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Ok, analizziamo la situazione: sono seduta in macchina insieme ad un...professore, genio, miliardario, playboy, filantropo.

Siamo soli in una macchina, ho preso un 2 in matematica e lui è terribilmente, assolutamente irresistibile. Non devo dare di matto.

-Che diavolo ci faccio qui?!- gli urlo in faccia.

Buoni propositi andati in fumo.

-Tranquilla, bellezza. Non ho intenzione di stuprarti. Volevo solo ricordarti che abbiamo delle ripetizioni di matematica- puntualizza con il suo sorriso dolce e gli immancabili occhiali da sole.

Non riesco a credere che questo sia lo stesso uomo che poco fa mi ha appioppato un 2 con una spietatezza glaciale.

Sono sempre più nervosa, sento che lo stomaco si attorciglia su se' stesso e il sudore comincia a imperlarmi la fronte.

-Ok..- mormoro, cercando di mantenere la calma -dove stiamo andando?- chiedo cercando di essere il più naturale possibile.

-A casa mia, ovviamente- Ovviamente un corno! Ora sì che sono spaventata!

-Non mi hai ancora ringraziato per sabato- Se potessi, lo strangolerei. Parla quello che assegna brutti voti ai malcapitati. Vorrei rispondergli a tono, ma purtroppo il rumore del motore che si è appena acceso copre il suono della mia voce.

-Dicevi?- chiede uno spavaldo Tony, sigaretta in bocca e gomito fuori dal finestrino, dopo essersi esibito in una molesta sgommata -Nulla..- finisco per borbottare, anche se non è affatto così. Sono preoccupata. Devo sistemare le cose con Halley, mia madre mi starà aspettando a casa per pranzo, e questa faccenda delle ripetizione ha poco di credibile, secondo me. Deve esserci un secondo fine. Deve.

Insomma, è Tony Stark!

Mi costringo a non pensarci e lascio che i miei pensieri vaghino liberi, immaginando in quale meravigliosa villa stiamo per giungere. Se solo penso alla Stark Tower mi vengono i brividi per l'emozione...

Sono così presa dai miei pensieri da non rendermi conto che la nostra Audi R8 sta attraversando un quartiere popolare, quasi malfamato, in condizioni pessime.

Molti condomini alti e grigi e tristi ci circondano, ed è proprio davanti ad uno di essi che Tony decide di parcheggiare.

Lo guardo confusa.

Cosa significa tutto questo?

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Il mio stupore aumenta quando, dopo essere entrati nel suddetto edificio, il mio professore estrae le chiavi dalla tasca della sua elegantissima giacca e mi spalanca la porta di un appartamentino che per poter essere definito brutto farebbe i salti di gioia.

E' di una tristezza unica con quelle pareti bianche e anonime, incrostate, con l'intonaco che si stacca a chiazze, i mobili marci e una televisione minuscola.

-Dai, entra!- mi dice in tono gentile, le chiavi ancora in mano.

Guardo il divanetto di pelle nell'ingresso con molto disappunto. -Dammi una spiegazione a tutto questo- sussurro, guardando schifata un dettaglio che non avevo notato : un paio di mutande femminili, molto femminili, in pizzo.

-Quelle? Sono mutande, sei una donna, dovresti sapere cosa sono..!- risponde ridendo.

A me, chissà perchè, non viene da ridere.

Lo osservo mentre prende il cellulare e compone un numero. -Alexa? Sì..sono io..credo che tu abbia dimenticato i tuoi slip qui, sai, dopo ieri..Ah, no! Allora sono di tua sorella! Ok, grazie..sì, alla prossima!-

Non so più dove guardare, tanta è la vergogna che provo. Le vecchie abitudini restano...

-Facciamo un po' di esercizi prima che faccia sera?- chiede Tony, tranquillamente, così come se non fosse successo nulla. -No- dico in tono fermo -esigo spiegazioni. Perchè abiti qui? Non sei un miliardario?-

Lui sospira  -No. Non più-

Ora la faccenda inizia a farsi interessante.

-E' questa la ragione per cui ti ho portata qui. Angelica...io ho bisogno di te.-

Cala un silenzio piuttosto imbarazzante.

E' la prima volta che mi chiama per  nome, e l'impatto che le sue parole hanno su di me è devastante.

-Continua..- lo esorto.

-Io e Pep abbiamo litigato. Mi ha bloccato il conto corrente, la carta di credito, tutto..le uniche cose che possiedo sono la mia macchina e la mia armatura. Sono sul lastrico. Ho fatto molti lavori diversi prima di arrivare a questo.- fa una pausa.

Lo guardo con aria interrogativa, cercando di capire cosa c'entri io con tutta questa faccenda.

-Rivoglio i miei soldi, la mia vita. E ho bisogno di te, del tuo aiuto, per riaverli.-


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