R - Caccia matrimoniale
16/04/2024
XV
Ecco come ottenni la possibilità di portare il tè agli ospiti, a quelli che Mei aveva soprannominato "cani eschimesi" ovvero mutaforma del Canada del Nord. L'odore era inconfondibile, era simile a quello di Jake ma molto più leggero. Non c'era traccia di muschio selvaggio ma di camelie, issopo e cipresso.
« Non c'è nessuno che si occupi del perimetro. Abbiamo scorte sufficienti per una settimana. Molti animali sono in letargo e stiamo razionando carne e sangue. » disse Maddalena con tono serio. Rimasi ferma davanti all'uscio a spiare il contenuto della loro conversazione perché, come mi aveva insegnato Mei ,"Maddalena è un'insegnante silenziosa." Il suo resoconto era stato breve ma efficace. La madre superiora apriva bocca soltanto per insegnare e raramente si intrometteva in questioni delicate che non le competevano. Preferiva i colloqui privati per dare insegnamenti personali, mentre utilizzava gli incontri di gruppo esclusivamente per quelli comuni, come le regole del galateo. Per questo motivo, i cuccioli avevano timore della sua voce - perché non erano abituati a sentirla - e, per lo stesso motivo, dovevo sfruttare tutte quelle occasioni in cui la sua riservatezza veniva meno.
Quindi, prolungai il mio servizio, origliando la conversazione tra Maddalena e i suoi ospiti.
« Qualunque cosa. Sorella Maddalena, qualunque cosa abbiate bisogno... dite e la avrete. Io e le mie sorelle abbiamo cacciato foche, trichechi e orsi polari... se possono cibarvi, potremmo dividere la selvaggina... potremmo... » si affannò la voce femminile che Maddalena troncò sul colpo: « Anib, non è beneficienza quella che cerchiamo. »
« Non è la prima volta che riportiamo qualcuno al convento. Non ci siamo mai spinti oltre le vostre mura. Ma questa volta... era Leonard. Lo avremmo portato con noi, se non fosse stato per la femmina. Sono sincera, Sorella. E lo è anche mio marito. »
L'uomo prese la parola con fare rassicurante: « Troverete un alleato in noi. Avete ragione, siamo Inuit. Ma Leechtown ha sempre rispettato i nostri insediamenti, anche quando poteva impossessarsene. E la cultura dei nostri fratelli Mètis è come la vostra. Anche noi proteggiamo i sanguemisti. »
« Vi ringrazio per essere venuti in numero pari e non averci dato motivo di scandalo. » fece notare Suor Maddalena.
« Siamo a conoscenza delle vostre usanze. Per questo Anib incarna davanti a voi anche le mie tre mogli. » fece una pausa, la compagna sussurrò qualcosa di impercettibile al partner e lui fu schietto: « Ma il nostro parere è unanime su ciò che abbiamo visto. Capiamoci, cosa accadrebbe se un'ostia venisse offerta nel modo sbagliato? Se venisse consacrata sul corpo di un uomo mezzo nudo... »
« La comunione si riceve sulla lingua, in ginocchio. » dichiarò la suora energicamente.
« I nostri sacrifici richiedono corpi integri di spiriti maligni. Il sangue di uno sprovveduto versato sulla neve bianca disonora l'Aria, il Sole e la Luna. »
Ero stata blasfema. Avevo oltraggiato la cultura di quegli stranieri mordendo Leonard e loro ne stavano chiedendo conto a Maddalena, la persona meno idonea a difendermi.
« Condanno l'insulto e, partecipe del vostro malessere, non giustifico un simile comportamento. Tuttavia, ho soppesato i vari aspetti della tragedia che si è realizzata. La conclusione che ne ho tratto è la seguente. La ragazza è innocua, non vi darà problemi. Il suo era un tentativo di salvataggio, non uno di predazione. »
« Hai visto? Lo sapevo... posso chiedere... come stanno? » disse Anib.
« Lei sta male per lui. Lui non è nelle condizioni di preoccuparsi per lei. Dorme e muore ogni giorno. »
« E voi? Voi come state? » chiese la donna.
« Ho timore. » e aprì la porta, « Timore che la cattiva educazione generi maldicenze. »
Finsi di non essere stata beccata, entrai e posai il vassoio con la teiera e le tazzine sul grande tavolo al quale erano seduti Anib, una ragazza molto giovane, sulla ventina con una sontuosa folta chioma castana, impreziosita da treccine con conchiglie per elastici, una fascia frontale rosa e uno chignon; e Geezis almeno di dieci anni più grande, alto e possente con una frangia di ciocche ondulate e nere che gli copriva la fronte spaziosa. Entrambi avevano i classici tratti eschimesi: occhi a mandorla, zigomi alti, naso schiacciato. Ma erano diversi per il colore della pelle e degli occhi, Geezis aveva il tipico incarnato ambrato e gli occhi neri, mentre Anib aveva la pelle chiarissima e gli occhi verde smeraldo.
Suor Maddalena mi fissava in attesa che facessi qualcosa, cioè servire il tè nel modo più appropriato. Si sostituì a me, appoggiò la teiera in terracotta sul tavolino accanto al fuoco e dispose con cura la lattiera, i piattini, le tazzine e i cucchiaini. Tutto ordinato alla perfezione e con movimenti più che leggiadri, quasi inesistenti, affinché la tazza si posizionasse al centro, il cucchiaino laterale ma non centrale e così via nel suo perfezionismo cronico.
« Lei è Renesmee. », disse Suor Maddalena. La ragazza mi regalò il suo più largo sorriso.
« Il luccio dai denti robusti e acuminati. » brontolò Geezis paragonandomi a un pesce, continuò con altre parole incomprensibili, si alzò e mise sulle spalle della ragazza una grande pelliccia. Anib lo fulminò con uno sguardo e lo seguì fino al camino dove mise altra legna sul fuoco.
« Oh, hai portato il tè! » disse stringendo la tazzina tra le mani, « Tutta colpa dell'inizio dell'inverno artico. » e avvicinò la ceramica alla guancia per riscaldarsi.
« Purtroppo questa è la zona più fredda del convento. » rispose Maddalena, la ragazza soffiò sulla tazzina e bevve scottandosi la lingua.
« Va meglio, Nani? » e la ragazza annuì e si affrettò a cercare qualcosa in una grossa sacca in pelle.
« Oh, quasi dimenticavo... abbiamo pensato che Leonard avesse bisogno di un pizzico di fortuna... è un colbacco di pelle d'orso. Non sono molto brava nel cucito, le mie sorelle mi stanno insegnando. Però ognuna di noi ha cantato per ogni filo ricamato. » la ragazza estrasse dalla sacca un copricapo bianchissimo e me lo mise in grembo. Quando lo accarezzai mi accorsi che era morbidissimo.
« Secondo la nostra tradizione, indossa solo un pezzo di pelle d'orso polare e sarai l'uomo più fortunato del mondo. » continuò Geezis.
« Un dono spirituale vale più di mille regali. » Maddalena lo ringraziò accennando un mezzo sorriso e lui chinò il capo in modo cupo. Mi squadrò dalla testa ai piedi e levando un tizzone dal fuoco domandò schiettamente: « Saltiamo le formalità. Quello che abbiamo visto era un suicidio di coppia, no? »
Rispose Maddalena, « O la condotta autodistruttiva di due incoscienti. » e colse al volo l'occasione per accompagnarlo fuori.
« Ti chiedo scusa da parte sua. Geez è molto suscettibile quando si parla di certi argomenti. » disse Anib e unì altro tè al latte facendo piovere cannella a volontà anche sul piattino.
Provai angoscia nel mentirle. « Non è come sembra. Non avevo idea di dove mi trovassi e Leonard aveva bisogno del veleno. Sono stata costretta a morderlo ed ero troppo stanca per tornare indietro. »
Fece cenno di no e mi spiegò che per gli Inuit il suicidio era legittimo solo se messo in atto dai membri più anziani e finalizzato alla sopravvivenza del gruppo. « I genitori di Geezis si sono lasciati morire di fame per permettere a lui e ai suoi fratelli di sopravvivere. Era ancora un bambino quando è successo. Era un inverno molto freddo e non c'era abbastanza cibo per tutti. »
Per loro esistevano due tipi di suicidio, uno legittimato, quello altruistico e la sua forma più spregevole, quello egoistico. Il primo è rispettato dalle loro divinità e il secondo è condannato. Il sacrificio verso sè stessi non è contemplato, ma quello verso il bene comune è onorevole.
La ragazza sorridente che avevo appena conosciuto si rattristò di colpo. « Abbiamo pensato che lo aveste fatto per lo stesso motivo. Quindi, vi abbiamo riportato qui. », la ringraziai di cuore, le strinsi le mani e le raccontai che non ero di qui. In realtà avevo appena conosciuto le suore, proprio come lei.
Spalancò gli occhi dalla sorpresa e mi chiese: « Come sono le suore? Le mie sorelle mi hanno detto che sono molto dolci. Sono sicura che mi hanno preso in giro. Suor Maddalena sembra fatta di pietra. » sussurrò Anib, guardandosi attorno come se potessero sentirci.
« In parte lo è. » e ricambiai il sorriso. « Non so davvero come ringraziarvi per ciò che avete fatto per me e Leonard. »
« Sono felice di averti aiutata. Poi durante il mio matrimonio... non poteva accadere in un momento migliore. Nanook dice che è un buon segno. Che mi porterà fertilità e gioia. » affermò entusiasta sfregandosi le mani.
« Matrimonio? »
« Oh sì, è stato divertente. Immaginavo la caccia matrimoniale in un altro modo. Me ne avevano parlato diversamente gli altri lupi bianchi... »
« Sei un mutaforma? »
« Un Mètis. Non dirmi che non si vede. I miei occhi svelano tutto. » sbuffò. Si alzò e rimase a osservare il marito dalla grande vetrata dell'archivio.
« Quindi non sei un mutaforma? Ho un amico che è un mutaforma. Il tuo odore somiglia moltissimo al suo. »
Fece una smorfia e arricciò il naso, « Sono figlia di Mètis. I miei genitori erano lupi Mètis, un rosso-bianco e un nero-bianco. Io ho tutti e tre i tratti. » e la mia espressione confusa la fece proseguire divertita, « I lupi si distinguono in base al colore della loro pelliccia in bianco, rosso e nero. Pelle di Luna, pelle di Fuoco e pelle d'Orca. Noi li chiamiamo così. », alzò la mano verso il marito che si trovava proprio accanto alla cisterna in cui avevo recuperato Mei.
« Di che colore è la pelliccia del tuo amico? »
« Rossa. » e lei si rannuvolò, aggrottando le sopracciglia.
« Rosso rosso? Sei sicura? » domandò e quando le confermai che era quello il colore di Jake, Geezis la richiamò a gran voce per andare via. Si congedò brevemente, come se quella strana conversazione non avesse mai avuto luogo.
« Aspetta. Che significa pelle di Fuoco? »
E in testa mi rimbombò la voce di Anib ripetere pelle di fuoco. Mi mise i brividi. « Non posso parlare di cose che non conosco. E soprattutto non posso parlarne con gli stranieri... mi dispiace... » borbottò, « ... ma so chi può farlo... »
« Siamo della tribù Cowichan. A 10 ore di cammino a nord-est da qui, sul fiume Koksilah. C'è un recinto attorno al nostro territorio. Se vuoi fare due chiacchiere, riportami questo... », si tolse una conchiglia da una ciocca di capelli e me la consegnò, « Chiedi di me. Anib. »
Anib andò via lasciandomi sì con altri dubbi ma anche con una suora austera di un centinaio di anni più di me. Avrei preferito seguirla e invece aspettai nervosamente il lento ritorno di Suor Maddalena. Quando fece ritorno, si mise a sparecchiare ignorando il mio tentativo di comunicazione. « Potrei aiutare con il perimetro. Mi piace rimboccarmi le maniche. »
Non rispose, raccolse il vassoio e uscì dirigendosi verso il piano di sotto.
« Mi servirebbe una mappa per capire l'estensione dei vostri territori... potrei fare rifornimento di sangue... e la mia famiglia... la mia famiglia è molto ricca... »
« Non è beneficienza quella che cerchiamo. » ripetè. Si fermò a guardare una grossa cesta con delle lenzuola appallottolate sulla cima delle scale, poi decise di portarla con sè assieme al vassoio. E siccome era piccola di statura, la sua faccia scomparve sotto un montagna di cotone e cianfrusaglie. Ma la sua andatura era perfettamente aggraziata e corretta, tanto che le tazzine in bilico tintinnavano ad ogni suo passo senza scuotersi di un centimetro.
« Siete sempre così intransigente? Il vostro rigore non lascia spazio a fraintendimenti. »
« La fermezza è ciò che contraddistingue le donne del nostro ordine religioso. »
« Sembrate fredda, cinica e inflessibile. Ma con i bambini siete un'altra persona. Siete molto materna. »
« Il mio nome, Maddalena, l'ho scelto io. Non per penitenza ma per tolleranza verso gli errori umani, adulti o infantili che siano. » e mi corresse: « Sono tollerante, non materna. »
Mi parai davanti a lei, presi il vassoio tra le mani e rividi il suo viso avvolto dalla lana blu.
« Suor Maddalena, vorrei sdebitarmi con voi e con le vostre consorelle. » e in un batter d'occhio Bjorn le passò accanto spingendo un passeggino con Francesco dentro che urlava per l'ebrezza della velocità. Le bastò battere il piede per farlo rallentare e costringere entrambi a fare silenzio.
Masticò la mia voce e rispose lapidaria: « Non avevo mai sentito una domanda tanto silenziosa. Chiedi e ti sarà dato. »
« Vorrei sostituire Leonard. » strizzò lievemente gli occhi dorati. Suor Carmelita le sfiorò la veste e raccolse parte del contenuto della cesta, fermandosi anche lei ad ascoltare.
« Mi piacerebbe insegnare qualcosa ai cuccioli e imparare da loro. Aiutarvi nelle incombenze, proteggervi... qualsiasi cosa faceva Leonard, posso farla io. »
« Nessuno può sostituirlo. » bisbigliò Carmelita e ripetè guardando la consorella, « Nadie puede... »
« Sono sincera. » ribadii.
« Lo sento. » ammise Maddalena, « Ma la tua voce è ancora tremante. È d'obbligo non essere accondiscendente con creature senza punti fissi. »
« Decideremo insieme a Sorella Mary Jane e a Yuma. » replicò Carmelita chiudendo il discorso, « Ma gli insegnamenti devono essere in linea con il nostro credo. Dobbiamo valutarli e approvarli. » ordinò perentoria.
« Yuma? »
« Nonostante l'età è molto attento ai fabbisogni dei suoi fratelli. »
Suor Maddalena indugiò a lungo su cosa dire, finché non terminò di rimuginare dandomi una pacca sulla spalla e una penitenza: « Da ora in poi, che sia il silenzio ad accompagnarti nelle tue scelte. Mmh? »
Ispirazione:
https://library.alaska.gov/hist/hist_docs/docs/anlm/200078.pdf
https://inhabitmedia.com/inuitnipingit/
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