CAPITOLO 9
Dossier
Matthew
La osservo sottecchi mentre è intenta a leggere e firmare decine di fogli senza fermarsi nemmeno per qualche istante, una macchina da guerra. Mentre io non riesco nemmeno a concentrarmi o anche solo a capire come ha organizzato i documenti o anche solo il nuovo programma.
Mi distrae, ogni suo movimento attira la mia attenzione. Dal tirarsi dietro l'orecchio una ciocca di capelli, al mordicchiare ogni tanto la penna, fino a sospirare profondamente come se qualcosa la disturbasser.
Ma noto anche l'enorme muro che ha eretto per ignorarmi e la rabbia che emana il suo corpo.
Sì l'ho ingannata ancora, sì ho approfittato del momento e lo so che ho sbagliato, ma era l'unico modo per tornare qui.
Altrimenti lei non mi avrebbe mai concesso di riavvicinarmi.
L'unico modo per starle vicino, anche se lei non mi vuole.
La porta sobbalza sotto a dei pugni, che si ripercuotono nella stanza.
«Avanti», dice Jennifer, senza però distogliere l'attenzione dal suo lavoro, credo che non sollevi lo sguardo da più di due ore ormai.
La porta si apre e Gale entra nella stanza. Che diavolo ci fa qui?
Jennifer alza finalmente lo sguardo e un sorriso spunta sulle sue labbra.
A me non ha sorriso così. Anzi non ha proprio sorriso.
Si alza e lo raggiunge in pochi passi buttandosi fra le sue braccia, che lui chiude all'altezza della sua schiena.
Non mi ha nemmeno abbracciato.
Un fuoco che era dormiente sembra accendersi, mentre guardo la loro scenetta. Ma che cazzo mi sono perso?
«Gale, che bello vederti» gli mormora lei e anche la sua voce sembra cambiata.
Certo lui non l'ha tradita e cacciata di casa, anche se era per un bene superiore, lei non lo sa.
«Jenny anche per me, sono appena tornato e volevo sapere come te la passavi», mormora lui per poi allontanarsi lasciandogli un buffetto sulla spalla.
Una cosa è certa Gale è un uomo morto, devo solo decidere dove e quando.
Lei gli da dei pugni sul petto mentre gli dice: «be se avessi risposto ad una sola delle mie email, lo sapresti! Sei sparito, proprio come quello stronzo e non ti sei più fatto sentire», borbotta lei per poi indicarmi senza nemmeno guardarmi.
Gli ha scritto anche delle email?
Poi sembra ragionare per qualche istante, passando lo sguardo da me a lui per qualche volta, prima di indietreggiare di qualche passo da Gale, ricostruendo quel muro che usa per proteggersi dal mondo e indossando ancora la sua maschera, che usa per non mostrare le sue vere emozioni.
«Certo che stupida, eravate insieme e nessuno dei due ha mai risposto a una mia chiamata o messaggio. E ora siete tornati entrambi» farfuglia andando verso la scrivania e afferrando la sua borsa dal cassetto e il cellulare che aveva abbandonato sulla scrivania.
«Jennifer non è come pensi, Matt non ti ha spiegato la situazione?» chiede, anche lui sconvolto dal suo improvviso cambiamento, che ormai conosco troppo bene.
Lui si volta verso di me in cerca di risposte, che ancora non ho avuto il coraggio di affrontare. O anche solo il momento.
No, devo guardare in faccia la situazione, non ho il coraggio di affrontarla, di confidarmi, perché ho paura di come reagirà.
Ho paura che la cicatrice che già ci divide diventi più profonda e irreparabile.
«Tranquillo Gale, sinceramente non m'interessa, anzi se volete potete anche tornare da dove siete venuti», commenta e sento tutto il suo dolore, come spine che si conficcano nella pelle e nei nervi.
Scrive qualcosa sul suo telefono, continuando ad ignorarci, per poi andare verso l'uscita dell'ufficio.
«È stato bello vederti, ma ora devo andare».
Con i suoi passi che scandiscono i secondi, la osserviamo mentre apre la porta ed esce. Riesco a scorgere quel tizio che sia chiama Andrew e poi la porta si chiude.
«Amico ma che cazzo succede?! Perché ancora non gli hai detto nulla? Lei deve sapere» inizia Gale mentre si avvicina alla mia scrivania, ignaro della mia rabbia.
«Gli dirò tutto quando lo riterrò più giusto, tu invece che cosa ci fai qui?!», sibilo lasciando trasparire tutto il fuoco che mi sta infiammando le vene.
Lui si ferma e mi guarda per qualche istante, e poi un sorriso affiora sulle sue labbra.
«Cosa c'è sei geloso perché mi ha abbracciato?».
Anche sorriso e per un attimo hai fatto tornare la vera Jennifer, cosa che con me non è successo.
Trattengo un lamento che si blocca in gola mentre cerco di ricompormi, anche se è più difficile del previsto. Vederla cambiare personalità nel giro di qualche secondo è stato più difficile di quanto pensassi.
«Perché sei qui?» ringhio alzandomi e sistemandomi la giacca, per poi raggiungerlo, con la rabbia e il fastidio che sembrano scontrarsi dentro di me.
Lui sembra coglierlo e fa un passo indietro, per poi porgermi dei fogli piegati da dentro la sua giacca di pelle.
«Matt la gelosia non ti dona, anche perché non so se la peggiorerà ciò che troverai qui dentro» mormora lui, troppo divertito per i miei gusti.
Afferro i fogli e inizio a leggere quello che sembra il curriculum di Andrew Steel.
«Jennifer lo ha assunto due mesi fa circa, dopo un'intrusione avvenuta nel suo ufficio, ha licenziato ogni addetto e ha assunto lui e la sua squadra. Sono circa in dodici e ognuno di loro risponde a Andrew. Non ho trovato molto su di lui, prima che creasse questa sua piccola società, hanno avuto altri incarichi prima di questo ma niente di durata maggiore ad un anno», mi spiega lui mentre io leggo le informazioni che nel mentre costruiscono nella mia mente la sua immagine.
Figlio di papà che si è ribellato, entrato nei marines all'età di diciotto anni e arrivando fino al grado di Sergente Maggiore, per poi lasciare e dare inizio alla sue attività due anni fa, all'età di ventotto anni.
Ma appena volto la prima pagina delle foto mi fanno formicolare tutta la colonna vertebrale e contorcere lo stomaco, che minaccia di rivoltarsi.
Sono una decina di donne con il volto tumefatto, con i lividi sugli arti, con dei tagli sulle cosce.
Il piccolo plico di fogli mi cade dalle mani, atterrando in assoluto silenzio sul pavimento.
Il mio stomaco sembra ribellarsi a quello che ha appena visto, mentre stringo i denti e i muscoli della mascella per non crollare a quegli istinti.
«Che cazzo è Gale?».
Il suo viso sembra scurirsi mentre si china a riprendere il dossier che ha preparato su Andrew Steel.
«Donne sotto al comando del Generale Steel, che hanno denunciato abusi, stupri e molestie anche se ognuna di loro non ha mai dato un nome si è sempre creduto fosse lui. E sebbene avessero in mano centinaia di prove, qualcuno ha fatto sparire tutto. La sua fedina penale è più pulita di questo pavimento».
Mille domande iniziano a invadermi la testa, insieme alla preoccupazione per Jennifer. Si fida di un mostro. Gli ha affidato la sua vita.
Quello che ho visto...se dovesse accadere a lei. L'immagine appare davanti ai miei occhi, e un dolore acuto al petto per poco non mi piega in due.
«Dobbiamo allontanarlo da Jennifer, dobbiamo mostrargli tutto, non posso permettere che rischi di farle del male».
Gale annuisce ma poi riapre fascicolo in una pagina più avanti e vedo dei rapporti con date e ore.
«Non ho le prove, quindi non posso dirlo per certezza. Nella zona dove risiede ora Jennifer i sistemi di sicurezza sono molto all'avanguardia e non sono riuscito ad entrare nelle telecamere.
Ma da quelle stradali si vede che quasi ogni sera lui l'accompagna a casa con l'auto di Jennifer, entra nel garage e poi sparisce, per ripresentarsi la mattina per riaccompagnarla al lavoro. Non ho ancora capito come elude le telecamere quindi non so se resta da lei o esce subito dopo...».
Sapevo che c'era qualcosa sotto ma sentirselo dire è come ricevere dei pugni nell'addome.
«Non dirlo nemmeno Gale» farfuglio con la bile che ancora minaccia di uscire.
«E poi cosa vuoi dirle Matt? Non ci sono prove, quelle povere donne non parlano, le hanno zittite, come anche gli altri ufficiali, anzi qualcuno ha detto che nemmeno sapevano di questi abusi. Non possiamo andare da lei senza delle prove vere e non possiamo nemmeno denunciare lui, se ha fatto sparire le prove una volta vuol dire che è abbastanza potente o che qualcuno lo copre»
Cosa?
«Tu stai dicendo che non dobbiamo dirgli nulla e lasciare che quel bastardo continui a girarle attorno?! E se le fa del male Gale!? Io non riuscirei a perdonarmelo. Tu riusciresti a vivere con questo senza di colpa?».
Lui mi prende per le spalle cercando di calmarmi ma riesco a vedere solo il rosso della mia rabbia, annebbiarmi la vista.
«Ti sto dicendo che ho bisogno di più tempo per cercare delle prove e che nel mentre la terrò d'occhio personalmente, te lo prometto».
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