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29° CAPITOLO

Sento dei rumori provenire dalla stanza a fianco alla mia. Trattengo il respiro. Sento qualcuno che sta bisbigliando e poi subito dopo delle grida.  Mi alzo confusa dal letto, stropicciandomi gli occhi e, dopo aver messo le ciabatte, esco dalla mia camera e vado davanti alla porta da dove provenivano le grida. Avvicino l'orecchio alla porta e dopo un po' sento una voce femminile dire quasi urlando: << Mi stai facendo solo del male a stare qui, con te, ogni santo giorno. Non ti amo più! Lo vuoi capire???>>. È mia madre. Sconvolta, mi appoggio meglio alla porta e sento qualcun altro dire: << Ti prego non urlare, sveglierai Abby>>. È mio padre. << Non mi importa NIENTE! Non voglio più stare con te, in questa casa>>, dice mia madre in tono aspro. C-Cosa? << Ma... non ci puoi abbandonare così. Perché ci fai questo?>>, chiede mio padre. Mi si stringe il cuore... adesso la sta supplicando. Allontano l'orecchio e sento gli occhi pizzicare. Mi dirigo velocemente in salotto e poi, dopo aver aperto la porta d'ingresso, fuori casa. È notte fonda, non saranno neanche le due, dico tra me e me. Ma non mi importa. Corro più forte che posso con le lacrime copiose che mi scendono dagli occhi senza avere la minima idea di dove andare. Corro perché correre aiuta sempre, mi convinco nella mia mente. Corro perché voglio evadere da questo brutto sogno che so perfettamente che è la realtà. Corro per sfogarmi, per esaurire tutte le mie energie, come se le mie gambe volessero prosciugare anche la mia anima. Corro finché non cado e poi sprofondo nel buio.

Apro gli occhi, offuscati dalle lacrime. Sono a scuola. Alla mia vecchia scuola. Di fronte a me c'è mia madre. Sulle labbra ha stampato un ghigno. Abbasso subito lo sguardo, a disagio. << Tuo padre è morto>>, dice con una freddezza tale che mi fa alzare di scatto la testa. Ogni volta è come un pugno nello stomaco. La fisso come se avesse parlato in una lingua sconosciuta. Sembra quasi felice. Mi aggrappo al muretto dietro di me... le gambe mi stanno cedendo. Mi sentivo che qualcosa non andava... sono quasi più di tre ore che lo stavo aspettando. << E non guardarmi così! In fondo è stata colpa tua, no? La persona che doveva prendere eri tu, mica io... e per questo motivo, per venire a prenderti da scuola, ha fatto un incidente! Oh, finalmente mi sento più libera>>, dice mia madre sorridendo malignamente.. Chiudo gli occhi, sentendo tutt'a un tratto la testa leggera. Mi sento mancare la terra sotto i piedi ed il mondo cedere sotto il mio dolore, la mia tristezza, la mia disperazione, la mia perdita. E sotto tutte le menzogne.

Sbatto le palpebre e mi ritrovo in un altro posto, distesa sull'erba. Mi alzo cautamente, ancora con la testa che mi gira. Mi guardo intorno... sono in un cimitero. Guardo di fronte a me e riconosco subito la lapide. Un dolore acuto mi pugnala di nuovo il cuore. È di mio padre. Finché non mi sono trasferita con mia madre, ogni santo giorno, da quando mio padre è morto, venivo qui, al cimitero, per salutarlo o semplicemente per non stare da sola... anche se sapevo e so perfettamente che mio padre non è più in questo mondo. Con una mano stacco un rampicante che copre l'incisione sulla lastra di pietra del nome di mio padre. Lo butto da una parte e mi ritrovo a fissare confusa il nome. Sulla lapide non c'è scritto Trevor ma Trevis Clark.

Mi sveglio ansimando, balzando a sedere sul letto, con il cuore che mi martella contro il torace. Ho i capelli sudati ed appiccicati fastidiosamente al collo. Mi sento abbastanza stordita e confusa... non riesco più a fare bei sogni, solo incubi o scene del mio passato in questi giorni. Come se il passato mi continuasse a sbattere in faccia ricordi di cui preferisco dimenticare o almeno non pensarci. Ho ancora un miscuglio di sensazioni dentro di me che mi tormentano... confusione, rabbia, delusione e odio. È passata ormai una settimana dalla serata in cui ho festeggiato Capodanno... da quando ho baciato Alex e da quando mia madre ha rovinato la mia serata perfetta. Quella sera, o meglio, quella mattina Alex mi ha aiutata a mettere in ordine tutto il soggiorno ed a pulire la schifezza che era sparsa sul pavimento, ma per tutta questa settimana non lo ho più sentito... forse anche perché mi vergognavo e mi vergogno tuttora sia di mia madre e sia per il bacio. Poi il pomeriggio del giorno successivo della festa di Capodanno, ho chiamato Ashley per chiedere cosa fosse successo precisamente ed il motivo per il quale suo padre avesse lasciato mia madre.
<< Mio papà ha detto che tua mamma lo ha tradito e che lui non accetta assolutamente cose di questo tipo. Comunque ti spiego meglio cosa è successo... da quanto ho capito, la sera di Capodanno, mio padre e tua madre stavano guardando un film sul divano di casa mia e quando tua madre è andata in bagno, ha lasciato il cellulare sul divano e le è arrivato un messaggio con su scritto da un uomo: "Quando ci vediamo tesoro? Ho bisogno di te">>, mi aveva detto Ashley, anche lei abbastanza sconvolta e disgustata, anche se lo cercava di nascondere. Prima di finire la conversazione al telefono con Ashley, mi sono scusata con lei e con suo padre da parte di mia madre, anche se non ha detto niente in merito a parte che Adam lha lasciata. Poi ho salutato Ashley, credendo di aver perso per sempre la mia unica vera amica. Mia madre per ben quattro giorni è restata chiusa in camera, probabilmente a bere ed a fumare, visto la puzza che arriva fino alla mia camera. Però è da ormai tre giorni che non si sta facendo più viva, visto che è sparita con la macchina, la mia macchina, ed io incomincio un po' a preoccuparmi, anche se forse è meglio così perché non so come potrei reagire vedendola di nuovo, sapendo la verità su cosa ha fatto a Adam. Comunque oggi è lunedì, sono le 7:30, e purtroppo sono finite le vacanze natalizie. Ho proprio bisogno di una bella doccia calda, ma mi devo sbrigare. Quindi mi vesto velocemente con i vestiti più comodi e forse anche brutti che possiedo nel mio armadio e, senza fare colazione, prendo lo zaino ed esco di casa. Durante il tragitto fatto di corsa mi ritorna in mente il nome sbagliato sulla lapide. Non aveva alcun senso, del resto come i sogni, o meglio ricordi che ho fatto. Provo ad andare indietro nel tempo e mi accorgo che non mi ritornano più in mente i mesi trascorsi sola con mia madre, a parte alcuni frammenti di me stessa che da scuola vado direttamente al cimitero o degli interi pomeriggi passati a piangere guardando la tomba di mio padre. È come se avessi un vero e proprio vuoto di memoria. Mi accorgo anche di quanto i mesi da quando mi sono trasferita qui siano passati velocemente, troppo velocemente. Niente di tutto ciò è molto logico, dico tra me e me, anche se fino ad adesso non ci avevo fatto neanche caso.

Per fortuna riesco ad arrivare appena in tempo, prima che chiudano la porta della classe in cui ho lezione.
<< Buongiorno!>>, saluto la professoressa di arte che mi rivolge un caloroso sorriso e mi saluta. Nel banco in fondo a destra, vicino alla finestra, c'è Ashley che mi sorride e mi fa segno con la mano di sedersi vicino a lei. Tiro un sospiro di sollievo. Per fortuna non è arrabbiata con me nonostante tutto quello che è successo a causa di mia madre. << Ciao Abby! Mi sei mancata in questa settimana>>, mi dice Ashley abbracciandomi. << Anche tu!>>, le dico sorridendo. << Ciao pel di carota!>>, mi saluta Wallace, seduto davanti a noi con Alex, che mi rivolge un sorriso timido. In risposta, faccio la linguaccia a Wallace che mi fa manda un bacio con la mano. Ho sempre odiato fin da piccola le persone che mi chiamano così. << Ciao Wall-E!>>, lo saluto facendo un sorrisetto e provocandogli una smorfia. Wall-E ormai è diventato il suo soprannome da quando un pomeriggio ci siamo incontrati tutti e quattro a guardare il film del simpatico robot. Wallace odiava e odia ancora adesso quel soprannome dal primo momento che ho proposto a tutti di chiamarlo così. Forse questo è anche uno dei motivi per il quale mi chiama con quel soprannome. << Comunque non mi sembra giusto che questi due non abbiano ancora dei soprannomi>>, protesta Wallace, rivolgendosi ad Alex ed Ashley, che si mettono entrambi a ridere. << Ooh, volete finirla?>>, si lamenta un nostro compagno di corso, interrompendo le nostre risate. << Ehm, non vorrei interrompervi ma ora però dovremmo iniziare la lezione, ragazzi! Se no non finiamo più il programma>>, dice la professoressa, rivolgendosi a noi, però con un sorriso gentile stampato sulle labbra. << Ci scusi>>, dice Ashley, mentre prendo il quaderno per gli appunti. << Okay, incominciamo>>, dice la prof, prendendo il libro di testo dalla sua borsa.

<< Quanto vorrei ritornare a una settimana fa!>>, dice Ashley, mentre andiamo tutti e quattro nel cortile della scuola per trascorrere la pausa. Il freddo fuori è tale che l'aria stessa sembra composta da migliaia di aghi che pungono gli occhi, la fronte e la punta del naso. Alzo lo sguardo al cielo e mi accorgo che è ricolmo di nubi grigie e minacciose. 
<< Oh, chi non muore si rivede>>, dice una voce femminile dietro di noi. Quando ci giriamo ci troviamo di fronte Megan con un ghigno sulle labbra, Skyler che ridacchia senza motivo e Wade che ha un'espressione seria e scocciata in volto e tiene un braccio sulle spalle di Skyler. Soffermo lo sguardo su Wade e mi accorgo che sta guardando Alex di sottecchi, senza farsi notare. << Megan!>>, esclama Ashley disgustata. << Ho visto che hai fatto comunella con l'emarginata!>>, dice Megan perfida. Sia io che Ashley facciamo un passo in avanti. Serro le mani a pugno, affondando le unghie nei palmi. Conto fino a dieci per cercare di conservare la calma. Alex, che si trova vicino a me, sembra notarlo perché mi tocca il braccio con una mano come per cercare di tranquillizzarmi o per ammonirmi di non fare stupidaggini. << Stai zitta o...>>, incomincia a dire Ashley, ma Megan la interrompe dicendo: << O cosa? La tua amichetta, o meglio sguattera, mi picchia? Provaci Abigail dai! O hai paura? Sei proprio una codarda, te lo meriti proprio che il tuo paparino sia morto>>. A quel punto non riesco più a trattenermi e mi lancio addosso a Megan, buttandola per terra.
<< Abby>>, dicono in coro Alex, Ashley e Wallace con un misto di sorpresa e spavento. << Che cosa hai detto? Ripetilo se ne hai il coraggio>>, dico furiosa a Megan, prendendola per i capelli. << Aia!!! Tu sei pazza! PAZZA, altro che emarginata. Hai bisogno di uno psichiatra!>>, dice Megan, cercando di darmi un pugno. << Oh che bello, lotta fra ragazze!>>, dice un ragazzo da lontano. << RISSA! RISSA! RISSA!>>, incomincia a dire un gruppo di ragazzi che si sono raggruppati intorno a noi. Improvvisamente Skyler mi prende per i capelli e mi butta di lato. << Non osare toccarla!>>, sbotta Ashley, quando Skyler mi dà un calcio nell'anca e uno vicino alle costole. Adesso anche Ashley e Skyler sono per terra a darsi pugni, mentre Wade, da solo, cerca di separarle. Invece adesso Megan sta sopra di me e con una mano mi tira forte i capelli, facendomi lacrimare gli occhi per il dolore, e con l'altra mi dà pugni. << Basta! Basta!>>, dicono Alex e Wallace, cercando di fermare Megan.
<< Lasciatemi riempirla di botte>>, urla Megan, dandomi un pugno sul naso. Mi guardo intorno con la testa che mi gira leggermente e con il naso dolorante che perde sangue. Con le mani la cerco di scansare e tirarle il più forte possibile i capelli, finché Alex e Wallace intervengono e la riescono a tirare di peso lontano da me. Mi alzo lentamente e mi accorgo che la maggior parte degli studenti della scuola ci circonda, incitandoci e facendo commenti e sospiri di sorpresa. Mi ritornano le parole di Megan in mente "Te lo meriti che il tuo paparino sia morto". Vado da Megan, che è ancora tenuta bloccata da Alex e Wallace, che appena mi vede che mi avvicino mi dà un calcio sulla tibia, provocandomi un dolore lancinante che mi fa cadere per terra. << Abby!>>, esclama Alex preoccupato.
<< Tutto bene?>>, mi chiede Wallace, anche lui con tono preoccupato. << Ti sta bene sgualdrina!>>, dice Megan ridendo e riuscendomi a dare un calcio sul viso, più precisamente sulla guancia destra. Ora sento il mio corpo come se fosse tutto un livido. Mi alzo di scatto e le sferro con tutta la mia forza un pugno sul viso. << ABBY!>>, dice Alex bianco come uno straccio, guardandomi sbalordito ed allo stesso tempo spaventato. Ashley è alle mie spalle e mi chiede: << Stai bene?>>. Non le rispondo. L'unica cosa che riesco a sentire è un ronzio fastidioso nelle orecchie. Megan davanti a me impreca in modo poco femminile. Adesso anche a lei esce un fiotto di sangue dal naso. Forse glielo ho rotto, ipotizzo tra me e me, con una strana sensazione di improvvisa felicità. << È stata tutta colpa tua! Anche TUO PADRE è morto per colpa tua. LO HAI UCCISO PER QUELLO CHE SEI... UN MOSTRO!>>, urla Megan. << Mostro! Mostro! Mostro!>>, incomincia ad urlare la folla intorno a noi. Alex mi guarda spaventato, come Wallace e probabilmente anche Ashley alle mie spalle. Mi sento le gambe cedere, adesso tutti stanno ridendo di me. TUTTI. Faccio alcuni passi indietro e, dopo essermi aperta un varco spingendo i vari ragazzi e ragazze, scappo dal cancello della scuola con le lacrime agli occhi. 
<< RAGAZZI, cosa state facendo?!?>>, sento chiedere una voce in lontananza. Probabilmente sarà il preside. Corro più che posso e non mi fermo, se non quando cado per colpa delle gambe doloranti e piene di lividi. << Abby fermati>>, dice una voce lontana. Io non la ascolto e continuo a correre, anche se non mi sento più le gambe. Ormai verrò espulsa dalla scuola e sono considerata da tutti un mostro, quindi non ho più niente da perdere. Incomincia a piovere, prima piano e poi sempre più forte. Inciampo e questa volta mi scortico le mani e la guancia sinistra. Il sangue mi incomincia a pulsare sulle ferite, mescolato alla pioggia battente, ed incomincio a sentirmi intorpidita. Sento nella bocca un sapore metallico. Per colpa della caduta mi sono morsa l'interno del labbro. Questa volta piango per il dolore provocato dalla caduta. Mi alzo faticosamente in piedi ed il più velocemente possibile incomincio di nuovo a correre verso casa. << Ti prego, FERMATI>>, dice la stessa voce di prima, adesso un po' più vicina. Ma anche questa volta non le do retta. Continuo a correre finché non arrivo finalmente a casa, con i polmoni come se da un momento all'altro potessero scoppiare e con il corpo imperlato di sudore. Ancora non c'è la macchina, quindi presumo che non ci sia neanche mia madre. Salgo le scale del portico e prendo da sotto il tappeto le chiavi d'ingresso. Apro velocemente la porta e mi catapulto dentro, senza nemmeno chiudere la porta. Mi dirigo nella mia camera, dove mi tolgo le scarpe e la giacca e mi nascondo sotto le coperte. Dopo qualche secondo, sento dei passi all'ingresso e una voce dire:
<< Abby... Abby?! Dove sei?>>. Sento i passi sempre più vicini, finché non sento qualcuno che si siede sul letto e mi toglie le lenzuola dal viso, coperto di lacrime che mi offuscano la vista. << Oddio... Abby, il tuo viso>>, dice la voce, asciugandomi delicatamente le lacrime. Adesso riesco a mettere a fuoco la persona di fronte a me... è Alex. << M-mi d-dispiace p-per q-quello c-che ho f-fatto>>, dico tra un singhiozzo e laltro, anche se so che non è la verità. << Non ti preoccupare... è tutto a posto, tutto andrà bene>>, dice Alex, cercando di tranquillizzarmi. A quel punto mi alzo di scatto, facendo sobbalzare leggermente Alex per la sorpresa e dico quasi in un grido disperato: << Non è vero! NON andrà tutto BENE! Sono con lacqua fino al collo>>. Per essermi alzato troppo bruscamente, sento un dolore lancinante alle costole e per poco non vomito. Sono talmente furiosa che quasi balbetto, cosa che non mi accadeva mai da quando avevo sette anni. Alex sta un attimo in silenzio e dice calmo: << Fidati di me se ti dico che andrà tutto bene! Solo... basta che adesso ritorni con me a scuola a spiegare cosa è successo>>.
<< Col cavolo che ritorno là! E poi perché il preside mi dovrebbe credere?! Tutti mi andranno contro!>>, dico con la rabbia che mi ribolle nelle vene. << Non è vero...>>, dice Alex, poco convinto. << È VERO! Tutti staranno dalla parte di Megan ed io verrò espulsa!>>, dico. << Non è detto>>, prova a rassicurarmi Alex. << Sai anche tu che è la verità! Quindi perché dovrei ritornarci?! Cosa mi impedisce in questo preciso momento di scappare? EH?>>, sbotto.
<< Io>>, dice alzando lo sguardo deciso. Mi si stringe lo stomaco. All'improvviso mi vengono in mente le sue labbra sulle mie quando mi aveva baciato a Capodanno. "Sgualdrina", sento dire di nuovo da Megan. E se mi stesse usando? Mi riviene in mente la sua espressione spaventata, quando ho dato un pugno in viso a Megan. "Mostro", sento dire tutti in coro nella mia mente. E se mi considera anche lui un mostro? << Vattene>>, dico quasi in un sussurro di punto in bianco, di nuovo con le lacrime agli occhi. << Cosa? Perché?>>, mi chiede Alex confuso. << VATTENE, ti prego>>, dico, lottando contro il groppo che mi si è formato in gola. << Ma...>>, incomincia a dire, irrigidendosi e serrando le sue labbra. I suoi occhi si posano per un istante su di me per poi allontanarsi subito dopo, quasi come se gli bruciassero alla mia vista.
<< Voglio stare da sola! VATTENE!>>, gli grido, sforzandomi di apparire indifferente. Lui mi guarda emblematico, poi allunga la mano ed a pochi millimetri dal mio viso la ritrae, in maniera quasi assente. << Allora ciao>>, dice Alex, guardandomi con occhi tristi, quasi cupi. Poi si alza dal letto ed esce dalla mia camera. Rimango immobile sul letto per un attimo finché le lacrime calde mi incominciano di nuovo a rigare le guance, facendomi bruciare le varie ferite ed escoriazioni sul viso. Ma cosa sto facendo?! Mi alzo dal letto dolorante e mi metto velocemente le scarpe. Poi esco di casa e dopo aver sceso le scale del portico, vedo con grande sollievo Alex poco lontano. << Alex!>>, dico correndo. Ma lui non mi sente e continua a camminare.
<< ALEX>>, ripeto un po' più forte. Ma niente, è come se non mi sentisse. Cerco di correre ancora più veloce, finché Alex non è a neanche un metro da me. Quindi attraverso la strada senza guardare e... sento un clacson che suona e qualcosa di grosso e molto pesante mi viene addosso, facendomi cadere a terra e sbattere forte la testa contro il cemento della strada. Sento un liquido caldo e denso che mi esce da dietro la testa e mi appiccica fastidiosamente i capelli sulla nuca. Alex che è dall'altra parte, si gira all'improvviso e mi viene incontro correndo.
<< ABBY NO!>>, urla Alex con gli occhi pieni di lacrime. Non sento più niente, nessun dolore, niente di niente. Mi chiedo più volte se questa sensazione di insensibilità sia un bene o un male. << OH DIO, cosa ho fatto?!>>, grida unaltra voce che assomiglia a quella di mia madre. Alex mi stringe la mano ed io cerco di fare lo stesso. << Mi dispiace>>, continua a ripetere Alex con voce spezzata. Lo vorrei rassicurare, ma non mi esce nessun suono dalla bocca.
<< Resisti, ti prego>>, mi supplica Alex. << Scarlett, chiama un'ambulanza!>>, grida Alex a mia madre con un'improvvisa disperazione nella voce. Poi dice qualcos'altro ma non riesco più a sentire niente. Lo osservo attentamente, cercando di decifrare quello che sta dicendo. Sta dicendo: "Ti amo". Una lacrima mi scende sulla tempia e mi cade nell'orecchio. "Anch'io", cerco di dire. Però a quel punto non ce la faccio più... comincio a vedere tutto intorno a me contorcersi. Tutto a parte Alex. Non mi sento più il braccio destro, quindi lascio la mano di Alex, ma lo continuo a fissare, come per voler imprimere il suo viso nella mia memoria.

Continua...

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