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CAPITOLO 56

La punizione? pt.2

Jennifer 

«Chiudi gli occhi» dice, senza remore e con tono fermo.

Scuoto la testa facendogli scattare la mascella.

«Perché non mi dai mai ascolto?» chiede con tono quasi disperato. Quanto mi piace.

«Mi sono persa qualcosa? Perché dovrei farlo?» gli chiedo per poi lasciargli un buffetto sulla guancia. Si stringe ancora di più a me, affondando nelle mie gambe.

«Chiudi gli occhi Jennifer e smettila di sfidarmi, non sei in condizione di farlo» mi rammenta, ricordandomi la mia posizione.

Sbuffo sono sonoramente, lanciandogli un'occhiataccia, prima di accontentarlo. «Il solito prepotente», borbotto e anche con gli occhi chiusi mi sembra di sentire il suo sorriso scaldarmi la pelle.

Sento qualcosa calare sul mio viso, all'altezza degli occhi, e non ci metto molto a capire che si tratta della sua cravatta, sia per la graffiante stoffa, sia per il suo profumo che ora sembra appiccicato sulla mia pelle.

«E ora cosa vuoi farmi? Oltre che a privarmi di vedere il tuo sguardo serio?» gli chiedo, incapace di vederlo. Ma ogni cellula del mio corpo lo sente, lo vede e lo accetta.

«Cos'è una tua perversione, signor Dallas?» lo rimbecco, sperando di provocarlo.

«La tua lingua lunga» sussurra e poi sento le sue labbra morbide cadere sulle mie, dolci ma possessive. Cazzo, non sono io che gli faccio perdere la ragione, è proprio il contrario.

«Hai detto che mi aspettavano delle conseguenze, se sono queste, mi piacciono» commento, cercando nell'oscurità di nuovo la sua bocca, che non trovo.

«Questo è solo l'inizio, tesoro...a proposito, siamo arrivati».

Mi fa scendere dall'auto, con l'aria fredda che mi spettina i capelli e che mi entra nelle ossa. «Ora ti prendo in braccio, non spaventarti» mi avvisa e poi sento un suo braccio infilarsi sotto alle mie gambe, mentre l'altro si posa sulla mia schiena.

«Sono curiosa...posso togliermi questa benda?» gli chiedo lamentosa. Il suo petto sussulta colto da una risatina beffarda, in una risposta. Non mi lascerà quello che voglio, non ora.

Cerco di capire cosa mi circonda. Ma oltre al freddo e all'aria intorno a me, sento solo un rumore in sottofondo come di un ronzio perpetuo. Dove mi ha portato?

Lo sento salire delle scale, almeno una ventina, stando attento ad avere una presa salda e sicura su di me.

Poi l'atmosfera cambia, l'aria si fa più calda e accogliente, riscaldandomi all'istante, come una dolce coperta calda. Mi sistemo meglio tra le sue braccia e sento la sua bocca sfiorarmi la fronte, in un bacio dolce, prima di farmi sedere su una poltrona comoda, in cui mi sembra quasi di sprofondare.

Sussulto colta dalla differenza e rimango immobile, pronta a sentire tutto con i miei sensi rimasti.

Sento la pelle della poltrona sulla mia pelle, fredda e appiccicosa. Sento un profumo di disinfettante misto a brioche appena sfornate.

Sento confusione intorno a me, come di persone che si muovono e il continuo ronzio che non riesco a riconoscere.

Sento ancora il sapore della bocca di Matthew nella mia.

Qualcosa mi cala sulle orecchie e la voce di Labrinth in Mount Everest entra nelle mie orecchie, per poi percorrere tutto il mio corpo.

«Matt?» lo richiamo, ma anche se mi ha risposto non riesco a sentirlo, la musica è talmente alta che mi impedisce persino di pensare. Che sta succedendo? Perché uno strano brivido freddo che parte dal coccige per poi attraversarmi tutta la colonna vertebrale.

Come se il mio corpo avesse già capito qualcosa, e io ancora non ci sono arrivata.

«Ora mi stai spaventando», ammetto, afferrando il poggia braccio con le mie unghie, sentendo il tessuto sottomettersi a me.

Delle mani risalgono lungo le mie gambe, in delle dolci carezze, per poi perdersi sotto al mio vestito, lungo le mie cosce.

«Matt...» sussurro ma è quasi una supplica. Non so cosa sta facendo, ma qualcosa in me vuole di più.

Sento le mutandine scendere lungo le mie gambe arrotolandosi ai miei piedi, per poi essere sfilate.

L'improvviso le sue mani mi spostano verso di lui, facendomi restare in bilico sul cuscino, prima di sentire la sua lingua su di me.

Mi assaggia, mi accarezza, mi possiede, solo con un semplice movimento.

Dei gemiti incontrollati escono dalla mia bocca senza che possa controllarlo, mentre il pavimento trema sotto ai miei piedi. Trema?

«Matt...che cazzo succede?».

Ma lui non mi risponde e continua la sua lunga e indicibile tortura a cui non riesco a sottrarmi, nemmeno se il mio stomaco mi sta avvisando che c'è davvero qualcosa che non va.

Che sono in pericolo, e che devo destarmi da questo piacere.

Ma mi risulta impossibile.

Poi il vuoto allo stomaco sembra farsi sempre più grande, e mi sembra di essere nel vuoto. Oh merda.

Tutto il mio corpo s'irrigidisce, anche se lui sembra provar in ogni modo a farmi sciogliere.

«Matt, ti prego dimmi che non siamo su un fottuto aereo o potrei dare di matto» mormoro, ma lui non smette di confondermi le idee, come un veleno che entra in circolo nel sangue, uccidendo tutti i miei neuroni.

Mentre tutto nella mia mente acquista un senso, come un puzzle in cui ogni pezzo prende il posto che gli spetta di diritto.

Il suo mistero, la benda, le cuffie e questo suo giochetto con la mia parte più intima. Era tutto un piano ben studiato e io ci sono cascata in pieno.

Sento un dito entrare dentro di me, per poi essere accompagnato da un secondo e la mia mente sembra dividersi. Quella che vorrebbe impazzire, e quella che è annebbiata dal piacere, che con la sua densità sembra coprire la mia parte razionale.

Sento l'orgasmo partire dal suo contatto, per poi propagarsi in tutto il mio corpo, troppo veloce per poterlo controllare, troppo impetuoso per poter prevedere il cataclisma che si staglierà contro di me.

Metto una mano davanti alla bocca, per contenere i gemiti che escono dalla mia bocca, anche se non posso sentirli, mentre Sharks degli Imagine Dragons inonda il mio cervello.

Rimango inerme per qualche istante, subendo l'indolenzimento piacevele a tutti i muscoli. E con la mente ancora un sobbuglio come se qualcuno si fosse divertito a mischiare e a stravolgere ogni mia emozione e scelta.
Ma poi sento le sue mani che mi tolgono le cuffie e un suono ovattato e vibrante risveglia i miei sensi, confermando le mie più mastodontiche paure.

«Ma dico sei impazzito?» chiedo e con le mani raggiungo la cravatta legata intorno alla testa e la sfilo, sbattendo diverse volte le palpebre prima di abituarmi alla luce che entra dagli oblò intorno a noi. Davanti a me c'è lui, in ginocchio, con la sua solito espressione beffarda sul viso.

Sono su un aereo, un vero aereo che è già in volo. Cazzo.

Lo afferro per le spalle e lo scuoto «dimmi che è una simulazione e che non mi hai fatto questo...di nuovo» gli chiedo con la paura che sembra riempiere ogni mia vocale e consonante.

«Di cosa parli cara?» mi chiede, con tono sardonico.

Stronzo.

Afferro la sua camicia e lo attiro a me facendo scontrare i nostri nasi.

«Questo è assurdo Matt, tu non puoi fare così! Pensare che io dimentichi e che non abbia più paura. La tua lingua non è magica» lo rimbecco «e questa non è una punizione equa, il mio era uno scherzo innocente e tu mi fai questo?!».

Sto urlando, ma non me ne frega nulla, quello che ha fatto è imperdonabile.

«Forse la mia lingua è davvero magica, visto che è da minuti che ti lamenti, senza attacchi di panico e senza iniziare a non respirare» osserva per poi baciarmi, lasciandomi il mio sapore sulle labbra.

È vero, non sto andando in iperventilazione e non sento il panico attanagliarmi lo stomaco. Sì ho la nausea e sono incazzata nera, ma sto bene, per ora.

«Lo programmo da un po' e non te l'ho detto, perché la tua super mente analitica, ci avrebbe pensato troppo, frenandoti, invece così non hai avuto il tempo di analizzare la situazione e di sottrarti».

Non pensavo che avrebbe preso la mia battuta sul diventare il mio dottore personale, così alla lettera.

Ma forse lui è la scossa di qui avevo così bisogno. La spinta per uscire dalla mia paura.

Faccio per voltare lo sguardo ma le sue mani mi voltano di nuovo la testa verso di sé.

«Non sei pronta a guardare fuori, forse la prossima volta, occhi nei miei» mi ordina, per poi sedersi nella poltrona davanti alla mia.

Ha pensato a tutto, a me, a quello che mi farà star meglio, come se per lui non fosse un peso ma quasi un suo dovere. Come se stesse aiutando la sua vera donna, la sua vera moglie a superare l'enorme ostacolo che si trova davanti. Senza chiedere nulla in cambio.

Una lacrima scende lungo la mia guancia, silenziosa e pungente, per poi scorrere sul mio collo.

«Stai bene?» mi chiede apprensivo, notando il mio silenzio e chinandosi su di me, per lasciarmi una dolce carezza sulla coscia.

Con gambe tremanti mi avvicino a lui, che mi accoglie tra le sue braccia stringendomi forte. Affondo il viso nel suo collo e respiro profondamente prima di lasciargli un dolce bacio.

«Grazie», mormoro.

E quando la sua bocca si posa sulla mia in un dolce bacio, la presa possente di una mano invisibile sul mio cuore, sembra allentarsi lentamente, facendomi tornare a respirare normalmente.

Sono su un areo. Sono su un areo. Su un dannato uccello gigante, in ferro, che vola. Ma va tutto bene. Deve andare bene.

«Almeno puoi dirmi quando scenderemo, e dove?» gli chiedo e lui sorride stringendomi di più a sé.

«Visto che è la tua prima volta, ho deciso una meta molto vicina, volevo optare per le Bahamas o per Miami ma troppo lontane, perciò ho scelto il Maryland» ammette convinto. Ridacchio contro al suo petto e scuoto la testa.

«Il Maryland?» domando sarcastica e lui in risposta mi morde il lobo dell'orecchio destro. Ridacchio e mi allontano, incontrando di nuovo i suoi occhi.

«Esatto, e ti subirai tutto l'itinerario che ho preparato» minaccia per poi ridacchiare, mentre mi stringo a lui, come se fosse il mio universo, e l'unico centro di gravità, che riesce a tenere insieme i pezzi del mio caos.

«E comunque dove hai trovato la mia playlist?» gli chiedo e lui scuote la testa «non rivelerò mai i miei informatori». Qualcosa mi dice che in tutto questo c'è lo zampino di Tess.

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