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R - È mio

16/04/2024

VII

« Credimi, il delirio è un circolo vizioso che si nutre di questo. Si nutre della paura, della rabbia e del pericolo fisico. » ma Arthur non voleva credermi, così fui costretta a dimostrargli gli effetti della psicosi. Mi voltai verso Leonard e gli chiesi: « Che giorno è oggi? »

Lui si guardò le dita, iniziò a contare flettendole in modo anomalo verso l'interno, « A mezzogiorno. Aveva detto a mezzogiorno... sta arrivando. Maddalena è fottuta... la sua testa è fottuta... io sono Filippo, ma non sono io. Non c'è niente di vero! »

Costruì una palla di neve e la collocò davanti a sè, la fece rotolare per farla aumentare di volume. Dopo di che la osservò e la fece esplodere. Ripetè quel gioco creando palle di neve via via più grandi.

« Sai dove ci troviamo? »

« Leechtown. », mi afferrò e mi sussurrò in fretta all'orecchio, « Ho fatto un brutto sogno. Hai visto Renesmee? Devo dirle che le scriverò presto. Le dirò che la amo, ma lei non deve saperlo. »

Amare? La parola con la a? Sei confuso. Forse volevi dire "ammirare"... forse...

Rabbrividii. Mi raggelò il sangue, il cuore e la testa. E la colpa non era del freddo.

Come se niente fosse riprese ad accumulare neve, « Tu sais de quoi je parle, Gènevieve. Elle nous a vu... ».

Affondai i piedi fin sopra le caviglie e - fortunatamente - una quindicina di centimetri di neve mi sorresse. Gli sfiorai una guancia, poi l'altra; scottava, aveva gli occhi lucidi e tirava su col naso del sangue secco.

« Quanti anni hai? »

« Dimmi quanti anni hai e ti dirò cosa devi mangiare. »

Gli misi una mano sulla schiena e non appena sentii il liquido caldo e umidiccio bagnargli la nuca, mi spaventai come la prima volta in cui l'avevo visto ferito. Gli piegai la testa in avanti e urlai contro Arthur: « Quante volte ha battuto la testa?! »

Aveva un taglio aperto con estensione parieto-occipitale, un ecchimosi dietro l'orecchio e dei lividi neri sulle orbite. Segni di trauma cranico.

Vedi anche: commozione cerebrale, frattura del cranio basilare.

Cazzo! Mi ero distratta e Leonard era riuscito ad ottenere ciò che voleva.

« Quante volte?! »

« Non lo so! Che importa?! Si riprenderà, lo fa sempre. »

Inutile che ti affanni tanto. Che stavi dicendo? Stavi parlando? No, te ne stavi andando.

Molla la presa, da brava. Sì, così. Vieni da me.

Va via di qui. Sei giovane, inesperta. Irrequieta, assetata.

Ripeti quello che dico.

« Me ne vado. »

Ripetilo, un'altra volta. Non piangere, ripetilo.

« Me ne vado. Non ho altro tempo da perdere, Leonard. »

« Tempo? Tempo... c'era una volta, una volpe rossa. La volpe più astuta fra tutte... la testa... mi sta scoppiando la testa... »

« Leonard, vieni. Andiamo. »

« Lei non lo direbbe mai! Mai. Tu non sei degno! Degno dei suoi pensieri, degno delle sue intenzioni... »

« Con chi diavolo stai parlando? Finiscila, se n'è andata. Stai delirando. »

« No! È qui... c'è puzza di pipa... puzza di rancido... di vampiro... è qui lo sento... è venuto a prendermi. Che succede se il lupo assale la volpe? Se la volpe non si difende... non voglio vedere. Non voglio! »

Non emetterai un suono. Non tornerai mai più. Dimenticherai tutto, compreso il testamento. Agirai secondo mia intenzione. Rinnoverai ogni giorno, a quest'ora il tuo voto: "Prometto distanza da Leonard. Prometto di non desiderarne il sangue, lo spirito o il corpo." Lo farai per...

« Lo sapevo. Lasciala. Lasciala o mi farai impazzire! Non puoi toccarla. Non puoi averla. Non sei degno. Neanch'io sono degno... »

« Cosa hai fatto alla tua mente? Al tuo corpo?! »

Leonard mi aveva raggiunto. Ero stata richiamata poco più avanti dal potere di Sebastian, nella radura. Mi ero diretta verso di lui senza accorgermene. Il mio corpo era stato nelle sue mani per una manciata di minuti. Non ricordo cosa volessi fare o dove volessi andare.

Leonard aveva gli occhi spiritati, si grattò la fronte più volte e le unghiate gli scorticarono una tempia. Zoppicando ruotò su sè stesso, « Lasciala o mi costringi... tu mi costringi a essere ciò che vuoi che io sia... ma io non voglio... non voglio! »

« Lei ha sete di te. Deve andare via. Calmati, Leo. »

« No! » gridò fino a restare senza voce. La pupilla dell'occhio sinistro si dilatò a dismisura mentre l'altra rimase intatta. Scorrazzò via e sparì dalla nostra vista.

In lontananza, sentimmo un'altra volta Leonard incombere su Arthur, « Colpisci forte, goluboj. Tanto rimango in piedi. »

Arrivammo in cima alla collina e trovammo Nahuel intento a spingere via Arthur, e Margaret fare lo stesso con Leonard, la cui collera era implacabile. Muoveva il dito indice nella direzione del fratello spronandolo a farsi avanti. Quando Arthur prese la rincorsa accecato dalla rabbia, Leonard lo agganciò stringendogli il collo con il gomito, mentre con la mano libera lo acchiappò per i riccioli bruni trascinandolo verso Sebastian.

« Ti ammazzo, mongrel. » sbraitava cercando di liberarsi.

Ma, per quanto Leonard potesse essere lento e avere un'andatura barcollante, la forza e la resistenza fisica lo rendevano un avversario temibile.

« Un orso libero è un orso debole. » borbottava tra sè e sè.

Arthur zampava, si dimenava per sottrarsi all'ira del fratello. Mentre lo trascinava come un sacco pesante le sue gambe si muovevano in maniera convulsa rigando il terreno.

« Sei un pazzo! Un folle! »

« Di che sta parlando?! » domandò Margaret a suo padre che li fissava immobile in attesa della prossima mossa. « Fermali, papà! »

« Il mugìk lo inganna lo zingaro, lo zingaro lo inganna il giudeo, ma il giudeo lo inganna l'armeno... tu sei un orso! Chi inganna l'orso? Chi inganna il leone? »

Immaginando di essere al circo, con fare teatrale invitò i suoi spettatori a farsi avanti, « Venghino, signori, venghino! Si affrettino, la carovana sta partendo! Il circo è qui: acrobati, ballerine, giocolieri, trapezisti e... domatori di leoni. Venghino a osservare animali assai rari: l'orso, il leone, la volpe rossa. » e ci indicò uno a uno.

Gettò Arthur contro una roccia e si rivolse a Sebastian, « Chiedilo al sodomita di sbranarti. », si premette il petto, tossì e il respiro si fece sibilante come se l'anima gli venisse fuori ad ogni fiato.

Fu raccapricciante ciò che avvenne dopo, il piacere che provò nel leccarsi il sangue tra le dita. Non lo fece per consolarsi ma per godere della sua vista, dei tagli che lui stesso si era procurato. Aveva un ghigno tra le labbra spaccate, un sorriso sguaiato in un viso deforme: un occhio nero e gonfio, l'altro socchiuso e un lungo solco dalla tempia destra alla guancia.

Era orribile, macabro. Era un buon motivo per andarsene.

E rivolgendosi a Nahuel: « Non te n'eri accorto? Mi ha chiesto lui di salvarti. Ti avrei lasciato morire. »

A quel punto fu abbattuto. Arthur gli prese la testa e lo ripagò con la stessa moneta.

« Sei un narcisista. Egoista. Bastardo. »

Prometto distanza.

Leonard inveiva contro tutti, contro suo fratello, Nahuel, Sebastian, « Ti avrei lasciato morire ad Amburgo. Avrei lasciato morire Nahuel dissanguato in quella sala... se non fosse stato per quel patto avrei lasciato morire anche l'America e adesso mi chiedi... ammazzati da solo. Io avevo deciso di farlo quella sera. Chert! »

Dopodiché con la faccia ammaccata nella neve abbandonò la sua protesta e divenne un sacco da boxe. I suoi occhi erano fessure, due minuscoli buchi neri. Ma li vidi per poco: i pugni erano tanti e la neve sulla sua faccia anche. Leonard smise di difendersi e recitò con un filo di voce: « Iddio concedi che questo mio figlio sia degno di esser leone, fa sì che non possieda clemenza. Per sbranare ciò che di me resta, spinto dall'efferatezza. Non fu sì forte il padre. »

Quelle parole entrarono in conflitto con l'immobilità della mia promessa.

Margaret emise un lamento stridulo, un "basta" che lasciò tutti di stucco. Stalagmiti di ghiaccio crebbero dalla neve generando una barriera tra Leonard e Arthur. Immediatamente Sebastian coprì gli occhi della figlia e interruppe la crescita in altezza del muro di ghiaccio.

Con passo svelto puntò gli occhi sui due fratelli. Le ginocchia divennero pesanti ed entrambi caddero a terra inginocchiandosi al cospetto del padre.

Sebastian accarezzò entrambi, togliendo loro dai capelli fiocchi di neve e rami secchi, poi si chinò per ricordare loro « Siete fratelli. ». Liberò prima Arthur dalla morsa che rispose alzandosi, « Non ho più un fratello. »

« In cosa ti sei trasformato? Essere un mezzosangue non ti rende più umano di un vampiro. Solo tu potevi essere capace di tanta ignominia: berciare il tuo rancore, accusare tuo fratello di sodomia come se fosse un deviato o un invertito. Quando l'unico ad avere delle perversioni sei tu... con quale diritto, Leonard? » disse piano ma sapeva che non poteva rispondergli, che era vittima del suo incantesimo.

Gli tenne la testa come se fosse un trofeo di caccia, gliela fece piegare all'indietro per fargli osservare tutti quegli occhi sconvolti. Dovette spronarlo con uno strattone per avere una sua risposta.

« Non ho paura, Bastian. Non come loro. » il tono era freddo e lento, « Loro ti temono. Margaret ha cancellato i suoi occhi. Arthur nasconde il suo vero colore. Loro sono la parte di Anjia che pendeva dalle tue labbra. Io no. Io sono quella che se n'è andata. »

« Tu non sei mai stato parte di lei. Arthur è lei, Margaret lo è. Il mio errore è stato credere che fossimo simili, un atto di virtuosa indulgenza. Paragonarti a me, dimostrarti la mia generosità nell'affidarti una missione... »

« Generoso come lo sei stato con Anjia? Ti aveva chiesto un figlio... uno... e tu gli hai dato ben tre motivi per andarsene. Potevi fermarti... darle piacere in un altro modo... »

« Taci! Non puoi parlare di lei in questo modo. Devi vergognarti, elemosinare un perdono che se fossi Dio ti negherei. »

« Cosa apprezzi dei miei fratelli se non la somiglianza con Anjia? Niente. Se ti dimostrassero di non avere bisogno del tuo giudizio... ti troveresti solo. Tu sei solo. »

Margaret strattonò suo padre pregandolo di finirla.

« Guarda com'è conciato. Non sa quello che dice... » e aveva le lacrime agli occhi e la voce più acuta del solito. In un primo momento Sebastian sembrò persuaso dalle parole della figlia, così si alzò e la prese per mano. Ma la lingua di Leonard mandò tutto a rotoli.

« Anjia se n'è andata perché era rinchiusa. Non l'ha presa nessuno. Lei se n'è andata perché era stanca di te. Tu non le hai concesso di vivere come voleva. Sei stato tu a permetterle di essere madre solo di Arthur. Tu, mumpsimus, e la tua arroganza... e lo stesso destino è toccato a Margaret. »

Prometto di non desiderarne il sangue, lo spirito o il corpo.

Sebastian tornò indietro, alzò la voce tanto che l'eco si sparse in tutte le direzioni per poi tornare indietro, creando un effetto boomerang.

« È stata la tua irrefrenabilità a costringermi ad allontanarti da lei. Non potevo perdere una moglie e un figlio a causa della tua veemenza. Pretendi di farmi la morale o di farla a loro? Non lo hai detto ai tuoi fratelli di essere un depravato, di aver sbranato a morte quella ragazza e di esserti lasciato fare lo stesso per puro piacere! » e gli ficcò la benda sull'occhio, schiacciandolo con così tanta forza che l'orbita sinistra si tinse di blu.

Le sue ultime parole furono un soffio, « O forse... forse tu hai paura di me perché le somiglio più di loro... potremmo aver fatto la stessa scelta io e lei. Potrebbe essersi tolta la vita, disgustata da te. »

« Da che pulpito? Chi ti dice che non sia stato tu, che sei sempre stato abile a spargere sangue e lacrime. Può darsi che sia stata la mano di qualcuno che cercava vendetta, di qualcuno a cui hai strappato via un figlio o un amante. Può darsi che sia stato un marito geloso, un padre vendicativo o peggio che tu li abbia condotti da lei. Che tu abbia venduto tua madre per denaro! »

« Non avrei mai fatto del male ad Anjia! »

« Ma ne hai consumato l'animo turbandola di giorno in giorno. Era addolorata dalle tue scorribande, dalla vita che avevi intrapreso ancor prima di infettarti. »

« Arthur dì qualcosa! » ma i suoi occhi erano sgranati, era assente. Guardava le gocce del sangue di Leonard che colavano dalle sue mani alla neve.

« Non ho fatto niente. Non è colpa mia. »

« Dovevi morire sul suo grembo. Dovevi morire suicida. Sono stato magnanimo. Ho avuto pietà di te, per la tua condizione, per il tuo spirito. Ho rispettato le sue volontà, l'ho fatto fino ad ora. »

« Pardon me, patron. »

« Non ti ho fatto mai mancare niente. Non hai mai sofferto la fame o la sete. Grazie a me hai un tetto sopra la testa, una famiglia, uno scopo. Perché l'ho fatto? »

« Hai fatto quello che fanno i padroni con gli animali. »

« È assai stupido pretendere di avere sempre ragione. Per dovere. È dovere di un padre provvedere alla sua famiglia. Puoi piacermi o no, ma è dovere di un uomo dare degli insegnamenti ai suoi figli. È dovere di un vampiro placare la sete, sopportare quei buffoni italiani... ma con te il dovere viene meno... con te ho sbagliato tutto. Dal nome che porti all'averti creduto la persona adatta per porre fine alle mie sofferenze. »

Calciò la neve. Una, due, tre volte.

Prometto distanza.

« Dovresti essermi grato per averti dato un'eternità, un incarico e un impegno. Sei irriconoscente, insulso e patetico. Mi addolora doverti considerare ciò che c'è in ogni famiglia, una pecora nera, un pomo della discordia... le mele marce vanno staccate dall'albero per impedirne la morte. Non sei la mia progenie, sei un frutto malato... anche l'albero più bello, la quercia più robusta può avere una foglia secca, un tumore... »

Si fermò. Lo fissò e gli si formò una ruga netta sulla fronte.

« Vuoi questo? Vuoi che pensi davvero questo di te? » e premette la sua fronte su quella di Leonard. Gli occhi di Leonard erano infuocati guardava in tutte le direzioni tranne la sua.

Prometto di...

« Sì. » gracchiò. Sebastian gli adagiò la mano sulla spalla, ma in quel gesto ciò che mi sembrò affetto divenne castigo.

Non desiderarne il sangue, lo spirito...

La spalla si incrinò verso il basso e il braccio destro divenne più lungo del sinistro, penzolando oltre la gamba.

... o il corpo.

Da semplice spettatrice sciolsi le catene del giogo di Sebastian e ripresi coscienza del mio corpo e della mia volontà. Strappai via Leonard spazzando via Sebastian con la telecinesi.

« Stagli lontano! »

Lo presi con me e lo cullai sulle mie gambe ripulendogli la fronte e accarezzandogli il viso. Le mie mani tremavano sul suo volto e percepii i miei singhiozzi smozzati.

Li guardai uno ad uno e li cacciai via: « Andate via! È mio! »

Gli sussurrai qualcosa, parole che uscirono veloci, « ...sono qui per te... non chiudere gli occhi... »

E mentre gli baciavo le guance, cercavo di prendergli il polso, bisbigliando più che a lui a me stessa « ... potevi parlarmene... hai fatto di testa tua... noi ci dobbiamo dire tutto... »

Chiuse gli occhi. Anche il sole li chiuse per far posto alla luna.

Arrivò quel momento, la paura di perderlo.


Note

Pardon me, patron: "Perdonami, padrone"

Mongrel: "meticcio"

Il mugìk lo inganna lo zingaro, lo zingaro lo inganna il giudeo, ma il giudeo lo inganna l'armeno, l'armeno lo inganna il greco, mentre il greco lo inganna solo il diavolo, sempre che glielo conceda Dio: proverbio russo

mumpsimus: indica qualcuno che cade sempre volontariamente in errore.

« Tu sais de quoi je parle, Gènevieve. Elle nous a vu... »: "Tu sai di cosa parlo... lei ci ha visto..."

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