi dissi che probabilmente era solo l'effetto del troppo alcol e non potevo fare affidamento sulle mie sensazioni in quel preciso momento.
Ma qualcuno non era della mia stessa idea.
E quel qualcuno si chiamava Brandi.
Trascinandosi dietro, come un cagnolino, la sua nuova conquista, la mia migliore amica si fiondò da me, con un'espressione furba dipinta in volto.
«Si è fatto carino per venire qui» mi fece notare, alzando un sopracciglio, mentre lo squadrava da capo a piedi.
«Smettila, penso sia una delle persone più odiose che abbia mai incontrato. Perciò non andrò a parlarci e non sarò gentile» misi subito le mani avanti. Data la mia precaria lucidità era la cosa migliore da fare.
Brandi fece aleggiare una mano davanti alla mia faccia, facendo intendere che non gliene fregava niente di tutto ciò che avevo appena detto.
Cara arrivò al nostro tavolo con un vassoio pieno di shots, che riuscì a poggiare prima che le cadesse tutto per terra. «Questi sono gentilmente offerti da quei tre simpatici ragazzi laggiù» rivelò, indicando il tavolo al quale erano seduti Ashton, Benjamin, Edwin e una ragazza, che notai solo in quel momento, probabilmente la fidanzata a cui aveva accennato prima.
Non sapevo perché lo avessero fatto, ma ero certa di una cosa, l'idea non era stata di Ashton e sicuramente non era nemmeno d'accordo nel farlo. Lo si capiva benissimo dall'espressione arrabbiata con la quale guardava il suo amico Benjamin, l'ideatore di tutto.
Lo sguardo mio e di Ashton si incrociò ancora una volta. Io con il bicchierino colmo di liquido trasparente in mano e lui con le braccia conserte e la schiena poggiata alla panca. Mantenemmo il contatto visivo per qualche secondo. I suoi occhi scuri e dal taglio allungato quasi bruciavano nei miei azzurri.
Per un attimo, quando lui schiuse di poco le labbra e intensificò lo sguardo, mi sembrò come se il tempo si fosse fermato. Come se in quel locale fossimo solo noi due e tutto il resto solo un contorno indistinto.
Quella sensazione così viscerale mi fece decidere che era il momento di interrompere quel contatto visivo. Buttai giù tutto il contenuto di quel bicchierino e poi tornai a prestare attenzione al mio gruppo di amiche.
E da questo punto ricordo solo che quegli shots finirono presto e che la mia mente si annebbiò ogni minuto di più.
Perciò, quando il mattino dopo mi svegliai, non ricordando come fossi arrivata a casa, e trovai Ashton steso sul mio divano, ancora intento a dormire, fu alquanto traumatico.
Cosa ci fa in casa mia? Come ci è arrivato? L'ho portato io? Dio mio, Willow... devi davvero smetterla di andare in quel bar.
Pensai sconcertata da quella strana sensazione.
Non sapevo bene cosa fare, se svegliarlo o lasciarlo dormire. Insomma, era la prima volta che mi capitava una cosa del genere. Di solito ricordavo benissimo quello che mi succedeva, anche se bevevo parecchio.
Cosa c'era dentro quei maledetti shots?
Mi domandai in modo retorico, mentre sorpassavo la grossa porta in vetro, che separava la sala dalla cucina e mi dirigevo verso l'isola.
Decisi che, prima di tutto, avevo bisogno di un caffè. Quindi afferrai una tazza e aspettai che il bollitore facesse il suo lavoro. Poi, dopo averne bevuto qualche sorso, tornai nuovamente accanto al divano.
Mi schiarii la voce un paio di volte, sperando che quel rumore bastasse per svegliarlo, ma non funzionò. Notai poi la mia borraccia, poggiata sul tavolino, e un'idea migliore mi venne subito in mente.
Allungai una gamba e con la punta del piede le diedi un leggero calcetto. Essa cadde a terra, provocando un rumore acuto, prolungato e parecchio fastidioso. Ashton sussultò e poi aprì gli occhi di scatto, tirandosi a sedere e mettendosi subito sull'attenti.
Si guardò velocemente in torno, cercando di capire dove si trovasse e poi, quando incrociò la mia figura davanti a lui, che lo guardava con le labbra arricciate e un sopracciglio alzato, aggrottò la fronte.
«Ehm, buongiorno, straniero. Potresti dirmi, di grazia, che cavolo ci fai in casa mia?» domandai subito, fissandolo con un finto sorriso di cortesia.
«Bel modo di ringraziare la persona a cui hai vomitato sulle scarpe e che ti ha riportata qui sana e salva» rispose prontamente lui.
Mi ammutolii completamente e tutta la mia sfacciataggine vacillò per qualche istante. Quella rivelazione mi fece rendere conto di quanto effettivamente avessi bevuto e mi fece anche venire il dubbio che le figuracce fatte la sera prima non si limitavano solo a quelle tre che continuavano a tornami in mente.
«Ah, quell'espressione spaesata mi fa intuire che la signorina qui non si ricorda nulla» aggiunse poi, sistemandosi meglio sul mio divano, mettendosi comodo e poggiando le braccia sullo schienale.
Batté poi una mano sul cuscino accanto a lui, invitandomi a sedermi lì, come se quella fosse casa sua. «Vieni qui, sono sicuro che il racconto della tua serata, dopo quei sei shots che ti sei bevuta, ti divertirà»
🌟🌟🌟
Come ogni giovedì, ecco a voi il nuovo capitolo!
So che molte avranno preso un colpo leggendo la prima frase... non odiatemi, sapete che adoro i drammi e la suspense 😈
Allora, prima di tutto, cosa credete che possa essere successo tra Willow e Harold?
Secondo voi perché hanno litigato?
Purtroppo per saperlo dovrete aspettare ancora un pochino.
E del fatto che Ashton si trova a casa di Willow? Pensate che parleranno civilmente o finiranno per tirarsi dietro qualche oggetto?
Per scoprire tutto ciò dovrete aspettare settimana prossima.
Lasciate una stellina nel caso il capitolo dovesse esservi piaciuto e non dimenticatevi di commentare facendomi sapere cosa ne pensate.
Per qualsiasi cosa non esitate a contattarmi.
Seguitemi su Instagram: _madgeneration_ se non volete perdetevi nessuna novità.
XOXO, Allison 💕
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