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Sono più che certa che il ragazzo seduto sul divano sia proprio il ragazzo che ho incontrato in quel posto perso nel nulla.
Però.... Però potrei sempre sbagliarmi. Ricordo ben poco di ieri sera, ho bevuto troppo e i ricordi ora sono un po' sfuocati. Ma potrebbe essere...
-Maya, per favore, non fare la maleducata e vieni a sederti qui.
Mia madre mi riscuote e mi indica il divano. Lascio cadere la borsa sul pavimento e mi avvicino. Okay, devo cercare di restare tranquilla. Non posso di certo iniziare a fantasticare come al solito. Lui è ancora in piedi. Avvicinandomi noto ancor di più il verde smeraldo dei suoi occhi. La sua mano è grande, calda e morbida.
-è un piacere conoscerti, sono Eros.
-Maya.
-tua madre mi stava giusto parlando di te.
Dice rimettendosi seduto sul divano. Lo imito, fisso il suo profilo mentre lui guarda mia madre seduta sulla poltrona.
-ah si!
Mia madre sembra ricordarsi l'argomento della discussione da me interrotta.
-gli stavo raccontando del tuo amore per la poesia.
Il suo sguardo spazia da me a lui
-quando era più giovane ha partecipato anche diversi concorsi arrivando al primo posto.
Okay, potrei arrossire da un momento all'altro. Forse sto già arrossendo.
-non esattamente mamma.
Mi volto verso Eros
-ne ho vinti solo due.
-ma non è cosa da tutti, anzi molti ragazzi evitano queste forme d'arte come la peste.
Mi sorride, due fossette compaiono sulle sue guancia. È lui, ne sono quasi certa. Alla luce del sole sembra ancora più bello di ieri notte. È forse un sogno? Non riesco a credere di incontrarlo. Oddio, ma ieri non avrò mica fatto una figura di merda? Cioè ho bevuto tanto, troppo. Ma è stato lui a farmi bere così tanto. Continuava ad ordinare cicchetti dopo cicchetti! Va bene, qualcosa la riesco a ricordare. Che cosa? Sforzati! Devo sapere se ho fatto una pessima figura con lui! Va bene, ho bevuto. E poi... e poi me ne sono andata. Si, eravamo così vicini, pensavo avesse intenzione di... ma che dico? Mi stava solo parlando e si è avvicinato per farsi sentire tra tutto quel caos ma io come una stupida sono saltata subito a conclusioni affrettate e me ne sono andata. Ma non me ne pento. Non sapevo chi fosse, era ancora un estraneo e lo è tutt'ora. Non c'era motivo per fidarmi di lui. Poi.. okay poi il resto è ancora più confuso. Ma almeno sono certa di non aver fatto figuracce.
Il telefono squilla e mia madre va in cucina a rispondere. Restare da sola con lui mi innervosisce. Non so che dire, inizio a torturarmi le ginocchia con i polpastrelli mentre osservo ammirata i ricami del centrino di pizzo realizzato da mia nonna. Chi sa che pazienza per farlo. E pensare che ha novant'anni e una vista da falco!
-come va la testa?
La sua voce mi giunge calda, profonda. Mi giro di scatto e lui è a pochi centimetri da me. Quasi d'istinto mi allontano. Ora la mia schiena è contro il bracciolo.
-va benissimo, grazie.
La mia voce ha un tono acido, ma non posso farci niente. Mi esce sempre così quando sono nervosa.
-lo chiedo solo perché ieri sera non sembravi stare così tanto bene.
-invece stavo benone.
Mia madre ritorna in stanza e io ringrazio il cielo, tutti i Santi, Buddha e il Karma. Il rumore dei sui tacchi non mi è sembrato mai più bello come adesso.
-scusate, era una pubblicità. Chiamano sempre a quest'ora. Ma non si accorgono di quanto diano fastidio alla gente?
Si risiede sulla poltrona e accavalla le gambe. Mi fisse per troppo tempo. Forse sono arrossita. In effetti sento abbastanza caldo.
-a proposito di ora, devo proprio andare.
Eros si alza in piedi e mia madre lo segue a ruota.
-sicuro di non voler rimanere per pranzo?
Noto i due grandi occhi verdi su di me.
-no, devo veramente andare. Ma è stato un piacere conoscerla.
Le fa il bacia mano e io volto lo sguardo. Ora perfino mia madre sembra arrossire.
-va bene, si ricordi che l'aspettiamo a cena questo mercoledì.
-non mancherò.
Non sono neanche stupida che l'abbia invitato a cena. Io rimango seduta quindi a lui non resta che salutarmi con un cenno del capo. Si avvia alla porta seguito da mia madre.
-ah Maya..
Dice voltandosi verso di me sulla soglia di casa, con una mano già poggiata sulla maniglia.
-ho una libreria piena di libri di poesia, potresti venire a dargli un'occhiata quando vuoi.
-certo che verrà!
Risponde prontamente mia madre. Io sorrido solo per educazione ma in realtà non vedo l'ora che esca da quella benedetta porta e quando la fa riesco a tirare un sospiro di sollievo. È come se negli ultimi minuti abbia accumulato tanta tensione. Finalmente riesco a percepire il divano di nuovo comodo e ci sprofondo dentro. Non so perché ma quel ragazzo ha qualcosa di strano, di ipnotico. È bello, è bello da morire. E lui sa di esserlo, altrimenti non mi spiegherei la sua aria strafottente e da arrogante, come se tutto gli fosse dovuto. Non mi piacciono quel tipo di persone. C'è qualcosa in lui che mi attira e respinge nello stesso tempo.
-non trovi anche tu che sia carino?
Mi madre sorride come un'adolescente.
-mamma, contieniti. Potrebbe avere la mia età.
La canzono io.
-in realtà è cinque anni più grande.
Si dirige in cucina ancora sorridendo.
-ah, gli hai già chiesto quanti anni ha?
-ma certo!
-scusa ma dove l'hai incontrato?
-stavo parlando con la signora Anna e l'ho intercettato mentre apriva il portone. Anche la signora Anna pensa che sia un bel ragazzo.
-anche i vostri mariti pensano che sia un bel ragazzo?
-possibile che tu debba essere così pesante? Non ho detto niente di che, solo la verità. È un dato oggettivo.
-mamma la bellezza è sempre soggettiva.
Dico uscendo dalla cucina sorridendo. Recupero la borsa dal pavimento e mi precipito in cameretta. Estraggo il cellulare e noto le tre chiamate perse di Ania.
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