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La nascita

Chi sono io a voi non è dato saperlo. Chi siete voi per me? Ignoti. Estranei che presto diventeranno miei preziosi  testimoni.
Non so se qualcuno leggerà questo “diario”, neanche se chi lo farà sarà dalla mia parte o no.
So solo che qui racchiuderò le mie ultime esperienze… le mie memorie. Le memorie di un cattivo.

Sorpresi per quest’affermazione? Beh, mi dispiace deludervi, ma io non sono un eroe… non lo sono mai stato… sono un criminale della peggior specie, quelli che ti fanno accapponare la pelle, quelli a cui hanno affidato un soprannome a dir poco stupendo… serial killer.

Tutto è cominciato quindici anni fa, quando ero all’inizio della terza superiore. Sembrano passati secoli… all’epoca facevo tenerezza, sapete? Non avevo ancora ucciso nessuno, e sapevo a malapena difendermi con le parole.
Volete sapere il motivo del mio crollo?
Bullismo. Scontato, vero? Beh, è proprio così che è andata… un giorno non ho retto più.

Tre anni avevo passato con quelli stronzi. Tre anni di puro inferno.
Stai in disparte, non farti notare, dai che oggi ce la fai a non farti sfottere… erano le cose che mi ripetevo ogni giorno, ogni ora, ogni minuto. Ero un disco rotto, destinato ad un loop infinito.

Ero debole in quel periodo… rasentavo il patetico, non riuscivo a fare altro che correre nei luridi bagni della scuola a piangere, traballanti rifugi  temporanei sfondati a calci dai miei compagni, bestie affamate di sangue e senso di superiorità.

Quel giorno di ottobre è nitido nella mia mente, ogni più piccolo e insignificante particolare è stato marchiato a fuoco, e mai riuscirò a cancellarlo.

Eravamo una delle poche classi che il sabato usciva alle 14:00… una vera ingiustizia, visto che non essendoci quasi più nessuno nell’istituto mi toccava fare un sacco di vicoli da solo, completamente indifeso da agguati.

<<Hey sfigato.>> Esordì una voce nel buio, spaventando il me di allora. <<Voglio divertirmi un po’… vieni a farmi compagnia.>> Continuò il ragazzo strattonandomi nella vietta laterale dove si era nascosto.

In poche mosse era riuscito a gettarmi tra i cassonetti e a stordirmi… vedevo un sacco di macchie nere davanti agli occhi, ero completamente intontito, l’unica cosa che sentivo era il dolore che provavo ogni volta che i suoi pugni raggiungevano il mio volto.
A cavalcioni su di me mi bloccava a terra conficcando le ginocchia all’altezza delle costole, facendomi respirare a fatica e con un ritmo spezzato.

Non so quanto tempo passò, non so dove io abbia trovato la forza di rialzarmi… fatto sta che in qualche modo ci riuscì, in qualche modo afferrai un oggetto indefinito accanto al mio corpo maciullato.

Il suono che sentii fu il più bello della mia vita. Lo scricchiolio della scatola cranica del mio aguzzino, voltato di spalle nell’atto di andarsene, a contatto con quella spranga di ferro abbandonata tra i bidoni mi sembrò il paradiso.  Quel suono per me rappresentava la cessazione momentanea di tutte le cattiverie, un miracolo talmente raro che al momento mi fece gemere di contentezza.

Il corpo cadde a terra di schianto, finendo accanto a me, cosi vicino che io potei vedere gli occhi vitrei e spalancati del mio compagno, il quale oltre ad avere il collo in un’angolazione molto strana mostrava del sangue che fuoriusciva a macchia d’olio dalla sua testa.

Che ingenuo che ero… il mio compagno non era stordito, come aveva elaborato la mia mente inibita dal dolore. Lui non si sarebbe mai più rialzato, e io, poche ore dopo, mi sarei dovuto sbarazzare del primo di una lunga serie di cadaveri.

*spazio me*
Spero di riuscire a portare avanti questo libro... e soprattutto cercherò di non deludervi c':
Shiro_hebi

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