Capitolo 2
I'll be there for you
like I've been there before
I'll be there for you
'Cause you're there for me too
📍Mugello, Italy
02/06/2019
<<Buongiorno mondooo>>
Appena sveglia, ci metto un po' di tempo a capire chi è stato ad urlare quella frase mentre piombava non molto delicatamente nel mio motorhome, disturbando il mio sonno, ma poi, quando riesco a connettere il cervello, non mi stupisco del fatto che, come ogni santa domenica di gara, l'intruso qui sia nessun altro che Nicolò.
A partire dal mio ritorno in Academy avvenuto dopo le due settimane di isolamento, io e lui abbiamo instaurato un ottimo rapporto di amicizia, palesemente superiore a quello che ho con gli altri ragazzi. Certo, voglio un mondo di bene a tutti quanti, ma Nicolò è il mio migliore amico, un passo sopra il resto dell'Academy.
Fondamentalmente, lui c'è sempre stato: quando avevo bisogno di sfogarmi lui c'era e si sorbiva tutti i miei discorsi per poi darmi la sua opinione senza farmi alterare ulteriormente, quando avevo bisogno di piangere lui c'era, quando volevo starmene tranquilla al ranch per riflettere mentre gli altri uscivano lui era sempre rimasto lì con me, rinunciando ad una gita al mare con i suoi amici per confortare e fare compagnia alla sua migliore amica. Ed erano queste piccole cose a rendermi davvero felice.
In questo momento, però, dovrei dirgli di smetterla di svegliarmi in questo modo: non è salutare per me. Ma ormai è diventato d'abitudine che, verso le sette, Bulega si intruffoli nel mio motorhome (grazie alla copia delle chiavi che possiede) per svegliarmi, perché, secondo lui, se non lo facesse, non riuscirei ad alzarmi in tempo neanche per la gara di MotoGP. Il che non è vero, perché io mi alzo prestissimo ogni mattina. Okay, forse ha ragione lui. Non mi sveglierebbe neanche un caterpillar, ma, essendo Nico non troppo fine nei modi e nei movimenti, appena sento che entra nel mio motorhome mi sveglio all'istante.
Butto giù prima una gamba poi l'altra dal groviglio di coperte in cui ho dormito e dal quale non vorrei mai liberarmi, poi mi piazzo davanti all'armadio per decidere cosa mettere. Non che io abbia molta scelta, considerato che gli sponsor e la squadra vogliono che indossi una delle mie tante polo griffate Sky Racing Team, ma decido comunque di riflettere un pochino sul mio abbigliamento di oggi, per poi giungere alla conclusione che indosserò, oltre ovviamente alla maglia della mia scuderia, un paio di semplici short blu di jeans.
Ho giusto il tempo di rendermi presentabile che sento bussare alla porta della mia camera. So già chi è senza neanche guardare dal piccolo spioncino, ma non ho intenzione di aprirgli. Se vuole entra, altrimenti resta fuori.
Poco dopo, come da mio copione mentale, la porta si spalanca e rivela un Nicolò Bulega ancora un po' assonnato, ma sveglio abbastanza da costringermi ad andare a fare colazione, ovviamente sotto le mie proteste. So che devo mangiare colazione, perché sarà l'ultimo pasto che farò prima della gara, ma ho paura che accada la stessa cosa di ieri. E, sinceramente, non ho voglia di star male ancora.
<<Nico, non ce la faccio, davvero.>>mi lamento, con un tono di voce tanto sincero da ottenere la reazione che volevo sul pilota. O almeno, così sembra.
Dopo avermi scrutato a lungo con aria comprensiva, Bulega sfoggia uno dei suoi sorrisi più sinceri e lo accompagna con queste parole: <<Fede, mi sembra di rivivere l'esperienza con Nicco. Anche lui non mangiava nulla prima della gara e se mangiava qualcosa, lo vomitava. Ma non devi fare come lui, Fede. Hai bisogno di nutrimento, ricordati che è l'ultimo pasto che farai prima della gara: ne hai bisogno. Vuoi venire con me all'hospitality? Almeno lì hanno roba più buona di quello che ho trovato finora qui dentro.>>
<<Aspetta un attimo. Mi stai dicendo che hai frugato nei miei cassetti?>>domando, ignorando appositamente il resto del discorso semplicemente per non ammettere che lui è dalla parte della ragione in tutto e per tutto.
<<Certo. Avevo fame ma tu hai tutta roba che fa schifo. Ci credo che non riesci a mangiare.>>
<<E se avessi avuto una pistola dentro un cassetto?>>Parlo con aria di sfida, per far sembrare che sia davvero la verità, anche se non ci credo nemmeno io.
<<Sul serio hai una pistola nel cassetto?>>domanda lui, con gli occhi spalancati che saettano da me a tutti i cassetti, uno per uno.
<<E chi ti dice di no?>> ribatto, regalandogli un occhiolino ed un sorriso strafottente.
<<Non voglio sapere cosa tieni nascosto nei cassetti e non ho intenzione di spiarli un'altra volta. Comunque, andiamo?>>
<<Andiamo.>>acconsento, con tanto di risata finale per stemprare un po' la tensione di entrambi.
Recupero le chiavi, il cellulare ancora spento e la felpa di Maro che gli restituirò in giornata, poi, accompagnata da Nicolò che continua a sorridermi e a provare di tranquillizzarmi che la gara andrà bene, esco dal motorhome.
Mentre cammino, anzi saltello mano nella mano con Nico, un pensiero mi attraversa la mente e mi costringe a fermarmi di scatto e a ritornare sui miei passi per raggiungere nuovamente il motorhome.
Sento Bulega chiamarmi e, ad un tratto, cercare persino di trattenermi dal polso, senza risultati. Continuo a correre, finché non raggiungo il motorhome e apro la serratura appena chiusa.
Mi precipito nella camera degli ospiti, ma ho una brutta sorpresa. Il letto è vuoto, con le coperte perfettamente rimboccate ed un biglietto in mezzo ai cuscini. Senza badare a Nico che intanto è entrato nel motorhome chiamandomi a gran voce, leggo le parole scritte a penna sul foglietto giallo.
Buongiorno tesoro,
Abbiamo trovato questi post it sul tavolo della cucina e abbiamo pensato di avvisarti dei nostri spostamenti. Siamo tornati al camper verso le 7, perché dopo non si trova più posto nel prato. Se hai bisogno di qualsiasi cosa chiama pure, non farti problemi. In bocca al lupo per la gara. Ti vogliamo bene.
Mamma e papà
Se ne sono andati senza dirmi niente. Capisco che magari gli dispiaceva svegliarmi, però avrebbero potuto almeno dirmi un ciao. Vabbè, ormai è tardi. Non ho tempo per pensare a queste cose: ho un warm up da fare.
<<Fede. Tutto bene?>> mi chiede Nico, accarezzandomi una spalla. No, non va tutto bene. Niente va bene. Vorrei rispondergli, ma mi trattengo dal destare in lui ancora più preoccupazione e rispondo semplicemente: <<Si, tranquillo. Andiamo a mangiare? Ho una fame che mangerei anche te in questo momento.>>
<<Sei sempre la solita.>>commenta, ridendo e uscendo nuovamente dal motorhome coma abbiamo fatto solo pochi minuti fa.
E così io e Nico, dopo aver controllato e ricontrollato che il motorhome fosse chiuso a chiave, ci incamminiamo di nuovo verso l'hospitality, che dista circa un centinaio di metri dalla mia casa mobile, il tragitto adatto per una semplice e vaga chiacchierata.
Ad accoglierci all'ingresso del tendone in cui mangeremo colazione ci sono tutti i ragazzi dell'Academy (rigorosamente accompagnati dalle proprie ragazze) e Sofia, tutti in fermento per l'imminente gara che stanno per affrontare o vedere.
<<Ma buongiorno. >> esordisce Migno, accompagnato da un "Buongiorno buongiorno" di Franky che, a parole sue, oggi è in mood Guido Meda, e da un semplice "buongiorno" del resto dei ragazzi.
Dopo avere abbracciato tutti ci dirigiamo all'interno dell'hospitality per mangiare la colazione che il mio corpo aspetta da quando mi sono svegliata. Ordiniamo un cornetto ed un bicchiere di succo di frutta a testa e, una volta accomodati al tavolo, cominciamo a chiacchierare tra di noi, senza però mai sfiorare l'argomento moto.
Tutti sappiamo perfettamente che non possiamo parlarne con nessuno prima di una gara, ad eccezione del team ovviamente, quindi passiamo quella mezz'ora riservata alla colazione ad addentare cornetti, a bere succo di frutta e a parlare di gossip, di allenamenti, di quanto sia stancante il jet lag e di alcuni metodi per riuscire a svegliare Mig la mattina.
<<Ragazzini, è tempo di Warm Up per voi.>> ci avvisa Luca con un sorriso di compassione, dopo aver controllato distrattamente l'orologio.
Faccio un respiro profondo prima di alzarmi e camminare verso il mio box, con il cuore che mi batte forte nel petto e nelle tempie.
L'ansia sta cominciando a farsi sentire dentro di me, ma per fortuna ci sono i miei migliori amici che continuano a ridere e scherzare come se loro non dovessero sopportare la pressione di una gara che partirà tra poche ore. Purtroppo, però, arriva presto il momento di separarci.
Dato un breve ma intenso abbraccio a tutti, scompaio nel mio box, come gli altri, venendo subito sommersa di dati che ascolto solo distrattamente. So che devo concentrarmi perché in base a quei dati devo decidere cosa modificare nel Warm Up ed eventualmente anche in gara, ma non ci riesco proprio. La mia mente è completamente in un altro posto.
Voglio solo stare da sola, e credo che anche il mio telemetrista dopo un po' lo capisca, perché si allontana silenziosamente e va a consultarsi con il capo meccanico. E così io rimango sola, sola con i miei pensieri, sola con le mie preoccupazioni, sola con i miei dubbi, che non potrò risolvere in nessun modo se non affidando tutto alla manopola del gas.
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