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4) Oltre il confine

Michael ruggì di rabbia e, sguainata l'arma partì al contrattacco. Elis corse dietro un albero per nascondersi alla vista del guardiano ed estrasse una freccia dalla faretra. "Ora vedremo se siete davvero così forti come dicono" sibilò la ragazza fra i denti. David,invece, era sperso, sapeva che combattere era inutile, i guardiani neri sono praticamente imbattibili e questo si sapeva. Lui non era ottimista come Elis. Il guardiano si dirigeva imponente e rapido e David immaginava già la scena: Michael levava la spada e il soldato, scattante come una saetta, lo trafiggeva con la spada. Era colpa sua se il loro viaggio sarebbe finito ancora prima di cominciare. "Che cazzo fai lì in mezzo?" un urlo di Elis lo risvegliò come una secchiata d'acqua fredda. Le parole della ragazza traspiravano una mascolinità e una paura che dapprima lui non aveva notato in lei. Si guardò intorno per cercare un nascondiglio da cui potesse vedere ciò che succedeva e, magari, intervenire se necessario. Si nascose dietro un cespuglio. Se il guardiano lo avesse visto, tremante e debole com'era, lo avrebbe sicuramente attaccato e sarebbe stato ucciso ancora prima di sguainare l'arma. "Cosmo aiutaci" sussurrava e si sentì un ipocrita: lui non era un ragazzo "di chiesa", lui non aveva mai creduto all'esistenza degli dei, eppure ora ne invocava l'aiuto. Intanto, Michael arrivò a portata del guardiano il quale fece scattare la spada in avanti come un automa, talmente velocemente che David non riuscì a seguire il movimento del soldato con gli occhi; Michael schivò abilmente il colpo utilizzando la sua lama per deviare la spada del nemico e partire al contrattacco facendo ruotare rapida l'arma colpendo l'elmo del Guardiano con il pomolo. David sorrise della bravura del suo compagno e per un istante pensò pure che riuscisse a vincere. Ma un attimo dopo il cavaliere si riprese dal colpo. Con un calcio spinse via Michael e cominciò ad avanzare a spada levata. Michael indietreggiava piano. Era in difficoltà. Per fortuna il guardiano non si era accorto di Elis che, da dietro un albero, cercava di prendere la mira con l'arco. Il soldato si muoveva troppo rapido anche per una ragazza con l'occhio addestrato come Elis, ma il guardiano si sarebbe fermato solo dopo aver finito con Michael e allora sarebbe stato tardi, oltre che inutile, intervenire. David estrasse la spada. Avrebbe voluto dare il suo contributo, ma come fare senza farsi ammazzare? In quell'istante il guerriero fece un rapido passo verso Michael che per un attimo perse l'equilibrio e venne disarmato. La spada si librò in aria leggera e per un'attimo il mondo apparve fermo, dentro una bolla. Quando la lama si conficcò a terra con un sordo rumore, il mondo parve ripartire all'improvviso, Michael, che aveva osservato sconsolato il volo leggero della sua arma, si volse verso il guardiano, quasi come se si fosse ricordato in quel momento di essere sotto attacco, strinse le mani a pugno e scagliò un poderoso destro che ammaccò l'elmo al guardiano. Il mondo pareva andare più veloce. David esultò. Il soldato fece due passi indietro, due passi corti, la spada gli scivolò quasi di mano, poi, scattante come un fulmine, afferrò il collo a Michael sollevandolo da terra. Teneva la testa bassa, inclinata di lato, non guardava chi aveva tra le dita, guardava un punto per terra, con l'elmo che ballonzolava ad ogni scossone dato da Michael per liberarsi. La forza del cavaliere era impressionante. In quell'istante Elis sbucò dal suo nascondiglio e colse il momento, scagliò la freccia dritta verso la feritoia dell'elmo nero. La punta argentata di ferro uscì dall'altra parte del capo del soldato. La testa gli scattò indietro rapida, come se il collo fosse solo più una corda. Lasciò andare Michael. David sorrise e sentì il gusto della vittoria scivolargli sulla lingua, ma la sensazione non durò a lungo, il guardiano alzò un braccio e se lo portò al capo. Si levò l'elmo trafitto mostrando ciò che si celava sotto l'armatura: la testa del soldato era fumo, sottile vapore grigio che ringhiava e sbuffava dalla rabbia. Non aveva occhi, ma si poteva intravedere la bocca con il quale i Guardiani Neri parlavano, due file di denti brillanti e aguzzi, tra i quali scivolava della verde saliva viscosa. Il soldato nero lanciò via l'elmo e si scagliò di nuovo contro Michael che si lanciò sulla sua spada per riprenderla. Elis ora tirava frecce contro l'armatura del guardiano provocando tonfi sordi e sommessi. Il guardiano cercava di colpire Michael che, sdraiato sulla schiena, tentava disperatamente di difendersi tenendo la spada davanti a lui e cercandi di spingere via l'arma del nemico. David osservava la scena impotente, non sapeva che fare, per colpa sua Michael stava per morire e quindi spettava a lui fare qualcosa. Osservò i movimenti del nemico, la sua rapidità e la sua corazza, sembrava impenetrabile. Alla fine notò che da un fianco dell'armatura, nascosto sotto il braccio, coperto da una rete di spesso acciaio, stava posizionato un cuore grigiastro e raggrinzito che pulsava. David non era nemmeno sicuro fosse un cuore, ma di certo era tutto ciò che più di vivo c'era in quella creatura. "Forse è il suo punto debole" pensò, non ne era sicuro, ma una possibilità era meglio di niente. David non aveva altro tempo per pensare e, con la spada di bronzo elfico in mano, si lanciò in un grido di battaglia, attraversò la radura in fretta urlando a squarciagola. Il guardiano voltò la testa e il suo ghigno sembrò stupito. David arrivò in fretta senza lasciare al nemico il tempo di voltarsi e, con un colpo secco, trafisse la rete d'acciaio che sembrò sfrigolare e sciogliersi come il burro a contatto con il bronzo elfico della lama di David. La spada penetrò nel fianco del guardiano con la facilità con cui un ago buca la tela, e colpì il cuore del guardiano. L'arma rimase conficcata nel corpo del nemico ondeggiando tranquilla. Il Guardiano Nero rantolò e il vapore che lo formava cominciò a sollevarsi rapido, come il fumo si solleva veloce da un falò, poi cadde a terra l'armatura nera, vuota.
Tutto era accaduto così in fretta che David non riusciva a crederci. Elis gli corse in contro, gli diede una pacca sulla spalla congratulandosi con un occhiolino, poi soccorse il fratello il quale, nonostante lo scampato pericolo, si alzò furibondo e andò deciso contro David. "La prossima volta che nom guardi dove vai e ci ficchi dinuovo nella merda, tutto ciò che non ti fanno i nemici te lo faccio io a ceffoni." e si voltò, raccogliendo la sua roba e riprendendo il cammino. Elis guardò David con sguardo di rimprovero e compassione. "Non gli piaci" si limitò a dire e seguì il fratello.
Subito dopo, il silenzio che era calato sui tre ragazzi fu interrotto da un nitrito rabbioso. Il cavallo del guardiano aveva notato l'armatura nera accasciata al suolo e subito si era messo a correre in direzione della città. Michael si voltò con in faccia un'espressione di terrore e cominciò a rincorrerlo, Elis incoccò rapida una freccia e tirò l'arco fino alla guancia, doveva abbattere l'animale con un solo colpo o almeno ferilo ad una zampa in modo che per suo fratello fosse possibile raggiungerlo. Se lei avesse sbagliato il tiro Vorath sarebbe venuto a sapere che mancava un guardiano sul confine e avrebbe sguinzagliato sicari alla ricerca dei colpevoli.
Fece un respiro profondo e scoccò la freccia. Il mondo parve fermarsi dinuovo, c'era solo il silenzio, rotto dal sibilo che il proiettile produceva mentre infrangeva l'aria che lo separava dall'animale. La freccia concluse la sua traiettoria trafiggendo una zampa del cavallo che cadde a terra. Michael, raggiunto il cavallo, lo finì.
Cadde dinuovo il silenzio mentre Michael puliva la lama della spada e riprendeva il cammino. Elis fece un sospiro di sollievo. Camminarono solo più per poco tempo e raggiunsero una radura: "Ci accampiamo qui per la notte" ordinò Michael, "gli altri Guardiani sono convinti che qui ci sia uno di loro a fare la guardia, non verranno di certo ad assicurarsene, non almeno fino a domani". David annuì anche se incerto della decisione è subito si cercò un giaciglio. Michael scelse i turni di guardia, lui avrebbe fatto il primo e Elis il secondo. Non contò nemmeno la presenza di David, fece finta che lui non esistesse.

Fu un calcio a svegliare David la mattina. Michael era seccato perché, nonostante i tentativi della sorella, lui non era ancora in piedi. Si prepararono in fretta e partirono subito senza fare colazione. David camminava a testa bassa. L'aveva combinata grossa la sera prima e ora si sentiva la sciagura del gruppo. Anche Elis era molto taciturna. Probabilmente era ancora spaventata perché suo fratello aveva rischiato di morire. A David brontolò la pancia per la fame. Lui era abituato a mangiare sempre qualche cosa la mattina prima di uscire di casa. "Che fame..." la frase gli scivolò tra i denti senza che lui potesse impedirlo. Michael sbuffò e mise una mano nella bisaccia. Tirò fuori una mela che lanciò al ragazzo. "Tieni questa e taci." David sorrise nonostante i modi bruti del compagno e addentò la mela con voracità, facendo scendere un filo di succo dal frutto rosso.

Stavano seguendo un sentiero da un po' di tempo, probabilmente da due ore. Il sentiero era stretto e recintato da alti alberi, che impedivano al cielo di vedere la terra. Quando la noia stava ormai per assalire David si sentì una voce che canticchiava una stonata melodia:

C'era una volta
nel nord della Francia
un piccolo re
con tanto di pancia.

Feste e banchetti,
mangiava e beveva,
Con tante donne
bel vita faceva.

Finite le prime due strofe la voce cominciò a fischiettare una musichetta. Il rumore si avvicinava sempre di più. Elis e Michael si nascosero immediatamente dietro degli alberi a sinistra del sentiero, mentre David rimase a bordo della stradina sterrata. In quell'istante sbucò da dietro una curva un carretto, tutto trasandato e rovinato dal tempo. Era trainato da un vecchio mulo malaticcio. Il cocchiere era un signorotto ciccione, con una vecchia giacca macchiata di vino, la barba corta, un cappello da pescatore e una benda su un occhio, il sinistro. Quando il carro passò davanti a David si fermò. Il cocchiere si voltò verso il ragazzo e sorrise.
"Che ci fai qui giovane?" Domandò. David non sapeva che rispondere. Era stato sciocco a non nascondersi con gli altri subito. Si morse il labbro per la sua ingenuità, ancora una volta aveva dimostrato a Michael di non sapersela cavare.
Dopo un istante rispose:
"Volevo entrare nella capitale, ma non mi hanno lasciato. C'era un grosso soldato nero che mi ha fatto tanta paura e sono tornato indietro".
David rimase un attimo in silenzio senza accorgersi di aver risposto. Quando si rese conto di ciò che aveva detto si sentí fiero, era riuscito a trovare una scusa plausibile in un istante. Ma subito non fu più molto contento. Il signore si fece scuro in volto e scese dal carretto.
"E per quale motivo volevi entrare nella città?"
In effetti a quello David non aveva pensato. Per quale motivo avrebbe dovuto andarci? Non poteva usare la scusa di voler andare a trovare un parente, perché se no avrebbe dovuto sapere della chiusura del confine. Era in difficoltà. Ma per fortuna uscì Elis dal nascondiglio per andare ad aiutarlo.
"Avevamo fatto una scommessa" disse la ragazza con un enorme sorriso sulla faccia, "Volevo vedere se ne aveva il coraggio, ma a quanto pare lo ha davvero".
Il signore rimase basito per un istante. Poi scoppiò in una fragorosa risata. David e Elis si guardarono perplessi.
"Non avvicinatevi a quel confine, una volta io l'ho fatto e quel soldato nero mi ha provocato questo", e si indicò la benda sull'occhio. I due ragazzi si inquietarono.
"".
Michael era uscito dal suo nascondiglio e aveva raggiunto i compagni. Subito il signorotto rise.
"Non so di cosa stiate parlando" rispose. Poi Michael si chinò e segnò sulla sabbia il simbolo di un sole con una croce nel centro.
"Hai lo stesso simbolo dipinto sul retro del carro" disse.
Elis sorrise: "anche noi lo siamo!" esclamò e subito il signore ciccione fece un sospiro di sollievo.
"Cosmo vi benedica giovani" rispose.
David allora curioso chiese: "Che ci andate a fare in città?"
"Porto del grano" rispose lui, "pensi che il panettiere lo tiri fuori dal cappello per fare il pane?" e rise fragorosamente. "C'è un piccolo tunnel che passa proprio sotto il confine, lo usiamo per scambiare beni necessari per la sopravvivenza nella città. Purtoppo però non possiamo usarlo per far scappare i cittadini, altrimenti Vorath metterebbe a ferro e fuoco l'impero con la scusa del tradimento". Il signorotto sorrise. Poi fece una smorfia, come di qualcuno che ha dimenticato di fare qualcosa.
"Dimentocavo: io sono Fill, il mercante e oltre a trasportare il grano vendo anche mercanzia d'ogni genere e se volete potete dare un'occhiata a quello che trasporto nel carro". Poi, senza aspettarsi una risposta, esclamò: "Seguitemi!".

Dentro il carro c'era davvero ogni genere di oggetto. c'erano pentolini per cuocere il cibo, della corda, dei coltelli e una miriade di scatole tutte colorate diverse, tutte etichettate accuratamente e messe in ordine. Le scatole contenevano ogni genere di oggetto: sabbia, polvere soporifera, pane grattato, anelli magici dalla dubbia qualità e molto altro. David fu attratto da una scatolina verde opaco, rigata sul coperchio, con una ammaccatura sul fianco sinistro. Sull'etichetta portava scritto: "Gioia in polvere". David chiese il permesso per studiare la scatolina.
"Ok, ma non aprirla!" rispose Fill.
"Potete prendere un oggetto a testa se volete, per questa volta offre la casa!" aggiunse poi.
David, ancora stregato dalla misteriosa scatolina verde, rispose immediatamente: "Prendo questa!"
"Ottima scelta giovane!" rispose il mercante dandogli una forte pacca sulla spalla. Michael scelse della corda e Elis un pugnale da polso, "lo leghi al braccio e lo nascondi sotto la manica" aveva spiegato il mercante. Fill salutò i tre ragazzi e, salito sul carro, riprese la sua melodia stonata continuando la sua strada:

Vi fu un lungo scontro
in corte al castello
e il piccolo re
perdette il cappello.

Così lui decise
che meglio era andare
e col suo bel cavallo
di nome Giullare.

Non appena Fill fu fuori dalla vista i tre ragazzi si guardarono e scoppiarono a ridere.
"Quello era tutto matto" osservò David;
"Completamente suonato" rispose Michael tra le risate.

Ripresero a camminare lungo il sentiero. Calò la notte. Si accamparono in una radura in mezzo ad un boschetto e decisero i turni di guardia. Di nuovo David fu escluso da questi. La mattina seguente partirono prima dell'alba. Michael aveva sentito qualche cosa che si muoveva tra gli alberi e aveva deciso di partire presto. Quando sorse il sole arrivarono ad un piccolo paesino: Lut, un ammasso di piccole case dal tetto di paglia e le pareti di legno. Nonostante fosse ancora presto il paese era già pieno di vita.
"Ok ragazzi." Cominciò Michael, "troviamo informazioni su dove si trova la nostra prima tappa: la Città Fantasma".
David rabbrividì. "E quali sarebbero le altre tappe?" Chiese spaventato.
Michael lo guardò: "dovrebbero essere il Regno dei Goblin e il Bosco delle Fate".
David sorrise. "E se cominciassimo dal Bosco delle Fate invece che dalla Città Fantasma?"
Michael sorrise sforzato e gli si avvicinò all'orecchio: "se vuoi cominciare da quella potremmo tornare indietro, entrare dinuovo nella capitale, prendere un'altra strada, uccidere un'altro guardiano e perdere decine di giorni mentre gli abitanti della città soffrono la tirannia. Se è questo che vuoi..." si interruppe. David non rispose e a testa bassa annuì e poi tutti e tre si divisero per la città con l'accordo di trovarsi poi a mezzo giorno al centro del paese.

David chiese subito al primo signore che incontrò, ma la risposta fu solo una risata.
Gli abitanti non collaboravano molto, tutti ridevano, o sgranavano gli occhi. Una signora addirittura tappò le orecchie al bambino e corse via. David era stanco e allora si sedette sul bordo di una fontanella. Sentì una voce che lo chiamava: "Hey giovanotto, io so dov'è la città che stai cercando". Era un vecchio signore zoppo, e mutilato, cieco ad un occhio. David si avvicinò. Il vecchietto sorrise e poi tirò fuori una mappa dalla manica sgualcita della tunica. "Questa è la mappa di questa zona, indica la via diretta alla città fantasma. Tempo fa io ci sono andato, proprio quando ero giovane come te, e ne sono uscito così". E si indicò le ferite e la gamba tagliata. "Quegli spettri uccidono chiunque provi ad entrarci, ma dato che ci tieni tano te la dono, in cambio di qualche cosa". Sorrise mostrando quattro denti gialli e storti.
"E cosa?" domandò David.
"Hai dei Vor?" fece il vecchio.
David aveva un borsellino con venti Vor dentro, ma era chiaro che il signore gli avrebbe voluti tutti, così disse: "Ne ho cinque". Come previsto il vecchietto li volle tutti e cedette la mappa. Ormai era quasi ora di trovarsi con i suoi compagni al centro della città. Cominciò a correre in mezzo alla gente che lo guardava male. David sentiva l'aria che gli accarezzava il volto. Finalmente era da quando erano usciti che non pioveva più. Ma il cielo era ancora coperto dalle nuvole grigie. David arrivò in centro al paese in tempo record e dovette aspettare Michael e Elis che arrivarono insieme. Tutti e tre confrontarono le informazioni e decisero il da farsi: sarebbero rimasti a Lut fino all'indomani, poi sarebbero partiti in direzione della città che avrebbero raggiunto in tre o quattro giorni di cammino.
"Cerchiamo una locanda" propose Elis. Alloggiarono al "Milizia Blu", dove mangiarono e bevvero a sazietà, poi, la sera, ogniuno andò nella propria stanza a dormire.

La stanza di David era la numero 12. Era un piccolo stanzino con un letto duro, con le coperte stirate, un comodino e la porta del bagno. Sull'insegna della locanda c'era scritto che in ogni stanza era possibile farsi un bagno caldo. David allora si svestì ed entrò nel bagno, pronto a lavarsi. La vasca era un barile contenente acqua calda che veniva da un rubinetto nel muro. Per quanto scomodo fu molto piacevole immergersi nell'acqua calda. David immaginava Michael che provava ad entrare nella sua botte per il bagno e gli veniva da ridere. Finito di lavarsi David si coricò sul letto duro che sicuramente era più morbido del terreno dove aveva dormito le notti precedenti. David pensò ai suoi genitori a casa, ai suoi amici che non aveva potuto salutare. Pensò a quanto sarebbe stato bello un giorno quando la tirannia sarebbe stata sconfitta. Ma la strada era ancora lunga. Pensò al vecchietto mutilato che lo ammoniva e a quello che poteva succedere. Poi il sonno vinse sulla preoccupazione.

Michael di buon ora bussò alla porta di David per svegliarlo. Lui si vestì rapido ed uscì dalla camera. Elis si stava ancora preparando e David fu felice di non essere l'ultimo come al solito.
Dopo poco la ragazza uscì dalla stanza e i tre ragazzi andarono a fare colazione. Poi, usciti dalla locanda, si incamminarono verso la città. David aveva paura di ciò che gli aspettava, ma era elettrizzato al pensiero dell'avventura. Allora prese la rincorsa e saltò: "Città Fantasma, stiamo arrivando!".

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