Capitolo 22
Every time our eyes meet
This feeling inside me
Is almost more than I can take
📍Sachsenring Circuit, Germany
06/07/2019
Il circuito del Sachsenring non mi è mai piaciuto particolarmente, né come pista né per l'atmosfera che presenta. È un circuito decisamente troppo lento per me, all'infuori del tragitto che va dalla curva undici alla dodici e al rettilineo del traguardo, entrambi affrontati a circa 275 chilometri orari. Tutto ciò che sento di aver bisogno di fare, in questo weekend, è andare veloce, velocissimo, dimenticare la negatività ed ogni problema e lasciare tutto in mano alle sensazioni che mi dona la mia moto. Tutte cose che, mio malgrado, questo circuito non può offrirmi.
Con lo sguardo fisso nel vuoto, riprendo ad ascoltare distrattamente il mio telemetrista, Danilo, che mi sta illustrando i tempi di ieri, finché lui, di colpo, non si interrompe. Alzo lo sguardo verso la sua figura accovacciata al mio fianco, notando che alle sue spalle c'è un volto a me decisamente familiare. Per la prima volta da quando sono entrata in questo box, stamane, mi alzo dalla mia sedia e cammino lentamente verso Marco, vestito con la solita polo della Honda in qualità di meccanico di Marc Marquez.
<<Ehi>>mi saluta, allargando le braccia verso di me in una chiara richiesta d'abbraccio. Scuoto soltanto la testa, accompagnando il gesto con un sorriso che fa intendere che non è colpa sua se sto rifiutando l'abbraccio, ma è semplicemente perché non sono dell'umore adatto ora.
<<Sono passato a farti gli auguri. Scusa se non sono venuto alla tua festa giovedì, ma il team questo weekend è particolarmente esigente. Vogliono vincere a tutti i costi, per mantenere il trono di re del Sachsenring.>>dice Marco, concludendo il discorso con una risatina.
<<Non preoccuparti. Comunque grazie degli auguri, mi ha fatto piacere. Ci vediamo nel paddock.>>lo liquido frettolosamente, girando su me stessa e tornando alla postazione dalla quale so perfettamente che non mi muoverò fino all'inizio della gara. Ho già parlato troppo per i miei gusti, ora voglio soltanto silenzio e concentrazione.
<<Fede, aspetta.>>mi chiama Marco, seguendomi fino alla mia sedia.<<Mi domandavo se potessimo trovarci per un pranzo oggi o domani, dato che è da tempo che non ci vediamo. Non sei obbligata a rispondermi ora, ma pensaci. Mi dirai qualcosa più tardi, alla fine delle tue qualifiche. Okay?>>
<<Va bene. Passo nel tuo box prima della MotoGP. Buon lavoro, Marco.>>lo congedo e, finalmente, lui esce a passo sicuro dal mio box.
<<Spasimanti?>>mi domanda Danilo, il mio telemetrista, affiancandomi con dei fogli in mano ed un sorrisetto furbo sul volto.
<<Nah, solo un amico di vecchia data.>>rispondo con noncuranza, ricambiando il suo sorriso per quanto me lo permetta il mio umore.
<<Si va in scena.>>si intromette Pablo, raggiungendomi e passandomi il casco, che io infilo velocemente. Metto anche i guanti, prima la destra e poi la sinistra, come da mio rito. Dopodiché mi alzo in piedi.
<<I tempi di ieri sono stati ottimi, fai lo stesso oggi. Ce la puoi fare Fede. Vai.>>mi incoraggia Alex, uno dei miei meccanici, avvicinandosi al gruppetto composto da me, Pablo e Danilo e riempiendomi di pacche di incoraggiamento sulla schiena ricoperta dalla tuta.
Regalo loro un semplice occhiolino e, dopo aver battuto il cinque ad ognuno dei tre, volgo lo sguardo verso l'altra metà del box, occupata da Cele e Den e tutti i loro meccanici, scoprendo con gioia che entrambi i piloti mi stavano già osservando. Entrambi stringono il pugno che nel linguaggio motociclistico sta a indicare "full gas", mentre io rivolgo loro un semplice occhiolino, per poi abbassare la visiera e salire in sella alla moto.
Le qualifiche procedono abbastanza regolarmente, tanto da farmi persino dimenticare almeno una piccola parte delle emozioni vissute nei giorni passati, e, facendo due tentativi, riuscire anche ad aggiudicarmi la settima posizione. Certo, non è il massimo risultato possibile, ma considerati i drammi che ho dovuto sopportare nell'ultima settimana è più che buono.
Ai box trovo Valentino ad aspettarmi, il quale mi regala un dolce abbraccio e mi prende per la vita per farmi scendere dalla moto. Normalmente lo avrei ammonito scherzosamente per questo gesto, ma ora sento di averne davvero bisogno. Anche una volta scesa dalla moto, io e Vale continuiamo a tenerci stretti, finché Pablo non ci interrompe con un "Lasciala anche un po' a noi" e non mi stringe a sé. Cosa che, a turno, fanno anche tutti gli altri membri del team. Per il successivo quarto d'ora piovono "complimenti Fede", "sei stata grande", "siamo onorati di averti con noi" e altre parole del genere, finché, una volta ricevute le congratulazioni di tutto il team, non mi dirigo dall'altra parte del box, per salutare Den e Cele.
<<Sei in grandissima forma Fede, complimenti. Hai sorpreso tutti.>>mi accoglie quest'ultimo, abbracciandomi affettuosamente così come fa anche Dennis poco dopo. Ora siamo tutti e tre rinchiusi in un bellissimo abbraccio, uno di quelli che mi mancavano davvero, tuta contro tuta, come se fossimo pelle contro pelle.
<<Grazie Cele. Mi dispiace per la tua qualifica, ma sono sicura ti rifarai domani.>>gli rispondo, per poi complimentarmi anche con Den, che domani scatterà dall'ottava posizione, ricevendo un suo affettuoso grazie in risposta. Passiamo i successivi dieci minuti a discutere della gara dapprima solo noi tre e poi coi giornalisti, fino a che, finite le interviste, lascio il box per togliermi la tuta, fare una doccia veloce e successivamente recarmi nel box della Honda.
Mi prendo tutto il tempo della doccia per riflettere sull'enigmatica proposta di Marco. In fondo, è solamente un pranzo, un misero panino mangiato in una compagnia diversa dalla mia solita, quella dei ragazzi e, talvolta, delle rispettive fidanzate. Ed è proprio per questi motivi che, poco tempo dopo essermi vestita in seguito alla doccia, mi ritrovo a camminare all'interno del box alla ricerca del meccanico di Marc. Ma, con mia grande sorpresa, è proprio quest'ultimo che mi trovo davanti.
<<Fede, che ci fai qui? Non segui la MotoGP con l'Academy?>>mi domanda subito, dopo i due consueti baci sulla guancia.
<<Devo parlare a Marco, poi andrò nel box dello Sky. Tu piuttosto, non hai le prove libere ora?>>dico, con un sorriso gentile che trasmette una mia certa fretta. Le FP4 di MotoGP inizieranno tra un quarto d'ora, e mi farebbe ancora piacere salutare Vale prima che parta. Perciò devo sbrigarmi.
<<Ho dimenticato di andare in bagno. Ah, complimenti per la settima posizione. So che non è stato facile considerato ciò che hai passato negli ultimi giorni, e questo ti fa onore. Ci vediamo in giro, ciao Fede.>>mi dice, prima di voltarsi ed uscire a passo svelto dal box.
Sento già gli occhi pizzicare, ma non posso permettermi di piangere ora. Ho superato questa fase. In questo momento devo solamente farmi forza, e cercare di metabolizzare il tutto e oltrepassarlo. Devo essere forte.
<<Marco>>lo chiamo, dopo averlo visto intento ad apportare le ultime modifiche alla moto del numero novantatré prima delle prove libere. Lui si gira di scatto e, non appena incrocia il mio sguardo, mi sorride avvicinandosi, solo dopo essersi pulito le mani su uno straccio.
<<Eccoti qua. Allora, qual è il verdetto finale?>>mi domanda, con una nota di ironia sia nella voce che nello sguardo.
<<Ci vediamo dopo la gara della Moto3, domani, oppure possiamo fare dopo la Moto2. Scegli tu.>>gli propongo, dopo aver valutato gli orari migliori e adatti per entrambi.
<<Dopo la Moto3 è perfetto. Troviamoci nell'hospitality della Honda, lì il cibo è ottimo.>>afferma, facendo un cenno della mano in direzione della zona hospitality. Annuisco semplicemente, per poi salutarlo e lasciare il box Honda, diretta verso quello Yamaha, dove trovo Valentino già in piedi e intento ad afferrare il casco.
<<Ciao Vale.>>lo saluto, accarezzandogli la parte di tuta che gli fascia il braccio destro.
<<Principessa, che fine avevi fatto?>>mi domanda lui, sorridendomi dolcemente e appoggiandomi le mani sulla vita.
<<Dopo ti spiego. Ora vai, hai delle prove libere da fare. In bocca al lupo.>>gli dico, alzandomi in punta di piedi per lasciargli un bacio sulle labbra, un bacio lento, casto e delicato, che lui ricambia con altrettanta dolcezza. Ci scambiamo ancora un ultimo sorriso, prima che lui indossi casco e guanti e salga in pista ed io prenda il suo posto sulla sua sedia, per assistere alle prove libere.
Le FP4 terminano con Vinales primo, seguito da Marc e Rins, rispettivamente a 0,07 e 0,3 secondi dal ventiquattrenne spagnolo, mentre Vale si posiziona ottavo.
Quando quest'ultimo fa ritorno ai box, con la testa bassa e un velo di tristezza negli occhi, mi alzo dalla sua sedia per lasciargli il posto e non posso fare a meno di abbracciarlo forte. Non mi importa che cosa diranno i giornalisti, a quelli ci penseremo dopo. Sanno che vivo con l'Academy, quindi la situazione è sotto controllo. Attualmente so che Vale ha bisogno di me, di sentire che qualcuno lo supporta, di sentirsi amato e anche un po' protetto -sebbene di solito tra noi sia il contrario-, di tutto il mio affetto, e non ho la minima intenzione di privarlo di tutto ciò.
Rimaniamo così, pelle contro tuta, a stringerci amorevolmente, estranei ai problemi, fin quando i suoi meccanici non lo chiamano per rivedere gli ultimi dettagli in vista delle qualifiche.
Il resto della giornata lo trascorro tra interviste, partite a calcetto con i ragazzi e cena con questi ultimi e, non appena mi sdraio sul letto la sera, crollo immediatamente in un sonno profondo.
📍Sachsenring Circuit, Germany
07/07/2019
La gara di Moto3 si è conclusa da poco, vedendo Dalla Porta vincitore e la sottoscritta in sesta posizione, ed io ho avuto giusto il tempo di fare una rapidissima doccia per togliermi la tuta e mettermi degli abiti un po' più comodi, prima di ritrovarmi nuovamente nel mio box, a ricevere affettuosi complimenti e abbracci da ogni membro del team. Mi sorprende ancora il fatto che questi ragazzi siano diventati come una famiglia in così poco tempo, come fin da subito tra di noi si sia instaurato un legame importante, unico. Sono molto speciali per me.
Fin'ora, Valentino è rimasto in disparte da questa disordinata festa, seduto scomposto sulla mia sedia, ma quando vede che ormai tutti i membri del team si sono complimentati con me, si alza in piedi e mi si avvicina con un sorriso, per poi prendermi per il polso e trascinarmi nel retro box, lontani da occhi indiscreti. Nessuno può entrare qui, nemmeno i giornalisti, ed i membri del team necessitano del mio permesso per accedervi. Saremo tranquilli, solo io e lui.
<<So che i soliti complimenti sono banali, e non è da me, ma sono talmente contento che non mi vengono in mente altre parole che non siano ciò che ti ha già detto tutto il team.>>confessa, mordendosi il labbro inferiore con nervosismo.
<<I tuoi complimenti saranno sempre i più importanti per me.>>dico, appoggiando le sue mani sui miei fianchi e accarezzandogli dolcemente la guancia.
Non appena le sue labbra toccano le mie, una scarica elettrica mi si diffonde il tutto il corpo, intensificandosi quando la sua lingua sfiora la mia. Quest'uomo è in grado di regalarmi emozioni che nessun'altro ha mai saputo, sa e mai saprà darmi. Sa dove andare a parare, sa come muovere la lingua, sa come muovere le labbra, sa come fare tutto questo per far si che io dimentichi tutto il resto e mi concentri solo ed unicamente su di lui, su di noi. Ed è esattamente ciò che sta facendo ora, e che continuerebbe a fare se il suo telefono non iniziasse a vibrare insistentemente nella tasca destra dei suoi pantaloncini, costringendo i nostri corpi a dividersi.
<<Dimmi>>risponde Vale, palesemente irritato. Dall'altro capo del telefono giunge una voce altrettanto nervosa, di cui però non riesco a decifrare né mittente né parole.
<<Arrivo, dammi due secondi.>>ribatte il pilota Yamaha, per poi chiudere bruscamente la chiamata e rivolgersi a me con tono lievemente triste.<<Vogliono un mio commento a caldo sulla vostra gara. Devo andare principessa.>>
Ed è a quelle parole, che mi ricordo che anch'io devo andare e recarmi urgentemente all'hospitality della Honda per mantenere la mia promessa fatta a Marco.
<<Non importa, tranquillo. Devo andare anch'io: oggi pranzo con Marco. Non aspettatemi. Ah, salutami tutti i ragazzi. Ti amo.>>lo saluto frettolosamente, lasciandogli un leggero bacio sulle labbra, in seguito al quale ho appena tempo di sentire il flebile "ti amo" di Valentino prima di ritrovarmi nella strada principale del paddock, e anche la più affollata.
Pochissimi minuti dopo sono seduta ad un tavolo situato nel cuore della sala da pranzo che ha sede nell'enorme hospitality della Honda, di fronte ad una bottiglietta d'acqua e un piatto di riso in bianco. L'hospitality è delimitato da pareti bianche e arancioni, con una moltitudine di loghi e scritte degli sponsor attaccati sopra, ed, all'interno, è composto interamente da tavoli bianchi a cui sono associate sedie, ovviamente arancioni. Ammetto che mi sento un po' a disagio essendo praticamente l'unica con una maglia di un team che non sia Honda, ma chiacchierare con Marco mi sta aiutando abbastanza a diminuire l'imbarazzo.
Per tutta la durata del pranzo, parliamo della mia gara, delle moto, delle squadre, del mercato piloti per il duemilaventuno e delle imminenti gare, fino a che, ormai finito di consumare il cibo portatoci da una gentile cameriera, mi accorgo che manca poco alla partenza di Moto2.
<<Marco, mancano cinque minuti alla gara. Dobbiamo andare.>>gli ricordo, dopo aver rimesso in tasca il telefono che avevo utilizzato per controllare l'ora ed essermi messa in piedi. Marco si alza dopo di me, per poi pagare il pranzo per entrambi ed uscire dall'hospitality preceduto da me.
<<Ti accompagno al box dello Sky, tanto è prima del mio.>>propone, ricevendo un semplice cenno della testa come mia risposta. Camminiamo a passo svelto, chiacchierando sui pronostici delle imminenti gare, per poi salutarci con un abbraccio non appena giungiamo davanti all'ingresso del box in cui sono diretta.
<<Mi ha fatto piacere pranzare con te. Dovremmo organizzare di nuovo.>>propone Marco, sorridendomi. Io annuisco semplicemente, ricambiando il sorriso ed il saluto, poi mi immergo nel box dello Sky. Salutati Luca e Nico, mi posiziono al fianco di tutti gli altri ragazzi, già lì presenti. Con mia grande sorpresa, non mi rivolgono alcuna domanda sulla mia assenza a pranzo, ma sinceramente mi va bene così. Non vedo perché dovrei raccontare loro dei pochi minuti trascorsi con Marco, poiché in fondo non è successo nulla di eclatante. E' stato un semplice pasto accompagnato da una chiacchierata, nulla di più.
Per l'ora successiva rimaniamo tutti con il fiato sospeso e gli occhi puntati sui monitor che trasmettono la gara di Moto2, che si conclude con la vittoria di Alex Marquez, mentre Luca e Nico si posizionano rispettivamente al decimo e al diciottesimo posto. Entrambi, quando fanno ritorno ai box, sono immensamente tristi, ma chi lo è di più è Luca: partendo secondo, avrebbe potuto giocarsi il podio e magari anche la vittoria, ma avendo avuto dei problemi alla moto non è riuscito a fare meglio di un misero decimo posto. In fondo lo capisco: è brutto quando sai che avresti potuto ottenere un risultato importante ma per uno stupido problema ti ritrovi in una posizione che non fa per te, che non ti va giù. E' frustrante.
Essendo ormai quasi giunta l'ora dello schieramento in griglia della MotoGP, saluto tutti i presenti nel box dello Sky dandogli appuntamento a più tardi e, attraversato tutto il paddock, entro in quello Yamaha. Lì, tutti sono nel cuore dei preparativi per la gara -in programma tra venti minuti-, compreso Vale, che sta fissando un punto nel vuoto in cerca della massima concentrazione possibile.
Mi avvicino cautamente al mio campione e scelgo di rimanere in piedi al suo fianco, per non disturbarlo in un momento così importante. Ormai lo conosco, so che se non lo vuole lui è meglio non interromperlo prima di una sessione, che siano qualifiche, gara o semplici prove libere. Ma, in questo caso, è lui stesso a frantumare la bolla in cui si era isolato, e lo fa girandosi lentamente fino ad incrociare il mio sguardo.
<<Credevo non venissi.>>mormora soltanto, mentre chiude gli occhi per una manciata di secondi e li riapre subito dopo, incatenandoli ai miei. Mi risulta difficile sostenere quel suo sguardo di ghiaccio, impenetrabile e determinato, ma lui non sembra accorgersene, anzi aumenta l'intensità dello sguardo. Se continua così non reggerò a lungo.
<<Perché non avrei dovuto? Non ti avrei mai lasciato da solo.>>lo rassicuro, appoggiando delicatamente una mano sulla sua spalla, che lui scuote subito.
<<L'hai fatto giusto poco fa.>>ribatte, aggressivo come l'ho sentito in poche volte in vita mia. Valentino si è sempre dimostrato una persona calma, pacifista, che risolve le cose tranquillamente, senza andare subito in collera; insomma, tutto il contrario di me. Eppure ora siamo più simili di quanto pensassi potessimo mai essere.
<<Che cosa stai dicendo? Non dirmi che ti sei arrabbiato perché ho passato poco più di cinque minuti con Marco.>>urlo, ma gli sguardi sospettosi dei membri del box e di alcuni giornalisti già lì presenti o accorsi da poco mi ricordano subito di abbassare il volume della voce e sfoggiare un finto sorriso.
<<Ne parliamo dopo. Va' via.>>sibila il pilota Yamaha, accompagnando le sue parole con un debole gesto della mano che mi invita ad uscire dal box.
<<Cosa...>>esclamo, indignata di fronte a quell'ordine assolutamente non tipico del carattere tranquillo di Vale. Ma poi, ripensandoci, capisco che c'è un ampio ragionamento dietro alle sue gelide parole: i giornalisti si stanno ammassando ogni minuto di più di fronte all'entrata del box Yamaha a causa delle nostre, o meglio delle mie urla e, a meno che la nostra volontà sia quella di spiattellare a tutto il mondo la nostra litigata amorosa, è meglio se me ne vado. Infatti così faccio, non prima di aver lanciato un'occhiataccia a Vale che lascia intendere che la nostra conversazione non finisce qui.
Poco dopo mi ritrovo nel cuore del paddock, in mezzo ad un viavai di persone che corrono avanti e indietro parlottando tra loro di argomenti inerenti la MotoGP, talvolta portando anche degli oggetti con sé. Tutto questo movimento frenetico mi da alla testa, quindi stabilisco che l'unico luogo che possa aiutarmi attualmente è il mio motorhome. Un luogo calmo, un luogo sicuro, dove posso stare sola ed essere ciò che voglio, un luogo facente parte della mia comfort-zone. Un luogo degno di essere chiamato casa.
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