00; Pronta per il Canada
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Aeroporto di Incheon, Corea del Sud;
18 luglio 2019.
«Yeojinnie cara, ci mancherai tanto!~»
Park Chae Won, mia indiscussa best friend da una vita, mi stava stritolando in un affettuoso abbraccio con le lacrime agli occhi, senza dare segno di volersi staccare.
Non potevo non amarla, perché si era offerta personalmente di portarmi fino in aeroporto in auto assieme al suo ragazzo Do Young, dal momento che i miei genitori erano impossibilitati a farlo per questioni lavorative, però ora l'avrei veramente uccisa.
«Chae Wonnie, lasciami, così soffoco!» dissi, bofonchiando impercettibilmente.
Certo, anche lei mi sarebbe mancata tantissimo in quelle tre settimane, e come minimo ci saremmo sentite cinquanta volte al giorno per tenerci aggiornate l'una sulla vita dell'altra fin nei minimi dettagli, fuso orario permettendo. Tuttavia io non ero esattamente, come dire... una fanatica degli abbracci.
«Tsk, sei una bimba cattiva!» fece finta di rimproverarmi lei, imbronciata.
Che ci dovevo fare? Le dimostrazioni d'affetto così fisiche mi imbarazzavano abbastanza, anche se dall'esterno potevo sembrare a tutti gli effetti una ragazzina dolce e carina quando le persone si ritrovavano davanti al mio visino innocente.
Non che non lo fossi, anzi. Però, ecco, quando serviva avevo anche un lato serio e determinato... solo che lo tenevo gelosamente custodito dentro di me, poiché era quello che mi rendeva la vera Im Yeo Jin che riusciva a dare dieci giri a tutti quanti!
Visivamente dimostravo molto meno della mia reale età, eppure, nonostante il mio essere una piccoletta tutta pepe, avevo già compiuto diciotto anni da un bel pezzetto, cominciando a guadagnare qualche soldino grazie ad un lavoro part-time in un ristorante, e potendomi finalmente permettere di andare a trovare da sola mio cugino Mark a Toronto, in Canada.
Mi sarei cimentata per la primissima volta in vita mia in un volo oltreoceano, e non vedevo proprio l'ora.
Ero molto timida e riservata, ma allo stesso tempo curiosissima del mondo che mi circondava. Amavo esplorare nuovi luoghi e scoprire culture diverse da quella coreana, ma purtroppo la scarsa disponibilità economica dei miei genitori non mi aveva permesso di girare chissà quanto fino ad allora.
Adesso, invece, ero prontissima a questo imperdibile viaggio, e sprizzavo gioia da tutti i pori al pensiero di potermi fare un fantastico tour del Canada in compagnia del mio mitico cugino, che ormai non vedevo da più di tre anni.
Lui, più grande di me di un anno, si era trasferito con tutta la sua famiglia da Daejeon - nostra città natale - al Canada già da quando era piccolo, per motivi di lavoro dei suoi genitori; ma, fortunato lui, poteva permettersi di fare molti più viaggi di me, venendomi a trovare una volta all'anno durante le vacanze, dal momento che suo padre - il fratello di mia madre - lavorava all'interno di un team di ingegneri edili di che gli fruttava fior fior di quattrini.
Tuttavia, con l'inizio del liceo, purtroppo, anche Mark come me era stato super impegnatissimo nello studio, a discapito dei rapporti parentali qui in Corea, che aveva sfortunatamente dovuto trascurare per cause di forze maggiore.
Adesso che si era appena diplomato a pieni voti, però, sarei stata io a muovermi al di fuori dei confini, giungendo al suo cospetto per potergli rivolgere le mie più sincere congratulazioni di persona e sorprenderlo con un regalo che non si sarebbe mai aspettato, per il quale avevo - letteralmente - sudato sette camicie.
«Fai buon viaggio e divertiti, mi raccomando!»
Do Young, il ragazzo di Chae Won, mi riscosse dai miei pensieri, salutandomi molto più formalmente della mia amica, sarebbe a dire con un paio di bacetti sulla guancia e un impacciato sorrisetto di circostanza, che, neanche a farlo apposta, mi fece comunque perdere un battito.
Già... Non potevo sfuggire in alcun modo alla cruda verità, neanche con il più grande sforzo del mondo: Kim Do Young rimaneva sempre la mia debolezza, il ragazzo che amavo in segreto da ancor prima che lui e Chae Won si fidanzassero, due anni addietro.
La mia migliore si era presa una cotta per lui molto dopo di me, non sapendo che anche io provavo i suoi stessi sentimenti... E, proprio per questo, non avevo potuto fare nulla per evitare di farmelo soffiare da sotto il naso, se non restare a guardare in silenzio la crescente intimità tra i due.
Giustamente, poi, la Yeo Jin razionale che era in me aveva di gran lunga preferito mantenere la mia storica amicizia con Chae Won, piuttosto che mandare tutto all'aria per colpa di un ragazzo, anche a costo di soffrirci profondamente, soffocando i sentimenti.
Tempo fa avrei potuto dare la colpa al destino per tutto questo, giustificandomi con la scusa che, se le cose erano andate a finire così, io non avrei comunque potuto interferire, pur sperando con tutto il cuore di vincere l'amore di Do Young.
Poi, col passare del tempo, in realtà mi ero poi resa amaramente conto che non c'era alcun destino che tenesse: la causa della mia intima sofferenza era da imputare unicamente a me stessa e alla mia incredibile incapacità di relazionarmi con l'universo maschile.
Tutto sommato vivevo una vita soddisfacente, ma questo segreto che continuavo a tenermi dentro da un anno e mezzo mi faceva sentire veramente in colpa con me stessa, rea di un qualche peccato che in realtà non avevo mai commesso, sebbene sapessi benissimo che le emozioni non si potessero controllare.
Per quanto evitassi con accortezza di vederlo e di parlarci, comunque, come dice il proverbio, al cuore non si comanda.
E così, neanche fossi la protagonista sfigata di un qualche kdrama romantico, mi ritrovavo ad essere innamorata del ragazzo della mia migliore amica da quasi due anni, senza che nessuno al mondo lo sapesse.
Ovviamente Chae Won restava in ogni caso la mia soulmate, compagna di vita con la quale condividevo indimenticabili ricordi sin dall'asilo, e non aveva alcuna colpa se non quella di essere un'amica talmente genuina e preziosa da non riuscire proprio a farsi odiare da un'anima buona come me.
«Ultima chiamata al Gate F per i passeggeri del volo G7-8084 Incheon-Toronto. Ultima chiamata, il gate chiuderà fra cinque minuti.» annunciò ad un tratto una voce metallica, che risuonò per tutto l'aeroporto, lasciandomi intendere che il momento fatidico fosse alle porte.
Grazie al cielo, questo viaggio in Canada cadeva proprio a fagiolo, in corrispondenza dell'inizio delle vacanze estive, periodo nel quale, se fossi rimasta qui, avrei visto Chae Won e Do Young molto più spesso.
Almeno adesso non avrei pensato troppo a lui, concentrandomi invece sulla mia meravigliosa vacanza.
«Yeojinnie! Hai con te in valigia Mr. Cra, vero?!» si volle assicurare Chae Won, alludendo al pupazzo a forma di rana che mi aveva regalato quando eravamo piccoline, e da cui non sarei mai riuscita a separarmi.
Annuii energicamente, mentre mi tornava alla mente quel giorno, ancora vivido nella mia memoria: avevamo deciso di farci un regalo a vicenda, senza aspettare alcuna ricorrenza in particolare, e lei se n'era uscita random con questa ranocchietta dolcissima, mentre io le avevo regalato una morbida farfalla blu. Erano bellissimi ricordi che custodivo con gran felicità, risalenti al periodo della mia vita più spensierato in assoluto, quando ancora nessun ragazzo avrebbe potuto causarci problemi.
«Ah, poi ricordati di comprarmi tante belle calamite, mi raccomando!» gridò ancora Chae Won, fissatissima con quei souvenir, i magneti da frigo di cui era un'accanita collezionista.
Gliene avrei sicuramente portati il più possibile, magari uno per ogni monumento caratteristico o paesaggio suggestivo che avrei trovato in Canada, se Mark mi avesse aiutato a finanziarne alcuni.
«Ricevuto!» esclamai, annuendo con un sorriso ed impugnando la maniglia della mia valigia nera nuova di zecca, pronta a muovere il primo passo verso il gate.
Tuttavia qualcosa me lo impedì: le braccia di Chae Won avvolte fortissimo attorno a me, che mi stavano di nuovo impedendo di respirare.
«Awww, Yeojinnie, fatti abbracciare un'ultima volta!»
Trattenendo il respiro, mi sforzai di ricambiare l'abbraccio - anzi, lo stritolamento - per quanto mi fosse possibile, con affetto; fortunatamente Do Young si intromise e la fece smettere prima del previsto.
«Chae Won-ah, ora lasciala andare, o perderà il volo!» le fece notare, fra le risate di tutti e tre, interotte da qualche colpo di tosse soffocante da parte mia.
Bene, ora era il momento di andare sul serio.
«Ciao, ragazzi, ci vediamo tra tre settimane!» li salutai quindi, indirizzando loro un bacino volante e allontanandomi verso il gate con la mia valigia appresso, mentre continuavo a salutarli energicamente con la mano libera.
Erano davvero teneri: a Chae Won mancava soltanto un fazzolettino bianco da sventolare, e sarebbe quasi sembrata una di quelle donne che salutavano i loro amati fidanzati e mariti prima che partissero per la guerra. Do Young invece era un po' più contenuto, ma continuava comunque ad irradiarmi con quel suo affascinante sorriso, di cui probabilmente avrei dovuto fare la scorta per non avere crisi di astinenza durante quelle tre settimane.
Fu un arrivederci molto tranquillo, ma già nostalgico dei bei momenti passati insieme.
Eppure, l'eccitazione di questo mio primo viaggio bastava a farmi sentire più esaltata che mai, facendomi quasi dimenticare tutto il resto.
Arrivata al gate, feci controllare il mio biglietto ad un addetto dietro al bancone, dopodiché mi recai all'esterno, ritrovandomi in quattro e quattr'otto davanti all'imponente aereo che mi avrebbe ospitato per le successive dodici ore.
Sorrisi, sospirando felice prima di salire.
Sarebbe stato un lungo, lunghissimo viaggio.
Ma, ne ero sicura, ne sarebbe sicuramente valsa la pena.
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