CAPITOLO 61
Un punto di non ritorno
Jennifer
«Sicuri che non vi do disturbo?» chiedo guardando Tess e Michael dal divano, mentre loro mi osservano come se da un momento all'altro, dovessi rompermi in mille pezzi.
Mentre dentro di me sto morendo dalla vergogna. Non m'immaginavo questo mentre preparavo il borsone.
Tess c'è sempre stata, e ogni volta potevo contare su di lei, senza vergognarmi, come io ci sono stata sempre per lei. E allora perché mi sembra così strano?
Forse perché questa è la casa di Micheal, e lui è qui con noi, e il suo sguardo preoccupato, mi fa sentire piccola e fragile.
«Certo che no» risponde Micheal sorridendomi, forse per alleggerire quella strana situazione.
Ormai lo conosco da anni, ma non è mai scattata una certa affinità tra di noi, ma ora il suo sorriso mi rassicura e mi fa sentire la benvenuta.
Lo ringrazio e finalmente da quando sono entrata mi prendo un attimo per guardarmi intorno.
L'appartamento di Micheal si trova in uno di quei palazzi residenziali, verso gli ultimi piani, e sebbene si tratti di un trilocale è molto grande e luminoso. Come il salotto in cui mi trovo. Grosse vetrate, da cui riesco a notare anche un balcone all'esterno, pareti di un grigio tortora con dettagli in bianco mi circondano insieme a dei quadri appesi, e molte piante, anche se quest'ultime credo l'abbia portate Tess.
Tess lo spintona per poi venire verso di me «ora lasciaci sole, dobbiamo sparlare degli uomini, gli esseri inutili che dominano questa terra insieme a noi», mormora lei, con una tale serietà che non riesco a trattenermi e scoppio a ridere, mentre lui la guarda offeso.
«Oh ma tranne te tesoro. Tu sei perfetto», si affretta a correggersi. Lui scuote la testa e sospira rumorosamente per poi sorriderci «vi preparo due cioccolate calde?» chiede con voce dolce.
Tess si alza e gli deposita un dolce bacio sulle labbra per poi strofinare il naso con il suo.
Ignoro la stretta al cuore, e inizio a stropicciare la maglietta con le dita, completamente imbarazzata.
«Ecco perché sei magnifico» gli dice lei, per poi dargli una sculacciata sul sedere mentre lui sparisce in cucina.
Lei ritorna da me e mi prende le mani fra le sue, trasmettendomi il suo calore.
«Allora mi dici cosa è successo? Mi sembrava che andasse tutto bene con Matt» sospiro profondamente e mi butto contro il cuscino del divano, e lei fa lo stesso.
«Infatti, ma era solo un bel sogno Tess...un bellissimo sogno dal quale non volevo svegliarmi», mormoro con ancora il nodo alla gola, pronto a sciogliersi in un pianto isterico.
Lei scuote la testa e sbuffa «era troppo perfetto, per essere anche un buon compagno».
Prende un cuscino e me lo posa sulle gambe «abbraccialo», mi ordina e io la guardo stranita, ma faccio ciò che mi dice.
«È una tecnica che usano certi strizzacervelli per far trovare un posto sicuro al paziente, ora raccontami tutto!».
Trattengo una risata e prendo un bel respiro, passandomi le mani sotto agli occhi, togliendomi le ultime lacrime che sono scese per lui. Non ne scenderanno più a causa sua, perché questo è certo, io non mi struggerò per lui, non mi arrenderò a lui, e non tornerò mai fra le sue braccia. Certo...certo.
Gli racconto della festa, di Elise, di Aiden, delle sue parole e di come mi hanno ferito. Per ultimo gli confido la reazione di Matt. Del fatto che gli ho confidato il mio amore, e che di sicuro lui non ricambierà mai.
Lei annuisce, e per tutto il tempo non parla. Ascolta e sorseggia la sua cioccolata, per poi alla fine prendermi la mano e guardarmi intensamente negli occhi.
«Tesoro, lui è pazzo di te, è innamorato, come fai a non capirlo?» ammette ovvia lei, e così convinta, come se mi stesse dicendo che il cielo è azzurro e che la terra ruota intorno al sole.
Scuoto la testa e ignoro il suo sorriso smagliante «no Tess, hai sentito cosa ti ho detto? Lui vuole solo fare sesso con me, sin dal principio voleva solo sesso e io da stupida gli ho donato di nuovo il mio corpo, insieme al mio cuore», sospiro rumorosamente e tuffo la testa nel cuscino, soffocando un lamento. Forse quegli psicologici hanno ragione, penso mentre lo stritolo, stropicciando tutta la stoffa.
L'idea che lui mi possa amare mi sembra così irrealistica anche solo da pensare.
«Tess, una persona che ti ama, te lo dice in faccia, non continua a scoparti, con la speranza che l'altra persona lo capisca», mormoro ma lei sbuffa e alza gli occhi al cielo.
«Forse perché non sa come si ama Jen! Non ha mia avuto una relazione, e tu sei la sua eccezione...pensaci, i suoi genitori l'hanno abbandonato, non c'erano mai, l'unico a stargli vicino era un vecchio zio...non sa cosa vuol dire amare».
Sorseggio la bevanda calda e mi godo il gusto dolce, in completo contrasto con le sue parole amare.
«Quello succede solo nei film e nei libri Tess! Questa è la realtà...e lui non mi ama, ama solo il fatto di possedermi», alza gli occhi al cielo e mi butta un altro cuscino, che aveva dietro alla sua schiena, direttamente sul mio viso.
«Mi hai detto tu stessa, che ti ha portato in uno chalet in montagna e che si è preso cura di te, ti ha...» sbuffo e interrompo il suo discorso.
«Sì per fare sesso, credo che abbia fatto anche la danza della pioggia quel giorno, per potermi vedere nuda...quella maledetta pioggia», mormoro sconcertata.
Lei scoppia a ridere «stai veramente dando la colpa alla pioggia?» domanda sconcertata, ma con sarcasmo.
Gli faccio la linguaccia e abbasso lo sguardo «e comunque non mi sembra che nei giorni che sono susseguiti tu ti sia lamentata di lui, è perfetto, hai detto un giorno». La maledetta voce della verità.
Sbuffo e gli lancio un'occhiataccia.
«Io lo amo Tess, lui invece non prova nulla per me, è questo il problema», mormoro e sento il magone alla gola stringersi ancora di più, e delle lacrime che pensavo fossero finite, scendono lungo alle mie guance, per poi sparire nella mia maglietta.
Lei mi abbraccia e io ricambio, mentre l'anello che mi ha dato sembra bruciare intorno al mio dito, come se volesse ricordarmi di lui. L'ha fatto solo per apparenza, per la nostra finta o perché ci tiene a me?
L'ho visto e ho pensato a te. O almeno così mi ha detto.
Dovrei toglierlo, ma è così fantastico, lascia quasi senza parole. Non posso, anzi non voglio toglierlo.
«Sono sicura che un giorno ti dirà anche lui queste parole...e quello che è successo oggi è stata solo una scenata di gelosia piccola», non faccio in tempo a ribattere, che la voce di Micheal raggiunge le nostre orecchie.
«Signore, la cena è pronta», urla dall'altra parte della casa.
Io guardo la mia amica sorpresa e sorrido «sa anche cucinare?» gli chiedo.
Lei annuisce e si china su di me «sta frequentando un corso di cucina, dice che mi vuole viziare» scoppio a ridere e mi alzo seguita da lei.
«Sei una donna fortunata» la informo, per poi dargli una spinta con l'anca. «Parla la milionaria» farfuglia con voce sarcastica, mentre rido e la seguo verso la cucina.
Matthew
Guardo il posto vuoto accanto a me e sospiro. Se ne è andata da solo qualche ora, ma già sento la sua mancanza. E questa cosa è ridicola giusto? Com'è possibile?
Spingo il piatto via da me e chiedo scusa a Joyce, per poi andare verso al mio studio.
Ormai anche questa casa sembra triste senza di lei, a quest'ora sarebbe sul divano, con i capelli sciolti a leggere un libro o a guardare un film, oppure nel nostro letto a godere, mentre la faccio mia, ascoltando i suoi gemiti e riempiendo la sua pelle di baci e morsi.
Stringo i denti e tiro un pugno contro allo stipite di legno. Ignoro il dolore, che subito mi percorre il braccio, finendo con una scarica elettrica al gomito.
Dannazione a me! Avrei potuto trattenerla, prenderla in braccio e chiuderla in una stanza, finché non avesse cambiato idea. O più semplicemente potevo dirgli quello che voleva sentirsi dire, quello che i suoi occhi mi chiedevano in silenzio, ma che il mio cuore, non è pronto a dire.
So che era gelosia quella sensazione che oggi mi percorreva il corpo. Nel vederla correre dietro a quell'uomo, nel notare le sue lacrime per lui, e i suoi sentimenti ancora vividi negli occhi. L'idea che prova ancora qualcosa per lui, mia manda ancora adesso in collera, ma come posso essere geloso di qualcosa che non è mio, e che mai lo è stato?
Scuoto la testa passandomi le mani fra i capelli, forse è meglio così, io non sono fatto per storie romantiche e per avere una moglie...eppure l'idea di averla persa per sempre, mi provoca un vuoto al cuore, troppo doloroso. Nella mia mente c'è solo lei, i suoi capelli lunghi e bruni, i suoi occhi nocciola e quella maledetta bocca, che solo al pensiero il mio battito cardiaco aumenta.
Devo solo dimenticarmi di lei, passare il resto dell'anno come se fossimo due semplici coinquilini, dividerci alla fine dell'anno, e passare il resto della vita a dimenticarla, anche se ora l'idea mi sembra impossibile.
Però posso riuscirci giusto? Improbabile.
Inizio a lavorare, ma più i documenti passano sotto ai miei occhi, più il mio sguardo è attratto dal cellulare, a pochi centimetri da me. La voglia di chiamarla e sentire la sua voce calda, è tanta.
Ma è altrettanta la paura di essere rifiutato ancora da lei.
Cerco di trovare almeno un valido motivo per non farlo, ma alla fine cedo e gli scrivo un messaggio.
Un semplice "ciao" che subito mi pento di aver inviato.
Passa un'ora e sono tentato di prendere le chiavi della macchina per andare da lei e per riportarla qui, quando il cellulare vibra di fianco a me, e mi affretto a leggerla:
Da: Jenny
Ciao
Susseguito da un:
Posso chiamarti?
Okay, questo non me lo aspettavo. E ora cosa faccio? Ovviamente parlaci idiota!
Da: Matthew
Certo.
Il telefono squilla e vibra tra le mia mani e non esito a rispondere, schiacciando l'icona verde.
«Ehi», mormoro, pentendomene immediatamente. "Ehi" davvero? Non avevi altro da dire?
Chiudo gli occhi strofinandomi il pollice e l'indice sulle palpebre, per poi stringermi la base del naso.
«Matt, ti disturbo?» chiede e la sua voce mi strazia come un miagolio di un gattino sotto la pioggia. Ma che diavolo mi succede?!
Ha pianto, e lo sento. Ed è tutta colpa mia.
«No Jenny, come stai?» gli domando, anche se lo so benissimo.
«Ho ragionato sulla giornata di oggi e siamo stati degli idioti, entrambi. È stata la nostra prima vera litigata e abbiamo reagito nel modo più ridicolo, non credi?» chiede ma non mi lascia nemmeno rispondere, che continua a parlare.
«Però questa situazione mi ha fatto ragionare sulla nostra situazione, ho riflettuto attentamente, e dovremmo stare lontani per un po' e terminare qualsiasi nostra interazione fino alla fine dell'anno, poi ognuno andrà per la sua strada».
COSA?! Non l'ha detto davvero giusto? Mi sto immaginando tutto, devo essere in un incubo. Eppure anche se mi lascio un pizzicotto sul braccio, mi ritrovo sempre qui, seduto alla mia scrivania, con le parole di Jennifer che ancora aleggiano nella stanza, come una nube tossica, che ha già mietuto una vittima.
«Jennifer, dovremmo parlarne faccia a faccia, dormiamoci su, sono sicuro che domani avremo le idee più chiare entrambi», che patetica idea, sono ridicolo.
«Credo di avere le idee già chiare Matt, ma ne riparleremo, ora ti devo lasciare, notte», mormora e poi sento il suono che mi annuncia la fine della chiamata. Mi sto pentendo di avergli scritto, se lo avessi fatto domani, forse sarebbe andata diversamente.
Ma mi sembrava molto decisa, anche se la sua voce tremante mi mandava altre vibrazioni.
Dovrei prendere il mio esempio, chiudere gli occhi e dormire, e pensarci domani mattina, ma qualcosa mi dice che non ci riuscirò.
Le sue parole ormai circondano ogni mio pensiero normale, ripetendosi nelle mie orecchie come un vecchio disco rotto.
Se non avessi fatto lo stronzo oggi, e l'avessi ascoltata senza alcun pregiudizio, forse ora sarebbe nel letto accanto a me. Con il naso nei suoi capelli e le mia mani sul suo corpo caldo e liscio, mentre lei mi avrebbe stretto fra le sue braccia, come un koala stringe il suo albero. Niente di più bello.
E il mio cuore ora sarebbe intero e non vuoto e grigio.
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