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VII. Polvere ed ombra



Scorpius aveva sempre amato leggere.
Aprire i libri e sfogliarli, sentendo il profumo di antico misto a nuovo invadergli le narici.
Ed espirare, sorridendo istintivamente perché sapeva che stava per immergersi in un nuovo mondo.
Perché ogni libro è una nuova realtà, con persone di ogni dove, dove tutto può accadere.
Come intraprendere un viaggio verso qualcosa che non puoi trovare nella vita di tutti i giorni.
Scorpius aveva sempre avuto una netta predilezione verso i classici dell'epoca vittoriana, anche se non sapeva bene perché.
In quel momento, immerso tra quei pensieri e tra gli scaffali di libri della biblioteca di Hogwarts, si sfiorò la cicatrice sopra il sopracciglio sinistro e sospirò.
Okay, forse sapeva il perché.
Il volto che gli si creò in mente venne scacciato così rapidamente come mai gli era accaduto.
Non poteva mostrarsi debole, c'erano altri studenti più piccoli intenti a studiare chini sui lunghi tavoli della biblioteca.
Si recò nella sezione sei classici della letteratura babbana e trovò ciò che stava cercando.
Canto di Natale, C. Dickens.
Come sempre quel libro gli provocò un tuffo al cuore, e per un istante strinse così forte la copertina tanto da farsi sbiancare le nocche.
Rivide quel volto dolce che aveva amato così tanto, quegli occhi azzurro trasparente segnati dalla malattia, stanchi ma sorridenti, sentì quella voce calda e rassicurante che lo aveva fatto addormentare tutte le notti.
Gli sembrò che la voce di sua madre, Astoria Malfoy, gli rimbombasse nelle orecchie come un suono ineluttabile che andava custodito e protetto.
La sua voce mentre gli leggeva versi di quello stesso libro.
Se la malattia e la tristezza sono contagiose, non c'è niente al mondo così irresistibilmente contagioso come il riso e il buonumore.
Aveva sempre associato quella citazione a sua madre, e l'aveva ricordata con affetto e amore.
Gliel'aveva letta solo qualche anno prima, un'ultima volta, prima che i suoi occhi si spegnessero per sempre.
Aveva tentato di non piangere, per evitare che l'ultimo ricordo che lei avesse di lui fosse di un ragazzino di tredici anni in lacrime.
Voleva lo ricordasse pieno dell'amore che Astoria gli aveva donato, per tutta la vita.
E ci era riuscito.
Almeno fino a quando lei poi aveva chiuso gli occhi, sorridendo, e mormorando un'ultima frase.
Dio ci protegga tutti e ci benedica.
Perché come quella era l'ultima frase del loro libro preferito, era anche l'ultima frase che avrebbe mai pronunciato.
Scorpius si sfiorò la cicatrice sopra il sopracciglio sinistro, nuovamente, e pensò a come se la fosse fatta.
Con la vista annebbiata dalle lacrime, quando i medimaghi gli avevano detto di uscire dalla camera della madre, perché volevano tentare un ultimo disperato tentativo per salvarla.
Lui sapeva che non c'era più niente da fare.
Aveva sentito il cuore di Astoria smettere di battere e ora voleva solo darle l'ultimo saluto.
Aveva corso, ribellandosi, ma non aveva visto il mobile che si trovava davanti a lui e ci era andato a sbattere.
Poi non ricordava più niente, se non di essersi svegliato tra le braccia di suo padre, Draco Malfoy, che lo stringeva a sé sussurrandogli, con gli occhi arrossati: -Ora siamo solo io e te. Solo io e te-
Scorpius, in quel momento, scosse la testa per allontanare il flusso di ricordi e si sforzò di sorridere.
Con una mano spolverò la copertina di Canto di Natale pensando che sì, le sarebbe piaciuto.
Sarebbe stato il perfetto regalo di Natale per Rose.

******

Cecily non era mai stata così adirata con una persona.
In realtà, aveva sempre pensato che se qualcuno le avesse detto che Albus Potter aveva impedito il suo appuntamento lei si sarebbe fatta un sacco di film mentali sul perché.
Forse ha capito di essere innamorato di me!, sarebbe stato il primo tra tutti.
Ma ora aveva l'assoluta certezza che non sarebbe stato così.
Si sentiva trattata con superiorità, come se Albus avesse avuto il diritto di arrivare a minacciare Gabriel perché non uscisse con lei.
Oh, questo era davvero troppo.
Non sapeva forse proteggersi da sola lei?
E poi chi si credeva di essere lui?
Non aveva mai fatto niente per dimostrarle che forse era interessato e ora pretendeva di fare come se Cecily fosse di sua proprietà?
Aveva sbagliato di grosso.
Una volta arrivata al luogo che lei e Gabriel avevano stabilito per l'appuntamento, quel sabato vigilia di Natale, il ragazzo non si era presentato e lei aveva capito il perché da alcune ragazzine di Corvonero che ne stavano parlando.
A detta loro, una loro amica di Tassorosso aveva sentito la leggenda Albus Potter minacciare il Corvonero perché lasciasse una certa Cecily Blake, e la spiegazione era che il Serpeverde la considerava come una sorella minore e voleva proteggerla.
Cecily era partita in quarta, con il corpo che le fremeva di rabbia.
E poi lo trovò nel corridoio che portava alla sala grande, probabilmente diretto a pranzo.
-Albus Potter!- gridò.
Il ragazzo si svoltò e sbiancò.
-Senti posso spiegare...- cominciò, ma lei con ampie falcate si avvicinò a lui e fece per colpirlo.
Lui intercettò la mano sinistra di lei e la bloccò.
-Prima calmati, per favore...- le disse.
-Calmarmi?!- ringhiò -Hai appena minacciato il ragazzo con cui dovevo uscire che mi ha dato buca! E tutto senza una vera motivazione!-
-Non è andata così-
-Ah no?- si dimenò -Non dire un'altra parola, presuntuoso che non sei altro!-
Diede uno strattone, ma Albus non mollò la presa.
-E lasciami subito- sibilò, con la voce leggermente incrinata.
-Ti prego Cecy, lasciami...-
-NON MI CHIAMARE CECY! Il tempo in cui mi chiamavi così è finito questa mattina-
Il ragazzo la lasciò immediatamente, allibito, e sbatté le palpebre.
-Perché non puoi lasciarmi vivere la mia vita?- sussurrò -Che cosa mi hai fatto?-
E con quell'ultima frase Cecily intendeva quello sguardo smeraldo, che l'aveva fatta innamorare di lui e non l'aveva più abbandonata.
Non sapeva cosa stesse sperando: che Albus leggesse tra le righe dell'ultima frase.
Oppure no?
Giusto per avere un valido motivo per avercela con lui.
Lui fece un respiro profondo, guardandola.
-Io l'ho fatto per il tuo bene- si limitò a dire.
-Grazie di pensare sempre a me allora!- gli ringhiò contro sarcastica, sfinita.
Inarcò le spalle, stanca.
-E poi ti sembra un motivo valido per rovinarmi l'appuntamento?-
Quanto doveva durare ancora?
Quel dolore, quella sensazione di vuoto per ciò che stava dicendo al ragazzo di cui era innamorata.
-Tu non hai idea di quanto ti pensi- mormorò allora il ragazzo.
Cecily aprì e poi chiuse la bocca.
Vide la luce della speranza accendersi e brillare piano.
-Come?- sussurrò lei.
Albus alzò lo sguardo e incontrò quello azzurro scuro di cui conosceva ogni singola sfumatura.
Le si avvicinò in un attimo, in un impeto di coraggio, e la prese tra le braccia.
Forse Harry Potter e Ginny Weasley gli avevano fatto ereditare un po' del loro coraggio, in un angolo remoto del suo essere.
E la baciò.
Cecily chiuse gli occhi, e istintivamente posò le mani sul petto del ragazzo che l'attirò ancora più a sé.
Se la sua bocca su quella di lei si muoveva impetuosa e desiderosa, le mani di lui delle guance della ragazza erano incredibilmente delicate e gentili.
La accarezzavano piano, provocandole dei brividi.
Quando si staccarono, lei sentì il fiato caldo di lui sulle labbra.
-Direi che questo è stato un motivo valido no?- gli occhi di Albus brillavano e la sua voce era affannata.
Cecily si compiacque di fargli quell'effetto.
-Credo proprio di sì- sussurrò in risposta.
La luce brillava più che mai.

*****

Il Ballo di Natale che si celebrava la notte della vigilia, era un evento che Rose aveva sempre amato perché adorava l'atmosfera che puntualmente si creava in sala grande.
I grossi alberi decorati con minuzia dalla preside McGranitt le davano l'idea di essere alla Tana, circondata dai suoi famigliari.
Sorrise e poi diede una leggera spallata a Cecily, che le era affianco, avvolta in un abito blu cobalto che le metteva in risalto gli occhi azzurro scuro.
-Puoi anche evitare di sbavare- le consigliò ridacchiando -almeno quando Albus non è nei paraggi-
La mora arrossì.
-È che sono così felice!- sorrise fuori di sé dalla gioia -Finalmente ci siamo baciati!-
-E io lo sono per te. Non ce la facevo più a vedervi che vi mangiavate con gli occhi ma non facevate niente per fidanzarvi. Ma finalmente Albus ha trovato il coraggio di baciarti e ora tutto è...-
Rose si interruppe spalancando gli occhi.
-Ehi ti sei incantata?- chiese Cecily ridendo.
Ma la rossa non diede segno di averla sentita.
Scorpius era appena entrato in sala grande, insieme ad Albus, entrambi bellissimi.
Lei avrebbe voluto distogliere lo sguardo ma gli occhi grigi di Scorpius che la scrutavano le impedirono di farlo.
Si ritrovò ad arrossire.
-Amica mia, forse...- Cecily abbassò la voce, prima di andare dal suo ragazzo -dovresti stare attenta alla tua salivazione. È solo un consiglio-
Le diede una pacca sulla spalla e le sorrise, mentre Rose la fulminava con lo sguardo.
Non fece in tempo a voltarsi, facendo finta di nulla, che Scorpius era già dietro di lei.
Le sfiorò il braccio, provocandole dei brividi.
-Volevi scappare?- le chiese.
-Ovviamente no- si girò alzando il mento.
Scorpius le posò una mano sul fianco e una in quella di lei prima ancora che la musica partisse.
-Cosa fai?- sussurrò Rose.
-Ballo con te- le sorrise lui.
-Forse dovresti farlo con Isabelle-
La ragazza si morse la lingua troppo tardi.
Il volto di lui si scurì, ma la tenne più stretta a sé.
-Ma ora voglio farlo con te- dichiarò.
Sapeva che lei li aveva visti, era stato lui stesso a volerlo eppure... vedere gli occhi azzurri di Rose evidentemente feriti, gli fece male.
-Ma io no- esalò lei -lasciami-
Scorpius le fece fare una giravolta.
-Malfoy...-
L'attirò a sé.
Si guardavano intensamente negli occhi, con il fiato concitato e il cuore che batteva nel petto, come i tamburi di guerra che gli scozzesi nel diciottesimo secolo usavano per incitare i loro compagni a vincere gli inglesi durante la battaglia di Culloden.
-Cosa stiamo facendo?- mormorò Rose.
-Rose...-
Il ragazzo le fece fare un'altra giravolta e lei ne approfittò per sciogliere il piacevole intreccio delle loro dita e allontanarsi.
Lo guardò per un istante, gli occhi spalancati, e scosse la testa.
Ciò che accadde dopo fu un susseguirsi di immagini confuse nella mente di Rose.
Ricordò di essere stata spintonata da coppie di ragazzi che ballavano, con Scorpius che cercava di raggiungerla chiamandola.
Ricordò di aver sentito la famigliare voce di Cecily dire a qualcuno di finirla, che non era il modo di risolvere le divergenze.
Sentì la voce di Albus dire alla fidanzata di stare indietro, al sicuro, che non sarebbe finita bene.
Poi ricordò solamente una voce indistinta, Forse quella di Gabriel, pronunciare un fiume di parole, di cui capì troppo tardi il significato.
Troppo tardi per reagire.

*****

Era in una stanza circondata da specchi.
C'erano un'infinità di copie della sua figura, alta e snella.
E tutte riproducevano la sua espressione confusa.
Dove si trovava?
Si avvicinò allo specchio che aveva di fronte e osservò attentamente la superficie.
Poi, comparvero i suoi genitori.
Ron Weasley le sorrideva gentile, come sempre, mentre Hermione Granger posava la testa sulla spalla del marito e con la mano salutava la figlia.
Rose inclinò la testa.
Poi suo padre cominciò a tossire, e lo stesso sua madre.
Si accasciarono l'uno sull'altra, cercando di sostenersi a vicenda.
Dalla bocca di entrambi uscì un nastro scarlatto, lo stesso che ora avvolgeva il polso sinistro di Rose.
La ragazza prese a picchiare sulla superficie dello specchio, con gli occhi velati di lacrime mentre la voce non le usciva.
I suoi genitori scomparvero nel nulla.
E al loro posto comparve Cecily, che le fece il suo solito sorriso malizioso.
Notò che però sembrava stesse fluttuando: i capelli un aureola dello stesso colore dell'ebano.
Ma poi Rose capì.
Era all'interno dell'oceano e stava affogando.
La mora serrò di colpo gli occhi, le guance sbiancate per il sangue che smetteva di pompare.
Poi fu risucchiata in un vortice.
Rose provò ad urlare.
Ed ecco Albus, che le fece l'occhiolino.
Accadde in un secondo.
Una fiamma lo colpì e, per un istante, il ragazzo fu tutto un gioco di luce e colori.
Come una supernova che nel momento della caduta brilla un'ultima volta.
Poi divenne cenere.
Polvere e ombra.
E per ultimo, fu il turno di Scorpius.
Rose era ormai a terra, sfinita, quando alzò lo sguardo.
Il ragazzo di cui era ormai innamorata le teneva la mano, con l'immancabile ghigno di sempre.
-Weasley-
Lei posò la sua sulla superficie dello specchio, facendola combaciare con quella di lui.
-Weasley, mi stai facendo preoccupare, svegliati-
Poi Scorpius crollò a terra, con una punta di freccia che gli spuntava dal cuore.
-Dio Rose, ti prego, apri gli occhi!-
A quel punto la voce uscì dalla gola di Rose, che si concesse di urlare.
Rose scattò a sedere, con la fronte imperlata di sudore e i capelli attaccati al collo.
Seduto sul letto accanto a lei, vide Scorpius che le aveva posato una mano sulla spalla.
Appena incontrò i suoi occhi grigi, sentì qualcosa sulle guance.
Lacrime.
Lui senza pensarci l'attirò a sé, stringendola.
Rose posò la testa nell'incavo del collo di lui, singhiozzando.
-Ehi è tutto finito- le sussurrava Scorpius
-tranquilla, non c'è niente di cui aver paura-
-Erano morti tutti... anche tu- sussurrò lei.
Il ragazzo trattenne il fiato.
-Anche quando mia madre morì la sognavo continuamente- le raccontò -ogni notte, finivo col piangere stretto in un groviglio di coperte-
Una calda lacrima cadde sul pigiama di Rose, e Scorpius la guardò sbalordito senza nemmeno rendersi conto che era stato lui a produrla.
La ragazza aveva smesso di piangere in uno stato di calma quiete.
Si accoccolò sul petto di lui, che schiacciato dal peso di lei posò la schiena sulla testata del letto.
-Se vuoi confidarti con me puoi farlo- gli mormorò, gli occhi chiusi -va tutto bene, Scorpius. Stiamo sognando. Non è vero?-
Lui si irrigidì.
Prese quella decisione senza nemmeno pensarci veramente.
O forse ci pensò.
E pensò che sarebbe stata la scelta migliore per Rose.
-Si- le disse -è solo un sogno-

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