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CAPITOLO 85

Minaccia

Matthew

Svegliarmi trovando la sala vuota e nessun poliziotto in giro, è stato strano, talmente tanto che mi sono messo a cercare in giro per vedere se erano andati da qualche altra parte della casa.

Ma non ho trovato assolutamente nessuno a parte una email sul telefono, nella quale ho dovuto mettere un pin per leggerla, che ho trovato nella tasca della giacca di ieri sera.

Come ci sia finito ieri un bigliettino nella mia tasca, senza che potessi accorgermene per me è un gigante mistero.

L'aspetto alle 7.00 al parcheggio dietro al locale di ieri sera, non si faccia seguire, non lo dica a nessuno.

Rileggo l'email, mentre mi guardo intorno nel grosso parcheggio dietro al locale di ieri sera. Mentre venivo qua, dopo essere scappato dalla vedetta di William, non ho fatto altro che guardare lo specchietto retrovisore, con l'ansia che mi stringeva la gola.

In più la mancanza di sonno non fa altro che amplificare le mie paranoie. Non ho fatto altro che a pensare a Gale.

Dopo tutto quello che abbiamo passato insieme, la nostra amicizia, il nostro rapporto...davvero c'entra qualcosa con tutto questo?

Non posso negare che quella sparizione dei suoi soldi ha acceso diverse luci nella mia testa, come quelle di un albero di Natale.

Però mentre una grande parte di me dubita che lui c'entri qualcosa, c'è quella mia piccola parte, che come un serpente continua a sussurrarmi che lui mi ha tradito, che lui ha Jennifer, che lui gli ha fatto del male.

No, non posso incolparlo senza altre prove.

Mentre mi guardo intorno un furgoncino bianco accende i motori a qualche metro da me e degli abbaglianti mi accecano per qualche attimo. Eccolo.

Scendo dall'auto lo raggiungo mentre la portiera scorrevole si apre, rivelando il detective e un altro agente, seduti davanti a una console, con schermi, luci e computer.

Non pensavo che esistessero, queste vedette mobili, le ho sempre viste nei film. Eppure mi devo ricredere.

Mi fanno entrare e sedere nell'angusto spazio, mentre l'agente si mette le delle cuffie, concentrando l'attenzione su due schermi, dove sembra che vengano riprodotti dei video sorveglianza.

«Signor Dallas, grazie per averci raggiunto e le chiedo scusa per il modo, ma come avrà notato stamattina, abbiamo sgombrato il suo salotto, tutti dovranno pensare che lei ha deciso di non richiedere l'aiuto della polizia», m'informa, confermando i miei sospetti.

«Faremo credere a tutti che lei andrà da solo all'incontro in metro, ma abbiamo pensato di mettere un rilevatore GPS addosso a lei» m'informa per poi passarmi un foglio su un portadocumenti con una penna.

Leggo che è una liberatoria, ma non mi soffermo e continuo a guardare il detective.

«Ma sospettiamo che la controlleranno o che comunque avranno qualche apparecchio per captare la frequenza, perciò glielo inseriremo sotto pelle» m'informa per poi soffermarsi a guardare la mia espressione, cercando di capire quanto sono disposto a spingermi.

Annuisco, anche se l'idea non mi fa impazzire. Ma ho capito, in questi giorni devastanti, che farei di tutto per quella donna fantastica, che mi ha rubato il cuore.

Annuisce a sua volta e continua con la sua spiegazione mentre mi indica di firmare la liberatoria. «Sarà una cosa molto poco invasiva, e non richiederà alcun punto, sarà la parte più facile del piano».

Dopo un'ora di colloquio e una puntura abbastanza dolorosa al braccio, abbiamo stabilito un piano accurato, mettendo in conto qualsiasi mossa, i rapinatori possano fare. Sembra un piano suicida, ma sono certo che funzionerà. L'importante è trovare Jennifer, al resto ci penseranno loro. «Grazie detective, spero solo che il piano funzioni» lui mi stringe la mano e annuisce «funzionerà».

Arrivato a casa William viene verso di me, mentre da lontano vedo un Gale, piegato sul computer, e stringo i pugni, cercando di controllarmi. Non posso ora.

«Tutto bene signore? È sparito stamattina, mi sono preoccupato» annuisco, sviando il suo sguardo.

«Avevo bisogno di aria e poi ho provato a contattare di nuovo Frederick, ma sembra sparito nel nulla» rispondo mentendo.

So che mi posso fidare di William, ma meno persone sanno, meglio è.

«Ha già deciso come affrontare l'incontro? Io voglio accompagnarla, ha bisogno di qualcuno che le copre le spalle, non posso farla andare da solo» mormora e nella sua voce riesco a sentire il suo senso di colpo e di preoccupazione.

So che si sente in colpa per quello che è successo, e so che in parte è vero, ma sono così orgoglioso da non dirgli che in realtà è tutta colpa mia.

Ma come suggerito dalla polizia, un'ora fa, mento. Irrigidendo tutti i miei muscoli facciali, per mantenere un'espressione più neutra possibile.

«Non ci sarà nessun sotterfugio, ho paura per Jennifer, potrebbero realmente ucciderla, perciò darò quei soldi, senza fare nulla di avventato e senza l'aiuto della polizia, anche se me l'hanno fortemente sconsigliato, ma non posso rischiare la vita di Jenny».

«Cosa hai fatto?» la voce di Gale arriva alle mie spalle, facendomi sussultare.

«Hai sentito bene, ho chiesto alla polizia di lasciare il caso, andrò con tutti i soldi per aumentare la probabilità di riportarla a casa viva» mormoro, mentre lui mi guarda come se fossi impazzito.

«Quindi tu vuoi andare disarmato, da un trio o più di probabilmente soldati esperti ad uccidere da solo? Senza alcuna protezione? Senza armi? Ti uccideranno Matt!» sbraita sconvolto.

Passandosi una mano tra i capelli, evidentemente stanco ma allo stesso tempo furibondo.

«Io vengo con te» mi avvisa, fissando i suoi occhi scuri nei miei, con la sua cicatrice che sembra quasi fremere sotto alla vena nervosa della fronte.

«No» mormoro, con tono che non ammette remore, con il quale porto a termine un accordo, freddo ma deciso.

«Stai scherzando Matt? Io sono addestrato, so usare un'arma se necessario, tu no. Hai bisogno di me!» urla adirato dal mio comportamento, mentre cerco di carpire dal suo viso qualche cenno di tradimento, un suo passo falso, che di sicuro non vedrò.

Come ha detto lui, ha un addestramento, e non uno qualunque, è una macchina da guerra. Sa combattere, sa usare qualunque arma e sa mentire.

Ragiono, mentre la mia mente tira fuori sprazzi di momenti che abbiamo passato insieme, mettendo in dubbio ogni secondo. E se fosse stato un piano sin dall'inizio? Se il nostro incontro fortuito non fosse stato affatto accidentale? Se...

No non è possibile.

«Non ho bisogno di nessuno dei due» sussurro indicando entrambi gli uomini davanti a me.

«Ho deciso di andare da solo, e sarà quello che farò e non ammetto obbiezioni, è una mia scelta, rispettatela».

Gale scuote la testa e indietreggia sconvolto «amico non so cosa ti prende, ma ti farai ammazzare, e io non lo permetterò. Non so che razza di piano hai mente ma è un piano suicida» sussurra e mentre fa per andarsene, la mia parte irrazionale prende il sopravvento.

«E tu che piano hai in mente Gale? C'è qualcosa che vuoi dirmi?».

Lui si volta verso di me con sguardo vacuo, e ritorna su i miei passi fino ad arrivare a fronteggiarmi, occhi negli occhi.

«A differenza tua amico, io non ho niente da nascondere, quando avrai rimesso la testa a posto, io sono pronto a parlare, ma fino ad allora se vuoi morire, non prenderò parte a questo tuo piano, e non ti sosterrò» e poi esce dalla stanza, con passi pesanti, che spariscono dietro alla porta d'ingresso sbattuta.

Guardo un'ultima volta William, fermo e impassibile davanti a me, e sto per voltargli le spalle, quando mi richiama.

«Prima volevo anche avvisarla che di là c'è il suo amico Chad Miller» mi annuncia e senza esitare attraverso il corridoio, per entrare in salotto, e lo individuo davanti al tavolo, che sta guardando il primo video di Jennifer. Chi diavolo glielo ha dato? Lo raggiungo e chiudo lo schermo, troppo tardi.

«Chad, non farti del male», lui annuisce, e si passa le mani tremanti fra i capelli.

«Non posso crederci, non posso credere che una cosa del genere sia successa a lei» sospira, mettendosi il viso fra le mani.

«Lei è troppo buona Matt, non se lo merita, la paura nei suoi occhi...».

Sussulta e vedo il suo viso contorcersi pronto a piangere.

Ma lo abbraccio forte e gli do una pacca sulla spalla, cercando di confortare il mio vecchio amico. Il mio primo vero amico.

«Domani vado a prenderla Chad, ti prometto che la porterò a casa» sussurro, cercando di essere convincente con la voce.

Anche se ormai non ho più sicurezza in nulla.

Il mio mondo ormai è distrutto, una desolazione di macerie e polvere e non ho più appigli o pareti con cui difendermi.

Non ho più nulla.

Lui mi guarda, mentre una sola lacrima gli cola sul viso, scomparendo sotto alla mandibola.

«Mio padre sta morendo» sussurra incerto, come se non credesse alle sue parole. Come se fossero così estranee a lui, da non riuscirle a dire.

«Se Jennifer non potrà salutarlo» chiude gli occhi, come se non volesse nemmeno approfondire quel pensiero, mentre un'altra tonnellata di sensi di colpa cadono sul mio petto, affaticando il mio povero cuore.

«Non voglio due funerali Matt».

Ed ecco l'ennesima coltellata, quella che fa più male. Che mi ricorda che tutto potrebbe andare a puttane. Che lei potrebbe morire a causa mia. Che io morirò con lei.

Ma anche se riuscissi a salvarla, Jennifer soffrirà, lo so già, e solo il pensiero di provocargli altro dolore, mi dilania.

Ma domani la riporterò a casa, fosse l'ultima cosa che faccio.

«Portala a casa», sussurra per poi uscire dalla stanza.

Entro nel mio ufficio e mi sdraio sul divano, dove ho dormito stanotte, o quasi. L'idea di tornare in quella camera senza di lei, mi provoca un brivido freddo lungo alla colonna vertebrale che m'impedisce di respirare. Ho preso solo il suo cuscino, dove il suo profumo è ancora impregnato nel tessuto, ma è solo una dolce carezza, mentre intorno a me è in atto una guerra. Dolce ma amara.

Qualcuno che bussa alla porta attira la mia attenzione, e quando do il permesso, trovo Joyce che mi viene incontro. Il suo viso sciupato e le occhiaie nere, mi dicono che anche lei ha problemi a dormire.

«È arrivata una busta, indirizzata a lei, senza francobollo o mittente, era nella buca delle lettere» mi avvisa Joyce, porgendomela.

La apro con mani tremanti, e per poco non la faccio cadere per terra, nel vedere il contenuto. Una foto.
Ma non una normale foto. In questa c'è Jennifer, sdraiata su un letto, ma è legata, con dello scotch sulla bocca. Giro la polaroid, e leggo sul retro:

Hai visto cosa gli èsuccesso, per essere scappata? Il piano è cambiato, gli succederà di peggio senon vieni entro le 10:00 al lago Saranack, con tutti i soldi... Niente scherzi,niente polizia o invece dello scotch avrà un cuscino sulla bocca.

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