5° CAPITOLO
<< Questo weekend è passato velocissimo!>>, dico a Skyler sedendomi al mio posto.
<< Già, perlopiù questa notte non ho dormito un bel niente. Comunque, questo pomeriggio ti andrebbe di andare al parco vicino a scuola?>>, mi chiede, prendendo fuori dal suo zaino il quaderno di matematica.
<< Certo, questo pomeriggio non ho nessun impegno!>>, dico, mentre entra in classe Alex che non mi degna di un solo sguardo. << Che c'è Abby?>>, mi chiede Skyler fissandomi preoccupata per il mio cambio di espressione.
<< Niente, perché?>>, le rispondo, prendendo anch'io il mio quaderno dallo zaino.
<< Hai fatto una fac...>> e così dicendo, senza neanche finire la frase, Skyler sviene sul banco. Io rimango come paralizzata e tutto il resto della classe si volta, sentendo il forte rumore. Invece la professoressa che sta controllando il registro elettronico, dopo aver sentito anche lei il rumore ed alcuni gridolini provenienti da alcune ragazze, si alza dalla sedia e dopo aver visto Skyler, esce velocemente dalla classe per chiamare aiuto.
<< Come sta?>>, chiedo alla bidella della scuola durante la ricreazione. << Un po' meglio... sfortunatamente non siamo riusciti a metterci in contatto con i suoi genitori. Tu per caso li conosci o hai un altro numero?>>, mi chiede. << No, mi dispiace, ma non ho neanche il suo numero di casa... mi sono trasferita qui da poco. Potrei vederla?>>, le dico. La bidella annuisce e mi fa entrare in infermeria. Skyler è stesa su un lettino con gli occhi chiusi, ma appena si accorge che nella stanza è entrato qualcuno, apre subito gli occhi e si gira nella mia direzione. << Speravo fossi tu!>>, dice, facendomi un debole sorriso. << Ehi, ti senti meglio? Lo sai che mi hai fatta spaventare a morte?!>>, le dico e lei risponde: << Sì, ho solo un po' di mal di testa. Mi dispiace se ti ho fatta spaventare... in questo periodo sono molto stressata per via della scuola e per un insieme di cose. Ho solo bisogno di dormire un paio d'ore>>. Io la guardo preoccupata e senza pensarci un secondo l'abbraccio e le dico: << Non farmi spaventare mai più così tanto, capito?>>. << Sì, te lo prometto. Grazie per essere mia amica, ti voglio bene>>, dice con una tale sincerità e purezza che mi fa quasi venire da piangere.
Esco dalla scuola, contenta che Skyler si sia almeno in parte rimessa e che alla fine i suoi genitori sono riusciti a prenderla da scuola e portarla a casa.
Mentre mi dirigo verso casa, mi arrivano due messaggi: uno da Alex che mi chiede se possiamo vederci questo pomeriggio perché mi vuole parlare, e il secondo da parte di Skyler, avvisandomi che questa settimana non verrà a scuola, perché vuole riposarsi dopo quello che è successo oggi. Rispondo subito a Skyler, dicendole che va bene e che ogni giorno le manderò i compiti e gli argomenti che abbiamo affrontato in classe via sms. Poi accetto la proposta di Alex di vederci il pomeriggio e ripenso subito al suo sguardo triste e perso di questa mattina... che cosa gli sarà capitato?
Alex è davanti alla porta di casa mia. Dopo averlo salutato, lo invito ad entrare e lui questa volta accetta, facendo un sorriso appena accennato. Ci sediamo entrambi sul divano. È molto silenzioso e quindi gli chiedo: << È successo qualcosa?>>. << Sì, mio padre... lo odio>>, dice, stringendo i pugni. Poi contunua dicendo: << Ieri sera, come del resto sempre, abbiamo avuto una discussione e mi ha detto che non merito di essere suo figlio. Secondo lui sono solo un imbecille a cui piace l'arte e disegnare. Non sarò mai alla sua altezza, mi ha detto con testuali parole... ma ti rendi conto? Come si possono dire queste cose al proprio figlio? Solo perché non faccio la scuola che lui voleva che io facessi per seguire le sue orme e quindi avere una prominente carriera di uomo d'affari come lui>>. << Scusa>>, dice, quando si accorge di aver alzato la voce. << Non ti preoccupare, anche mia madre è sulla stessa via, se non peggio. Almeno tuo padre non ti ha mai picchiato...>>, dico e lui mi guarda quasi sbalordito. Dopo un paio di minuti di silenzio, dice: << Dovremmo scappare via insieme... non ti piacerebbe? Io, te e basta. Potremmo fare gli artisti di strada, non ti pare?>>. Detto questo ci mettiamo entrambi a ridere. << Sì, mi piacerebbe>>, dico alla fine sottovoce.
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