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Non sono mai stata su un aereo.
Questa è la prima volta, almeno che io ricordi.
Sono un po' nervosa perchè è un'esperienza nuova ed è comunque un viaggio lungo.. Mamma mi ha detto di non prepccuparmi.
Lei ha viaggiato tanto, ovviamente non è agitata.
Però l'idea di non essere in volo solo per una semplice vacanza, bensì per una missione di grande importanza mi regala una consapevolezza sofferta: da ora a qualche giorno dovrò fare i conti con il mio passato.
Quel passato che ho segretamente rifuggito per anni, ma che ho allo stesso tempo inseguito con un'amarezza, una curiosità alimentata dall'angoscia, a cui non sono mai riuscita a dare pace.

Jared è seduto dietro di me, e guarda fuori dall'oblò svogliatamente.
I miei compagni di classe scherzano, ridono e si divertono, si scattano foto e lanciano noccioline agli impotenti passeggeri ormai con gli occhi fuori dalle orbite.

Tony sta leggendo una rivista, ma non sembra essere molto interessato.
Una hostess va a lamentarsi con lui perché una ragazza ha fatto partire Bohemian Rhapsody a tutto volume.

Non ci sarebbe nulla di male, se non fosse che siamo in volo da poco più di tre ore e tutto il personale sembra ormai stufo di averci a bordo.

Mi chiedo come se la stiano passando gli Avengers, stipati nella stiva, schiacciati come sardine l'uno sull'altro. Immagino che Loki e Thor non stiano facendo altro che litigare da quando siamo partiti.. E Steve abbia detto "linguaggio" ad ogni parolaccia che sfuggiva a uno dei due.

Steven Grant Rogers,il Supersoldato.
L'uomo che non mente..o quasi. So quello che è successo tra lui e Tony, tuttavia sono maggiormente portata a fidarmi di lui piuttosto che del mio prof.

Qualcosa è cambiato in me dopo la morte di Sasha. Il mito di Stark mi è crollato sotto gli occhi.
Lo credevo un eroe, ma si è rivelato un perdente.
Mi ha deluso tante volte.
Si comporta in modo strano..Prima di conoscerlo di persona, ne avevo sempre sentito parlare come un uomo arrogante, superbo e maleducato, ma giusto.
Invece di lui mi è apparsa un'immagine diversa.
Il suo menefreghismo nei confronti del resto della squadra mi spaventa.
Il fatto stesso che abbia litigato con Pepper..
Ogni tanto mi assale il dubbio che ci sia davvero qualcosa di terribile che ci sta nascondendo.

Poi, però, mi ritrovo ad ammirarne il carisma, ad adorare il suo umorismo, mi viene il batticuore solo al sentirlo parlare, mi immagino assorta ad immergere le mani in quei capelli perfetti,e mi rendo conto che sono sempre, comunque innamorata di lui.
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Dopo un pisolino di qualche ora, mi risveglio nel silenzio più totale..uno scenario inquietante, a parer mio.
I miei pestiferi compagni si sono finalmente addormentati, e i passeggeri possono tirare un sospiro di sollievo.
Anche Tony, la rivista in faccia, è stato vinto dal sonno ed è crollato.

Sorrido dolcemente, mi alzo per sgranchirmi le gambe e mi accorgo subito che manca qualcuno.

- Jared..! - Sussulto, senza rendermi conto di aver parlato forse a voce troppo alta, infatti una giovane dell'equipaggio si avvicina chiedendomi se sia tutto a posto.

- Sì..sì, tutto bene. - rispondo frettolosamente. - Ha mica visto un ragazzino con i capelli scuri, un po' spettinati..? -

- Sì, è andato in bagno..in effetti, è da un po' che non si fa vedere.. -

- Capisco - mormoro, e mi dirigo verso il bagno ingnorando le parole della donna che continua a dirmi di non preoccuparmi.

Giunta davanti alla porta della toilette, i miei timori vengono confermati: è appena appena udibile il pianto mal trattenuto di chi si trova all'interno del bagno e lo scorrere dell'acqua del rubinetto.

Mi rendo conto che la porta è chiusa male e senza troppi indugi la apro, facendo irruzione nello stanzino.
E i miei occhi vedono quello che in parte avevo sempre sospettato: Jared, in lacrime, chino sul lavandino, intento a sciacquarsi le braccia ormai rosse a causa dei tagli che si è auto-inflitto.

Mi si stringe il cuore, sento che sto per mettermi a piangere anch'io. Mi avvicino al ragazzino e lo abbraccio forte, sgomenta.

- Perché fai questo?! Perché ti odi così tanto?! - gli chiedo dopo avergli strappato dalle mani la lametta, strumento infame.

- Tu..non sai chi sono..non sai cosa ho fatto..sono un mostro, non sarei mai dovuto nascere! Non sai quanta sofferenza ho causato..solo per essere venuto al mondo! - urla Jared in risposta, cercando di divincolarsi, con lacrime nere che gli rigano il volto.

- Non venirmi a dire certe cose, ragazzino. Io sono stata la fonte di tanta sofferenza per mia madre, costretta a crescere la figlia di un uomo che non ha mai più rivisto..nei miei lineamenti vedeva i suoi. Nel mio modo di parlare, di fare, di vivere.
Ma non per questo si è arresa. Mi ha amata. Mi ha insegnato ad amare. E se sei in questo mondo, è per una ragione! - esclamo, abbracciandolo forte. - Non voglio più vederti fare una cosa del genere. -

Lui mi guarda con quei suoi occhi magnifici, potenti, pieni di mistero, e sputa fuori tutte le emozioni che non ha mai esternato.

- Tu non capisci. Io non sono normale. Non sono come tutti gli altri..le famiglie a cui sono stato affidato..avevano paura di me. Sono un mostro, un essere indegno di essere amato.. - Ha lo sguardo perso nel vuoto, come se fosse in un'altra dimensione.

- Nessuno mi ha mai voluto, nessuno si vuole prendere cura di me. -

- Io sì. - Affermo, decisa. - Qualunque cosa tu abbia fatto. -

Lui mi guarda incredulo, punta i suoi magnetici occhi nei miei, e mi rivela ciò che gli rode l'anima più di ogni altra cosa.

- Ho ucciso delle persone. -

Lo guardo con ammirazione e tenerezza, poiché ha avuto il coraggio di essere sincero, di fidarsi di me, e mi ricordo di quella visione che ho avuto quando le nostre dita si sono sfiorate.

Dovevo immaginarlo.

- Non mi importa del tuo passato, Jared. So che non è stata colpa tua. L'ho visto. -

Ci riabbracciamo, stanchi e parchi di lacrime, ma in qualche modo più sereni.

È come se all'improvviso quel vuoto che mi porto da sempre dentro, si stesse riempiendo, piano piano.

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