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Memories

The memories are the only things you'll let me

Un anno, un lungo e devastante anno era passato dalla fuga notturna di Gennaro da casa sua e si sentiva sempre più solo, sempre più insignificante. Sempre più convinto del fatto che ora il biondo senza di lui vivesse cento volte meglio. Era distrutto maciullato, devastato, morto. Era morto, non aveva più un cuore che batteva,  non aveva più sorrisi. Non aveva più nulla. Tutto quello che aveva se l'era portato via Gennaro in una sola notte.

The leaf is fallen and now,
Is ready to die.

Aveva perso si, lui ci aveva provato eh! Lui aveva lottato con tutto se stesso per quel amore così giusto ma al contempo così sbagliato. Così tagliente così doloroso. Così spaventoso e così bello. Così perfetto e così contraddittorio. Ma Gennaro no, lui non aveva lottato. Lui si era fatto trascinare, come fosse in fin di vita, dall'unica persona che in quel amore ci credeva sul serio.
E ora lui si sentiva come una foglia caduta da un albero, era stato anche lui parte di qualcosa di completo e di totalizzante. Anche lui è stato felice ma quella felicità l'aveva assorbita un certo biondino dagli occhi profondi in grado di inghiottirti in un solo sguardo.

***

Il cellulare gli vibrò nella tasca facendogli quasi cadere il drum dalle mani per l'irruenza con cui l'aveva colto riscuotendolo dal suo stato di trance. Si sbrigò a prendere il telefono in mano e rispondere al numero sconosciuto. "Pronto?" Sussurrò debolmente "Salve è lei Alessio?" Chiese la voce dall'altro capo del telefono "Si mi dica pure" Rispose prendendo lungo tiro dal drum che teneva tra le dita. "Bene, voleva chiederle se potesse venire in obitorio a identificare un corpo..." Rispose con non curanza l'uomo "C-cosa?" Sussurrò appena sentendo il cuore cominciare ad esplodergli in petto e le lacrime ai lati degli occhi premere per uscire e rigargli le guance. "Sa era l'ultimo numero composto dal morto e visto che era senza portafoglio e documenti abbiamo chiamato lei, potrebbe raggiungerci qui a Napoli per favore?" Chiese con più gentilezza l'uomo sentendo la voce incrinata di Alessio. "Certo arrivo tra una mezz'oretta circa" Deglutì rumorosamente cercando di scacciar via pure le lacrime che hanno iniziato a bagnarli il viso. La consapevolezza che qualche persona a cui lui teneva e che lo conosceva lo distrusse più di quanto già non fosse di suo.
Dopo poco più di mezz'ora di macchina arrivò finalmente all'obitorio poco fuori Napoli, entrò con le gambe che tremavano e una strana ansia che gli attanagliava la bocca dello stomaco facendogli risalire la colazione. Si diresse verso lo sportello e disse che era lì per riconoscere un cadavere. La signora dietro la vetrata annui impercettibilmente e sembrava lei stessa un cadare, vista la pelle chiara e grinzosa e i segni del tempo a macchiarle il viso altrimenti pulito.
Si fece poi condurre in una cella troppo fredda, l'odore acre di morte impregnava ogni singola parete della stanza dandole quel tocco di macabro e di desolato. La donna poi aprì quello che sembra un cassetto a grandezza d'uomo e si preparò ad aprire il grande sacco nero che avvolgeva il corpo. La prima cosa che spuntò furono i capelli, di un biondo cenere spento li aveva già visti già toccati quella consapevolezza lo colpì al petto come una coltellata. La cerniera si abbassava sempre di più e piano piano lasciava scoperto ogni parte di quel corpo che da sempre aveva venerato e decretato come proprio. Le lacrime iniziarono a scendere senza che nemmeno se ne accorggesse. Era lui, era proprio lui. "Allora il nome?" Chiese freddamente la signora che in mano reggeva una cartella "G-Gennaro R-raia" balbettò flebilmente mentre veniva scosso da vari singhiozzi che lo fecero poi accasciare sul corpo freddo e senza vita di Gennaro. "C-come è m...m..." Quella parola non riusciva proprio a dirla, no Gennato non poteva essere morto "Overdose" Disse la donna per poi andarsene e lasciarlo li solo, solo tra quelle quattro pareti buie e spoglie che odoravano di morte e di dolore. Alzò poi lo sguardo su Gennaro per poterlo ammirare un ultima volta. Lo sguardo gli cadde su un tatuaggio che gli macchiava la porzione di pelle sottostante il capezzolo sinistro. Salvami da me stesso recitava il tatuaggio.
"Dovevo salvarti, invece ti ho lasciato annegare".

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