Capitolo 33
You know there's no one, I can relate to
I know we won't find a love that's so true
There's nothing like us
There's nothing like you for me
Together through the storm
📍Monza Circuit, Italy
08/09/2019
Le vittorie, per noi piloti, sono sempre la parte migliore di un weekend di gara. Sembra scontato dirlo, ma è così.
Il traguardo davanti a te, tu che acceleri fino a portare al massimo, insieme ai giri del motore, anche l'adrenalina nelle tue vene, i meccanici che si agitano a bordo pista, arrampicati sul muretto che da accesso alla pista, le lacrime che scorrono sulle guance.
E infine il giro d'onore, incorniciato dal pubblico che ti saluta ed esulta, e dal tuo desiderio di abbracciarli uno per uno, perché in fondo ci sei stata anche tu lì al loro posto.
Hai sperato, bramato con tutto il cuore di provare quelle stupende sensazioni, che ti portano a toccare il cielo, ad assaporare la gloria, ad innalzarti sopra il resto del mondo.
E finalmente ce la fai.
Ti prendi tutto ciò che da tempo reclami, tutto ciò che il tuo team desidera da te, tutto ciò che i tuoi tifosi vogliono vederti conquistare.
Certe vittorie non si dimenticano, sono eterne, indelebili. E credo proprio che questa, per Charles Leclerc, appartenga proprio a quella categoria.
Un grido di pura gioia si leva dal box rosso, dentro il meraviglioso circuito di Monza, nel quale tutti -tifosi, meccanici, ingegneri e perfino commissari di pista- sono in fermento per la sua vittoria.
"Andrà bene, vedrai. Questa volta me lo sento davvero." Sono state le ultime parole che mi ha detto, prima di lasciarmi un bacio sulla fronte e dirigersi in griglia di partenza, lasciandomi nelle mani della sua nuova ragazza Charlotte, già mia cara amica.
E in effetti si sono rivelate veritiere.
Charles Leclerc ha vinto. A Monza. Davanti a tutta l'Italia che lo acclama come un eroe.
Urlo di gioia anch'io, mentre abbraccio forte la sua ragazza. Perché, d'altro canto, non potremmo non essere felici.
Quando arriva il nostro uomo, si butta tra i meccanici del team, per poi tornare coi piedi per terra ed abbracciare rispettivamente prima Charlotte e poi me, sussurrandomi all'orecchio:<<Vedi, ho mantenuto la mia promessa.>>
Scoppio a ridere, e quel gesto sincero da il definitivo "via" alle lacrime per iniziare a sgorgarmi sulle guance accaldate, ma quest'ultime vengono immediatamente asciugate dal mio migliore amico che continua a sorridermi con gli occhi fissi nei miei.
<<Ti aspetto nell'hospitality, sweetie. Goditi il podio.>>gli dico, dato che, purtroppo, la mia malattia, che sebbene sia regredita un po' non è ancora del tutto scomparsa, non mi permette di stare a contatto con tanta gente.
Charles annuisce, poi sparisce nell'angolo interviste.
Prendo per un braccio Charlotte, facendoci strada tra i membri del team con la testa bassa, per evitare il respiro di altre persone al fine di non prendere anche un semplice raffreddore che per me potrebbe essere più dannoso di una polmonite, e continuo a tenerla finché non ci ritroviamo in uno spazio più ampio, lontano dalla folla, con i tifosi che iniziano già ad ammucchiarsi sotto al podio.
Rialzo la testa e lascio il braccio della mia amica, che mi sorride con gratitudine, per poi dirmi:<<Ho urgentemente bisogno di un cocktail bello forte e di sedermi, non credo reggerò tutto questo ancora a lungo.>>
<<Io ho bisogno di una dose di Xanax, ho l'adrenalina a mille.>>rispondo, passandomi una mano sulla fronte e sistemandomi meglio la mascherina sul naso.
Tutte le volte che i dottori mi concedono gentilmente un'uscita, che sia per una mia gara o per quella del pilota Ferrari -che, devo ammettere, sa essere molto persuasivo con le infermiere-, si raccomandano sempre con me di indossare la mascherina dovunque vada, che ci sia tanta gente o meno. È necessaria, se non voglio che la situazione peggiori.
Considerato che la scorsa settimana i medici mi hanno comunicato la lieta notizia della regressione della mia malattia, che purtroppo, anche una volta guarita totalmente, potrà di nuovo ripresentarsi in qualsiasi momento, ho tutte le intenzioni di osservare le loro regole, senza minimamente sgarrare. I guai non ho bisogno di cercarmeli, vengono già da soli.
L'hospitality Ferrari è completamente deserto quando facciamo il nostro ingresso, eccetto per Seb, la sua addetta stampa ed un altro membro del team, seduti ad un tavolo con tre espressioni diverse in volto.
Seb è visibilmente deluso dalla sua prestazione in gara di oggi, che non è stata delle migliori e che è peggiorata ulteriormente dal fatto che siamo a Monza, il circuito di casa per la sua squadra, dove, ovviamente, tutti i ferraristi vogliono buoni risultati.
La bionda sembra preoccupata, come se il suo programma per la notte in arrivo sia rimanere sveglia ad ascoltare il pilota della Rossa crogiolarsi nel senso di colpa finché il sonno si fa talmente forte da non riuscire nemmeno più a parlare.
L'altro uomo è distrutto, visibilmente stanco sia fisicamente che mentalmente. Ha gli occhi socchiusi, sembra quasi che l'unica cosa che voglia sia tornarsene a casa e togliersi di dosso tutti i suoi problemi.
Sia io sia Charlotte li salutiamo tutti e tre con un allegro "Ciao ragazzi", che, solo per un momento, fa spuntare un sorriso mesto sui loro volti.
Ci accomodiamo anche noi ad un tavolo, dove troviamo già due bicchieri, uno con dell'acqua e uno con uno strano cocktail, che beviamo nel giro di pochi minuti, tra risate e commenti sulla gara appena conclusa.
<<Giuro, quando Charles è andato largo ho perso dieci anni di vita pensando avesse rotto il fondo.>>constata Charlotte, sfregandosi una mano sulla fronte lucida per il calore.
<<Stavo per prendere io stessa le cuffie del suo ingegnere per chiedergli se la macchina fosse a posto.>>
<<Mi avrebbe tranquillizzato un sacco sentire la tua voce, credimi.>>ci interrompe Charles, entrando nell'enorme edificio e, dopo aver salutato Seb e le due persone sedute al tavolo con lui, prendendosi una sedia per accostarla al nostro tavolo e sedercisi sopra.
<<Bentornato tra noi, amore. Già finita la festa?>>domanda Charlotte, sporgendosi leggermente in avanti per lasciargli un bacio sulle labbra.
<<In realtà deve ancora iniziare, ma sono passato a salutarvi prima di tornare dal team, che credo mi terrà sequestrato fino a domattina come minimo.>>
<<Buona festa allora. Ci sentiamo stasera, quando parto.>>gli dico, con un sorriso triste al pensiero di non rivederlo più per non so quanto tempo.
<<Ah già, hai il volo alle nove. Credo troverò il modo per venirti ancora a salutare in hotel, prima che tu parta. Promesso.>>
Gli sorrido con gratitudine, il tutto sotto lo sguardo attento e quasi commosso della sua ragazza.
<<Se devo essere sincera, non credevo che foste così legati. Parla quasi di più con te che con me.>>scherza Charlotte, facendoci sorridere di cuore.
<<Ma amore non è vero. Io con te ci vivo, Fede la vedo solo nei giorni in cui né io né lei siamo impegnati con le gare. E poi lei ultimamente è pressoché sempre in ospedale, e le visite non sono illimitate.>>la prende sul serio invece Charles, rivolgendo un'occhiata di dolce rimprovero alla sua amata, la quale gli rivolge un cenno come ad invitarlo a lasciar perdere.
<<Fede, sappi che d'ora in poi tutte le volte in cui Charles verrà a trovarti all'ospedale ci sarò anch'io. Voglio starti il più vicina possibile.>>
Sorrido con gratitudine, e accetto la sua compassione sebbene io non ne senta il bisogno al momento. È comunque una splendida persona.
<<Lotte, Charles, ho l'impressione che noi tre saremo il più bel trio che la storia abbia mai visto.>>commento, facendo ridere di gusto entrambi.
<<Come potremmo chiamarci?>>
<<I am stupid Squad.>>propongo, riferendomi di proposito ad un team radio di Charles, beccandomi un'occhiataccia dal diretto interessato e facendo scoppiare a ridere la sua ragazza.
È una proposta stupida, così come lo è il nome, però sembra avere l'effetto desiderato su entrambi.
<<Sei un genio Fede.>>si complimenta la mia amica, senza smettere di ridere.
Ad interrompere improvvisamente quel coro di risate è un frenetico Andrea Ferrari, che, correndo, si butta letteralmente su Charles, rivolgendo sia a me sia a Charlotte un sorriso di scuse.<<È ora di andare campione. La festa ti aspetta.>>
Charles si alza svogliatamente, ma sfodera subito un sorriso sincero quando Andrea gli circonda le spalle con un braccio.<<Scusate ragazze, il team mi vuole. Amore, io e te ci vediamo dopo che avrai accompagnato Fede all'aeroporto. Da te invece, chérie, passo verso le sette. A dopo ragazze.>>
Charlotte si alza per salutare il suo ragazzo con un affettuoso bacio, e lo stesso faccio io, ma con un semplice abbraccio, rischiando anche di inciampare nella gamba del tavolo.
Charles ridacchia.
E, alla fine, quello a finire steso per terra è lui, mettendo distrattamente il piede nello spazio che intercorre tra un pannello del pavimento e l'altro.
Tutti i presenti scoppiano a ridere, compresi Seb e suoi compagni di tavolo, beccandosi continue occhiatacce di Charles mentre si rialza e si scuote i pantaloni.
<<Questo era da riprendere. Il neo-vincitore del gran premio di Monza che si inciampa nel pavimento dell'hospitality e finisce a terra come un sacco di patate. Che avvenimento inedito.>>commenta Andrea, rischiando di beccarsi una sberla dal pilota della Rossa.
<<Fatto>>dico semplicemente, scuotendo il telefono che tengo in mano da quando ho capito che il monegasco si sarebbe inciampato e col quale ho filmato tutta la scena.
<<Sei la donna che stimo di più al mondo, Federica. Gira il video a Lotte, così lo inoltra anche a me.>>
<<Con piacere.>>Smanetto per qualche secondo con il cellulare, dopodiché, quando quest'ultimo segna che il messaggio è stato inviato e quando anche quello di Charlotte suona, Andrea sorride, portando il pilota fuori dal capannone.
La mia amica, per evitare di annoiarci, mi trascina immediatamente fuori dall'hospitality, diretta al centro commerciale più vicino per un po' di shopping del quale, a parole sue, sente già la mancanza.
Ma durante il tragitto mi sento cingere le spalle per una frazione di secondo, poi mi vedo sfrecciare davanti un monopattino che si ferma sgommando davanti a noi.
Altro non poteva essere se non Lewis Hamilton.
<<Ciao bellezze. Dove andate tutte sole?>>ci domanda, scoccandoci il suo solito sorrisino e, preso in mano il monopattino, iniziando a camminare al nostro fianco.
<<A fare shopping in centro Monza. Ne abbiamo bisogno, in particolare Fede.>>le risponde Charlotte, tutta entusiasta, non riuscendo a non battere le mani per quanto è su di giri.
<<Lotte, il mio armadio straborda. L'idea dello shopping è stata tua.>>
Charlotte fa per ribattere alla mia affermazione, tuttavia si blocca non appena Lewis arresta il suo monopattino e, con lui, automaticamente anche la nostra camminata.
<<Beh, comunque sia, mi unisco. Faccio solo un salto a posare questo coso, a meno che non voglia finire per sfracellarmi al suolo, per quanto è disconnesso il marciapiede in centro. Aspettatemi ad andare, mi raccomando. Io adoro fare shopping con le ragazze, mi rilassa.>>ci interrompe Lewis, sorridendo ad entrambe e sparendo subito dopo nell'hospitality Mercedes.
Io e la mia amica ci guardiamo stranite, decisamente non convinte dalla sua affermazione.
Non l'avessimo mai pensato.
In ogni negozio in cui entriamo, Lewis si perde ad ammirare le maglie, le t-shirt e i pantaloni più stravaganti, e si sbizzarrisce a darci consigli su come abbinare gli outfit a seconda del modello e del colore dei capi che ci piacciono.
Sembra completamente a suo agio nel mondo della moda, anche nei negozi che non sono suoi sponsor, al contrario di Tommy Hilfiger.
In quello shop, poi, lo perdiamo definitivamente.
Mentre io e Charlotte siamo rapite da un maglione invernale che sembra morbidissimo, lui si diverte a fotografare la sua immagine nel cartellone che pubblicizza la sua nuova collezione, per poi postarla su Instagram, ovviamente taggandoci.
Poi si tuffa a capofitto sulle scarpe e sui cappotti e sui berretti, tanto da perderlo di vista, per poi ritrovarlo alla cassa intento a pagare i suoi acquisti.
<<Questa è stata indubbiamente la giornata più impegnativa e stancante del mese, e includo anche i weekend di gara in questa affermazione.>>commenta il pilota Mercedes, uscendo dall'ultimo negozio con due nuove borse in mano, aggiunte alle quattro o cinque che aveva già precedentemente.
Io e Charlotte, invece, ci siamo controllate di più, acquistando solo un paio di pantaloni io e due magliette lei.
<<Fede, scusa se te lo chiedo forse in modo inopportuno, ma è da quando ti ho vista che mi pongo questa domanda, e voglio anche rischiare di fare una figura di merda pur di togliermela dalla testa. Come mai tieni sempre la mascherina, ogni volta che giri in pubblico? Cioè, voglio dire, riguarda un problema di salute?>>mi chiede d'un tratto Lewis, privo dell'intenzione di offendermi, ma semplicemente preoccupato per me, a quanto vedo.
Prendo un respiro profondo, placando lievemente l'ansia che provo nell'esporre al campione di Formula Uno il motivo per il quale tengo sempre la mascherina sul viso, poi parlo con voce tenue.
<<Si, esattamente. Ho una malattia autoimmune, di quelle che se ti becchi un semplice raffreddore puoi anche rimanerci. Non ti preoccupare, sto bene e i dottori mi curano già da tempo ormai. È tutto okay e sotto controllo.>>
<<Oh mio Dio, è terribile. Ehm, mi succede raramente ma non so davvero che dire. So che la vita è piena di difficoltà e dolori, ma ricordati sempre di affrontarli con il sorriso, per quanto a volte risulti complicato. Questo è tutto ciò che mi sento di dirti. Mi dispiace tanto, e scusa di averti fatto star male chiedendoti quello. Perdonami.>>si scusa immediatamente l'inglese, guardandomi con compassione.
<<Nessun problema, tranquillo. Tanto prima o poi avrei comunque dovuto tornare con i piedi per terra.>>
In effetti, prima o poi la realtà sarebbe tornata di nuovo a travolgermi, quindi meglio che l'abbia fatto quando ancora ero in compagnia di qualcuno a cui tengo, piuttosto che nel primo momento di solitudine.
Perché è meglio tornare coi piedi saldi al suolo insieme a qualcun'altro, ridendoci e scherzandoci sopra, invece che quando si è soli, e si vorrebbe solo piangere e disperarsi.
Tuttavia poche ore dopo con i piedi per terra non ci torno comunque, ma questa volta non in senso figurativo, ma concreto.
E tra il decollo del velivolo e varie sue turbolenze, arriva velocemente l'atterraggio.
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