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CAPITOLO 21

Capodanno pt.2

Matthew

Quando William sosta davanti alla Dallas Tower, mi volto, godendomi l'espressione di confusione sul volto di Jennifer, mentre l'aiuto a scendere. La sua mano si aggrappa alla mia e il suo tacco provoca un rumore sordo sul marciapiede di pietra.

La notte giovane di New York si fa sentire intorno a noi. Centinaia di persone ridono e parlano, mentre con passo svelto camminano, ignorandoci. Le auto provocano un rumore bianco di motori, se non fosse per i clacson che interrompono quel suono stonandolo e creando il caos.

«Davvero? Anche a capodanno vuoi lavorare?» chiede sbalordita da questa idea, senza smettere di osservare il palazzo, ancora inglobata nell'abitacolo dell'auto.

«Puoi smetterla di fare domande e seguirmi?» gli chiedo tirandola verso di me, ma lei rimane imputata con i piedi, impedendomi di avanzare.

«Non mi muovo di qui finché non mi dici che intenzioni hai, se è un tuo perverso modo per festeggiare, io non ci sto», si lamenta come una bambina, manca solo che si metta a battere i piedi per terra.

«Ora tu mi seguirai senza farmi domande, o giuro che ti prendo con le cattive e ti porto io», la minaccio assottigliando lo sguardo sul suo. Guardo distrattamente l'orologio e trattengo una smorfia. Certo non partirà senza di noi, ma mi ha raccomandato di essere in orario per una volta, cosa che non sta accadendo, per colpa di una piccola bisbetica con due occhi color cioccolato.

Lei toglie la mano dalla mia presa e con due passi mi sovrasta, afferrando la mia cravatta nera nelle sue mani, dalle unghie smaltate di rosso.

«Non oseresti mai» sibila con le sue morbide labbra lucide, che come un dannato frutto proibito, sembrano chiamarmi, pregando di essere baciate, leccate e morse.

Mi chino su di lei, accorciando sempre di più la distanza che ci divide. «Pensi che alcune persone possano fermarmi? Oh ragazzina non mi sfidare, quindi ora mi seguirai», ribatto, alterato dal suo comportamento.

I suoi occhi s'infiammano cercando probabilmente in qualche modo di bruciarmi, mentre la sua mano stringe ancora di più la sua presa, costringendomi a chinarmi per non soffocare.

Per i passanti probabilmente sembrerà un dolce abbraccio tra due amanti, quando in realtà è una stretta quasi letale in una situazione altrettanto pericolosa. Come un serpente mi stringe, avvolgendosi intorno a me, e facendomi mancare il respiro.

«Stai bleffando, "tesoro"» rimarca lei, facendomi perdere finalmente la pazienza.

«Quando mi urlerai contro, ricorda che l'hai voluto tu!» esclamo e in pochi secondi riesco a liberarmi dalla sua presa per afferrarla da sotto le cosce, mentre con l'altro braccio le tengo saldamente la schiena.

«Grazie William ci vediamo domani», mormoro per poi allontanarmi dall'auto, con in braccio Jennifer, che come mi aspettavo, inizia a contorcersi tra le mie mani.

«Tu perfido tiranno, mettimi subito giù, o giuro che mi metto ad urlare» mi minaccia infossandosi sempre di più tra le mie braccia.

«Ti sfido».

Sta di fatto che come immaginavo all'improvviso si ammutolisce, consentendomi di trasportarla attraverso alla hall deserta, ma senza troppa facilità. Le sue gambe continuano a muoversi, e il suo corpo si muove troppo sinuoso tra le mani, come un pesce fuori dall'acqua.

«Matthew!» mi richiama, e i suoi occhi arrabbiati trovano i miei.

«Mettimi subito giù!». Sebbene non stia urlando, riesco a sentire tutte le sue intonazioni alterate nella mia mente, mentre il suo corpo si struscia contro al mio. Le mie mani affondano nella pelle nuda delle sue cosce, assaggiando quel momento di libertà. Il calore che emana sebbene il freddo, la sua morbidezza, per non parlare del profumo che emana, anche se siamo in inverno, il suo dolce profumo mi ricorda l'estate.

«Giuro che questa me la paghi!» mi minaccia mentre l'ascensore si apre davanti a noi. Schiaccio per l'ultimo piano e appena le porte si chiudono, la faccio scendere, assicurandomi che sia stabile sui suoi piedi prima di lasciarla andare.

I suoi occhi mi cercano, sfidandomi come lame affilate «Prova di nuovo a fare una cosa del genere...» inizia a mormorare ma io la fermo «o me la farai pagare giusto? Sono curioso di sapere come potresti farlo», osservo lasciandola sbigottita per qualche attimo.

L'abitacolo sembra all'improvviso troppo piccolo per noi due, i nostri respiri ansimanti sembrano divorare tutto l'ossigeno che rimane.

«Non mi sfidare Matthew Dallas, tu non sai di cosa sono capace!» mi minaccia puntandomi un dito contro, mentre ancora è a pochi centimetri da me, ignara di questa tensione che ci aleggia intorno. «Ah sì? Non vedo l'ora di vederlo», ribatto con compiacenza.

Ammutolisce, mentre noto a vista d'occhio il suo corpo irrigidirsi e il suo sguardo rafforzarsi sotto alla sua rabbia.

«Maledetto il giorno in cui ti ho rincontrato», sibila, mentre l'ascensore finalmente arriva a destinazione, aprendo le sue porte con un suono riconoscibile.

«Tesoro, perché non spostiamo le minacce a più tardi? Sai abbiamo una tabella di marcia, che già è fuori tempo a causa di una bisbetica» commento, facendola infuriare sempre di più.

Ringhia sommessamente, seguendomi per il corridoio. I nostri passi risuonano rumorosi sul pavimento, mentre intorno a noi il silenzio governa il piano.

Camminiamo fino alla porta che da sulle scale di servizio.

«Ora mi vuoi dire che intenzioni hai?» chiede per l'ennesima volta, osservando titubante le scale illuminate, senza però attraversare la porta.

«Jennifer, non di nuovo, ora mi seguirai su per le scale, altrimenti sai cosa farò» sentenzio senza smettere di osservarla negli occhi.

Un altro ringhio, che però non accompagna nessuna lamentela, sorprendendomi inizia a camminare su per le scale, piantando i tacchi così forte sul marmo, da far rimbombare per tutte le scale tutta la sua rabbia e rancore. Non mi ero aspettata così la serata, com'è successo?

Ho preparato tutto solo per poterla renderla felice, invece ci siamo ritrovati a litigare, ancora una volta. Forse ho esagerato. Ma lei è così brava a farmi perdere il controllo.

Appena apro la porta d'uscita, il rumore assordante dell'elicottero ci investe come un piccolo uragano, che solleva la polvere del tetto. Jennifer indietreggia e il suo corpo si irrigidisce, mentre la sua bellissima pelle, impallidisce dal terrore.

«Avevo bocciato l'idea del paracadutismo, non ricordi?», mormora tentando di sdrammatizzare l'accaduto. Cerco di prenderle la mano ma invece indietreggia ancora di più.

«Jennifer, non ho intenzione di fare paracadutismo, te lo giuro», sussurro cercando il suo sguardo, ma i suoi occhi non si staccano, da quello che per i suoi occhi in questo momento, è solo una macchina infernale.

«No, no, no, tu sei fuori di testa se pensi che io metta piede su quell'orrore», commenta adirata scuotendo la testa.

«Jennifer guardami», le chiedo gentilmente avanzando ancora di un passo. Ma imperterrita continua ad ignorarmi.

«Jennifer!» urlo e i suoi occhi si spalancano prima d'incontrare i miei. «Ascoltami non volevo crearti questo disagio, ma quello è l'unico mezzo con il quale possiamo andare nel posto che ho scelto, quindi per favore fidati di me».

Lei rimane ammutolita, mentre mille pensieri sembrano oscurare la sua mente «Lucas la persona che ci porterà è un ottimo pilota, fidati ci ho già fatto diversi viaggi, e poi oggi la serata è limpida e priva di vento, ottima per viaggiare», commento sperando di convincerla.

La mia mano finalmente trova la sua e sembra come risvegliarsi. «Quanto durerà?» chiede con voce tremante. Quanto vorrei sapere qual è stata questo trauma, per sconvolgerla così tanto.

«Una decina di minuti, te lo prometto».

La vedo prendere un bel respiro, prima di annuire venendomi incontro. Le sorrido e istintivamente l'attiro in un abbraccio, facendo sparire il suo viso nel mio collo.

«Andrà tutto bene» sussurro baciandogli la nuca. Sciolgo l'abbraccio e velocemente mi tolgo la giacca per metterla sulle sue spalle, per fargli sopportare meglio il vento provocato dalle eliche dell'elicottero.

Gli occhi di Lucas mi fulminano mentre con rancore mi indica il suo orologio al polso. Gli dono il mio miglior sorriso finto, mentre faccio entrare Jennifer aiutandola con il gradino.

«Allora mettiti qui», le indico, per poi iniziare a chiudergli le cinture di sicurezza, mi aspetto che si ribelli, ma invece rimane immobile, senza smettere di guardarmi.

«Con queste potrai parlarci e attutisce il rumore» le indico piazzandogli le cuffie intorno alla testa.

Una volta pronti, Lucas raggiunge il suo posto iniziando a preparare tutte le procedure di partenza.

«Dallas sempre in ritardo eh?» borbotta spazientito. Rido guardandolo attraverso lo specchietto sopra di lui.

«Lucas, penso di non aver avuto il piacere di presentarti mia moglie, lei è Jennifer» la indico, anche se ora sembra solo l'involucro di mia moglie. Cioè di Jennifer.

«Jennifer lui è Lucas il più bravo pilota di tutta New York, ma è anche il più scorbutico» commento facendo ridere l'interessato.

Quando l'elicottero inizia a alzarsi dal tetto, all'improvviso Jennifer diventa un blocco di ghiaccio, e il panico è assai evidente sul suo volto. Devo trovare un modo per non fargli vivere così male questa piccola esperienza.

«Jenny» la chiamo attraverso le cuffie. Lei alza lo sguardo e noto che le sue pupille hanno quasi inglobato tutta l'iride.

«Come sta andando?» gli chiedo, e senza riuscire a trattenermi la mia mano cade sulla sua guancia, scivolando in una carezza.

«Diciamo che poteva andare meglio», mormora e riesco a sentire il tremolio nella sua voce. «Sai che ora mi devi dire qual è la sorpresa vero? A meno che non c'è nessuna serata speciale, e invece vuoi liberarti di me buttandomi giù da questo aggeggio volante», borbotta per poi agguantarmi il braccio in una morsa letale.

«Ti prego, dimmi che non è questo il piano», chiede con apparente paura.

Ridacchio, per poi ricoprire la sua mano con la mia «non è affatto questo il mio piano», la rassicuro.

«Sai quanto ti odio in questo momento?» chiede e probabilmente senza nemmeno accorgersene continua a stringermi la mano, mentre con l'altra è aggrappata al mio braccio, talmente forte da lasciare la piega sul tessuto bianco. Come un koala che si aggrappa al suo albero per evitare di cadere.

«No, illuminami», commento sperando che il suo rancore possa distogliergli l'attenzione dalla sua fobia.

«Davvero tanto, e stai perdendo punti ogni secondo che passa...» borbotta con tono prepotente. Il sorriso insulso di Lucas non scappa ai miei occhi, che in risposta gli inviano un'occhiataccia.

«E io che volevo farti una sorpresa» commento sarcastico e fingendo un broncio. Lei sbuffa alzando gli occhi al cielo «spero per te che tutto questo ne valga la pena...» non finisce la frase, che l'elicottero sobbalza e lei si immobilizza di nuovo dal terrore.

«Quattro minuti alla discesa» ci avvisa Lucas attraverso le cuffie.

«Matt! Voglio scendere ora! Ho voluto fidarmi, ma ora basta» mormora, e riesco a sentire tutto il panico nelle sue parole.

Sebbene una delle mie mani è già nelle sue grinfie, accartocciata dalla sua mano, con l'altra inizio a fargli dolci carezze sul suo braccio. «Hai sentito no? Siamo quasi arrivati».

Ma lei scuote freneticamente la testa e inizia a tremare, ma non come prima, no, ora sembrano quasi convulsioni. Oh merda.

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