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watch your profanity

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𝑠𝑜𝑢𝑙𝑚𝑎𝑡𝑒 𝑎𝑢 :: 🍰

« in cui la prima cosa che la tua anima gemella ti dirà ce l'hai tatuata addosso a vita »

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fuori pioveva. le goccioline d'acqua sbattevano imperterrite sulle vetrate del piccolo ma accogliente caffè, quello in cui di solito i ragazzi dell'università vicina si riunivano per parlare di progetti e lavori da preparare di fronte a ciambelle e bevande fin troppo calde. era orario di chiusura - anche se quell'oggi la clientela era diminuita mano a mano che il tempo fuori andava a peggiorare - e l'ultimo dipendente del negozio era stato incaricato di ripulire e finire il turno serale dal suo menager.

"tooru, che ti prendesse una paralisi..."

takahiro, capelli tinti di un colore rosa fin troppo acceso, lentigini sulla punta del naso e delle orecchie, ragazzo appena ventitreenne, in quel momento avrebbe tanto voluto picchiare il bruno - che gli faceva da maestrina per qualsiasi cosa - che gli era capitato come boss - "makki, quelle cialde vanno trattate con più delicatezza",
"makki, hai dimenticato di nuovo di restituire lo scontrino al cliente" ,
"makki, smettila di bighellonare, qui c'è qualcuno che vorrebbe ordinare alla cassa".

"giuro che se sento un'altra volta quella campanella suonare, oggi sbrocco..."

hiro guardò male verso la porta elegante del piccolo locale, la campanella che serviva per annunciare l'entrata di un nuovo cliente con il suo strillante rumore lo sfotteva dall'altura della sua comoda posizione sullo stipite. makki fece il terzo dito alla grande macchina del caffè oltre il bancone quando si girò a prendere uno straccio per pulire l'ultimo tavolo del giorno. sbuffò sonoramente.
un'altro tuono si sentì in lontananza: ormai la pioggerella leggera di prima si era trasformata in un temporale bello e buono. non aveva nemmeno l'ombrello per tornare al dormitorio della sua facoltà, ora che ci pensava. hiro si schiaffò una mano in faccia.
può andare peggio di così la serata?
si alzò la manica destra, ormai una sua abitudine da anni, per mostrare la pallida pelle del suo avambraccio. delle piccole parole, scritte in caratteri tutt'altro che ordinati, rispondevano al suo sguardo sconsolato. sorrise appena, chiudendo gli occhi per fare mente locale. si concesse di sedersi su una delle lunghe sedute rivestite in rosso del tavolino che fino a pochi secondi prima stava ripulendo. ancora, la frase al quanto strana ma divertente, dipinta sul suo braccio, lo fece ridere piano. spero solo che quando mi troverai - se mai lo farai - non mi troverai a commiserarmi come sto facendo in questo momento.
makki aveva sempre creduto al fatto che ognuno avesse un'anima gemella, anche se c'erano stati molti casi - aveva sentito - in cui qualcuno si riuniva ma non riusciva a relazionarsi con la propria persona predestinata. insomma, amore forse no, ma aveva sempre almeno sperato e desiderato di avere un amico fidato, fatto apposta per lui; magari, una persona con cui parlare delle cose stupide che gli passavano per la testa, con cui andare in giro a tarda notte solo per trovare uno di quei vecchi drive-in abbandonati e far finta di guardare grease assieme, una persona con cui condividere un insolazione in spiaggia perché entrambi prima erano stati troppo testardi per mettersi la crema solare. sinceramente parlando non aveva dato nemmeno così tanta importanza al fatto che forse la sua anima gemella non fosse femmina ma fosse maschio - lo aveva cercato di intuire da come era scritta la frase sulla sua pelle, la scrittura non dava per nulla l'aria della ragazza media che cura molto le proprie unghie e che cerca di scrivere più ordinatamente possibile per non rompersele - insomma era già bisessuale di suo e l'idea di andare un po' fuori dalle righe non era mai stata così appetitosa e curiosa. purtroppo, tutto questo, non sarebbe mai stato possibile; doveva prima trovarlo questo suo presunto qualcuno speciale per lui, con cui avrebbe dovuto avere un legame più che sentimentale, un legame di pelle segnato sul proprio corpo, come fosse una promessa legata al dito.
amaramente, hiro riabbassò la manica del suo maglione - si era cambiato, l'uniforme del caffè ora dimenticata nel suo zaino a tracolla nel retro - e ritornò a strofinare la superficie quasi lucida del tavololino che dava sulle vetrate sgocciolanti.
chissà, magari è in un'altro continente, non ne sarei nemmeno sorpreso, insomma siamo tanta gente qui sulla terra, ti pare che tanto bene la mia anima gemella abiti qui a tokyo-
il suo flusso di pensieri rassegnatori venne interrotto bruscamente dallo spalancarsi della porta del negozietto, il forte vento fuori, entrando nell'ambiente con un gran fracasso, fece volare via un paio di tovaglioli, e il rumore della pioggia - prima ovattato - ora rimbombava e pareva molto più vicino e bagnato. la figura appena entrata di fretta nel locale si richiuse alle spalle la porta, facendo suonare per una seconda volta la campanellina infame scintillante. takahiro non sapeva cosa dire di fronte a all'improvvisa vista capitatagli dinanzi: un ragazzo moro, con i capelli completamente fradici, mollo dalla testa ai piedi e con il fiatone, stava cercando di riprendersi dopo una presunta corsa verso il negozio - avrà cercato il primo posto per ripararsi dall'acqua?
pareva un suo coetaneo; più alto di makki di qualche centimetro - era piegato su sé stesso ma quelle gambe lunghe di sicuro gli facevano guadagnare tre o quattro centimetri in più - indossava un paio di occhiali con una montatura tonda e alla moda e dei pearcing adornavano il suo viso e le sue orecchie. makki sentì un inspiegabile scossa scendergli giù per la colonna vertebrale. nessuno dei due parlò - anzi, pareva che il ragazzo moro appena entrato non lo avesse nemmeno notato - e per un attimo hiro pensò di andargli a prendere un paio di asciugamani dalla stanza di servizio, prima che prendesse un raffreddore o qualcosa del genere.
quando finalmente lo sconosciuto alzò la testa e posò gli occhi stanchi su makki, parve rianimarsi.
o meglio, parve gli fosse preso un colpo.
aprì bocca - nello stesso momento in cui makki diventò teso sotto gli occhi scuri e attraenti dell'altro - ma quando cercò di ritirarsi su dalla posizione mezza accovacciata che aveva assunto scivolò sulle sue stesse scarpe bagnate, che avevano formato una pozza e una scia d'acqua dietro di lui. si sentì un verso strozzato, seguito da un tonfo a terra. makki cercò con tutto sé stesso di non ridere vedendo lo sguardo confuso e sorpreso che si era dipinto sui lineamenti facciali del moro; per distrarsi dal pensiero che gli attraversò la mente - no makki, non è bello, smettila di farti le seghe mentali - accorse verso il ragazzo stramazzato a terra, che stava ora fissando perso il soffitto immacolato. quando makki gli si inginocchiò vicino e gli toccò una guancia, per cercare di catturare la sua attenzione e per vedere se non fosse svenuto dopo la botta sonora, il moro girò il viso di scatto e si prese un attimo per arrossire- arrossire?

"porca puttana, ho sbattuto troppo forte la testa; sto vedendo gli angeli"

borbottò, corrugando lo sguardo, come se stesse avendo una visione o qualcosa del genere. makki sorrise divertito - questo tipo lo aveva appena chiamato angelo dopo aver fatto letteralmente una figura di merda di fronte a lui, che problemi aveva? - e scosse la testa mentre dava una pacca sulla spalla al più alto.
poi la sua mente si fermò un attimo.

dove le aveva già sentite quelle parole?
da una canzone? nah, non ascoltava mica cose così sdolcinate ed elementari.
un libro? magari una fan fiction...
aspetta-
si irrigidì quando un leggero formicolio gli attraversò l'avambraccio.
spalancò gli occhi e la bocca, scoccato.

"per tutti i cristi in bicicletta, sei tu!"

takahiro tirò su un indice, indicando la fronte dello sconosciuto con insistenza. anche l'altro sembrò bloccarsi un attimo al sentire le parole del commesso carino del primo negozio aperto - e apparentemente caldo - che gli era capitato sotto tiro - in cui si era infilato per non bagnarsi oltremodo. le gote di entrambi avvamparono mentre la realizzazione li colpiva in piena faccia. quando makki si rese conto che il ragazzo sconosciuto era ancora steso a terra, fradicio, si tirò su come una molla e porse una mano gentilmente per aiutare l'altro a rialsarsi. il moro la prese immediatamente. quando furono finalmente faccia a faccia, hiro si stirò il maglione, nervoso, e il moro si grattò la nuca, sorridente.

"emm, ciao"

fece per primo il più alto.

"ciao"

arrossì ancora di più il rosa. ok makki ricomponiti, ricomponiti-

"allora sei tu la persona che mi ha dato un tatuaggio gratuito a lungo termine sull'anca, eh?"

ridacchiò il ragazzo con la montatura di un soffice color oro. hiro girò gli occhi, anche lui divertito dalla costatazione che solo nei suoi sogni aveva mai sentito rivolgergli.

"beh, almeno tu ce l'hai in un posto nascosto"

takahiro ritirò su per la seconda volta la manica del maglione e fece vedere la lunga scritta che recitava le parole dette poco prima dal maggiore. il moro soffoccò una risatina.

"ok ok, forse mi è andata bene dopotutto, comunque"

rialzò lo sguardo - i suoi occhi ora coronati di note felici e dolci che si dipingevano in quelle iridi così scure - e tese una mano leggermente fredda verso l'altro.

"issei matsukawa, onorato di fare finalmente la tua conoscenza"

gli sorrise genuinamente, un paio di fossette si dipinsero ai lati della sua bocca.
hiro prese la mano, nettamente più grande e callosa, di issei nella sua, tiepida e morbida.

"takahiro hanamaki, felice di poterti finalmente vedere"

si strinsero la mano con delicatezza, quasi avessero paura che tutto questo fosse solo finzione, uno dei tanti sogni fatti da bambini nella giovane speranza di poter avere qualcuno di fedele al proprio fianco. no, qui la cosa era nettamente differente.

"quindi caro mattsun, qual buon vento è riuscito a portarlo qui?"

issei fece una faccia esilarata al soprannome.

"mmm, vorrei potermi prendere il merito di esserti venuto a prendere apposta ma poi direi una grossa bugia, taka"

"beh, possiamo sempre rimediare"

e ridendo ancora dello strano ma fortunato incontro che li aveva fatti definitivamente congiungere, decisero che, prima di mettersi a parlare e a conoscersi meglio, issei aveva disperatamente bisogno di una bella asciugata - stava per starnutire e la cosa non sarebbe di certo finita bene.
più tardi, hiro si dovette poi ricordare di chiamare tooru per ringraziarlo di averlo fatto rimanere in negozio qualche mezz'ora in più.

―゛★ ―゛

« è penoso lo so ma come detto nel prologo questa è una raccolta di capitoli corti e trame molto semplici su cui scrivo anche solo per esercizio. spero di riuscire a scrivere di più in futuro rip,,,oddio mi sento in imbarazzo adesso che la rileggo uuGH. »

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