L - Noi
Pubblicato il 12/05/2024
XXVII
Mi baciò.
« Voglio essere la tua meta. » disse. Ricambiai, la baciai e lei si mise a cavalcioni sulle mie gambe. Le mie mani erano incerte sul da farsi, i polpastrelli zoppicavano tra il viso e il collo, tentennavo. Mi posò le mani sui suoi fianchi. Non potevo credere ai miei occhi.
Velocemente si fece tutto più intenso. Mi teneva la nuca guidandomi verso la sua bocca. Mi aggrappai ai suoi fianchi, infilai le dita tra la sua pelle e l'elastico della gonna. Renesmee sospirava lentamente, prendeva fiato a ogni bacio. Aveva le guance rosse e gli occhi lucidi, la bocca era calda. Cercava i miei occhi. E io replicavo ritrovandomi nei suoi a ogni carezza. Avevo la sua approvazione, il suo benestare perfino per attorcigliare tra l'indice e il pollice il cordoncino nero di quello che immaginavo fosse uno slip altrettanto sottile e trasparente. Quando lo strattonai da entrambi i lati emise un gemito.
« Ren. » sussurrai mentre giocavo con il lobo dell'orecchio, « Voglio baciarti qui. » dissi. Lei si tenne al muro, piegò il collo e spostò i capelli dal lato opposto. Costruii una strada dalla spalla allo zigomo, succhiai leggermente la pelle, la strinsi tra le mie labbra assaporandola. Era più eccitante di come lo avevo sognato.
« Ora tocca a me. » ordinò. Mi prese il viso tra le mani e inarcò i fianchi recuperando qualche centimetro in altezza.
Giocherellò con le dita sulle mie labbra, le sfiorava e le allontanava ridendo. Appena provai a succhiarle l'indice lo tirò fuori e se lo portò alla bocca. Si chinò su di me e la passione, la sofferenza raggiunse un livello superiore, oltre le mie aspettative. Mi morse il labbro inferiore poi quello superiore e assaggiai la sua lingua. Mi strattonò il collo incitandomi ad aumentare la presa, a essere meno attento alle sue forme. Osai, le slacciai il top. La mia meta era vicina.
Quella mia presa di posizione non le stette bene, mi mise i bastoni tra le ruote e prese ancora una volta l'iniziativa, baciandomi il collo fino a morderlo con foga. Mi spinsi in avanti. Era sotto di me, con la gonna a malapena al suo posto. Potevo fare di lei ciò che volevo così ripresi da dove mi ero interrotto. Schioccai un bacio sul suo petto e restò senza fiato quando liberai i suoi seni dalle catene nelle quali li aveva imprigionati. E non appena provai ad afferrarne uno e a portarlo alla bocca mi ritrovai senza niente in mano. Renesmee era svanita.
« Cazzo! » sentii urlare dal bagno, « Cazzo! Cosa ho fatto? »
Che ho fatto? Ho rovinato tutto. Sono un coglione.
Recuperai un briciolo di lucidità, quello che serviva per fermare la mia erezione. La ascoltai singhiozzare e pensai di sotterrarmi vivo.
« Mi dispiace. Scusami. » a stento mi trascinai per bussare insistentemente alla porta del bagno.
« Ren, perdonami. Avevi ragione tu. Avevi ragione tu su tutto. » colpii nuovamente il legno e si scheggiò tra le mie nocche graffiandomi le mani.
« Vivrò anche se non sarai mia... non devi sentirti costretta, blyad! Per favore, apri questa porta. » la implorai meschinamente, « Non dovevo toccarti. » e lei aprì sconvolta.
« Non dovevi toccarmi? » e annuii, « Posso aspettarti... io posso farlo... »
« Leonard sono io ad averti fatto male. » disse piangendo, mi condusse dentro e mi mise davanti allo specchio - un'altra volta davanti alla mia immagine in poche ore. Avevo tre morsi profondi sul lato sinistro del collo. Sanguinavo. La bocca non era messa meglio. Le labbra erano state morsicchiate e ogni angolo che aveva baciato aveva una piccola macchia violacea e sanguinolenta.
« A me è piaciuto. » ammisi. Non avevo provato dolore, non mi ero neanche reso conto di essere stato la sua preda. Afferrò in fretta un asciugamano e iniziò a tamponare la ferita, premendo con forza sui morsi. Mentre il cotone assorbiva il sangue, Renesmee singhiozzava come una bambina « Non riesco a controllarmi quando sono con te. »
Feci spallucce, in fondo era soltanto sangue. Ma per lei non era così, si bloccò di colpo e le venne naturale annusare l'asciugamano. Lo gettò via inorridita, si coprì il viso con le mani e pianse a dirotto, ripetendo « Sono un mostro. »
« Shhh. » bisbigliai e la abbracciai, « Sto bene. »
« Ren, non piangere. È solo un morso. »
Ma Renesmee era inconsolabile. La presi in braccio e con fatica la rimisi a letto. Provai a cullarla ma non volle tirar fuori il viso dal mio petto.
« Sono un animale. Io-io non... n-non ho mai fatto niente del genere prima d'ora... io... »
« Sei una volpe. » dissi baciandole la fronte, « La volpe più astuta fra tutte. »
Provai a sorriderle, ma lei non ne volle sapere. Non era più possibile guardarla negli occhi, era sparita tra le mie braccia e non voleva più uscire.
« Per te ebbe tutto inizio con il mio tentato suicidio. Per me ebbe inizio con il tramonto di Forks. » emise un lamento acuto e si nascose farfugliando « Dimenticalo... dimenticalo! »
Mi rosicchiai il pollice. Ero combattuto, non volevo espormi ma vederla in quel modo mi faceva impazzire. « Potrei mostrartelo. Se solo... » e si rannicchiò con più insistenza.
« Quel giorno, mi hai dato un cazzotto dritto nello stomaco. Da quel momento, ho iniziato a guardarti in modo diverso. Ti ho ammirato, mi sono stupito. » le accarezzai i capelli, la testa era sudaticcia e la sua pelle era ancora calda dal contatto precedente.
« Sei molto coraggiosa, piccola volpe. » e allentò la presa, « In Italia, il mio pensiero tornava sempre a te. Per tutta l'Iniziazione non sono riuscito a toglierti gli occhi di dosso. Sapevo che sarei morto ma non volevo smettere di guardarti. Tu cercavi di guarirmi. Io ti guardavo e ti odiavo per avermi condannato alla paralisi. Più volevo morire, più mi davi speranza. »
La sua testa sbucò fuori e posò la guancia sul mio petto.
« Io sono un vigliacco. » le rivelai, « Detesto il tuo imprinting. Sono geloso che lui sia ancora tra i tuoi pensieri. E non te l'ho mai detto, ma prima di andarmene da Forks ho pedinato quel farabutto per fargli scoppiare il cuore dal petto. Mi sono fermato al pensiero di deluderti. Mi avevi già fottuto il cervello allora come adesso. »
Si asciugò le lacrime e mi abbracciò dolcemente, « Ti chiami Leonard per un motivo. Non perché sei un leone, ma perché hai il potere di rendere leoni anche le pecore come me. »
Attaccò il suo orecchio al mio petto, si calmò tanto da chiudere le palpebre e rimase in quella posizione per un po', lasciandosi coccolare. Nessuna stretta. Nessun bacio. Le mie mani ruvide erano il suo giocattolo, si divertiva a sfiorare i calli e a tastare i nodi.
« Non riesco a baciarti... non come vorrei. Vorrei baciarti senza avere paura di bruciarmi o di dissanguarti... io... ho qualcosa che non va. » pianse.
« Non è vero. » e risi felice: « Renesmee, cosa provi quando ti bacio le mani o i polsi? Oppure come ti fa sentire stare seduta sulle mie gambe? » e si prese i polsi fra le dita palpando prepotentemente i morsi. Modificai il suo tocco, lo alleggerii ammorbidendo le sue dita rigide.
« È piacevole. Mi sento desiderata... ma non sono le labbra. Anch'io ti ammiro e ti desidero, ma non ho un modo per dimostrartelo. La tua bocca ha lo stesso sapore del tuo sangue... » e avvampò, « Capisci cosa intendo? La tua saliva... la tua pelle... è come se fossero l'antipasto, quello che viene prima della portata principale, il tuo sangue... e quando sei eccitato, scotti... è normale che tu scotti ma... la mia testa va in fiamme... »
« E credi sul serio che io non provi niente del genere per te? »
Renesmee arrossì e le baciai le lentiggini, gli unici punti rimasti chiari sul suo viso.
« Ho qualche anno in più di te. La gestione della sete non è un grosso problema da quando sto meglio. Ma controllare questo... » ammisi prendendole la mano e baciandole le nocche « ... questo mi mette in seria difficoltà. »
« Un baciamano è innocente, non è erotico... sì insomma è appagante ma... » e si interruppe perché l'imbarazzo le aveva mangiato la lingua.
« Innocente? » scoppiai a ridere, « Ren... da, da... Ho visto malizia in ogni tua carezza o bacio. Credimi, mi hai soddisfatto senza fare nulla. Sei stata la mia insonnia per settimane e tormenti le mie notti con altre fantasie altrettanto appaganti. »
« Ma io dovrei essere fisicamente tua per essere davvero tua. »
« Prima mi hai detto che rinunceresti alla morte se io fossi tua... »
Le sfiorai le ginocchia. Era infreddolita e così le avvolsi il lenzuolo attorno. « Anche i preliminari di un bacio mi bastano. In tutte le lingue, bacio significa toccare qualcuno o qualcosa con le labbra. Mi hai baciato sulla guancia, lo hai fatto sui capelli. Tu non hai niente che non va. »
« Sì, quello... quello va bene, ci sono cose... cose che mi danno disgusto e provo ribrezzo... tanto dolore. Io non voglio farti male. E non voglio stare male... però voglio te, è possibile? » mi domandò arrabbiata. Ammise « Non voglio essere costretta a soddisfarti. Non ancora... e non nel modo in cui ti sono saltata addosso prima... è sbagliato... »
Sospirai, la mia virilità sarebbe andata a farsi benedire.
« Non voglio che tu... non voglio lasciarti insoddisfatto... capisci? » borbottò timidamente.
Le presi il mento e le sussurrai, « Non sarai mai costretta a soddisfarmi. Quando lo vorrai, sarò io a soddisfare te. E credimi, questo mi darà una certa soddisfazione. » e il suo cuore prese la rincorsa, spalancò le palpebre incredula.
« Sei sicuro? »
« Sì. » le raccolsi qualche ciocca dietro le orecchie, « Mi piaci. Posso aspettare, ma non posso vederti piangere. », sbadigliai rumorosamente « Mi disturba terribilmente. »
« Tu mi disturbi quando mi rifiuti! » e mi diede un pugno sulla spalla.
« Rifiutarti è più facile. Stare alle tue condizioni, mia piccola volpe, sarà molto complicato. », le pettinai i boccoli con le dita fermandomi sulla sua nuca.
« Quali condizioni? »
« Le condizioni del nostro legame. »
« Voglio un matrimonio bianco. » esordì convinta, « Non sono il tuo nuovo passatempo. E non lo sarò mai. » specificò con voce rauca, alludendo a Gènevieve e ad Heidi. Non ero scosso dalla sua reazione al mio tocco, ma più dalla mia risposta repentina. Avevo accettato la sua proposta senza aver avuto il tempo di analizzare cosa significasse. Presi dalla tasca l'orologio, lo guardai e glielo offrii per distrarla dalla sua ansia.
« È scontato, Renesmee. Per questo motivo, ti lascio carta bianca. Detti tu le regole del gioco: il tempo e le modalità, cosa dovrebbe essere e cosa non dovrebbe essere, cosa vuoi che faccia e cosa vuoi che non faccia. »
« Gioco? »
« Chiamalo come vuoi: che sia un gioco o un matrimonio bianco, sarai tu a deciderlo. Può essere tutto ciò che desideri. » pesavo tutto ciò che dicevo come se stessi spostando dei macigni ad ogni parola.
« Tutto quello che voglio? Proprio tutto? »
« È quello che ho detto. Pensa alle regole. »
Titubante su quello che avevo detto mi chiese « Ci vogliono delle regole?... ci vogliono delle regole... »
« Ti ascolto. » mi incoraggiò a proseguire.
« Niente sesso, niente segreti, niente sangue. Regola delle tre S! Le mie tre S... non le tue... » la sua voce uscì più acuta del solito, rise e si calmò smettendo di piangere e tremare. Mi abbracciò forte, si strinse a me accovacciandosi sul mio petto.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro