CAPITOLO 88
La resa dei conti pt.1
Jennifer
Dall'auto esce lui. Bello come sempre, anche se il suo aspetto mi fa capire che non dorme da giorni. Le sue occhiaie, i suoi capelli sfatti e la barba non rasata.
Indossa una camicia nera, con dei jeans scuri, e tra le mani tiene due grossi borsoni.
Il suo sguardo immediatamente va dritto ai quattro uomini, li osserva attentamente uno ad uno, ma poi si guarda intorno, mi sta cercando.
«Hai portato i soldi?» chiede Jonathan, ma la cosa che immediatamente attira la mia attenzione, è la sua voce.
È modificata, più profonda e quasi metallica.
Quel bastardo ha pensato davvero a tutto.
«Dov'è Jennifer?» chiede Matthew e il suo tono è freddo e calcolatore.
«Prima i soldi...poi la tua donna» ma in risposta, Matthew non muove un muscolo, rimane fermo nella sua posizione, senza smettere di puntare gli occhi su di lui.
«Fammela vedere...non mi fido di te», obbietta.
Jonathan si muove, evidentemente stressato da questa situazione e incrocia le braccia al petto.
«Anch'io non mi fido di te, se vuoi quella stronza, dammi tutto» ordina per poi allungare la mano, come per invitarlo a lasciargli i borsoni.
Matthew al contrario sembra così tranquillo, e la cosa mi sembra strana, molto strana. Ha in mente qualcosa.
«Ti ho detto, che prima voglio vederla».
Jonathan dalla tasca prende la pistola e come ieri sera, fa scorrere velocemente il carrello, per poi puntarla contro di lui.
«Dammi tutto o ti sparo» minaccia, giocando con il grilletto, mi sembra quasi di sentire il ferro tintinnare anche da così lontano. Non sta bleffando. Istintivamente, faccio l'unica cosa insensata che posso fare. Esco allo scoperto.
Di certo non lo lascerò morire davanti ai miei occhi. Non posso perderlo. Non se posso evitarlo.
Gli occhi di Matthew si spalancano, appena mi vede completamente sorpreso.
«Jenny» sussurra. Cerco di sorridergli o anche solo ad avvicinarmi, ma Jonathan si accorge di me, in pochi passi mi raggiunge, e con una semplice mossa si mette dietro di me.
Con una mano mi afferra il busto, mentre con l'altra, mi punta la pistola contro alla tempia, facendo aderire la superficie fredda contro la mia pelle.
«Come diavolo hai fatto a scappare?» domanda a denti stretti vicino al mio orecchio e stringendo di più la presa sul mio corpo.
Vorrei ridergli in faccia, ma la paura e il dolore non me lo permette.
«Dovresti chiedermi piuttosto, come sta il tuo uomo» lui mi tira i capelli indietro, ma trattengo un urlo di dolore, mentre incontro i suoi occhi.
«L'hai vista, ora dammi i miei dannati soldi» mi ordina di nuovo, riferendosi a Matthew, che ancora ha gli occhi puntati su di me, pieni di terrore, soprattutto quando scendono sulla mia gamba, dove il sangue ha ricoperto di rosso il tessuto.
Mi sembra quasi di sentire la sua forza che sta impiegando per non venirmi incontro a salvarmi.
Con il mento gli indico di guardarmi le mani davanti alla pancia, con le quali sto cercando di fare una "J". Ma non sembra riuscirmi.
Lui mi guarda confuso. Certo cosa mi aspettavo, non essere ingenua Jennifer.
Devo trovare un modo di comunicargli che è Jonathan, senza farmi scoprire da quest'ultimo. Altrimenti immagino che l'arma contro la testa si azionerà.
Ed eccola, una frase che mi balena in testa. Una frase a cui ho pensato molto.
La pistola puntata alla tempia, continua a spingere, contro alla mia testa, come per incitarmi a fare un passo falso.
Ma devo provarci.
«Ha reso anche i miei ultimi giorni, un vero inferno».
Una frase, che ad estranei potrebbe sembrare un lamento, di una donna rapita, ma Matt capirà. Lo deve fare. Deve ricordarsi di quella conversazione.
Jhonathan mi volta verso di lui, afferrandomi il viso con la mano libera e stringendomi ancora le guance, dove i segni che mi ha lasciato fanno male.
«Mi hai stancato brutta puttana» punta la pistola, proprio in mezzo alla mia fronte e china il suo viso coperto verso il mio.
«Fallo!» lo incito, e noto i suoi occhi stupirsi alla mia folle richiesta. «Ti prego fallo, almeno così non avrai mai la tua vittoria».
La mano che mi stringe il mento, inizia a tremolare, non so se dal nervoso o se dalla paura, nel vedere il suo piano sgretolarsi davanti agli occhi.
«FALLO!» urlo ancora.
Lui impassibile, torna con la sua attenzione, verso Matthew, mettendomi questa volta, una mano sulla bocca, che mi impedisce di parlare, ma anche di respirare.
Incontro di nuovo gli occhi di Matt, e quello che vedo, mi fa rabbrividire e sussultare.
Sono spaventati e vuoti, come il suo viso, una maschera di gelo e paura.
Mi ha sentito. Ignoro il pensiero, mentre spero che abbia capito il mio doppio senso. Deglutisce, riacquistando, uno sguardo neutro e un sorriso strafottente.
Anche se so benissimo che dentro è distrutto, quanto me.
Apre la portiera dell'auto accanto a lui, e lancia i borsoni al suo interno. Per poi concentrare tutta l'attenzione su Jonathan.
«So chi sei...», mormora e sento quest'ultimo irrigidirsi dietro di me.
«Sei una persona che ha bisogno di rapire una donna, la mia donna per avere dei soldi che non gli appartengono» si avvicina, e Jonathan stringe di più la presa sulla mia bocca, sospirando profondamente.
«Uccidimi, sono qui, davanti a te, disarmato, quello che hai sempre voluto» le sue parole mi colpiscono, proprio in mezzo al cuore.
«Quindi uccidimi cugino, ma lascia stare mia moglie».
Ha capito. Sorrido sotto alla sua presa e mi godo lo stupore di Jonathan, che è stato smascherato.
In risposta, gli esce una risata nervosa, e non esita.
Puntando questa volta la pistola contro Matthew «cosa pensi che mi vieterà di prenderti i soldi e la tua donna, una volta ammazzato?!» mormora e scoppia a ridere per l'idiozia.
«Vuoi morire per una donna? Tieni salutala!» urla e mi lascia andare spingendomi con forza verso Matthew, che mi accoglie fra le sue braccia.
Sento il suo calore, il suo profumo e il suo cuore che batte frenetico contro il mio.
«Ero così preoccupato...ma ora sei qui...oddio Jennifer».
Sussurra stringendomi forte e baciandomi tra i capelli.
«Sei ferita...», mormora e mi rendo conto solo ora, che sto tremando e non dal freddo, ma dalla paura.
Non faccio in tempo a rispondergli o a sorridergli, che sento uno sparo.
Colta dal panico la mia mente è annebbiata e le mie orecchie sembrano essere come sott'acqua, per qualche istante.
Mi guardo, in cerca di ferite, in cerca del foro di proiettile.
Ma poi Matthew cade a terra con un tonfo e io mi ritrovo a gridare.
Urlo e piango, mentre mi chino su di lui.
«Matt no! Non morire ti prego» guardo il colpo alla schiena, che ha bucato la camicia nera e dal quale inizia ad uscire sangue.
E mi rendo immediatamente conto, che il colpo è arrivato dalle spalle di Matt. Non è stato Jonathan.
Alzo lo sguardo e rimango inorridita, a vedere una delle persone di cui più mi fidavo, con una pistola in mano. Non è stato Jonathan a sparare, è stato William.
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