R - Nunny Maddy
XII
16/04/2024
Maddalena saltò Mei per dedicarsi a Bjorn che fissava il pavimento. Aveva le mani in tasca e un'espressione corrucciata. Suor Maddalena attese che Bjorn facesse un passo avanti per iniziare quel "controllo" ma lui rimase indietro.
« Nunny Maddy... oggi non posso... » borbottò lui portando il mento all'altezza del collo. La suora si piegò sulle ginocchia e tamburellò le dita sulla guancia. Gli fece la stessa domanda che aveva fatto alle bambine per avvicinarsi, chiese il permesso, un « Posso? » a cui Bjorn fece cenno di no. Anche Yuma si accostò a Bjorn « Hai di nuovo spinto Carlos giù dalle scale con quella specie di slittino? » e lui negò.
« Non voglio stare in punizione! » urlò d'un tratto strizzando le palpebre e iniziò a piangere. La suora masticò il suo pianto e inspirò aprendo le narici.
« Non voglio stare solo! » e d'un tratto abbracciò la suora piangendo. Lei gli guardò le mani e si grattò le tempie. Il bambino si era rosicchiato le unghie, strappandosi le cuticole fino a farle sanguinare. Aveva i polpastrelli rovinati e arrossati.
« Chi doveva aiutarti a usare le forbici? »
« Mei. » sputò fuori il rospo e tirò su col naso.
Gli accarezzò la testa, si tirò su e mentre si dirigeva verso Mei, quella iniziò a parlare: « Non è un problema mio se Bjorn è stupido. »
« Mi hai detto che piuttosto che tagliarle dovevo mangiarle! » rispose lui gridando e indicandola. E lei di tutto punto replicò in modo infantile: « Visto? È stupido. »
« Hai usato le forbici per amputare i tuoi abiti ignorando la richiesta di Bjorn. » e prese un lembo della maglietta che aveva strappato.
« Ti piaccio? » rispose smorfiosa facendo una giravolta davanti allo specchio.
La suora masticò le sue parole, il suo viso divenne inespressivo e le diede un ordine perentorio, « Seguimi, Mei. »
« Non vado da nessuna parte. Se hai qualcosa da dirmi, fallo qui. »
« Seguimi. Non è luogo adatto per... »
« Per dirti che i tuoi insegnamenti sono ridicoli? Per dirti che non sei mia madre? Che posso scegliere cosa fare della mia vita senza che tu venga a farmi la morale? »
« Gli ordini non si discutono, Mei. Avanti. »
« Invece, sì! Sono libera di fare e di dire quello che voglio. »
« Credi che calunniare sfacciatamente degli innocenti ti renda libera? Oppure che sia la tua opera di sartoria a sciogliere le catene che credi di portare? » e indicò il suo abbigliamento.
« Di sicuro sono più libera di te. Con quei vestiti vecchi e le tue stupide regole... insegni la sincerità, leggi le voci ma questa... questa è la mia voce! Io sono libera di fare quello che voglio, di vestirmi come voglio, di frequentare un umano... »
Attese che Mei finisse di protestare e poi chiese ai suoi interlocutori: « Cos'è la libertà? Secondo voi. »
Rispose Balthazar alzando la mano: « È fare bene. »
E lei ripetè « È fare bene e fare del bene secondo ragione e volontà. Decidendo di agire o di non agire, di vestirsi in modo decoroso o di svestirsi per ripicca. Quindi sì, sei nata libera. Ma la tua libertà svanisce se irragionevole o istintuale. La tua libertà finisce dove inizia quella di Bjorn, per questo esiste il decoro. Per questo, ognuno di noi ha il suo spazio vitale. »
E così dicendo Maddalena separò Inay da Balthazar che si erano distratti per dirsi qualcosa in gran segreto.
« Per questo motivo, il maschile e il femminile devono essere educati alla distanza che con il tempo diverrà unione matrimoniale o in Cristo. Mai affrettare i tempi, altrimenti ottieni questo: dissolutezza dei costumi e impulsività. Desiderio e lascivia. »
« La verità è che hai paura di perdermi. Hai già perso Sarah e questo... questo non te lo perdonerai mai! Adesso morirà anche il Maestro. Ma io non sono come loro. » gridò attirando l'attenzione di Suor Carmelita che venne invitata a restare indietro da Maddalena.
« Sarah è la mia mamma. » mi bisbigliò Abbey stringendomi la mano. Mei le rispose a tono, scimmiottando la suora si curvò all'altezza della bambina e le disse: « Sì, e sai che c'è Abbey? La sua faccia faceva schifo per colpa tua. L'hai uccisa tu. L'hai morsa a morte. »
Abbey scoppiò a piangere in un acuto che solo i bambini sono in grado di fare.
« Revoltosa, indisciplinada... No eres más que una niña por tomar una decisión... que puede arruinar el resto de su vida con un chico que apenas conoce. » borbottò Carmelita afferrandola e Maddalena la liberò subito dopo obbligando la consorella al riserbo con un solo cenno del capo.
Suor Maddalena fece un altro cenno, stavolta a Yuma per darle la felpa, ma lei rincarò la dose: « Ci ha già provato quel santarellino. Io non mi cambio. »
« Il nostro compito è quello di educarvi alla libertà per rendervi responsabili, al servizio del bene e della giustizia. L'educazione è possibile solo dentro un clima di libertà. Questo è il presupposto del convento. »
« Mei, con queste parole hai sperperato la tua libertà. E adesso vale meno della nostra o di quella di Bjorn; ne hai abusato ed è diventata schiavitù del peccato. » la rimproverò Carmelita, esaminando le mani di Bjorn.
Maddalena si sistemò il rosario al collo e indirizzò il suo sguardo a tutti i presenti: « Ma ricordate, si può essere liberi soltanto sottraendosi alle tentazioni e alle influenze negative. Ogni giorno, siete chiamati a distinguere il bene dal male. Ogni giorno, siete chiamati a educare e a educarvi. »
C'era moltissimo di Leonard nel modo in cui parlava, in cui gesticolava. Era composta, parlava a testa alta, spalle aperte e le sue mani si aprivano e si chiudevano in base al messaggio, in base all'accenno di apertura o chiusura verso i cuccioli.
« Ogni giorno, siete chiamati a mettere ordine nella vostra vita, prendendovi cura di voi stessi e degli altri. Il disordine è mettere qualcosa al posto di Dio. È idolatria. E l'idolatria, che sia per voi stessi o per gli altri, è perdizione. La maleducazione è una delle prime forme di corruzione. In essa si annida il peccato di egoismo, di possesso dell'altro, di rinuncia alla propria responsabilità, di mancanza di perdono... » a quel punto fu interrotta.
Mei diede un pugno a uno dei due specchi e la trattenni per impedirle di distruggere anche l'altro. La trattenni senza toccarla, facendo uso dello stesso potere di Leonard.
Quando Suor Carmelita mi richiamò, mi svegliai da quella specie di trance in cui ero caduta. Mei si piegò in due dal dolore, riprese a respirare a fatica e andò via spintonandomi: « Tu sei matta! »
« Non è possibile stare dietro al suo vizio. È necessario intervenire prima che... » brontolava Suor Carmelita intenta a consolare il pianto interminabile di Abbey. L'altra la interruppe bruscamente « Il nostro intervento è vano senza la sua volontà di cambiamento. »
« Yuma, porta i bambini al refettorio. Bjorn viene con me. » e poi mi indicò, « Sì, anche tu vieni con me. »
La seguimmo senza fiatare. Bjorn si stringeva alla gonna di Suor Maddalena guardandosi alle spalle, stando sul chi va là. Mi chiese la chiave dell'archivio, entrammo e fece accomodare il bambino sul divano. Dagli ultimi cassetti di una vetrina prese una valigetta e si sedette accanto a lui, aspettando che le porgesse le mani ferite. Inizialmente Bjorn indugiò un po', poi si fece coraggio e lei applicò i cerotti nei punti dove c'era più sangue, senza frenare alcun impulso ma con una naturalezza quasi umana. Mi sedetti in un angolo e li spiai. Spiai una suora fare da madre.
« Bjorn, come stai? »
« Mi fanno un po' male. Qui. » disse indicando le punte delle dita arrossate. Lei masticò la sua voce e chiese: « C'è altro? »
« Ho fatto male? A dirtelo... ho fatto male? »
« Bjorn, c'è verità nella tua voce. Se la tua voce è vera, è buona. E non puoi mai fare male, se fai del bene. Mmh? » e lui annuì poco convinto. Lei soffiò sulle sue mani e gli diede la sua punizione. Mi sarei immaginata una verga in vimini per Mei e dei compiti extra, ma la proposta della suora mi fece riflettere sul suo ruolo di educatrice.
« Adesso, ti chiedo di pregare per Mei e per te. »
« Per me? »
« Mei è stata ingiusta con te. Ma nella vita, non tutto si risolve con la giustizia. Ci sono volte in cui siamo arrabbiati e vorremmo vendicarci. Non deve esserci vendetta nel tuo cuore, Bjorn, ma perdono per Mei. » e gli strinse le mani, « Ma... è stata cattiva... e... io non so che dire... » masticando le sue parole.
« Ti faccio vedere come si fa e poi continui da solo. »
I due fecero il segno della croce e la suora: « Padre, che sei nei cieli, tu sei buono con me. Mi hai circondato di persone che pensano a me. Tu, però non ami solo me, ma tutti gli uomini. Noi tutti siamo fragili e siamo tutti fratelli. Ti prego... » e gli chiese di continuare.
« Ti prego, perdona la mia rabbia e... » si fermò, cercando un cenno negli occhi dorati della suora, « ... aiutami a perdonare Mei. E aiuta Mei a stare meglio. E Abbey. Non mi piace quando Abbey piange. »
La suora gli fece il segno della croce sulla fronte e lo accompagnò fuori dall'archivio. Bjorn andò via leggero, come se non fosse successo nulla.
Esordii, « Non hai chiesto troppo a Bjorn? ».
Sistemò al suo posto la valigetta per le medicazioni.
« Gli ho chiesto di dar voce alla sua voce. Con l'età perdiamo questa capacità che è innata nei bambini. »
Nel frattempo salì su una scaletta, prese un vecchio baule di latta azzurro e rovistò al suo interno. Cambiò atteggiamento rispetto a prima, si fece più formale e distante affrontandomi in modo scoperto.
« Avete sfigurato il Maestro. Siete entrata in possesso del suo talento. » scese qualche scalino e mi diede un piccolo sacchetto di raso. Dall'apertura sbucò una benda nera in cotone e il suo odore mi portò subito con la mente a Leonard.
« Dovete usare questa in presenza dei cuccioli. »
Scese dalla scaletta e si affrettò verso uno schedario bianco.
« Nell'Antica Grecia, gli schiavi erano marchiati a fuoco dai loro padroni. È un'usanza barbara presente da tempo immemore tra i vampiri, schiavizzare con un morso. »
Estrasse un mazzo di chiavi dalle larghe tasche della sua veste, sbloccò la serratura a due chiavi dello schedario e prese dei fogli e un grande registro in pelle dai bordi consumati.
« Lo chiamavano stigma, punteggiatura. Come i fori dei denti impressi sul collo delle prede. È disgustoso trovarne traccia ancora oggi, soprattutto voi mezzosangue. »
« Non ho marchiato Leonard. Lui non è il mio schiavo. », mi avvicinai e le mostrai il morso sul mio polso. « Questo è suo. Si può dire che siamo schiavi l'uno dell'altro. » ignorò il mio tentativo di riappacificazione.
« Mi dispiace per quello che ho fatto prima a Mei. » e azzardai, « Non è il caso di accontentare Mei? Da quanto non rivede Xavier? Se è da quando... »
« Non è il caso. » rispose lapidaria. Si sedette, trascinò la sedia in avanti e prese a sfogliare le pagine del libro e ad annotare dei numeri sui fogli bianchi.
« Innaffiare il seme dell'insubordinazione e dell'inganno non la condurrà lontano. »
Mi sedetti difronte a lei. Volevo conoscerla meglio. Tra le tre, era quella che avevo visto meno ed era sempre così difficile avvicinarla. Dopo la nostra ultima conversazione, si era dimostrata sfuggente nonostante la dolcezza e la sincerità delle sue parole.
Badai alle formalità, usai il suo stesso tono calmo e replicai: « Sono d'accordo sul mentire... ma, se Mei è innamorata, il vostro no può soltanto allontanarla. »
Bloccò la penna per aria e la guardò gocciolare inchiostro sulla carta, « Se Mei è innamorata... » ribadì.
« I nostri cuori hanno la stessa vocazione sponsale, Renesmee. Io e le mie consorelle siamo spose di Cristo. Voi avete promesso il vostro cuore a Leonard. » si fermò, divertita dalla mia espressione spiazzata, « Oh, credevate che non avessi sentito? »
Marito. Mi ero fregata da sola.
« Ma Mei è volubile. Non può essere sposa ma concubina. »
Impallidii, « Non... non intendevo dire niente del genere. Era solo per difendere Leonard e dare una lezione a Mei... » e lei riprese a scrivere.
« Credo che Mei stia attraversando un momento piuttosto difficile nella vita di un mezzosangue. Ha un caratteraccio, ma crescere in fretta significa cambiare le proprie attitudini e il proprio modo di pensare con la stessa velocità... il fatto di aver scoperto l'amore non la rende pericolosa ma umana. »
« Mei conosce già l'amore nella sua forma più pura. Le abbiamo insegnato il senso della comunione e della condivisione con Dio e con gli altri. Alla sua età, il nostro obbiettivo è istruirla, insegnarle a gestire la sete, allenarla ai predatori e renderla forte abbastanza da poter sopravvivere là fuori. »
« L'istruzione che fornite è incompleta. È pericoloso non insegnargli come funziona il loro corpo, come cambia anno dopo anno. È altrettanto pericoloso pretendere che una mezzosangue quasi maggiorenne debba stare rinchiusa in una stanza a immaginare come possa essere la sua vita là fuori, senza la benché minima preparazione al riguardo. So cosa si prova perché ci sono passata e, mi creda, può essere peggio di una cotta. »
« Volete dedicare loro del tempo? Volete insegnargli la scienza? » mi domandò.
« Io... io non sono sicura di... »
« Fare delle scelte significa prendersi delle responsabilità, Renesmee. Gli obblighi a cui adempio, i miei voti, sono le mie scelte. Queste sono le mie responsabilità. » fece un sospiro, intrecciò le dita e parlò gradevolmente, « Mei non ha scelto di vivere qui, è vero. Ma questa è la sua casa, e ogni casa ha le sue regole. Noi siamo qui per insegnarle che ogni vita è fatta di scelte. E ogni scelta di responsabilità. Se non se le assume, non avrà futuro. »
« Voi, mia cara ragazza, avete fatto una scelta quando avete deciso di restare. La fedeltà è uno degli obblighi matrimoniali. Non è stato Leonard a imporvi di essergli fedele, ma per voi è stato naturale scegliere di farlo. »
Strinse il pugno e lo portò alle labbra. « Il parlare di per sè è una scelta. Le parole che scegliete di impiegare per esprimervi, il modo in cui le dite, i gesti che le accompagnano. Tutto ciò è una scelta. Mei ha volontariamente deciso di contaminare la sua lingua con il veleno della superbia. La vostra voce invece si è unita in matrimonio. », socchiuse gli e stanca proseguì, « Vi siete detta sposa, ma non lo siete. Avete mentito. »
« Non siamo sposati. È vero. » e mi corressi subito dopo, « Ma è come se lo fossimo... »
« No, non lo è. Il matrimonio è un sacramento che ha un simbolo, l'anello. E presuppone il fidanzamento, un tempo per imparare ad amare e comprendere. » si tolse l'anello e lo tenne tra indice e pollice davanti ai miei occhi, « L'anello è creazione e relazione con Dio. Con questo, gli sposi ottengono la grazia soprannaturale di amare ed essere fedeli per sempre. »
Mi privò della sua attenzione un'altra volta, le dita ossute correvano tra una pagina e l'altra. « Non lo siamo per il mondo cattolico. Ma sono sicura che Lev prova lo stesso per me. »
Appena sentì quel nome sospese il palmo della mano a metà tra due pagine, diede un colpetto e mi fissò con sguardo tagliente.
« Sarò diretta. » disse, « Inquietudine, ardore e sincerità. C'è questo nella tua voce. Sei una creatura incerta e in cerca di qualcosa. Non troverai ciò che cerchi nella menzogna. »
« Quando ti rivolgi a noi o ai cuccioli, non mentire. Come ho già detto, non tollero qualsivoglia forma di violenza. E la menzogna è violenza. »
« Perseguire un nobile scopo richiede disciplina e autodiscernimento. E ciò è possibile accogliendo le crisi interiori, dando ascolto alla tua voce interiore. Quando avrai fatto questo esercizio, potremo ragionarci su. » e quello fu il suo modo di congedarmi.
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