Capitolo 30
I'm sorry if I say, "I need you"
But I don't care, I'm not scared of love
'Cause when I'm not with you, I'm weaker
Is that so wrong? Is it so wrong
That you make me strong?
📍Tavullia, Italy
12/07/2019
Il mio risveglio, la mattina seguente, è causato dalla voce frettolosa ma ugualmente melodica di Charles, che mi chiama toccandomi delicatamente il braccio come per paura di ferirmi con un semplice contatto.
Chiudo istintivamente gli occhi per il sonno, ma non appena li riapro mi ritrovo davanti ciò che ogni ragazza vorrebbe appena sveglia: un vassoio con due cornetti, una tazza di tè fumante e alcune fette biscottate con sopra spalmata della gustosa marmellata di frutta.
Non riesco a trattenere un sorriso nel vedere tutto quel ben di Dio, che per noi piloti è perfino troppo, ma la gioia lascia ben presto posto alla malinconia non appena mi rendo conto che oggi è il fatidico giorno, in cui inizierò le cure in ospedale.
Sinceramente non so cosa aspettarmi da tutto questo, e non ho neanche più di tante speranze per il futuro. In fondo, come potrei averne sapendo di essere gravemente malata?
<<Buongiorno bellissima.>>mi saluta il monegasco, curvando gli angoli della bocca all'insù e andando a formare quelle fossette che tanto mi piacciono. Sul mio volto spunta immediatamente un sorriso, nascosto per metà dal cuscino sul quale ho ancora appoggiata la faccia.
<<Buongiorno sweetie.>>accolgo Charles, alzandomi lentamente dal letto per correre ad abbracciarlo.<<Fammi indovinare, tutto questo è opera tua?>>
<<Diciamo al cinquanta per cento. L'altra metà è opera di Vale.>>mi risponde, con fierezza nella voce.
<<Non ci posso credere: il mio ragazzo e il mio migliore amico che lavorano insieme per prepararmi la colazione? L'apocalisse deve essere vicina.>>scherzo, strabuzzando gli occhi per la sincera sorpresa.
<<E ti dirò di più, siamo anche riusciti ad andare d'accordo.>>afferma, tutto contento ed orgoglioso.
<<Sconvolgente! Come avete fatto?>>commento, afferrando una fetta biscottata e mordendone un pezzo.
<<Sai, abbiamo una cosa che ci accomuna: entrambi saremmo disposti a fare qualsiasi cosa per te.>>risponde Charles, con voce melodica e dolce.
<<Grazie di tutto sweetie.>>dico semplicemente, già con le lacrime agli occhi, posando la fetta biscottata che stavo gustando sul vassoio e affondando il viso nel suo petto, mentre lui mi stringe forte con affetto sincero.
<<Grazie a te chérie. Venire da te per farti i complimenti quella sera al Mugello è stata la cosa più bella che io potessi mai fare.>>confessa, baciandomi dolcemente i capelli.
Con Charles accanto, mi sento davvero speciale e inscalfibile, come se nessuno potesse mai farmi del male, né dentro né fuori. Perché lui è l'unica persona, oltre ovviamente a Valentino, che riesca a farmi sentire unica, amata, insostituibile, e circondata dagli amici migliori del mondo.
Charles sa regalarmi momenti incredibili, durante i quali non potrei essere più felice, e nei suoi abbracci sa trasmettermi tutto il suo affetto nei miei confronti, facendomi desiderare con tutto il cuore che non si stacchi mai da me.
Desiderio che, purtroppo, si sgretola sempre, con la stessa facilità con la quale, in questo momento, il mio migliore amico mi allontana leggermente da lui e mi dice in tono malinconico:<<Chérie, non hai idea di quanto io voglia restare qui con te, però purtroppo devo partire. Sono le quattro e mezza e ho il volo alle sei, però ci tenevo a salutarti.>>
<<Ti ringrazio, e scusami se ti ho trattenuto più del previsto. Spero riuscirai ugualmente a concentrarti in auto.>>mi sento in dovere di dire, sinceramente in colpa. Non mi perdonerei mai se, per disgrazia, il mio migliore amico avesse una carenza di concentrazione dovuta alle poche ore di sonno e alle troppe preoccupazioni e finisse per perdere il controllo della vettura. Non potrei mai accettarlo.
<<Non c'è problema, sono abituato ad alzarmi presto. Non succederà nulla, promesso.>>mi rassicura, prendendomi dolcemente la mano destra tra le sue.
<<Dai, ti lascio andare altrimenti perdi l'aereo. Ciao sweetie, buon viaggio.>>taglio corto, sentendo già le lacrime che cominciano a scaldarmi ed inumidirmi gli occhi, mentre mi chiudo nel suo caloroso abbraccio.
<<Buona fortuna chérie, aggiornami su tutte le cure.>>si raccomanda, allentando la presa delle braccia attorno al mio corpo esile, fino a dividersi da me, ma non con lo sguardo.
<<Sarà fatto. Ti voglio bene, Charles. Scrivimi quando arrivi.>>lo saluto per l'ultima volta, vedendo che si allontana sempre di più da me, portandosi via ad ogni passo che compie anche un pezzo della mia felicità.
<<Certo. Ti voglio bene anch'io.>>mi saluta a sua volta, aprendo la porta con un sorriso mesto ed una silenziosa lacrima che gli solca la guancia, prima di sparire in corridoio.
Man mano che sento i suoi passi allontanarsi, percepisco la realtà avvicinarsi sempre di più, finché non mi colpisce in pieno viso con la stessa intensità di uno schiaffo.
Charles ha il fantastico potere di farmi vivere in un universo parallelo quando sono in sua compagnia, privo di problemi e paure, senza alcuna preoccupazione se non quella di averlo sempre accanto. E non so se questo sia un male o un bene per me, se mi importi più di vivere il momento senza pensare ad altro o se mi importi più del dopo, delle conseguenze.
Ma no, quando sono con lui l'unica cosa che mi importa è godermi il momento fino a quando finirà, del resto non mi preoccupo.
Per il resto della mattina, rimango immobile nel letto, sdraiata supina, a riflettere e a delineare un quadro più preciso possibile della mia situazione, fino a quando, intorno alle nove, non sento le scale scricchiolare ripetutamente, segno che i ragazzi si sono svegliati.
Li raggiungo a mia volta al piano di sotto, dove, dopo il consueto "Buongiorno" e gli abbracci, preparo la colazione per tutti, aiutata da Dennis e Nelli.
Dopo colazione, ci rechiamo tutti al supermercato per far spesa, tra risate, salti dal carrello, cadute e cibi dolci presi dagli scaffali ma nuovamente posati subito dov'erano a causa della dieta che ci vieta di mangiarli.
Al nostro ritorno, scendiamo dalle auto, ognuno con una borsa in mano, più o meno pesante, che vengono tutte depositate sul tavolo in attesa di essere smistate.
Inizio ad estrarre i prodotti acquistati e a sistemarli negli appositi scaffali, tutti in ordine come mi piace vederli, ma mentre sto cercando di mettere un pacco di biscotti nel ripiano più alto della mensola, qualcuno mi solleva dalla vita, dandomi un bell'aiuto nel raggiungimento del mio obiettivo, per poi posarmi a terra non appena il pacchetto è al suo posto.
Mi volto, per vedere quale dei ragazzi devo ringraziare, e sfodero un'espressione felice nel vedere che è Valentino, sorridente come non mai.<<Buongiorno principessa.>>
<<Buongiorno. Dove sei stato per tutto questo tempo?>>chiedo di getto, cercando di togliermi subito questo dubbio di dosso per poi cercare di prendere io stessa la parola.
Decido che è il momento giusto per dirgli della mia decisione, che ha il solo scopo di salvaguardare il più possibile la sua incolumità e la sua carriera motociclistica.
Non può guidare una moto a quelle velocità con il pensiero di me in ospedale a soffrire da sola a mille -o anche più- chilometri di distanza. Sarebbe un fardello troppo grande, e non riuscirebbe a gestirlo senza conseguenze gravi.
<<Avevo alcune cose da fare per sistemare la situazione Academy. Scusami se non sono stato presente, ma sono tornato per accompagnarti io stesso in ospedale.>>spiega felice, accarezzandomi un braccio.
<<A questo proposito, ci sarebbe un problema.>>inizio, ringraziando che mi abbia dato "il la" per addentrarmi nel discorso, data la scarsità di idee che avevo per iniziarlo.
<<Se il problema sono i miei fans, posso mettermi un cappello o un cappuccio. L'abbiamo già fatto tante volte, e vedrai che nessuno se ne accorgerà.>>si affretta a spiegare, davvero intenzionato a far di tutto per venire con me in ospedale. Se continua così ho l'impressione che sarà più difficile del previsto.
<<Non sei tu il problema, ma io.>>rispondo, abbassando il capo con vergogna. Non sarei mai voluta arrivare a questo, non dopo aver realizzato che non posso più stare lontana da lui, ma è necessario: lo faccio per lui e per la sua sicurezza. Se fossi un'egoista senza cuore me lo terrei ben stretto, ma non posso. Non posso proprio.
<<Che stai dicendo?>>domanda, visibilmente confuso e spaesato. Ci siamo.
<<Sono io il problema, Vale. Tu non puoi correre in moto ad una velocità estrema con i pensieri tutti da un'altra parte. Non puoi pensare a me e alla mia malattia mentre ti giochi la vita a bordo di una moto. La mia carriera ormai è compromessa, ma non la tua. E non posso essere io a comprometterla, non lo permetterò.>>dico tutto d'un fiato, e d'improvviso il brusio creato dai ragazzi attorno a noi si interrompe bruscamente, mentre tutti gli sguardi si spostano verso di noi.
<<Fede, ti prego parliamone. Lo sai che quando sono in moto non penso a nulla, solo alla gara, e non è mai accaduto che mi fossi lasciato distrarre da eventi esterni alla pista. Ce la posso fare, ce la possiamo fare.>>tenta di insistere, ma ormai la decisione da parte mia è presa, e non torno più indietro.
<<Invece no, Vale. Tu hai bisogno di concentrazione, e non la troverai mai pensando a me e alla mia malattia. È impossibile farlo, nessuno ne sarebbe in grado. Mi dispiace tanto, credimi.>>sussurro, ormai con il cuore in mille pezzi e le lacrime che mi riempiono gli occhi, mentre sento che Den, Balda e Nico mi si avvicinano cautamente, come per sorreggermi in caso di un mio cedimento.
Ma questa volta no, questa volta devo farmi coraggio e pensare al bene dell'uomo della mia vita, per il quale sarei disposta a far di tutto.
Perché la sua felicità, per me, conta molto più della mia. E sarei anche disposta a sacrificare la mia parte pur di non permettergli di rinunciare alla sua.
È questo, in fondo, quello che fanno le persone per qualcuno a loro particolarmente caro. Lo proteggono sempre, in qualsiasi occasione, attraverso qualsiasi mezzo a loro disponibile, e sarebbero anche disposti a fargli da scudo con il proprio corpo, se fosse necessario.
<<Mi dispiace, mi dispiace tanto. Ma lo faccio per te, solamente per te. Per la tua sicurezza e la tua incolumità, che per me sono più importanti della mia stessa vita. Io me la caverò da sola, ce la farò. Non preoccuparti.>>tranquillizzo Valentino, dato che non ha avuto la minima reazione alle mie parole di prima.
E anche in questo momento la situazione è simile: siamo entrambi immobili, uno di fronte all'altro, l'una con gli occhi che implorano quelli dell'altro. Nei miei lo prego in tutti i modi di comprendermi, di capire le mie ragioni, nei suoi invece riesco a leggere la determinazione che lo spinge a chiedermi di provarci insieme.
Ma questa volta è diverso. Dobbiamo procedere ognuno per la propria strada finché le cose, per quanto mi riguardano, non si sistemeranno.
È una cosa troppo grande, perfino più di noi, e so già che non riusciremmo a gestirla. Crolleremmo entrambi, poco dopo aver iniziato.
Perché questa non è una gara di Moto3, in cui si da il tutto per tutto senza calcolare niente. Questo non è come un gran premio fatto di sorpassi al limite, staccate a vita persa ed entrate dove apparentemente non c'è spazio.
Questo è molto di più.
Questa è una battaglia, una battaglia che va affrontata calcolando tutti i rischi, tutte le conseguenze, tutte le variazioni possibili durante il percorso, e che, soprattutto, non va combattuta con l'istinto.
Altrimenti si sa: si perde già in partenza.
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